lunedì 13 ottobre 2014

Un cambio di tono, di stile, di parole e soprattutto una svolta nello sguardo. La parola ai laici

(Luis Badilla - Alessandro Notarnicola*) In realtà il Sinodo sulla famiglia, che si "prolungherà" per un anno, è entrato nel vivo delle grandi sfide sulle quali il papa ha voluto che iniziassero i lavori per fornire al popolo di Dio e agli uomini di buona volontà delle risposte pastorali adeguate all'evolversi dei tempi. La relazione del card. P. Erdò a conclusione delle discussioni della prima settimana è la migliore dimostrazione e, probabilmente accadrà lo stesso con gli altri documenti che chiuderanno ufficialmente le due settimane di riflessioni.


Stando però alla relazione letta stamani dal cardinale arcivescovo di Budapest va detto che il risultato è sorprendente, perché compaiono tutti gli elementi che ci consentono di dire che siamo di fronte a un cambio di tono, di stile, di parole e soprattutto siamo testimoni di una svolta dello sguardo della Chiesa sulla delicata questione che vede al centro dei dibattiti e dei lavori sinodali la famiglia.

Proprio questo invito aveva rivolto il santo padre Francesco ai padri sinodali e a tutti i partecipati del Sinodo e questo era certamente ciò che è stato chiesto a Jorge Mario Bergoglio durante il Conclave, e in questo senso è il caso di ricordare che nella rinuncia di Benedetto XVI (la Declaratio) c'era il seme di questo nuovo sguardo: "in un mondo come quello di oggi soggetto a rapidi mutamenti e agitato da questioni di grande rilevanza per la vita della fede" occorre governare la barca di san Pietro e annunciare il Vangelo con nuovo vigore.


La relatio post disceptationem, oggi presentata ufficialmente dal card. Erdò, relatore, dimostra che la Chiesa dal suo vertice sta affrontando senza riserve questa "grande sfida globale": si tratta infatti di penetrare le diverse realtà civili e sociali cercando di comprenderle e ravvicinarle al messaggio della parola di Dio, mettendo in essere tutte innovazioni pastorali necessarie guidate dall'esortazione continua del santo padre che non si stanca mai di appellarsi alla misericordia. Per questo la parola chiave di questo Sinodo è "gradualità", parola suggerita dai card. Christopher Schoenborn, Walter Kasper e il preposito dei gesuiti, padre Nicolas. Questo atteggiamento conciliare e riformista assunto dai padri sinodali, che stanno "marciando" seguendo la spinta di papa Francesco il quale ha voluto introdurre nella fase preparatoria del Sinodo un questionario composto da 39 domande, in aggiunta all'insegnamento del concilio Vaticano II mostrano che la "gradualità" proposta dal Sinodo è la sola via maestra che la Chiesa sta intraprendendo per poter rispondere a domande che si pongono tutti i vescovi per amministrare le proprie diocesi, conciliando la dottrina con la pastorale.

"Il principio di gradualità del piano salvifico divino" ha segnato il percorso assembleare iniziato lo scorso 5 ottobre - che si concluderà il 25 ottobre 2015 - ed è formulato pertanto da un'organica e responsabile ricerca di risposte che la Chiesa offre dapprima a se stessa e al contempo alla società di cui essa è parte, e questa mattina con la lettura del documento pubblicato è possibile capire che la Chiesa è pronta - o almeno inizia - a riconoscere elementi positivi "anche nelle forme imperfette che si trovano al di fuori della realtà nuziale", così come nelle altre religioni e culture.

Il cammino collegiale dei vescovi e il coinvolgimento dell'intero popolo di Dio sotto l'azione dello Spirito Santo guidano le riflessioni dei padri sinodali per trovare vie di verità e di misericordia per tutti; questa mattina, nel corso del Briefing presentato dal direttore della Sala stampa, padre Federico Lombardi, monsignor Forte ha spiegato che "la logica vincente non è mai stata quella del tutto o niente, ma quella della pazienza del divenire, dall'attenzione alle complessità delle situazioni. La Relatio ha recepito questo spirito di compagnia, di accompagnamento e di progressività".

A questo punto ci sarebbe da ricordare come è stato più volte sottolineato che la Chiesa si trova di fronte a un processo che interpella altre componenti della comunità ecclesiale, in particolare i laici. Si potrebbe dire che oggi la parola passa al laicato di tutte le diocesi del mondo che non avranno più nessuna scusa per non prendere parte, quale componenti a pieno titolo della Chiesa, seppure con una diversa missione, all'elaborazione delle nuove "piste pastorali" per dare risposte ai cambiamenti della società odierna; cambiamenti che esigono risposte tempestive, organiche e comprensibili da parte della gerarchia cattolica.

Probabilmente, il vero "successo" del Sinodo, che vedremo tra un anno, a questo punto dipenderà dai laici sparsi in tutte le diocesi del mondo.

* Redazione Il Sismografo, ilsismografo.blogspot.it

Nessun commento:

Posta un commento