martedì 7 ottobre 2014

Il Sinodo, appena cominciato, è (forse) già finito?

(Basilio Petrà) La domanda è legittima, dopo la Relatio ante Desceptationem del card. Erdö, che perfeziona e rende più esplicita la linea interpretativa dell’Instrumentum laboris, e ancor prima dal Documento preparatorio. Il Sinodo, dice formalmente il cardinale, non deve affrontare “questioni dottrinali” ma solo “questioni pratiche”, perché è di natura “squisitamente pastorale”(2a).

Certo, si riconosce che le questioni pratiche non sono separabili dalle verità della fede, ma quello che si intende dire appare bene da tutto l’insieme della Relatio, ovvero che si devono cercare soluzioni pratiche coerenti con la dottrina –teologica e canonica- così com’è.
Quello che l’Instrumentum laboris (=IL) diceva tra le righe o introducendolo nelle pieghe del discorso, il card. Erdö lo dice molto chiaramente e senza mezzi termini. Se IL cercava di mostrare indirettamente le dimensioni limitate del problema dei divorziati risposati, egli dice chiaramente: “Innanzitutto, il problema dei divorziati risposati civilmente è solo un problema nel grande numero di sfide pastorali oggi acutamente avvertite…” (3d). Se IL suggerisce di recuperare i valori e l’antropologia dell’Humanae vitae, per il cardinale ci deve essere una “riproposta positiva dell’Humanae vitae”.
Inoltre, egli mostra chiaramente – emarginando soluzioni pastorali e confronti con altre chiese - che la via da seguire per fronteggiare la questione dei divorziati risposati è la via della nullità canonica e delle facilitazioni procedurali. Discute favorevolmente – seppure con precauzioni - la possibilità di togliere la doppia conforme, ritiene promettente la via della nullità per simulazione di consenso (totalmente assente nell’IL), giacché con la dominante mentalità divorzista spesso chi si sposa si riserva il diritto di divorziare e di contrarre un nuovo matrimonio: “Questa simulazione, anche senza la piena consapevolezza di questo aspetto ontologico e canonico, rende invalido il matrimonio. Per provare la detta esclusione dell'indissolubilità basta la confessione della parte simulante confermata dalle circostanze ed altri elementi (cf CIC cann. 1536 §2, 1679). Se è così già nel processo giudiziale, è pensabile, per alcuni, la produzione della stessa prova nel quadro di un processo amministrativo”(3e).
Questa via può confluire con quella di un maggior studio del rapporto tra fede e sacramento e facilitare la possibilità che possa essere il vescovo a dichiarare la nullità. Per il card. Erdö infatti è assolutamente da escludersi la possibilità che la Chiesa possa riconoscere un altro matrimonio valido tra battezzati, vivente il primo coniuge (3b).
Dal momento che la Relatio – per ipotesi, basata già sugli interventi previsti e resi noti in anticipo al relatore - costituisce la base della discussione e sarà lo stesso Relatore – secondo l’ordo - a fare la relazione conclusiva, base del lavoro dei circuli minores, solo qualche evento imprevedibile può modificare il quadro. Lo Spirito, tuttavia, ci ha abituato ad eventi imprevedibili.

2 commenti:

  1. Vede, probabilmente il problema è che Gesù Cristo ha detto varie cose poco ragionevoli, non solo "ciò che Dio ha unito ..." ma anche "amate i vostri nemici". Naturalmente non ci vuole molto per trovare nella storia casi in cui, magari per ragioni politiche, si sono aggirate e si aggirano l'una e l'altra (conosce certamente il volume di Prinz, Clero e guerra nel medioevo). Donde due strade: basarsi su questi casi per vanificare di fatto le parole scomode, "dando agli uomini ciò che vogliono e a Dio parole e apparenze", diceva Pascal, oppure fare un cammino di conversione, aiutati, con tutta la gradualità e il rispetto necessari. Se passa la prima soluzione per "Non separi" mi aspetto un passo analogo per "Amate i vostri nemici", per me (celibe) naturalmente benvenuto, perché è una parola che mi costa molta fatica e richiede molta pazienza e "epikeia" al mio confessore. Scusi se Semplifico,ma lle volte serve.

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  2. Nel suo commento a caldo B. Petrà evidenzia un limite grande della Relatio introduttiva proposta ieri dal Card. Erdo.
    In realtà, dalle parole del Cardinale, le questioni centrali dei divorziati risposati sembrano trovare risposta semplicemente in un allargamento delle maglie del processo canonico. Per questo non era necessario convocare un Sinodo, né straordinario, né ordinario.
    Io direi, invece, che all'interno di un Sinodo dei Vescovi è del tutto inevitabile che la parola del relatore cominci con grande cautela. Una aspettativa del Papa è che il confronto sia aperto e che non si tema il dissenso.
    La lettura di Petrà mi sembra inclinare ad un pessimismo eccessivo. Ci sono piccole aperture della Relatio che permettono al dibattito di reintrodurre tutto ciò che è stato dimenticato e di approfondire ciò che è stato solo accennato.
    Di fatto, la paura di affrontare le questioni "di dottrina" deve essere vinta. Se non si affrontassero questi punti e ci si limitasse a qualche aggiustamento di carattere giudiziale o amministrativo, si darebbe soltanto una bella prova di autoreferenzialità ecclesiale. Il che è proprio ciò che il Papa - e il buon senso dei fedeli - voleva e vorrà scongiurare.

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