sabato 18 ottobre 2014

Il nuovo giornalismo secondo papa Francesco


(Luis Badilla - Alessandro Notarnicola) Scriviamo quando mancano ancora dieci ore alla pubblicazione ufficiale del documento finale del Sinodo, il quale darà avvio a un dibattito annuale che chiamerà a partecipare tutte le diocesi del mondo, nella prospettiva della XIV Assemblea sinodale del 2015 dedicata come è ben noto al tema della famiglia in quanto sfida dell'evangelizzazione.
Da ore si lavora alla stesura definitiva di questo documento di lavoro molto significativo ed è abbastanza chiaro che partendo dalla elaborazione della Relazione presentata dal cardinale relatore Peter Erdo, l'atteso e già commentato documento della Relatio Sinodi ha dovuto fare i conti con almeno 700 proposte di modifiche, integrazioni, "rinforzi testuali e contenutistici", chiarimenti, aggiungendo considerazioni innovative.

Alla base di questi lavori è plausibile affermare che la Relatio non sarà un documento di parte e, proprio perché sarà posto come uno strumento di lavoro per tutte le Chiese particolari del mondo, esso raccoglierà organicamente le impostazioni e le prospettive senza enfatizzare sentenze dogmatiche.
Il nocciolo del deposito dottrinario resterà quello di sempre anche in rapporto a questioni più sensibili e delicate, ma avrà un ampio e lungimirante respiro pastorale viste queste due ricche settimane di riflessioni e dibattiti sinodali, non sempre sereni e quiescenti.
Ieri nel corso della conferenza stampa il cardinale Marx ha detto che "nel linguaggio della chiesa non c'è l'esclusione [...]", e questo è certamente vero anzitutto all'interno della comunità ecclesiale dove possono esistere e convivere, nel rispetto fraterno, tutti gli orientamenti seppure a volte fortemente distanti.
Pietro, papa Francesco, ha esortato - a rischio di un "incidente", come si è visto in questi giorni - a discutere con sincerità e libertà compresa la notevole valenza del tema centrale: la famiglia va rispettata nelle riflessioni, nei dibattiti, essa deve essere considerata con estrema responsabilità dai membri della Chiesa e dai laici che collaborano in quest'opera di "rifamiliarizzazione", cioè riportata alla sua centralità di condivisione.
Tali incidenti li abbiamo visti in questi giorni e continueranno a seguirsi in questo anno, ma occorre prendere coscienza e consapevolezza che con papa Francesco è cominciata una nuova "era" caratterizzata da un modo diverso di essere Chiesa attorno al Cristo di ieri, di oggi e di sempre.
L'8 maggio scorso nella sua omelia mattutina il Papa parlando dell'evangelizzazione diceva che un primo momento di questo impegno è la "docilità" e un secondo momento, aggiungeva, è il dialogo con il quale l’evangelizzatore «si abbassa, si umilia davanti all’altro. Non va a imporre idee, dottrine» dicendo «le cose sono così!».
L’autentico evangelizzatore va incontro all’altro «per offrire proprio la salvezza di Gesù» e lo «fa umilmente con il dialogo». Consapevole che «non si può evangelizzare senza il dialogo» e che non si può prescindere dal cammino della persona «che deve essere evangelizzata».
Il papa poi nel corso della stessa omelia ha proposto una possibile obiezione: «Ma, padre, si perde tanto tempo perché ognuno ha la sua storia, ha le sue idee...». È vero, ha riconosciuto, così facendo «uno perde tempo», ma certamente «più tempo ha perso Dio nella creazione del mondo! E l’ha fatto bene!». Dunque bisogna «perdere tempo con l’altra persona perché quella persona è quella che Dio vuole che tu evangelizzi», a cui tu devi dare «la notizia di Gesù». Ed è ancora importante che il dialogo avvenga con la persona «come è adesso» e «non come deve essere».
La Chiesa deve uscire da se stessa: è questo il monito, l'invito, l'esortazione bergogliana. Immaginare (o preparare) una Chiesa che esce e che si rinnova anche davanti alla famiglia; il 18 maggio, sempre nel corso dell'omelia a Santa Marta, il papa completava il suo magistero: "non possiamo occuparci solo di noi, chiuderci nella solitudine e nello scoraggiamento e nel senso di impotenza di fronte ai problemi. La Chiesa deve uscire da se stessa, verso le periferie esistenziali, uscire. Gesù ci dice: andate in tutto il mondo, predicate, date testimonianza del Vangelo.
Se uno va fuori di se stesso, certo, può succedere un incidente, come chi va in strada. Ma io vi dico: preferisco mille volte una Chiesa incidentata che una Chiesa malata di chiusura". Il messaggio finale che oggi il capo della Chiesa cattolica è pertanto di sapere affidarsi alla grandezza di Dio che non ha confini e non discrimina nessuno, aprendosi alle Sue sorprese, senza chiudersi ai segni del tempo.

Ora la cosa importante, in particolare per gli operatori dei media è vedere e imparare a "leggere” la Chiesa con lo sguardo nuovo che il Papa ha desiderato sottolineare nel caso delle grandi e delicatissime sfide della Chiesa. Ci attendiamo, ed è un auspicio, che il campo dei media lasci da parte le ottiche e le griglie tradizionali, consumate e ormai desuete e accetti la sfida di Francesco: rinnovare anche lo sguardo sulla Chiesa.
In passato spesso, a volte ragionevolmente, la Chiesa ha dovuto affrontare accuse dirette (e i suoi Sinodi) di essere monolitica e chiusa, senza concedere spazio al dissenso o alla controversia, governata dall'alto con piglio autoritario.
In questi giorni le critiche, almeno alcune, hanno seguito - a quanto pare -  il senso opposto: una Chiesa dispersa, in disaccordo in molte cose importanti, con troppe voci e opinioni, eccessivamente plurale.
Forse esiste uno sguardo diverso, più vero e rispondente alla realtà: una Chiesa unita saldamente attorno a Cristo che desidera il dialogo e il dibattito al suo interno proprio per dialogare con il mondo che la guarda con interesse e spesso con molta speranza. Tutto sommato va ricordata una verità non del tutto scontata: i cristiani, i cattolici, sono parte essenziale del mondo odierno e condividono le medesime angosce, problemi, sfide, ansie e prospettive e perciò non ha senso continuare a vedere la Chiesa e il mondo come realtà separate e addirittura ostili. Essi si completano, sono l'una direttamente rapportabile all'altro.

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