domenica 12 ottobre 2014

Quella sintonia tra la finestra e la piazza

(Vania De Luca*) Domenica mattina a San Pietro. Per Papa Francesco messa in basilica per ringraziare della canonizzazione dello scorso aprile di due canadesi (il vescovo san Francesco de Laval, e santa Maria dell’Incarnazione, Fondatrice della Congregazione delle Orsoline dell’Unione Canadese) e Angelus dalla finestra dello studio.
Ufficialmente cita il Sinodo solo nel passaggio dell'Angelus in cui invoca la protezione mariana sui lavori di quanti sono riuniti in questi giorni in Vaticano. In realtà sembra non parli d'altro (cf. anche il post di John Thavis). L'omelia è dedicata ai due missionari del '600, figure di primo piano dell'evangelizzazione in Canada.
Le parole che il papa ripete più volte sono "memoria" e "missionarietà". Come dire: un occhio al passato e l'altro al futuro. Avverte che se la Chiesa si ferma e chiude si ammala, si può corrompere, che il senso della sua missione evangelizzatrice è essenzialmente annuncio dell'amore, della misericordia, del perdono (Non è forse così anche attraverso la pastorale familiare?).
In un passaggio a braccio parla di quei missionari lontani da casa, dalla patria, "tante volte uccisi, come avviene anche in questi giorni". La memoria, invita in un altro passaggio a braccio "non ci porti ad abbandonare franchezza e coraggio". Tutte parole che danno un senso, una direzione, anche ai lavori del sinodo.
Ma è nella mezz'ora tra le 11.30 e le 12, mentre il papa si appresta a lasciare la basilica per raggiungere lo studio, che avviene qualcosa di significativo.

Una folla di persone che sembra non finire mai confluisce verso la piazza per seguire l'Angelus. Qualcosa di analogo avviene ogni domenica, soprattutto quando è bel tempo, ma questa domenica 12 ottobre, nel bel mezzo di un sinodo straordinario, la sintonia tra il pastore e il popolo è particolarmente viva.
Si dialoga tra la piazza e la finestra, si comunica, e la comunicazione non viaggia solo dall'alto verso il basso. Quando il papa cita Genova piagata dall'alluvione l'applauso di condivisione è sincero, corale.

Poi ci sono i passaggi sulla festa, sull'invito del re al banchetto di nozze (cfr Mt 22,1-14), che ha tre caratteristiche, dice papa Francesco: la gratuità, la larghezza, l’universalità. 
L'invito è allargato "oltre ogni ragionevole limite", con i servi del re mandati "nelle piazze e ai crocicchi delle strade a radunare tutti quelli che trovano": gente qualunque, poveri, abbandonati e diseredati, buoni e cattivi – anche i cattivi sono invitati – senza distinzione. E la sala si riempie di "esclusi". Anche i passaggi successivi ben si adattano alla prospettiva invocata da diversi interventi al sinodo (in totale 265 nella prima settimana): bontà di Dio senza confini e senza discriminazioni per nessuno, sottolineatura che "nessuno ha il diritto di sentirsi privilegiato o di rivendicare un’esclusiva", invito a vincere  "l’abitudine di collocarci comodamente al centro, come facevano i capi dei sacerdoti e i farisei". 

È un messaggio molto forte, con l'invito ad aprirsi alle periferie, "riconoscendo che anche chi sta ai margini, addirittura colui che è rigettato e disprezzato dalla società è oggetto della generosità di Dio." Quando papa Francesco  conclude che "tutti siamo chiamati a non ridurre il Regno di Dio nei confini della "chiesetta" – la nostra "chiesetta piccoletta" – ma a dilatare la Chiesa alle dimensioni del Regno di Dio" sta dando un'indicazione chiara a tutti, pastori e laici, che può dare luce anche ai lavori del sinodo.

Intanto il colpo d'occhio è impressionante: tanta gente dentro e tanta gente fuori la piazza. Il confine tra il dentro e il fuori è sparito, non si distingue più... la chiesa aperta e in uscita, chiesta tante volte da Papa Francesco, sembra vivere in questa immagine plastica di un popolo "misto", fatto di tanta gente comune che ogni domenica continua a radunarsi intorno al suo Pastore.

* RAINEWS24

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