martedì 7 ottobre 2014

Quale impressione lascia la prima giornata del Sinodo sulla famiglia?

(Luis Badilla - Alessandro Notarnicola*) Quale impressione lascia la prima giornata dei lavori sinodali dedicati all'evangelizzazione e alla famiglia? La riposta si può riassumere in due considerazioni: la prima, la chiarezza e determinazione di papa Francesco affinché i padri sinodali discutano e riflettano con coraggio, sincerità e fraternità, senza fermarsi davanti a timori, calcoli diplomatici e convenienze del momento.
La seconda considerazione è tutta nella "Relazione prima della discussione" del card. Erdo: la dottrina sulla materia resta immutata, ma la pastorale può essere, anzi deve essere, aggiornata, calibrata e messa in sintonia con i tempi e i cambiamenti in atto.
Condizioni della vera sinodalità. Nel caso delle esortazioni del papa indirizzate soprattutto ai padri sinodali va sottolineata un'espressione forte: "con Pietro e sotto Pietro ...". Sono parole, pronunciate a conclusione del suo breve discorso all'apertura dei lavori ieri mattina che, in un qualche modo, offrono ai sinodali una sorta di "garanzia di libertà". Quasi a voler dire: non temete, parlate chiaro e con sincerità, ubbidendo solo alla vostra coscienza e sappiate che qui c'è Pietro - il papa - che rispetta e farà rispettare questa parresia. Forse, e certo il santo padre non lo ha detto ma lo ha fatto capire, in passato non è stato sempre così. Ecco la narrazione del papa: "Dopo l'ultimo Concistoro (febbraio 2014), nel quale si è parlato della famiglia, un cardinale mi ha scritto dicendo: peccato che alcuni cardinali non hanno avuto il coraggio di dire alcune cose per rispetto del papa, ritenendo forse che il papa pensasse qualcosa di diverso. Questo non va bene, questo non è sinodalità, perché bisogna dire tutto quello che nel Signore si sente di dover dire: senza rispetto umano, senza pavidità. E, al tempo stesso, si deve ascoltare con umiltà e accogliere con cuore aperto quello che dicono i fratelli. Con questi due atteggiamenti si esercita la sinodalità".

Sguardo d’amore e misericordia. In secondo luogo, la Relazione del card. P. Erdò, e la successiva conferenza stampa, confermano che il Sinodo - anche se entrerà in questioni di natura dottrinale - in quest'ambito non si propone nessun intervento, modifica o revisione. E proprio perché la dottrina resterà immutata tutto lo sforzo, e dunque le possibile e probabili novità, aggiustamenti ragionevoli e calibrature, saranno solo di natura pastorale. La spiegazione l'ha data il Segretario speciale dell'Assemblea, mons. Bruno Forte: " ‘Anime da salvare’, questo vuol dire pastorale. Cioè, non che gli aspetti dottrinali siano ignorati, ma che la dottrina non ha valore astratto in sé – quasi che debba essere ribadita come una clava in ogni momento – ma la dottrina è un messaggio di salvezza. Al centro della dottrina c’è la carità di Dio e c’è la misericordia. Io credo che questo sia il punto veramente fondamentale: dire quella che è la fede della Chiesa – e certamente su questo non è che la fede della Chiesa cambia – ma dirla guardando alle persone concrete reali, perché essa non sia sentita come una clava che ti giudica, ma come uno sguardo d’amore e di misericordia che ti raggiunge".


* Della redazione del Sismografo, ilsismografo.blogspot.it

2 commenti:

  1. La dottrina resterà immutata, è la pastorale che deve cambiare e adattarsi...

    Continuo a pensare che tale scissione tra dottrina e prassi, tra essere e operare non sia indice di chiarezza; certo, piccole modifiche disciplinari possono essere introdotte, ma la morale, che è già di per sé applicazione della teologia all'azione, questa non può certo mutare.

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  2. La gradualità dell'azione morale e della pastorale nell'accompagnamento della vita del cristiano verso la perfezione, se da un certo punto di vista può essere e sembrare normale, dall'altro, specie in riferimento a seconde o terze nozze di cosiddetta penitenza, assomiglia alla teoria della reincarnazione, che porta alla perfezione continua.
    Non scherziamo: non esiste la possibilità di seconde o più nozze come nella tradizione orientale. Siamo nella Chiesa cattolica e romana, il Cristo è morto una volta e per sempre, la sua dottrina è vera ideologia, ideologia di fede speranza e carità. Il resto magari fosse chiacchiera, non farebbe poi tanto male, l'insidia è che da qui non parta un rinnovamento della pastorale, ma un attacco vero e proprio alla Verità rivelata. Che poi si vuol parlare di misericordia, allora si incominci a portare il peso degli altri, a fare penitenza e ad espiare, così come ha fatto nostro Signore, dicendo: amatevi gli uni gli altri come Io ho amato voi.

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