martedì 14 ottobre 2014

Una "relatio" che apre la via: si può cominciare a camminare...

(Basilio Petrà*) La Relatio post disceptationem sembra indicare che il lavoro di questa settimana non sia stato inutile. Vi si respira un’altra aria, un altro modo di affrontare i problemi. L’attitudine positiva, fiduciosa, aperta, “inclusiva” emerge a ogni passo: si vuole cercare il positivo ovunque, un punto di aggancio perché si possa sviluppare un dialogo pastorale rispettoso e costruttivo.
Le parole dedicate a “Il discernimento dei valori presenti nelle famiglie ferite e nelle situazioni irregolari” (nn. 17-20) sono molto suggestive e stimolanti, anche se la loro armonizzazione con le dottrina non è immediata né facile.

Degno di nota è l’interrogativo con il quale comincia il n. 50: “Le persone omosessuali hanno doti e qualità da offrire alla comunità cristiana: siamo in grado di accogliere queste persone, garantendo loro uno spazio di fraternità nelle nostre comunità?”. Il magistero mai si era espresso così. Anche il titolo scelto per i nn. 40-49, “Curare le famiglie ferite" (separati, divorziati non risposati, divorziati risposati), dà la misura di un notevole passo avanti nel pensare il rapporto con queste situazioni pastorali difficili.

Qualcosa si è dunque davvero mosso e nel Sinodo “è risuonata chiara la necessità di scelte pastorali coraggiose”(n. 40): “I padri sinodali hanno avvertito l’urgenza di cammini pastorali nuovi, che partano dall’effettiva realtà delle fragilità familiari, riconoscendo che esse, il più delle volte, sono più ‘subite’ che scelte in piena libertà”(n. 40).

La Relatio sottolinea, sulla scia di papa Francesco (Evangelii gaudium, n. 169), la necessità di apprendere l’”arte dell’accompagnamento” e di camminare al “ritmo salutare della prossimità”(n. 41), ed è in questa luce che affronta il problema pastorale dei divorziati risposati. Dedica almeno tre numeri alle varie richieste di snellimento delle procedure canoniche dando grande rilievo al ruolo che il vescovo locale può e deve avere nella determinazione della nullità. Affronta poi formalmente il problema della comunione ai divorziati risposati, mostrando perplessità sulla soluzione della “comunione spirituale”, rinviando piuttosto alla possibilità di un cammino penitenziale, sotto la responsabilità del vescovo: “Si tratterebbe di una possibilità non generalizzata, frutto di un discernimento attuato caso per caso”(n. 47). Naturalmente, non si dimentica che “riguardo alla possibilità di accedere ai sacramenti della penitenza e dell’eucaristia, alcuni hanno argomentato a favore della disciplina attuale in forza del suo fondamento teologico”(n. 47); ciò non toglie però che “altri si sono espressi per una maggiore apertura”(ivi).

Questa relatio apre al futuro e apre il futuro, non semplicemente perché rinvia alle Chiese (vescovi e popolo di Dio) e al Sinodo ordinario del 2015 la discussione delle varie proposte, ma principalmente perché si affida con fiducia all’azione dello Spirito che muove il mondo e che aiuterà certamente la sua Chiesa a “trovare vie di verità e di misericordia per tutti”. Molto c’è ancora da riflettere e ci sono ancora passi avanti da fare: tuttavia, la via ora è aperta, si può cominciare a camminare.


* Teologo.

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