sabato 11 ottobre 2014

Il Sinodo e le due famiglie

(Fabio Colagrande*) A metà della prima settimana di lavori, il dibattito fra i partecipanti al Sinodo straordinario sulla famiglia in corso in Vaticano, ha affrontato il tema delle "situazioni pastorali difficili". Si tratta di quelle tematiche esposte nel terzo capitolo della parte centrale dell’Instrumentum laboris, nel quale ci si occupa, fra l’altro, delle convivenze, delle unioni di fatto e delle problematiche legate ai separati, ai divorziati e ai divorziati risposati civilmente.
Se, come più volte ribadito, il Sinodo vuole dare un messaggio positivo sul matrimonio e la famiglia cristiana, è innegabile come – non solo sulla base di una leggenda mediatica – la ricerca di un difficile equilibrio fra giustizia e misericordia sia in realtà una delle sfide pastorali centrali che si presentano ai padri sinodali. Anzi, è forse lecito rileggere il tema generale dell’assise – “Le sfide pastorali sulla famiglia nel contesto dell’evangelizzazione” – chiarendo che, in una Chiesa in “stato di missione permanente”, come quella auspicata da papa Francesco, nessuna difficoltà può essere risolta semplicemente escludendo e condannando chi è nel peccato nei confronti del Vangelo della famiglia. Scopo principale della Chiesa, in questa prospettiva, resta quello di mostrare, attraverso l’incontro, la misericordia del Padre, non di reprimere e giudicare.

Da una parte c’è chi però considera il Sinodo soprattutto un’occasione per ribadire la bellezza del modello della famiglia cristiana, assediato oggi dalla dittatura di un pensiero unico individualista. Dall’altra chi lo considera, piuttosto, un’opportunità per incarnare nuovamente la dottrina cristiana della famiglia in un mondo profondamente cambiato.

Sembrerebbe quasi, che a rappresentare queste due visioni, si fronteggino sullo sfondo del Sinodo due modelli di famiglia. Quella perfetta, che osserva, non senza sacrifici, i precetti della Chiesa, lottando contro la mentalità corrente. E quella peccatrice, dedita al concubinaggio o all’infedeltà, ma ugualmente desiderosa di sentirsi parte della Chiesa. Normale che la prima famiglia, quella “santa”, resti, un po’ come il fratello del figliol prodigo, quasi infastidita dal tempo che i padri sinodali dedicano allo studio dei mezzi pastorali per recuperare le "pecorelle smarrite". Ed ecco che sembra, per esempio, arduo comprendere come sia possibile conciliare l’indissolubilità matrimoniale, ribadita in queste ore dal Sinodo, con la necessità di una pastorale non repressiva, ma appunto misericordiosa, nei confronti dei divorziati risposati civilmente.

Ma si tratta di un duello, non solo perverso, ma del tutto immaginario. La concreta realtà familiare, con cui i padri sinodali si stanno, per così dire "sporcando le mani" in questi giorni, non è fatta di angeli e demoni, ma di credenti peccatori. Mogli, mariti, padri e figli, che vivono dinamicamente il proprio percorso di fede e come tali sempre bisognosi di conversione. Un fallimento matrimoniale non è spesso frutto di una scelta, ma di chi subisce un abbandono. Scegliere la convivenza, contro i principi cattolici, non significa rifiutare il peso delle responsabilità quotidiane di una famiglia. E anche chi non si ritrova in condizioni di irregolarità e può, per esempio, accostarsi all’eucaristia, è spesso incappato, lo sappiamo bene, nelle sue cadute ‘"familiari".

In realtà, il Sinodo, in un certo senso, sta anzi provando a rafforzare i ponti tra le famiglie. Compito e responsabilità di quelle che seguono il Vangelo – è stato sottolineato – è proprio quello di essere famiglie testimoni, esempi viventi, per le altre. L’unica via per annunciare, pur controcorrente, il Vangelo della famiglia – sembrano suggerire le prime giornate di lavoro sinodale – è chinarsi a curare le ferite dei propri fratelli nella fede. Mostrare che i precetti cristiani non sono solo norme da rispettare ma strumenti di bene. In questo senso, a chi se non ai laici che vivono con gioia e coerenza la dottrina cristiana spetta il dovere di accompagnare, ascoltare, le coppie in difficoltà e spronare i pastori a fare altrettanto?

Il duello fra le due famiglie, perciò, non esiste. Perché una famiglia che vive profondamente la fede cristiana considera sua priorità, non combattere contro gli attacchi esterni della politica e della società, ma testimoniare nella gioia e nell'amore la bellezza del Vangelo.

* Radio Vaticana

3 commenti:

  1. Sinodo: Müller > la censura


    Il Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, il cardinale Gerhard Mueller, si è espresso contro la censura imposta agli interventi dei partecipanti al Sinodo. Un vescovo: la proposta di Kasper è un rimedio peggiore della malattia.
    marco tosatti

    Il Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, il cardinale Gerhard Müller, si è espresso contro la censura imposta agli interventi dei partecipanti al Sinodo. Secondo quanto riporta l’ AP, il porporato tedesco ha detto a una delle televisioni cattoliche presenti in alcuni momenti dei lavori che “Tutti i cristiani hanno il diritto di essere informati sugli interventi dei loro vescovi”.




    Attualmente invece l’informazione sul Sinodo è fornita dal Direttore della Sala Stampa, padre Federico Lombardi, coadiuvato da un sacerdote anglofono e da uno ispanofono. Nel briefing si offre un panorama generico della giornata, indicando i temi, ma non gli interventi in maniera citabile, né chi è autore degli interventi.




    Ed è un peccato, perché certamente ci sono stati interventi che meriterebbero di essere conosciuti più in dettaglio. Così, per esempio, un vescovo ha criticato duramente la proposta del card. Kasper di dare l’eucaristia ai divorziati risposati, affermando che si tratta di “Un rimedio peggiore della malattia”.




    Mentre un altro ha osservato che la pastorale per i divorziati deve ricordare che si tratta di già sposati, e che ci sono stati Papi anche prima del 2014, e che non si può dire che non fossero misericordiosi. Un altro ha osservato che oltre a dire sempre misericordia dobbiamo evangelizzare di più; ci si riferisce spesso alla formazione, ma la si disattende per paura di non essere capiti. Al che il card. Kasper ha ripetuto che sì, lui ha preso l’iniziativa, ma che prima aveva chiesto al Papa….

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  2. "A chi rimetterete i peccati, saranno rimessi, a chi non li rimetterete non saranno rimessi", Cristo dona alla Sua Chiesa la facoltà di rimettere Ogni Peccato, non esiste peccato che la Chiesa non possa rimettere, il vescovo Novaziano (III secolo) negò la possibilità della Chiesa di rimettere i peccati, escludendo, l'omicidio, l'apostasia, l'adulterio, egli fu smentito al concilio di Nicea (325), il concilio stabilì che la Chiesa ha l'autorità di rimettere tutti i peccati, anche nel caso dell'adulterio, facendo percorrere al peccatore un percorso penitenziale.
    Ma vedo che nella Chiesa, in foro interno et esterno molti novelli Novaziani, ritorniamo alla prassi dell'antica Chiesa, scavalcando sia sant'Agostino che san Girolamo, i quali con la loro influenza hanno fatto della chiesa latina una chiesa rigorista.
    Tommaso

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  3. Tommaso, non sai di cosa parli. Lascia perdere...

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