lunedì 20 ottobre 2014

Ai fedeli d'ogni angolo del pianeta

(Basilio Petrà*) La Relatio Synodi presentata a conclusione del Sinodo ha visto un affannoso computo dei placet e dei non placet, per stabilire se era stato raggiunto il quorum previsto per l’approvazione di ogni numero. Un affanno legittimo, a dire il vero, anche se segnato per lo più da un equivoco di fondo: il Sinodo dei vescovi non è un’assemblea parlamentare chiamata a votare e ad approvare progetti di legge perché diventino legge dello stato.

Ai vescovi non era chiesto di fare leggi obbliganti per lo Stato della Chiesa ma di discernere le vie dell’azione pastorale a favore di un popolo in cammino verso il compimento del tempo e della storia.

Il Sinodo è stato un atto episcopale di discernimento e si è svolto con molta trasparenza – forse come non mai -, con molta libertà e con chiarezza di posizioni. Considerando il Sinodo, dunque, per quello che è: un grande atto collettivo di discernimento nel Signore, le indicazioni del quale sono offerte alla verifica e al discernimento di tutte le Chiese e di tutti i fedeli, il suo risultato è davvero notevole.
Esso mostra chiaramente la via del rinnovato annuncio dei grandi valori umani del matrimonio cristiano e insieme il profondo spirito di accoglienza nei confronti della fragilità umana.
La chiave di lettura della Relatio offertaci dal Sinodo è, a parer mio, contenuta nel n. 11, vero testo programmatico: “I grandi valori del matrimonio e della famiglia cristiana corrispondono alla ricerca che attraversa l’esistenza umana anche in un tempo segnato dall’individualismo e dall’edonismo. Occorre accogliere le persone con la loro esistenza concreta, saperne sostenere la ricerca, incoraggiare il desiderio di Dio e la volontà di sentirsi pienamente parte della Chiesa anche in chi ha sperimentato il fallimento o si trova nelle situazioni più disparate. Il messaggio ha sempre in sé la realtà e la dinamica della misericordia e della verità, che in Cristo convergono”.
Il discernimento episcopale si mostra più chiaro e più preciso in alcuni punti, più incerto e dubbioso in altri.
Se ad esempio chiara (e per certi aspetti nuova) è la volontà di raccogliere tutto ciò che può essere positivamente valorizzato nei matrimoni civili o nelle convivenze (n.43), più incerte appaiono le vie pastorali da percorrere nei confronti dei divorziati risposati per la loro piena partecipazione alla vita ecclesiale: alcune – specialmente quelle canoniche (nn. 48-49) - sembrano più percorribili di altre (quella varie ricordate al n. 52-53).
Tuttavia, anche là dove maggiore è l’incertezza l’intento programmatico è esplicito: “I Padri sinodali hanno avvertito l’urgenza di cammini pastorali nuovi, che partano dall’effettiva realtà delle fragilità familiari, sapendo che esse, spesso, sono più ‘subite’ con sofferenza che scelte in piena libertà” (n. 45).
Ora comincia una nuova fase del discernimento, quello delle Chiese locali, quello dei fedeli in ogni angolo del pianeta ove tale Relatio sarà valutata nel Signore: il suo raccolto sarà formalmente nel Sinodo ordinario del 2015.
I suoi frutti però saranno da subito presenti: la Chiesa intera infatti è chiamata a vivere una grande stagione di comunione, di partecipazione e di condivisione.

*Presidente dell'ATISM

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