mercoledì 8 ottobre 2014

Come un piccolo concilio

(Raffaele Luise) Grazie a tre interventi coordinati di papa Francesco (alla veglia di sabato sera, quando ha chiesto di ascoltare i battiti di questo tempo, alla messa di apertura di domenica, tuonando contro i "cattivi pastori" che pongono sui fedeli pesi difficili da portare, e quello breve di inizio lavori, chiedendo ai membri del Sinodo vera libertà, umile ascolto e fraterna creatività), il Sinodo ha cominciato il suo cammino in un clima di pastoralità, sinodalità e collegialità che ha stupito gli osservatori e gli stessi padri sinodali.

Abbiamo incontrato in questi giorni un sorridente e soddisfatto card. Kasper, fatto segno in questi mesi a un fuoco di fila di critiche mossegli dai settori conservatori della Curia.
Un clima e valori che hanno fatto pensare alla primavera conciliare. E al Vaticano II è stato fatto, non a caso, un riferimento espicito in diversi interventi della seconda Congregazione generale, lunedì pomeriggio. "Bisogna entrare in dialogo con il mondo – è stato sottolineato – guardando all’esempio del Concilio, perché se la Chiesa non ascolta il mondo, il mondo non ascolterà la Chiesa". E con ancora più forza, è stato ricordato, con espressioni bergogliane, che "Il Vangelo non va spiegato, ma va mostrato".
Siamo oltre il semplice dilemma "pastorale o dottrinale", perché come il Vaticano II è stato un Concilio sulla fede (come ha affermato Francesco nella Lumen fidei), che ha cambiato la pastorale ma anche punti fondamentali di dottrina (in tema di libertà religiosa e di coscienza, sull’ecumenismo, sul peccato originale ecc.), così questo processo sinodale – che ricorda tanto il "piccolo" concilio su temi specifici invocato dal card. Martini- è sfidato a mutare pastorale e disciplina ma anche a interrogarsi sulla dottrina. Come ha riconosciuto lo stesso relatore generale, il card. Erdo, che parlando in sala stampa con i giornalisti ha detto di essere consapevole che "i problemi pastorali coinvolgono anche aspetti dottrinali, che nessuno vuole escludere". E sulla stessa linea si è posto Bruno Forte, auspicando dapprima che :"Le novità verranno nel corso del processo sinodale", e sottolineando poi come "al centro della dottrina c'è la misericordia di Dio, e dunque bisognerà aprire, perché se dovessimo ripetere ciò che si è sempre detto, non servirebbe fare un altro Sinodo".
Ma soprattutto, in analogia con il Concilio, è stato da diversi padri ripreso quanto già affermato da Kasper, e che cioé, come il Vaticano II nel "subsistit in" riconobbe nelle altre Chiese parecchi elementi di santificazione e di verità, così il Sinodo potrà riconoscere "elementi assolutamente validi e importanti, anche di santificazione, in un secondo matrimonio civile, e pure in quelle unioni di fatto in cui si conviva con fedeltà e amore".
Da registrare, infine, quanto affermato nella terza Congregazione, ieri mattina, laddove, parlando dei divorziati-risposati, è stato detto che "L’eucaristia non è il sacramento dei perfetti, ma di coloro che sono in cammino".
Si tratta di affermazioni di straordinaria importanza, che possono riprendere e approfondire il processo riformatore della Chiesa, riaprendo finalmente il dialogo con il mondo contemporaneo. Ma c'è forse bisogno di ancora più coraggio e perseveranza, come non smette di sollecitare papa Francesco.

1 commento:

  1. Serve semplicemente seguire Gesù, cioè, andare dietro a lui; e saper rivedere leggi che, ormai, sono legate più a un modo di vivere la vita che non al dinamismo della vita stessa. Ricordiamo sempre che Gesù ha accolto tutti (ricchi compresi), ma ha detto "beati voi poveri". Si è messo dalla loro parte. Non ha chiesto conversioni, prima di guarire. Non ha messo clausole, prima di accettare un pranzo a casa di gente sconveniente per la cultura del suo tempo. Gesù è stato fino in fondo solidale, con tutti. Ha incluso tutti, donne comprese. Che il suo Spirito rinnovi la chiesa nel profondo...

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