giovedì 9 ottobre 2014

Burke: no al papa

(Gianfranco Brunelli - Maria Elisabetta Gandolfi) E alla fine del terzo giorno è intervenuto anche lui, il prefetto (dal 2008) della Segnatura apostolica – il tribunale supremo vaticano –, card. Leo Burke, già arcivescovo di St. Louis, cardinale dal 2010, «compagno di libro» dei cardd. Müller, De Paolis, Brandmüller e Caffarra in Permanere nella verità di Cristo, il manifesto contro la relazione del card. Kasper al concistoro del febbraio scorso.


E senza mezzi termini i suoi sono stati tre «no» chiari e uno ancor di più. Ma, come sempre accade, il «troppo stroppia».
«No» a qualsiasi cambiamento della dottrina: un «no» superfluo, visto che su questo punto, al netto dei fraintendimenti lessicali, il coro è unanime.
«No» a qualsiasi cambiamento della normativa canonica: un «no» controcorrente, visto che questa pareva a molti una mediazione possibile. Dal card. Erdö nella Relatio ante, al card. Scola anche prima del Sinodo, ai tanti altri che lo hanno detto nelle numerose interviste che i giornalisti si stanno affannando a raccogliere per poter capire in che direzione va il Sinodo. Non ultimo papa Francesco, che il 27 agosto aveva istituito la «Commissione speciale di studio per la riforma del processo matrimoniale canonico».
«No» a qualsiasi cambiamento nella pastorale perché ciò significherebbe minare la solidità della dottrina: e qui siamo in un limbo non chiaro tra un «niente cambi» (ufficialmente) e «tutto si negozi» (caso per caso nel segreto del confessionale). Tanto è vero che il card. Vingt-Trois, arcivescovo di Parigi, che sicuramente non si annovera tra i campioni del cosiddetto progressismo, ricordava in uno dei briefing che «la» pastorale non esiste, perché essa esprime la pluralità d’azione in contesti molto diversi e che al massimo al Sinodo sarebbero emerse delle direttive che ciascun vescovo, in base alla propria potestas avrebbe poi concretamente attuato.
I «no» di Burke sono di fatto un «no» al papa e al Sinodo che egli ha voluto perché, nella continuità della dottrina, la normativa e la prassi pastorale vengano approfondite ed esposte «secondo quanto è richiesto dai nostri tempi» (Gaudet mater Ecclesiae, n. 5). Evidentemente secondo Burke il papa non ha l’autorità per proporre alcuna modifica.
Se ieri qualcuno citava il Concilio a ribadire che fu il luogo in cui furono trovate formule di mediazione, oggi lo si può fare per ricordare la fronda intransigente a difesa della «Chiesa di sempre» di mons. Lefebvre e del suo Coetus internationalis patrum.
Con una differenza. I «no» di Burke sono stati accolti dal gelo generale.


                                          Gianfranco Brunelli - Maria Elisabetta Gandolfi

9 commenti:

  1. Forse il "gelo" generale è dovuto al fatto che nessuno ha parlato francamente, con parresia, come ha fatto Lui. E non è il solo che la pensa così, anche se i commenti che fate e che vengono fatti sembrano essere in un'unica direzione, e cioè verso la comunione ai divorziati risposati, come atto di misericordia.
    Non solo è una teologia debole, ma contraria altresì alla dottrina di Cristo. La pastorale misericordiosa non va mai contro il patrimonio di fede e dottrina.
    E non cancellate il mio post come avete già fatto, se proprio siete aperti al dialogo come si dice.

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  2. Speriamo che passi la linea progressista, perchè molti ancora non conoscono la misericordia

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    1. misericordia e progressismo non vanno a braccetto. Certamente c'è più misericordia nella fedeltà alla Verità che ne prurito di novità

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  3. Credevo che "Lui" con la maiuscola indicasse un altro, non Burke.

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  4. Bravo Burke. Ce ne fosserro di più come lui a parlar chiaro e veritieramente.

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  5. "E che nessuno sia giustificato davanti a Dio per la Legge risulta dal fatto che il giusto per fede vivrà. Ma la Legge non si basa sulla fede; al contrario dice: «Chi metterà in pratica queste cose, vivrà grazie ad esse»" (Liturgia di oggi 10 ottobre). Il problema sta tutto qui: per molti "gerarchi della chiesa" il vangelo, che è il Sì di Dio al bisogno si salvezza di ogni uomo (anche dei divorziati e risposati) deve cedere il posto alla dottrina e alla legge. Si racconta nel vangelo di una certa samaritana che ebbe la fortuna di incontrare Gesù. Mi domando che cosa sarebbe accaduto in quell'occasione se al posto di Gesù ci fosse stato il card. Burke o qualcuno di quelli che la pensano come lui.

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  6. Credo che la lettera ai Galati che la liturgia propone in queste settimane, sia davvero illuminante rispetto a questi 3 no, anzi mi sarei aspettato anche un quarto no, a questo punto: al Vangelo. Credete veramente che a Dio interessi più la salvaguardia della dottrina, piuttosto che la singola persona? Non si tratta tanto si essere progressisti o tradizionalisti, ma di rimettere al centro il messaggio del Vangelo, che viene sicuramente prima in assoluto del Diritto Canonico, per questo mi ritrovo nel commento precedente al mio.

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  7. No al Papa? Frettolose e rustiche deduzioni giornalistiche. É il Papa che ha detto di parlar chiaro. E Burke lo ha fatto. Ma quando Burke sará di fronte a una parola definitiva del Papa, certamente dirá "SI". I giornalisti corrono troppo, e gli interessa mettere gli uni contro gli altri. Mentre il Sinodo grazie a Dio é ascolto, rispetto, discernimento.

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