sabato 11 ottobre 2014

Il Sinodo dopo la prima settimana: visto dall'interno

(Luis Badilla – Alessandro Notarnicola*) Si è conclusa la prima settimana del Sinodo speciale per riflettere sulle "sfide pastorali sulla famiglia nel
contesto dell'evangelizzazione", e il primo bilancio è molto positivo. Lo
dicono i partecipanti e lo confermano numerosi fatti che si sono registrati
nel corso della settimana. Proviamo a fare una sintesi.
1. Chiarezza e fraternità. L'esortazione del santo padre indirizzata il
primo giorno ai padri sinodali - parlare chiaro, con sincerità e ascoltare
con umiltà e fratellanza - è stata accolta in pieno. Non c'è un solo oratore
che non abbia esercitato sul serio e pienamente questo "diritto" del quale
si è fatto garante lo stesso papa. Sia nel caso degli interventi di 4 minuti
(in merito al tema in discussione) sia nel caso degli interventi di 2 minuti
(nel dibattito libero), i sinodali si sono espressi su ogni materia senza
calcoli, timori o reticenze. Nessun tabù, nessun infingimento.

2. Serenità e comunione. Il clima delle Congregazioni, lo testimoniano
numerosi addetti laici ed ecclesiastici che lavorano a sostegno delle
plenarie, è di grande serenità e nulla è mai riuscito a far salire la
tensione anche nel caso in cui si sono profilati in modo evidente analisi e
prospettive differenti di fronte a questioni altamente sensibili. I padri
sinodali hanno lavorato con un forte spirito di comunione senza temere le
differenze, i disaccordi e le impostazioni dissimili. Le diversità, che
esistono su non poche questioni rilevanti, sono state sempre vissute in uno
spirito unitario vero e sincero.

3. La presenza del papa. La costante presenza del papa, seduto al tavolo
della presidenza, ha trasmesso all'assemblea sinodale sicurezza,
condivisione e fiducia. Papa Francesco ha seguito con grande attenzione ogni
intervento e spesso ha preso appunti nel suo ormai voluminoso quaderno di
note. Insomma, il papa ha ascoltato, memorizzato e partecipato totalmente ai
lavori che si sono succeduti in questi cinque giorni. Spesso tra l’altro
all'ora della pausa si è intrattenuto con numerosi padri sinodali per fare
domande, approfondire argomenti, proporre suggerimenti come un “qualsiasi”
padre sinodale. Più di una volta accompagnato da qualcuno lo si è visto in
fila davanti ai banconi dove si servono le piccole merende di mezza mattina.

4. Il tema sinodale. Il tema centrale del Sinodo è stato rispettato e gli
interventi, che quasi mai hanno avuto la pretesa di essere relazioni o
allocuzioni, bensì riflessioni personali per discernere insieme a tutti, si
sono sempre concentrati sulle questioni dell'agenda a conferma che il lavoro
di preparazione dell'assemblea ha raggiunto pienamente l’obiettivo
prefissato. L'Instrumentum Laboris ha idoneamente segnato in questo modo il
percorso e tutte le materie che conteneva sono state analizzate in maniera
approfondita. Il documento, insieme alla Relazione del card. P. Erdò,
sono apparsi a tutti i padri sinodali come un'ottima base per sviluppare le
discussioni e offrire i propri contributi.

5. Un cenacolo. Sin dal primo giorno coloro che assistono in modi diversi i
padri sinodali hanno avuto l'impressione di partecipare a un cenacolo nel
quale tutti i “conviviali” hanno la stessa preoccupazione: discernere
organicamente i contenuti della dottrina per immaginare e prospettare piste
pastorali capaci di dare risposta a non poche questioni. L'Evangelizzazione
pertanto spesse volte si è trovata a dover fronteggiare sfide sottovalutate
e non previste. E' chiaro per tutti che c'è un tempo da recuperare anche in
fretta e che alcune questioni si sono complicate più del dovuto proprio per
via del ritardo della riflessione e del discernimento.

6. L'avvio di un percorso. Nessun sinodale pensa che il giorno della
chiusura del Sinodo, con una pubblicazione di una dichiarazione conclusiva
dei lavori, si metta fine definitivamente al percorso. Sono tutti consapevoli che è in atto un percorso lungo almeno un anno, fino alla fine della XIX Assemblea ordinaria sempre dedicata alla famiglia, nell'ottobre 2015. Con tale
consapevolezza, come hanno detto numerosi padri sinodali, in questo percorso
occorrerà coinvolgere i fedeli in modo tale che sia l'intera diocesi, a
partire da queste prime "conclusioni", a partecipare al processo in modo
vivo e crescente. L’ha voluto il papa, e questa sarà la risposta.

7. La stampa e il Sinodo. Ci sarebbe da aggiungere una postilla sulla
stampa. La prima cosa che va sottolineata riguarda i sinodali, i quali sono
riusciti ad evitare qualsiasi condizionamento esterno e non risulta neanche
un solo intervento che in qualche modo possa apparire determinato da quanto
supponevano i media. I padri sinodali, con accesso pieno e libero a ogni
fonte d'informazione, hanno seguito con attenzione e rispetto quanto si
diceva "fuori" sui lavori del Sinodo senza però trascinare dentro polemiche,
controversie o interpretazioni mediatiche. La stampa ha dato molta
informazione e sovente di ottima qualità e fattura, a volte un po’ di meno,
e quindi a suo modo - senza interferenze - ha dato un suo contributo
nell’ambito dell’opinione pubblica.

(*Redazione "Il Sismografo")

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