mercoledì 15 ottobre 2014

Una pastorale secondo la legge della gradualità o dell'ascolto

(Luigi Lorenzetti*) Come annunciare la morale cristiana (valori e norme morali) agli uomini e donne del nostro tempo? È una domanda ineludibile, quasi una sfida alla quale cercano di rispondere, in tema di morale sessuale, matrimoniale e familiare, due Sinodi dei vescovi (straordinario 2014 e ordinario 2015).

Due tipi di pastorale sono impari alla sfida. Una pastorale si limita a ribadire e richiamare le norme morali e, così, conclude inevitabilmente con la disapprovazione di comportamenti praticati. L’altra resta impegnata ad abbassare le norme morali e, così, arriva a giustificare e a legittimare i comportamenti praticati.
L’una e l’altra, sia pure per vie diverse, sono deficitarie: la prima, con la semplice condanna e disapprovazione, aggiunge frustrazione a frustrazione, scoraggiamento, senso di colpa. Ugualmente mancante è la seconda nell’indulgere a facili giustificazionismi: giustificare, infatti, significa impedire di crescere, e interrompere il cammino morale.
Serve una pastorale che annuncia la morale cristiana (valori e norme morali) in attenzione, anzi in ascolto della persona che «conosce ama e compie il bene morale secondo tappe di crescita» (cf. Familiaris consortio, n. 34). È la pastorale che segue la legge della gradualità o, meglio detta, la legge dell’ascolto. Non rinuncia a proporre la meta dell’ideale evangelico (amore/agape, oblativo), ma è attenta ai pellegrini che, incamminati alla stessa meta, non tutti segnano lo stesso passo: alcuni camminano spediti, altri fanno fatica, altri ancora si fermano o tornano indietro. La Chiesa, comunità cristiana, accoglie tutti per come sono, aiutando a divenire quello che ancora non sono.
Papa Francesco propone con insistenza la pedagogia ecclesiale: «Senza sminuire il valore dell’ideale evangelico, bisogna accompagnare con misericordia e pazienza le possibili tappe di crescita delle persone che si vanno costruendo giorno per giorno». Nell’orizzonte il bene perfetto esorta la pastorale a saper valorizzare e apprezzare il bene possibile (cf. Evangelii gaudium, n. 44-45).
A differenza della morale kantiana, che ricorda solo doveri da compiere, la morale cristiana, in nome del Vangelo, dischiude traguardi, indica direzioni e possibilità, fonda promesse. La morale cristiana è (deve essere) morale della speranza: là dove sembra che non ci sia più nulla da fare, sa dire: «alzati e cammina»; là dove non si vede che ombra e impasse, aiuta a scoprire, a partire dalla situazione concreta nella quale la persona si trova, inedite e imprevedibili possibilità e grazie.


* Teologo, direttore emerito di Rivista di teologia morale.

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