lunedì 13 ottobre 2014

Il tutto della famiglia a occhi sgombri

(Luigi Accattoli*) La “relazione dopo il dibattito” pubblicata stamane squaderna davanti ai padri – e al mondo – il tutto della famiglia: è la buona sorpresa di chi legge il documento avendo seguito per mezzo secolo la faticosa ricerca del magistero su questo oggetto mobile e plurale che è diventata la famiglia, un tempo ritenuta unica e stabile.

Siamo a un primo tempo di un itinerario sinodale complesso, che forse di tempi ne ha in avanti altri cinque, per un totale di sei: i lavori di gruppo di questa settimana, la relazione finale, la consultazione su di essa di tutta la Chiesa per un anno, il Sinodo del prossimo anno e le sue conclusioni che verranno consegnate al papa. Dunque tutto è possibile ma il carattere aperto del cantiere, senza zone cintate, è già fissato.

Il contenuto delle dieci pagine della relazione potrebbe essere descritto con le parole: guardiamo a tutte le famiglie e a tutta la famiglia in ogni sua faccia. Anche alle famiglie più incomplete e irregolari, allargate o ricostituite, composte di spezzoni di precedenti unioni; o formate da coppie senza matrimonio civile, o senza il matrimonio sacramento. Famiglie e convivenze così come sono “con la loro esistenza concreta”, vi è detto. Si afferma la volontà di accogliere le persone e incoraggiarne “il desiderio di Dio”, proponendo loro “la dottrina della fede insieme alla misericordia”, anche quando hanno “sperimentato il fallimento e si trovano nelle situazioni più disparate” (paragrafo 11).

Si guarda con l’occhio del pastore che cerca ogni pecora a partire dalle smarrite e ci si prefigge di cogliere ogni buon segno, ovunque si manifesti. “Il positivo nelle unioni civili e nelle convivenze” sono intitolati alcuni paragrafi (36-39), altri stanno sotto il motto “Curare le famiglie ferite: separati, divorziati non risposati, divorziati risposati” (40-49). Ve ne sono tre, i più nuovi nella bimillenaria storia dell’ecumene cattolica, che sono intestati: “Accogliere le persone omosessuali” (50-52).

Nessuno sa dove si arriverà ma possiamo dire che la partenza è buona.

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