martedì 7 ottobre 2014

Mariapia Veladiano: l’”esserci” delle donne nella Chiesa

Anticipiamo un breve brano tratto dell’intervista di Laura Badaracchi a Mariapia Veladiano, che apparirà integralmente nell’edizione di domani (8 ottobre 2014) di Avvenire, che ringraziamo per la gentile concessione.
Il tema è il ruolo delle donne nella vita ecclesiale.


Ha suggerimenti perché le credenti possano trovare più spazi per essere ascoltate?
«Vedo la stessa fatica che le donne in generale devono affrontare per “esserci” nella società. Si trovano a dover essere più brave. Più preparate, più determinate. A far fatica più degli uomini, non solo nella Chiesa. E la crisi non aiuta. Vista la struttura attuale della Chiesa, di fatto governata solo da uomini, sarebbe un bel segno spiazzante, controvento rispetto alla società tutta, un percorso rapido e ben visibile di riconoscimento della donna nei ruoli di responsabilità. Potrebbe essere una buona preghiera per questi giorni di Sinodo!».
L’atteggiamento rivendicativo della teologia femminista sembra non aver raggiunto l’obiettivo. Quale potrebbe essere la strada per un riconoscimento delle peculiarità della donna credente?
«Ma la teologia al femminile ha avuto il compito necessario di mostrare che la teologia era malata degli stessi stereotipi sul femminile che attraversavano la società. E di liberare il pensiero teologico da una posizione difensiva in cui si era confinato rispetto al femminile e rispetto a quello che – secondo uno stereotipo appunto – al femminile appariva connesso, cioè il corpo, la sensibilità, l’accudimento, la tenerezza. Adesso semplicemente servono percorsi strutturati che prevedano la corresponsabilità delle donne nella Chiesa. Strutturati vuol dire che non dipendano dalla benevolenza di un vescovo, di un parroco o di un papa illuminato». 

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