martedì 21 ottobre 2014

Un problema o un valore?

(Guido Mocellin*) La metafora del racconto del Sinodo come una febbre, su cui costruivo il mio post del 17 ottobre, era piaciuta in particolare a uno dei miei 25 lettori, l’ottimo John Thavis, che in un commento su Facebook si era chiesto quanto sarebbe nuovamente salita la «febbre» nel «sabato sera» delle votazioni finali. «È la febbre del sinodo sera» era anche la scritta che campeggiava su una vignetta di Massimo Bucchi comparsa domenica 19 su La Repubblica.
Non potevo esimermi, dunque, dal sottoporre a un ultimo monitoraggio i link registrati da Il Sismografo in chiusura di Sinodo: segnatamente da venerdì 17 ottobre fino alle 14 di domenica 19 ottobre.
Questa volta l’analisi mi ha detto, prima di tutto, che in quei due giorni e mezzo sono state riprese 151 voci, di cui 82 straniere, e che i loro oggetti – descritti o commentati – sono stati, in parti pressoché uguali: il percorso che dal lavoro dei Circoli minori è approdato alla stesura della Relatio Sinodi e al suo voto in plenaria (47 link); i contenuti dei tre documenti con cui il Sinodo si è di fatto concluso (53 link); ancora una volta, valutazioni generali sul Sinodo e, in piccola parte, su come i media l’hanno rappresentato in pubblico (51 link).
Tra i documenti conclusivi, la versione finale della Relatio – subito pubblicata e consegnata alle Chiese di tutto il mondo come testo preparatorio del Sinodo ordinario indetto per il 2015 – ha ottenuto l’interesse più alto, catturando 28 titoli, contro i 12 del Messaggio e gli 11 del discorso di papa Francesco.
Quanto all’enfasi, è rapidamente tramontata, negli ultimi giorni del Sinodo, non solo la distinzione tra questo o quel contenuto, ma anche quella, registrata a metà settimana, tra il favore per la linea di forte apertura che caratterizzava la Relatio post disceptationem, la critica radicale a quella stessa linea e la scelta, da parte dei media, di un taglio neutrale, volto a descrivere e commentare la dialettica in corso piuttosto che a sposarne uno dei poli.
Quest’ultima scelta è diventata infatti la linea della stragrande maggioranza dei titoli degli ultimi giorni: come a dire, «è proprio un bel febbrone». Tutti concordi nel descrivere la dialettica interna al Sinodo, persino in termini di conflitto, ma divisi in due nell’interpretarla: da un lato, il polo di chi ha presentato tale sintomo come «un problema», e dall’altro quello di chi lo ha visto come «un valore».
Maggioritaria tra venerdì e sabato, la chiave interpretativa negativa, «problematizzante», è divenuta pari a quella positiva, «avvalorante», man mano che si pubblicavano i documenti finali e, soprattutto, la quantità di placet / non placet ricevuti dai testi della Relatio Sinodi relativi ai punti più controversi.
In questa fase, ciascuna delle due interpretazioni ha avuto peraltro dalla sua una notizia più forte delle altre. L’autoprofezia del card. Burke, relativa a una sua imminente rimozione dall’incarico di prefetto del Supremo tribunale della Segnatura apostolica a motivo del dissenso col quale in Sinodo ha inteso difendere la dottrina della «Chiesa di sempre», ha portato alla chiave interpretativa negativa 6 titoli. Mentre l’affermazione, opposta, che «la dottrina può evolvere», pronunciata dal card. Marx durante una delle conferenze-stampa ufficiali, ha contribuito alla chiave interpretativa positiva con 7 titoli.
Da ultimo, l’analisi del discorso del papa e le notizie sull’accoglienza riservatagli dall’Assemblea sinodale hanno definitivamente spostato l’equilibrio tra i due poli a favore della chiave interpretativa positiva, della dialettica interna al Sinodo come un valore, prevalente in 85 titoli contro 52 (14 i titoli assolutamente neutrali).
Potremmo dire che «il papa ha vinto», almeno sui media, e non perché ha imposto una linea, ma perché ha creduto in un metodo. Lo aveva affermato chiaramente nell’Evangeliigaudium: il modo «più adeguato di porsi di fronte al conflitto» è «accettare di sopportare il conflitto, risolverlo e trasformarlo in un anello di collegamento di un nuovo processo. (…) L’unità è superiore al conflitto» (nn. 227-228).



* Caporedattore de Il Regno, www.ilregno.it

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