martedì 14 ottobre 2014

Molto rimane da fare, ma la direzione è tracciata

(Raffaele Luise*) "La Chiesa è finalmente come una fiaccola che cammina in un mondo in movimento". Era molto soddisfatto il card. Kasper ieri, dopo la lettura in aula della relazione "post disceptationem", che recepisce con ancora più chiarezza e con più forza della relazione iniziale la linea e il "tono" pastorale che è venuto prevalendo in aula, dopo la prima settimana di lavori.
"La stragrande maggioranza dei padri sinodali – ha proseguito il porporato tedesco – è finalmente sulla linea pastorale, anche se la resistenza è forte, e molte cose dovranno essere approfondite e chiarite nei circoli minori".

Molto soddisfatto anche Bruno Forte, che ci ha detto: "È una relazione onesta, che fotografa il dibattito franco e fraterno prodottosi in aula, in un clima di autentica sinodalità".

Non proprio dello stesso avviso il card. Müller, capofila dei rigoristi, che è uscito dall'aula con una faccia da funerale.

A contribuire a mutare, e anzi a capovolgere il clima esasperato e ideologico della vigilia è stato ovviamente papa Francesco, che segue i lavori con una regia attentissima. Correttamente, Bergoglio non interviene in aula, ma ad essa non cessa di riferirsi in tutte le occasioni possibili. E così, nel formidabile Angelus di domenica scorsa ha voluto ammonire che la Chiesa è infinitamente più ampia della "nostra chiesetta piccoletta", che di essa fanno parte eminente "gli esclusi", e che nessuno se ne può impadronire. E ancora, alla messa a Santa Marta, ieri, l'invito ribadito a non chiudersi nell’inamovibilità di una legge, che se si ferma nella propria autoreferenzialità muore e si corrompe, ma di aprirsi ai segni dei tempi che la misericordia di Dio continuamente ci mostra.

Molto importanti nella relazione "post disceptationem" i riferimenti alla bontà delle unioni di fatto e ai matrimoni civili che testimoniano la stabilità, il reciproco rispetto dei coniugi e l'amore dei figli, e quel passaggio sul valore che le unioni omosessuali possono costituire per la famiglia cristiana. Certo, si ribadisce ancora la compresenza delle due linee, quella rigorista tutta fedeltà alla dottrina e quella evangelica dell'apertura pastorale, e niente purtroppo si afferma a favore della contraccezione universalmente praticata dai cattolici, e si indugia sull'eucaristia spirituale per i divorziati-risposati, che per molti ha lo spiacevole sapore dell'ipocrisia "spirituale". E dunque molto ancora rimane da fare, ma appare comunque chiaro che la direzione è ormai tracciata.







* Vaticanista.

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