domenica 12 ottobre 2014

Le questioni dottrinarie e una pastorale rinnovata


(Luis Badilla*) Si annuncia impegnativa l'ultima settimana del Sinodo dedicata all'evangelizzazione e la famiglia. Nei prossimi sei giorni i padri sinodali affronteranno compiti delicati dai quali dipende in buona misura la pienezza del successo, e cioè il raggiungimento degli scopi dell'assemblea. I sinodali hanno davanti a sè 6 incontri nei Circoli minori (o linguistici) e 5 Congregazioni generali delle 15 previste nel programma.
Il primo e delicatissimo compito è lo studio e approvazione per così dire della Relatio post disceptationem (la relazione dopo le discussioni). Il documento già pronto è responsabilità del relatore, cardinale P. Erdö, di mons. Bruno Forte, segretario speciale del Sinodo, del cardinale Lorenzo Baldisseri, segretario generale del Sinodo e di due membri della "commissione per il Messaggio", il cardinale Gianfranco Ravasi e l'argentino Victor Manuel Fernandez, Rettore della Cattolica di Buenos Aires, del cardinale Donald Wuerl (Washington), di mons. Carlos Aguiar Retes (Presidente del Celam),  di mons. Kang U-Il  (Cheju, Corea del Sud) e infine del preposito dei gesuiti, p. Adolfo Nicolás. Il perché dell'assenza di un presule africano è una domanda proposta da più parti che però non ha avuto una risposta ufficiale.
Si tratta di un documento cruciale perché gli estensori debbono offrire ai padri sinodali una sintesi organica e completa, articolata e profonda, delle tante questioni trattate nel corso della prima settimana e non si deve proporre solo un'elencazione di argomenti. Il testo atteso deve essere un riflesso fedele e esauriente delle discussioni e dunque raccogliere spirito, stile e contenuti dei 265 interventi della prima settimana. Da questo confronto verrà fuori il testo finale: la Relatio Synodi che sarà presentata nella 14ª Congregazione generale, sabato 18 ottobre, insieme con il Messaggio al Popolo di Dio (Nuntius), e questi due documenti dovranno essere approvati probabilmente con delle votazioni.
È ben noto che sulla quasi totalità delle questioni importanti il consenso dei padri sinodali è fuori discussione. L'interesse e la curiosità, e se ne parlerà molto, riguardano invece alcuni punti delicati e sensibili anche perché toccano direttamente la sfera dottrinaria. Sono in molti a porsi il problema dell'autonomia della pastorale rispetto alla dottrina e perciò crescono le domande, sulla stampa, su cosa può dire il Sinodo che sia pastoralmente innovativo senza entrare in conflitto con la dottrina.
In particolare si cita la questione dell'indissolubilità del matrimonio e la comunione per divorziati risposati. Altre riguardano la morale sessuale, la misericordia e "legge" evangelica.
Benedetto XVI, riecheggiando la Familiaris consortio del 22 novembre 1981 diceva: "Ai divorziati risposati dobbiamo dire che la Chiesa li ama, devono vederlo e sentire che realmente facciamo il possibile per aiutarli. Non sono fuori della Chiesa e anche se non possono ricevere l’assoluzione e l’Eucaristia, vivono pienamente nella Chiesa" (1-3 giugno 2012, Milano).
Torniamo a riproporre la questione poiché non c'è ombra di dubbio che sarà il centro delle letture mediatiche della conclusione dell'Assemblea sinodale anche se - come sanno tutti - si tratta di un aspetto importante della questione famigliare che non esaurisce la vasta e complessa problematica.
Il Segretario speciale del Sinodo, mons. Bruno Forte, conclude oggi la sua riflessione settimanale su Il Sole 24 Ore con queste parole: "Quali che saranno i risultati del cammino sinodale - che per la prima volta abbraccia due assemblee, una straordinaria questo ottobre e una ordinaria l’ottobre prossimo e un intero anno di maturazione e riflessione aperta in tutte le diocesi del mondo - la novità di questa apertura e di questo stile è rilevante, e dimostra come la volontà di Francesco di promuovere una Chiesa più collegiale e partecipe nelle sue decisioni ai vari livelli stia prendendo corpo in maniera articolata e profonda. Una Chiesa vicina alla gente, più credibile e capace di trasmettere la gioia del Vangelo: un “ospedale da campo” pronto al servizio lì dove batte il cuore della storia, e le gioie e i dolori degli uomini si incontrano nella loro più profonda autenticità. “Se così non fosse, - ha detto il Papa - il nostro edificio resterebbe solo un castello di carte e i pastori si ridurrebbero a chierici di stato, sulle cui labbra il popolo cercherebbe invano la freschezza e il profumo del Vangelo”.
Stando così le cose resta un'ultima domanda prevedibile: sarebbe sufficiente un Sinodo che con le sue conclusioni soddisfa la comunità ecclesiale che però non viene percepito "fuori" come capace di dare le risposte attese in modo chiaro, univoco e lineare e che invece affida tutto al linguaggio incomprensibile e astratto? In molti si attendono che l'esortazione di Papa Francesco a parlare chiaro e con piena libertà (parresia) sia una caratteristica centrale delle conclusioni sinodali.

(*Redazione "Il Sismografo")


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