mercoledì 8 ottobre 2014

Il Sinodo dei padri e quello dei media


(Fabio Colagrande*) Un tentativo forte per il commentatore cattolico, in Italia, è quello di criticare altezzosamente la maniera semplicistica e un po’ forzosa con cui i titoli dei quotidiani raccontano il Sinodo straordinario in svolgimento in questi giorni in Vaticano, voluto da papa Francesco per aggiornare la pastorale familiare.

Torna alla mente l’efficace metafora di Benedetto XVI, in uno degli ultimi discorsi del suo pontificato, quando, in una vera e propria lectio magistralis dedicata al Vaticano II, distinse tra il Concilio dei padri e il Concilio dei media. Il punto era, secondo Ratzinger, che i mezzi di comunicazione raccontavano il Concilio al fuori della prospettiva di fede, secondo categorie che sono del mondo.
Impossibile non trasferire queste riflessioni alla copertura mediatica che la stampa italiana sta dando oggi ai lavori del Sinodo sulla famiglia. Hanno raccontato il pre-Sinodo come uno scambio di minacce e avvertimenti tra cardinali conservatori e progressisti, intenti a duellare a suon di pubblicazioni solo sul tema del divieto dell’eucaristia per i divorziati risposati civilmente. Di conseguenza gli stessi giornali si sono subito gettati sulla «Relazione prima della discussione», che ha aperto il Sinodo lunedì 6 ottobre, andando a scovare una frase sui “divorziati riposati” che ricordava come questi “facciano parte della Chiesa”. “I divorziati risposati fanno parte della Chiesa”, titolavano i giornali di martedì. “Dov’è la novità?”, direbbe qualcuno.
Benedetto XVI, papa e teologo molto interessato ad approfondire questo tema, spiegò bene come, pur essendo esclusi dalla comunione eucaristica, restino, come ogni battezzato peccatore, nella comunione ecclesiale. Eppure, quei titoli hanno certo contribuito a far conoscere questa dottrina anche ai non esperti. Nella terza Congregazione, il secondo giorno dei lavori del Sinodo, viene invece precisato dai padri sinodali – informa la Sala stampa della Santa Sede - che “l’eucaristia non è il sacramento dei perfetti, ma di coloro che sono in cammino”. Il giorno dopo i quotidiani citano la frase come un chiaro segnale di apertura verso i divorziati risposati e la loro richiesta di essere ammessi alla comunione. Eppure la stessa frase, quasi identica, era già nell’Evangelii gaudium di papa Francesco, pubblicata alla fine del 2013. “Dov’è la novità?”, direbbe il solito qualcuno.
Ora, intendiamoci. Qui si parla soprattutto di titoli e non di articoli. Spesso (è esperienza comune di chi ancora legge la carta stampata) i titoli non c’entrano un tubo con il corpo del pezzo e contengono affermazioni irrintracciabili tra le righe dell’articolo che hanno la pretesa di presentare. Ciò avviene, mi sembra, molto spesso per i pezzi dedicati al Sinodo che – per i soliti intuibili motivi commerciali – debbono attrarre il lettore distratto. Spesso il vaticanista in questione sviluppa il suo reportage sinodale in modo analitico e molto meno tranchant di quanto il titolo faccia pensare. E certi balzi in avanti, annunciati dal titolo, poi non ci sono. Perché il Sinodo straordinario è solo il primo tempo di un film che continuerà nell’ottobre 2015 con il Sinodo ordinario, dopo un lungo intervallo. E perché papa Francesco – è sempre l’Evangelii gaudium a spiegarlo – come ogni gesuita ama i processi collegiali lunghi che si svolgono nel tempo e di cui solo Dio conosce l’esito.
Ma tornando all’immagine ratzingeriana del Sinodo dei padri distinto da quello dei media, è possibile individuare un rischio che certe semplificazioni mediatiche possono arrecare a una corretta comprensione dei lavori dei padri sinodali. In un’ottica di fede (e non politica o mondana) la Chiesa non sta decidendo se accontentare o no la richiesta del partito dei divorziati risposati esclusi dalla comunione (giornalisticamente capeggiato addirittura da Pippo Baudo). Ma sta provando a modificare la sua pastorale, il suo linguaggio, il suo approccio alle situazioni familiari difficili, per compiere fino il fondo la missione evangelizzatrice che giustifica la sua esistenza. Come hanno rilevato gli stessi padri sinodali in questi giorni “le famiglie sofferenti non cercano soluzioni pastorali rapide, ma sentono il bisogno di essere ispirate, di sentirsi accolte e amate”.

Allora, ridurre il Sinodo a un’allegra battaglia tra vescovi per accettare o no le richieste pressanti dei divorziati risposati (che in controtendenza con la secolarizzazione incipiente agognano ad accedere alla comunione) non è corretto nei confronti della Chiesa, ma neanche – e soprattutto – delle coppie di credenti che vivono nella sofferenza sentendosi escluse o etichettate come “irregolari”. Le loro giuste rivendicazioni, rispetto ad atteggiamenti ecclesiali di giudizio e emarginazione, vanno approfondite e rappresentate con chiarezza, altrimenti possono sembrare solo capricci.


* Radio Vaticana Italia - 105 FM, www.radiovaticana.va/105

1 commento:

  1. "Il Sinodo" - Scopi - Funzionamento - Esiti (Sintesi Essenziale)

    1) Papa Francesco, preso atto di una sconcertante, diffusa ignoranza della dottrina cattolica da parte della maggioranza dei fedeli, convoca porporati e prelati affinché si mettano d'accordo sul modo migliore di riportarla nei moltissimi cuori che si sono intiepiditi o persi (...Ed ebbe compassione di loro...)

    2) I porporati e prelati si dividono in pecore e lupi, come sempre è stato (...Erano fra noi, ma non erano dei nostri...)

    3) le pecore, essendo tali, belano. I lupi ululano. I media sono come il vento, e mentre il verso del lupo si sente a dieci miglia, quello della pecora a stento s'ode fuori dallo stazzo (...palabras y plumas, el viento las lleva...);

    4) sapendo che la partita, malgrado tutto, col Pastore delle pecore è impossibile vincerla, la tattica dei lupi è quella del massimo danno possibile: si scompigliano gli ovini operando su un piano differente da quello formale, cercando il consenso fuori dall'ambito sinodale per crearlo poi al suo interno (....I figli delle tenebre sono più scaltri di quelli della Luce....);

    5) l'obiettivo dei lupi è quello di una pastorale che pur formalmente rispettosa della dottrina, svuoti quest'ultima di qualsiasi rilevanza pratica nel volgere di pochi decenni. Perché ciò accada, occorre che a coloro che vivono in una condizione strutturale di peccato in relazione al sesto comandamento, sia consentita l'ammissione all'Eucaristia senza obbligo di dichiarare il proprio effettivo pentimento sacramentale ed agire conseguentemente, bensì rimettendo il "nulla osta" alla mera valutazione personale del loro vescovo. Che col tempo delegherà il compito ai sacerdoti. I quali, dopo altro tempo, si ridurranno a dare vaghe indicazioni a fedeli, e che si responsabilizzino e arrangino da sé (.....un padre aveva due figli.....il primo disse, vado, e poi non andò....)

    6) il Pastore delle pecore il piano dei lupi lo conosce perfettamente. Ma come tutti i suoi predecessori è armato di un vincastro, non di un mitra. Il bastone, come la storia insegna, gli serve più per radunare le pecore, che per evitare che i lupi imperversino e talvolta lo azzannino (....ti condurrà dove tu non vuoi...)

    Conclusione: il Pastore delle pecore salverà la dottrina. Ma i lupi usciranno dal Sinodo con ululati tanto più sonori, quanto maggiori concessioni spunteranno al loro disegno di una pastorale "cavitante". Il Pastore delle pecore, storicamente è provato, è incapace di arginare eresie. Il vero castigamatti è il Capo del Pastore delle pecore. E il Suo approccio con le deviazioni dalla via da lui indicata è quello del lasciare andare chi vuole andarsene, affinché inaridisca, si consumi, scompaia. La parabola inesorabilmente discendente di qualsiasi "deviazione organizzata" dalla dottrina cattolica che sia mai sorta nella storia di duemila anni lo dimostra: nascono periodicamente chiese, movimenti, correnti e tutte dopo qualche secolo spariscono, si frammentano, si perdono, si sgretolano, in un processo di costante allontanamento dalla Verità. (....senza di me, non potete fare nulla.....)

    That's the story of the Synodum, in brief

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