lunedì 13 ottobre 2014

Il Sinodo scoperto da Crozza


(Guido Mocellin*) È stata una settimana di scoperte. Io ho scoperto l’acqua calda. Sì, perché «La sindrome dei divorziati risposati», cioè il periodico ritorno della notizia che la Chiesa di Roma non ammette alla comunione eucaristica i divorziati risposati a meno che non vivano «come fratello e sorella» era il titolo del mio primo articolo (correva l’anno 1997, lo pubblicò Famiglia oggi) dedicato all’informazione religiosa sui grandi mezzi.

Dunque, sono passati quasi tre lustri, e «scopro» che 51 dei 274 links italiani ed esteri che Il Sismografo ha «preso in rete» dall’alba di domenica 6 ottobre alla tarda serata di venerdì 10 a proposito della III Assemblea straordinaria del Sinodo dei vescovi, dedicata a «Le sfide pastorali sulla famiglia nel contesto dell’evangelizzazione», puntano sull’eventualità che la Chiesa di Roma decida di ammettere alla comunione eucaristica i divorziati risposati anche se non vivono «come fratello e sorella».

E altri 46 links puntano sulla dialettica tra dottrina e pastorale, o tra legge e misericordia, che rappresenta in sostanza lo sfondo e/o il contesto entro il quale maturerà o meno la decisione di cui sopra.

Naturalmente trovo più realistica, dal punto di vista dei media, l’attenzione di oggi di quella di ieri. Ho ripetuto spesso, infatti, che la notizia di quel «no» non era, giornalisticamente, una gran notizia: una dottrina già ampiamente nota veniva di volta in volta confermata, e l’enfasi che essa otteneva in pubblico si giustificava solo per l’attesa, delusa ma onestamente infondata, del contrario.

Lo sarà invece, quella del «sì», se mai verrà. Ma anche se non verrà, non v’è dubbio che oggi quell’attesa pare più fondata. Dunque, credo che di titoli sulla comunione ai divorziati risposati ne conterò ancora parecchi. Almeno lungo i prossimi dodici mesi, quando le Chiese locali saranno chiamate, paese per paese, diocesi per diocesi, comunità per comunità, a confrontarsi su quanto emergerà dal Sinodo in corso e a offrire ai propri vescovi ulteriori elementi per pronunciarsi nel Sinodo ordinario del 2015.

Il terzo tema maggiormente enfatizzato sinora rispetto al Sinodo, sempre stando alla rassegna stampa de Il Sismografo, riguarda la ripresa di investimento nel metodo sinodale e le attese e le richieste che Francesco in proposito rivolge ai vescovi: 36 link, sempre sommando Italia e resto del mondo.

È anche il tema che Maurizio Crozza ha scelto, venerdì sera, per una nuova parodia su papa Francesco durante il suo programma su La7. Cioè: anche Crozza ha scoperto il Sinodo. E questa sì che è una notizia: non ricordo che nessuno dei precedenti Sinodi dei vescovi fosse talmente presente all’opinione pubblica da «passare» su un varietà televisivo. Non mi risulta che il trio Marchesini-Lopez-Solenghi, nel 1987, abbia ritratto Giovanni Paolo II e il card. Martini in tema di vocazione e missione dei laici, né tantomeno mi viene in mente Corrado Guzzanti che prende in giro, nel 2005, Benedetto XVI e il card. Scola mentre ragionano sull’eucaristia.


E se è vero che queste parodie non ci raccontano qualcosa che gli autori sanno del papa, bensì qualcosa che sul papa hanno colto leggendo i giornali, abbiamo la conferma che la copertura che i giornali stanno dando a questo Sinodo è incomparabile rispetto ai precedenti. Converrà guardarci dentro.

Come già accadeva in quella, celeberrima, della «consegna del frigo» alla vedova Crocetti, anche stavolta lo sguardo col quale Crozza interpreta Francesco è benevolo, di apprezzamento per la sua sintonia col «sentire comune» e direi quasi di affetto, ma preoccupato del suo isolamento: solo che nella scenetta del «frigo» era un isolamento generale rispetto all’egoismo diffuso, mentre questa volta si tratta strettamente di isolamento rispetto all’istituzione ecclesiastica.

I cui esponenti sono dipinti a tinte decisamente fosche: autoreferenziali; ossessionati – in un modo o nell’altro – dal sesso, usano due pesi e due misure nel giudicare se stessi rispetto al cristiano comune e nascondono dietro un ossequio di facciata la propria indifferenza alle aperture cui il papa li spinge.

Anche stavolta, qualche passaggio mi ha divertito, malgrado i molti stereotipi. Quelli sulle coppie, in particolare, non irridono le loro scelte, ma l’ipocrisia dell’istituzione, nel fingere di crederle rappresentative delle coppie cristiane in generale. E le repliche di Francesco dicono della sua consapevolezza (non necessariamente approvazione) in ordine alla vita reale.

Ma nel complesso non mi è parsa una parodia centrata. Ho fiducia che il Sinodo stia andando molto meglio, che papa Francesco sia stato assai più ascoltato, nell’appello iniziale a «parlarchiaro» da cui la scena prende avvio; che non  sia così isolato, e che stavolta Crozza abbia letto i giornali un po’ in fretta...

Ciò di cui in ogni caso – come ha chiesto egli stesso – lo perdono, non foss’altro per aver concluso il suo numero citando un testo-base dell’escatologia pop come L’anno che verrà di Lucio Dalla.

* Caporedattore de Il Regno, www.ilregno.it

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