sabato 4 ottobre 2014

Un nuovo blog


Cari lettori e navigatori, questo blog è una nuova avventura che avviamo mentre sta per aprirsi il Sinodo sulla famiglia. Parlare di questo Sinodo e farne parlare, infatti, pensiamo significhi ridare vigore e futuro alla stagione del Concilio.
A poco a poco ne arricchiremo le sezioni con molti materiali diversi, grazie all'apporto della redazione stessa e di molti amici e collaboratori.
Queste saranno le sezioni:
  • "I giorni del Sinodo", appuntamento giornaliero con una presentazione ragionata dell'agenda quotidiana del Sinodo (mattino), la pubblicazione dei comunicati a firma di p. Lombardi (primo pomeriggio) e un commento (tardo pomeriggio).

  • "Visto da...", brevi interviste ai padri sinodali, commenti, interventi e dibattito.
  • "Il punto del Regno"editoriali a cura del direttore.
  • "I documenti del Sinodo"tutta la documentazione ufficiale dall'indizione sino alla prossima Assemblea ordinaria, che si terrà sullo stesso tema nel 2015 con la partecipazione dei vescovi del mondo.
  • "Gli altri dicono"una rassegna stampa ragionata su quello che la stampa e la rete scrivono sul tema.
  • "Archivio del Sinodo"una parte fissa che verrà aggiornata con tutto quello che Il Regno ha scritto e pubblicato sul tema specifico e sulla sinodalità come "stile ecclesiale".
Accompagnateci in questa scommessa, partecipate con i vostri commenti, fate girare pensieri e informazioni, seguite il Sinodo "in diretta" insieme a noi.

La redazione de Il Regno
www.ilregno.it

1 commento:

  1. I divorziati risposati lamentano di essere i soli esclusi in permanenza dai sacramenti della riconciliazione e dell’eucaristia, e che tutti i peccati possono essere perdonati tranne il loro. La motivazione di questa esclusione sta nel fatto che la persona divorziata e risposata è considerata in stato di adulterio permanente, e pertanto non le può essere concessa l'assoluzione e non può di conseguenza accedere al sacramento dell'eucaristia. Il problema posto da tale situazione diventa veramente pressante quando la causa che ha portato al fallimento del primo matrimonio non è imputabile a chi vuole riaccostarsi al sacramento e quando il secondo matrimonio si rivela stabile e felice, al contrario del primo.
    In realtà, l’attuale direttiva canonica della Chiesa cattolica ha solide basi bibliche: l’indissolubilità del vincolo matrimoniale (Mt 19,6; Mc 10,8-9); i quattro passi evangelici in cui Gesù afferma che risposarsi o sposare una persona già sposata equivale ad essere adulteri (Mt 5,32; 19,9; Mc 10,11-12; Lc 16,18); il fatto che il sacramento dell’eucaristia è segno di una comunione e riconciliazione in atto con Dio e con gli altri (cfr. Mt 5,23-24; Rm 5,10; 2 Cor 5,18-19; Ef 2,16; Col 1,20), che non possono esistere se permane un peccato grave contro la volontà di Dio, come l’adulterio.
    Vi è una sola possibilità, a mio avviso, che consentirebbe, in alcuni casi particolari, di uscire da questa situazione: quella che la Chiesa cattolica, sia attraverso i tribunali ecclesiastici, sia attraverso i vescovi, possa dichiarare nullo un matrimonio quando ricorrono alcune condizioni. Se il primo matrimonio diventa nullo, l’adulterio legato al secondo non esiste più. Le condizioni necessarie perché il tribunale ecclesiastico o il vescovo dichiari nullo il primo matrimonio potrebbero essere tre: 1) la persona è stata abbandonata dal coniuge non per sua colpa e ha cercato più volte, senza riuscirci, di ricomporre il legame familiare; oppure, la convivenza col coniuge è diventata, per colpa di quest'ultimo, umanamente insostenibile; 2) la nuova famiglia che la persona si è costruita è stabile e felice, senza infedeltà o problemi di convivenza, da diversi anni (almeno cinque); 3) la persona partecipa da tempo alla vita e alle attività della Chiesa e desidera vivamente riaccostarsi all'eucaristia. Verificandosi tutte e tre queste condizioni, il tribunale ecclesiastico o il vescovo, successore degli apostoli, avendo la potestà sulla Chiesa a lui affidata, dopo un'accurata analisi della situazione particolare, dopo aver sentito dei testimoni e dopo aver ascoltato i coniugi, potrebbe accogliere la richiesta di dichiarare nullo il primo matrimonio, convincendosi che il matrimonio "vero" in quel caso non è stato il primo, ma il secondo, e che il criterio di nullità in quel caso non può riferirsi esclusivamente al passato, a un atto del passato, ma occorre guardare anche a ciò che è successo dopo e al presente orientato verso un futuro. Nel caso di una nuova famiglia formata da due divorziati, si dovrà esaminare la situazione relativa a ognuno dei due, in quanto la condizione di cui al punto 1 potrebbe essere diversa.
    La proposta che io faccio si riallaccia in fondo a una prassi già in vigore nella Chiesa antica. Nella Chiesa dei primi secoli i digami, cioè quelli che vivevano in seconde nozze, erano esclusi dalla comunione, ma dopo un certo periodo di penitenza venivano riammessi dal vescovo. Sembrerebbe una via di soluzione accettabile al problema. Non parrebbe, in sostanza, che non sia possibile, quando due coniugi divorziati e risposati chiedono di partecipare di nuovo all'eucaristia, se hanno dimostrato di aver condotto per diversi anni una vita di famiglia stabile, fedele e fruttuosa, e se ricorrono le suddette condizioni, riammetterli al sacramento. Né scandalo, io credo, né soluzione facile, ma solo un segno e un riconoscimento della misericordia di Dio, della grazia divina in mezzo alla debolezza umana, della possibilità permanente di un cammino di speranza.

    Salvatore Capo

    RispondiElimina