mercoledì 15 ottobre 2014

Una intransigenza vuota

(Gianfranco Brunelli* con la collaborazione di Maria Elisabetta Gandolfi**) La minoranza degli intransigenti si organizza e va all’attacco nei Circoli minori. Dopo la Relatio post disceptationem, che ha aperto a nuove interpretazioni, la resistenza degli intransigenti si è fatta più forte. Vanno allo scoperto figure come il card. Napier. Vanno allo scoperto esponenti di curia, timorosi che dopo il Sinodo tocchi proprio alla curia, cioè a loro.

Le questioni sono sempre le stesse. Nessuno può toccare la dottrina. Neppure il papa. Strana coerenza quella di chi finisce per inficiare il solo principio su cui si regge l’autorità nella Chiesa: il principio di autorità del papa.
Eppure non è in discussione la dottrina sacramentale della Chiesa. Non nei suoi aspetti fondamentali. La duplice riflessione richiesta da papa Francesco, e maturata in Sinodo, riguarda da una parte il modo di proporre la medesima dottrina in situazioni culturalmente tanto diverse e umanamente tanto precarie; dall’altra le forme dell’agire pastorale della Chiesa nei confronti delle persone in situazioni familiari difficili o irregolari. È una svolta ermeneutica, non una diversa dottrina, quella richiesta al Sinodo, guidata dal principio cristologico della misericordia. Basterebbe questo principio se condotto con rigore fino in fondo.
Del resto proprio «l’eucaristia non è il sacramento dei perfetti, ma dei viatori, e le condizioni di ammissione a essa prevedono gradi», come ha ricordato (secondo dottrina) il segretario speciale mons. Bruno Forte.
Poi non è forse proprio la dottrina, secondo tradizione, a necessitare di interpretazione se si vuole che si sviluppi e non si trasformi in un vuoto simulacro? Basterà ricordare il pensiero di uno dei più grandi teologi del Novecento, il p. Lonergan (in particolare ne Il metodo in teologia), per richiamare come il carattere tradizionale della dottrina cristiana viva nello sforzo di assimilare la scienza e la cultura moderna. Tanto appello alla dottrina, tanta rigidità senza argomentazione, temo nasconda tanta povertà di riflessione teologica.
Il documento della Congregazione per la dottrina della fede su La vocazione ecclesiale del teologo (1990), firmato dall’allora prefetto card. Ratzinger con l’approvazione di Giovanni Paolo II, aveva ben chiarito come storicamente «i pastori non hanno sempre colto subito tutti gli aspetti o tutta la complessità di una questione». E presentando il documento, Ratzinger aveva emblematicamente elencato due casi di affermazioni del magistero per così dire superate: «Le dichiarazioni dei papi del secolo scorso sulla libertà religiosa come anche le decisioni antimodernistiche dell’inizio di questo secolo, soprattutto le decisioni della Commissione biblica di allora». Quest’ultimo riferimento è al giudizio sul metodo storico-critico d’interpretazione della Scrittura.
L’attacco di questa minoranza è poi al Concilio Vaticano II. Ha dell’incredibile come cinquant’anni dopo il Concilio vi siano nuove quote rilevanti di vescovi pre o anti conciliari. In quale dottrina si sono formati? In quali seminari? Quali criteri selettivi sono stati seguiti negli ultimi trent’anni per nominarli?
Eppure in Sinodo voci diverse, provenienti da tradizioni teologiche diverse, hanno proposto riflessioni convergenti. Valga per tutti il nome del card. Christoph Schönborn, discepolo di Ratzinger, che ha offerto, assieme ad altri, un’interessante chiave dottrinale di mediazione, facendo riferimento alla teologia di Lumen gentium, n. 8, e richiamando la non debole analogia tra matrimonio e Chiesa.
Nell’esporre la figura piena della Chiesa, il testo conciliare dichiara che la santa Chiesa, comunità di fede speranza e carità voluta da Cristo, che nel simbolo professiamo una, santa cattolica e apostolica, «sussiste nella Chiesa cattolica, governata dal successore di Pietro e dai vescovi che sono in comunione con lui»: dunque in questa analogia – sostiene Schönborn – la realtà piena del matrimonio sacramentale, strettamente congiunta al mistero della Chiesa si realizza nel matrimonio validamente contratto in forma ecclesiastica con i suoi tre beni: proles-fides-sacramentum. Il matrimonio sacramentale rappresenta l’amore e la fedeltà di Cristo alla sua Chiesa».
Ma Lumen gentium, n. 8 aggiunge subito dopo una frase che rappresenta il fondamento sia del decreto sull’ecumenismo (Unitatis redintegratio), sia della dichiarazione sulle religioni non cristiane (Nostra aetate): «Anche se numerosi elementi di santificazione e di verità si trovino anche fuori della sua compagine: elementi che come doni propri della Chiesa di Cristo, sospingono verso l’unità cattolica».
«Non abbiamo qui – si chiede Schönborn – una chiave ermeneutica per denominare positivamente “quei numerosi elementi di santificazione e di verità” che si trovano anche nelle forme imperfette di matrimoni e famiglie, per considerarli con rispetto?».
Lo stesso card. Ruini, con la solita acutezza, in un suo intervento sul sito a cura di S. Magister www.chiesa (13 ottobre), pur riconfermando il portato della tradizione, circa l’apertura disciplinare sui casi concreti ne ha fatto una questione prudenziale.
Del resto, a partire dalla Dei Verbum, la vita cristiana non va pensata più come un insieme di verità e di riti fissati una volta per tutte, ma come il dinamismo, fondato nella Rivelazione, che radica continuamente la Chiesa nel disegno di Dio, attraverso un cammino di conversione e di fede. La figura della Chiesa tratteggiata dal Vaticano II trova la propria dimensione fondamentale nell’ascolto (religiose audiens) e nell’annuncio della parola di Dio. Questa parola è «la regola suprema della fede», fa «risuonare la voce dello Spirito Santo» in forma umana, possiede «tanta efficacia e potenza da essere sostegno e vigore della Chiesa, e per i figli della Chiesa saldezza della fede, cibo dell’anima, sorgente pura e perenne della vita spirituale» (n. 21). E allo stesso numero si dice in premessa che il pane di vita da porgere ai fedeli lo si prende egualmente dalla mensa sia della parola di Dio, sia del corpo di Cristo.
Delle unioni di fatto e delle situazioni irregolari ci si può occupare con buon fondamento dottrinale per chiedere conversione, ma anche per infondere coraggio e speranza.

*Direttore de Il Regno, www.ilregno.it

**Giornalista de Il Regno, www.ilregno.it

9 commenti:

  1. Pazzesco, speriamo che la maggior parte di queste follie che si leggono sul sinodo sia formata, come quell'orribile fogliaccio di due giorni fa, da opinione personali che rappresentano chi le ha scritte e punto.
    Se fosse vero che la strada è quella che questi leaks vogliono far credere, staremmo finendo dritti verso uno scisma, una cosa tipo lo tsunami che ha sinistrato la Comunione Anglicana
    "Basterebbe questo principio se condotto con rigore fino in fondo."
    sì, per chiudere tutto, baracca e burattini

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  2. Qualche autore diceva che, quando risparmi il lupo, stai uccidendo la pecora :)

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  3. Luigi ed Anonimo, guardate le cose dal loro lato positivo: gli scismi sono orribili, ma sono anche momenti di grande purificazione della Chiesa. Se non ci fossero mai stati, oggi la Chiesa sarebbe un ridicolo, tragico e sostanzialmente pagano supermercato della religione.

    Se ci sono veramente vescovi e sacerdoti che pensano che si possa dare il Corpo di Cristo da mangiare a persone che non sono pentite dei loro peccati, è meglio che formino un gruppo ecclesiale autonomo e si stacchino dalla comunione con Pietro. Si porteranno via tanta gente all'inizio, ma poi, come dice il Signore, siccome sono tralci staccati dalla vite, il loro gruppo ecclesiale inaridirà e scomparirà, come è accaduto sempre in passato. Guarda ai protestanti: nel XVI secolo sembrava dovessero essere la "chiesa" del futuro: avevano conquistato, con le loro varie denominazioni, metà dell'Europa, la parte più ricca e industriosa. Ed oggi a stento sembra ci si ricordi di loro. Le loro "chiese" sono frammentate in migliaia di piccoli gruppi, con una pratica religiosa pressoché azzerata, con principi dottrinali e pastorali che nemmeno i fondatori riconoscerebbero più. Pensa ancora agli ariani: erano la maggioranza dei vescovi nel secolo IV e sembrava che dovessero stravolgere i concili e persino riscrivere il vangelo. A Milano strappavano le chiese ai cattolici forti delle simpatie dei potenti, quegli stessi che oggi applaudono a Kasper. Eppure, oggi dove sono gli ariani ?

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  4. Tommaso Fiorini16 ottobre 2014 11:14

    Quindi misericordia (e va benissimo, lo dice anche il catechismo "pre-francescano") con i divorziati, gli omossessuali, chiunque, tranne con quegli ignorantoni che osano non avere un'opinione adorante sul Concilio, ma chi gli ha dato la patente? sia anatema! ;-)
    A parte che io non ho letto sulla stampa dichiarazioni su questo tema, gli autori potrebbero essere più precisi? grazie

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  5. Ma perchè chiamate intransigenti quei vescovi o cardinali che non vogliono concedere nulla sull'indissolubilità del matrimonio, sull'omosessualità, coppie di fatto o altro?
    Intransigenti siete semmai voi, che fate un commento che non riassume per niente le posizioni espresse al sinodo.
    Perchè questa censura e selezione?
    E poi nella Chiesa non é la maggioranza che decide, se anche una piccola parte fosse nella verità, è questa piccola porzione del gregge di Cristo che Lo rappresenta.
    Una cosa poi mi preme sapere: il Papa da che parte sta? Perchè ha fatto un giuramento all'elezione

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  6. Cari signori,
    confondete le cose, VUOTA qui non è una o l'altra visione ma la natura stessa di ciò che ha insegnato, dopo Nicea e dopo Giustiniano, la Chiesa.
    Nessuna Verità può cambiare e sono 2000 anni che che la si Chiesa si adegua senza vedere a che cosa e indifferente sarà l'esito di questo Sinodo.
    Solo quando la Chiesa saprà riaprire e riconsiderare liberamente quella "questione Cristologica" che si ebbe tra le DUE , fondamentalmente (Ireneo), visioni-comprensioni di Gesù, questione chiusa anche sanguinosamente solo grazie all'Impero Romano, solo allora qualcosa cambierà davvero.
    Promuovete quello, cercate di capire Daniele come Gesù invitava a fare e le Apocalissi tutte, vedrete dove e come quelle forze Anti-Contrarie al Figlio-Cristo-Logos si sono sviluttate.
    @benadam49

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    1. Non ho capito molto. Bisognerebbe ritornare ai conflitti del tempo di Ireneo?
      Siamo razionali: la Chiesa ha fatto sue le posizioni che riteneva giuste e veritiere, non ha senso
      pensare che bisogni rivedere posizioni così antiche.
      Sarebbe anche già stato fatto, se fosse stato necessario

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  7. Assolutamente d'accordo con il segreterio speciale del Sinodo p. B. FORTE, con p. B. LONERGAN, con l'allora prefetto card. Ratzinger, con la Costituzione LG, n. 8, ed infine con con G. BRUNELLI. La dottrina è intangibile in relazione al datum essenziale, ontologico. Sono invece possibili, devono essere possibili, nuove prassi pastorali, prassi inclusive. Ben venga un'ortoprassi fondata ed orientata nel principiodella misericordia.

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  8. Con la recita del Santo Rosario, fatta ogni giorno, davanti al tabernacolo, per più giorni, milioni di silenziosi soldati di Cristo hanno ottenuto la grazia del risveglio dei Padri Sinodali che hanno scritto una relazione finale pienamente conforme alla dottrina.

    Ma occorre vigilare. Questa è solo una prima vittoria. La lobby potentissima degli omosessuali, che ha cercato attraverso il Sinodo di scardinare i capisaldi della dottrina cristiana per omologare la Chiesa al mondo, sta già pensando al Sinodo Generale, per avvelenarlo e trionfare. Non ci riuscirà, perché la Chiesa è di Dio e non degli uomini. Ma il Signore vuole le nostre preghiere.

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