martedì 21 ottobre 2014

La lezione del Sinodo

(Vania De Luca*)

Famiglia, verso il sinodo 2015

Un'assemblea sinodale ha sempre una certa importanza, per la chiesa ma non solo, ma mai c'era stata una così vasta eco sulla stampa e un'attenzione così attenta dell'opinione pubblica internazionale come è avvenuto per il sinodo straordinario sulla famiglia. Questo per due motivi: per la delicatezza del tema (la famiglia, le famiglie, i figli, l'amore, le ferite, le diverse forme di unione o di convivenza) e per il metodo che il primo sinodo dell'era Francesco ha inaugurato.


Gli interventi della prima settimana sono stati più di 265, sulla relazione del cardinale Erdo che è stata discussa nei dieci circoli linguistici della seconda settimana ci sono stati centinaia di emendamenti. Una significativa e importante modalità di discussione, di dibattito, dopo l'invito, in apertura, di Papa Francesco a dire tutto con libertà, franchezza, schiettezza, senza timori, garantiti in questo dalla presenza stessa del papa, che ha indicato nella "Parresia" la condizione stessa nella sinodalità, cioè del camminare insieme, "cum Petro e sub Petro". Che tra i padri sinodali ci fossero diversità di vedute, soprattutto su temi mai affrontati in una libera discussione, dall'accoglienza nella comunità ecclesiale delle coppie omosessuali, alla possibilità di accesso ai sacramenti per i divorziati risposati, era più o meno scontato, altrimenti non ci sarebbe stato bisogno di un sinodo straordinario, preceduto da un'ampia consultazione di base, come prima tappa di un confronto nelle chiese locali che durerà un intero anno prima del sinodo ordinario del 2015 alla ricerca delle vie pastorali per rispondere alle nuove sfide poste dalle famiglie di oggi.
Alla messa di apertura del sinodo il papa aveva ricordato che le assemblee sinodali non servono per discutere belle idee o per vedere chi è più intelligente, ma per cooperare al progetto d’amore di Dio sul suo popolo. Che è fatto di persone concrete, con i loro sogni, talvolta infranti, con le gioie, i dolori… Alla veglia della sera prima il papa aveva usato un’immagine efficace, parlando alla chiesa: “dobbiamo prestare orecchio ai battiti di questo tempo e percepire l’”odore” degli uomini di oggi fino a restare impregnati delle loro gioie e speranze, delle loro tristezze e angosce.
Papa Francesco ha voluto affidare la riflessione sulla famiglia a un cammino inserito nella complessità del metodo sinodale, intrinsecamente conciliare, un cammino, con i laici, i pastori, le famiglie, le chiese locali... Non è un caso che a conclusione del sinodo straordinario ci sia stata a San Pietro la celebrazione della messa per la beatificazione di Paolo VI, il grande timoniere che aveva portato a compimento il Concilio vaticano II, e che il Sinodo dei Vescovi lo aveva istituito, a metà degli anni '60.
Alcuni giornalisti e commentatori hanno lamentato la mancata diffusione degli interventi dei singoli padri sinodali, mentre quotidianamente è stata diffusa una sintesi generale del dibattito. Pubblici invece sono stati la Relatio post disceptationem del cardinale Erdo, i resoconti dei circoli linguistici e soprattutto gli esiti della votazione sulla relazione finale, 62 punti, di cui si è subito conosciuto il risultato dei voti a favore e contro, punto per punto. La sala stampa vaticana era affollata la sera di sabato 18 ottobre. I giornalisti erano lì dal mattino (alle 13 c'era stato il breefing sul messaggio conclusivo del sinodo), l'indomani ci sarebbe stata la messa per la beatificazione di Paolo VI, ma conoscere, e documentare, l'esito di quella votazione, accompagnato dalle parole del papa che aveva ascoltato il dibattito sinodale in silenzio per due settimane, è stato come documentare un passaggio storico.
Su tutti i punti c'è stata una maggioranza di "placet", ma quelli più discussi non hanno ottenuto la maggioranza dei due terzi. Questo non significa che siano stati de-rubricati, che la chiesa abbia deciso che non deve più occuparsene. Le famiglie divise e ferite, con la problematica dei figli, esistono, così come le persone omosessuali, e per la chiesa non possono non esistere, anche se l'indissolubilità del matrimonio, e la non equiparazione del matrimonio tra un uomo e una donna ad altre forme di convivenza non sono punti in discussione. Il cammino dunque continua, il metodo sembra quello più adatto a trattare -senza fretta ma anche con urgenza- la complessità dei temi e delle sfide in gioco.
Quello che a tratti si è visto è stato un metodo democratico, in quella che però una democrazia non è e non potrà mai essere, la chiesa. Santa madre chiesa, gerarchia e popolo di Dio. Tutta, tutti, in cammino. I voti contano, anche nella chiesa. Anche il papa si elegge con i voti, ma la chiesa, che pure conosce da un lato i meccanismi del confronto democratico, dall'altro la possibilità della decisione di uno solo, il papa, non procede a colpi di maggioranza, perché è molto più di una democrazia, è una comunità. Che non lascia fuori nessuno, e che è mossa non dal desiderio del consenso, quanto piuttosto della ricerca della verità, di una verità non astratta ma assoluta, fatta persona, a illuminare le gioie, i dolori, le fatiche, la ricerca degli uomini e delle donne di oggi. In democrazia governa chi vince, nella chiesa, anche quando ci sono posizioni diverse, che accettano di contarsi, non si vorrebbero mai vedere vincitori e vinti, e neppure fazioni che si scontrano, ma persone che si confrontano animate da una stessa passione, per arrivare, si spera, a una sintesi condivisa, sapendo che quella verità che hanno da testimoniare, ma che contemporaneamente cercano, spesso è stata annunciata dalla bocca dei profeti. Minoranze per definizione.
Nel discorso pronunciato al termine del sinodo Papa Francesco ha citato, in apertura, "la luce dello spirito Santo", e in chiusura ha invocato un "vero discernimento spirituale" per lavorare sulla Relatio synodi l'intero anno prossimo, in vista del sinodo ordinario del 2015. Per i non credenti non è facile capire come idee, proposte, soluzioni anche concrete e operative, possano discendere dalla luce dello spirito santo e da un discernimento di tipo spirituale, ma per la chiesa così è. E solo le soluzioni maturate dentro questa modalità (che non conosce aggressività, quanto piuttosto docilità) sono quelle giuste e cariche di futuro.


*RaiNews24

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