mercoledì 22 ottobre 2014

L'ora dei laici

(Luis Badilla – Alessandro Notarnicola) Nel documento conclusivo della III Assemblea generale straordinaria del Sinodo dei vescovi (Relatio Synodi) "Le sfide pastorali sulla famiglia nel contesto dell’evangelizzazione" la parola "laici" si ripete per tre volte e per una sola "laicato”, nei 62 paragrafi che compongono complessivamente un totale di 18 cartelle: ai nn. 38, 46, 49 e 59.
Queste pochi cenni non sembrano dare un giusto peso e adeguata rilevanza a una componente fondamentale della Chiesa, componente che tra l’altro è stata esortata più volte dal santo padre a partecipare con maggiore interesse, vitalità e coinvolgimento all’attività ecclesiale.

Nel paragrafo 4 dell'art. 9 del Catechismo della Chiesa cattolica si sottolinea che ai laici spetta illuminare e ordinare tutte le realtà temporali, alle quali essi sono strettamente legati, e che dunque la loro "iniziativa" - e aggiungiamo intervento nelle questioni dibattute dai membri della Chiesa - è particolarmente necessaria quando si tratta di scoprire, di ideare mezzi per permeare delle esigenze della dottrina e della vita cristiana le realtà sociali, politiche ed economiche.
Ma di questo passaggio, in particolare delle sue idee principali, nel documento sinodale non c’è nessun cenno e siccome è un documento di un lavoro in fieri vale la pena richiamare l’attenzione.
Si potrebbe dire, in senso figurato: "Ora lasciamoci il Sinodo alle spalle".
E perché? Perché la diga è stata aperta e la sua rinnovata attualità si riflette nella realtà vera, quella che conta, quella che da futuro diventa presente, che si avvicina in modo piuttosto impegnativo alla dimensione laicale, la quale certamente in queste “effervescenti” settimane sinodali ha rappresentato una porzione significativa, seppure da più parti criticata perché insufficiente.
E' su questo terreno, in questa stessa componente ecclesiale, che si giocherà e si vedrà il futuro e lo sbocco del processo aperto dal Sinodo straordinario sulla famiglia.
Il XIV Sinodo ordinario dell'ottobre 2015 sarà una prosecuzione riveduta e migliorata di ciò che si conclude oggi, una nuova splendida tappa per continuare pienamente sulle orme del Concilio Vaticano II, solo se i laici prenderanno la parola e s’impegneranno seriamente e coerentemente in ogni fase e iniziativa del percorso.
Se non sarà così, vorrà dire che i laici cattolici non si sono interessati pienamente e responsabilmente a una questione che - a ragion veduta - è tanto vitale per la Chiesa, quindi anche per il laicato tanto che saranno essi stessi a spegnere per molti anni ogni speranza.
La Chiesa è un “affare” di tutti, laddove per affare s’intenda una barca che resta a galla se tutti i rematori la guidano in sintonia ai movimenti con i quali il timoniere affronta i flutti e le intemperie.
E ciò riguarda tutti i laici, ogni laico, e non solo coloro che vivono la fede organizzati in diversi movimenti apostolici.
A questo punto è necessario ricordare il decreto conciliare sull'apostolato dei laici (Apostolicam actuositatem) nel quale si riconosce che il laicato "penetra un po' alla volta l'ambiente di vita e di lavoro". Si legge: "I laici devono assumere il rinnovamento dell'ordine temporale come compito proprio e in esso, guidati dalla luce del Vangelo e dal pensiero della Chiesa e mossi dalla carità cristiana, operare direttamente e in modo concreto; come cittadini devono cooperare con gli altri cittadini secondo la specifica competenza e sotto la propria responsabilità; dappertutto e in ogni cosa devono cercare la giustizia del regno di Dio" (n. 7).
Inoltre il decreto aggiunge: "La missione della Chiesa ha come scopo la salvezza degli uomini, che si raggiunge con la fede in Cristo e con la sua grazia. Perciò l'apostolato della Chiesa e di tutti i suoi membri è diretto prima di tutto a manifestare al mondo il messaggio di Cristo con la parola e i fatti e a comunicare la sua grazia. Ciò viene effettuato soprattutto con il ministero della parola e dei sacramenti, affidato in modo speciale al clero, nel quale anche i laici hanno la loro parte molto importante da compiere « per essere anch'essi cooperatori della verità » (3 Gv 8). È specialmente in questo ordine che l'apostolato dei laici e il ministero pastorale si completano a vicenda" (n. 6).
La Chiesa, ha detto papa Francesco una settimana fa nel corso dell’udienza generale, si fa “tenda e città”, poiché essa ha una sola missione riconducibile a ogni cristiano battezzato che in questa visione dell’insieme si riveste di un ruolo cardine. Nella Chiesa, ha poi soggiunto in un'altra occasione, “non c’è né grande né piccolo: ognuno ha la sua funzione”. Tutti siamo membri, ha detto, “che siano più grandi o più piccoli” rispondono alla “vocazione di servizio nella Chiesa”: “Nessuno deve sentirsi piccolo, troppo piccolo rispetto ad un altro troppo grande. Tutti piccoli davanti a Dio, nell’umiltà cristiana, ma tutti abbiamo una funzione. Tutti! Come nella Chiesa […] Io farei questa domanda: chi è più importante nella Chiesa? Il papa o quella vecchietta che tutti i giorni prega il Rosario per la Chiesa? Che lo dica Dio: io non posso dirlo. Ma l’importanza è di ognuno in questa armonia, perché la Chiesa è l’armonia della diversità”.
Il Documento conclusivo del Sinodo straordinario, cosiddetto Lineamenta di quello del 2015, ora è sulle scrivanie dei vescovi di tutti le diocesi del mondo e ciascuno ha il dovere di convocare le proprie comunità ecclesiali per analizzarlo, discuterlo, studiarlo possibilmente con iniziative adeguate capaci di coinvolgere l'intera Chiesa domestica.
In queste Chiese locali e particolari la componente del laicato, ovunque, è predominante e il lavoro dei laici in questo senso segnerà gradualmente il futuro del dibattito aperto dal papa e sostanzialmente fatto proprio dai padri sinodali.
Poche volte il futuro della Chiesa cattolica era stato così alla portata dei laici a condizione però che lo vogliano e si assumano il dovere di sentirsi membri pieni della Chiesa.
Un laicato passivo, peggio ancora docile manovalanza di comportamenti e atteggiamenti clericali, un laicato "più papista del papa" - e si tratta purtroppo di una condotta molto diffusa - segnerebbe la morte del processo aperto dal Sinodo straordinario.

Un laicato passivo nuocerebbe in prima istanza alla comunità ecclesiale e alla vitalità della Chiesa, e alla società tutta: grazie alla loro presenza, la Chiesa è "il principio vitale della società" ed è mirabilmente viva e apostolica perché essi sono la Chiesa.
Seguendo tali considerazioni, è proprio dal punto di vista della continuità che essi devono avere una coscienza e una visione delle cose sempre più chiara e sperimentale. Potremmo dire giustamente “partecipazione dovuta e responsabile”.

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