domenica 9 novembre 2014

Una nuova chiave ermeneutica

Pubblichiamo di seguito l'intervento del card. Christoph Schönborn, Arcivescovo di Vienna e Presidente della Conferenza Episcopale Austriaca, pronunciato durante la Seconda Congregazione Generale del Sinodo dei vescovi, lunedì 6 ottobre scorso.


Come parlare con rispetto di matrimonio e di famiglia, quando essi non sono perfettamente realizzati?


Annotazione a Instrumentum laboris Cap. 1,4




L'intenzione di questa Assemblea Straordinaria del Sinodo dei Vescovi è quella di promuovere la gioia per la bellezza del matrimonio e della famiglia, ma anche quella di esaminare attentamente come il matrimonio e la famiglia vengano vissuti nel mondo odierno.
Si tratta soprattutto di un cambiamento di prospettiva. Nel discorso ecclesiale tendiamo spesso a indicare soprattutto l'ideale, senza al contempo trovare buone parole per situazioni che non corrispondono ancora o non più a questo ideale. Molte persone in tutto il mondo si aspettano da questo Sinodo parole di speranza, d'incoraggiamento, di stima e non il consueto elenco di tutte quelle carenze di cui in genere sono le persone stesse a risentire di più.

Propongo dunque per il lavoro del nostro Sinodo una chiave ermeneutica che permetta di tener fede, al tempo stesso, al pieno ideale di matrimonio sacramentale, senza tuttavia considerarle forme imperfette di matrimonio e dì famiglia in maniera solo negativa.

Credo di poter trovare questa chiave ermeneutica nell'analogia fra matrimonio e Chiesa, più precisamente fra il famoso "subsistit in" della LG n. 8 e la dottrina della Chiesa sul matrimonio.

Ricordiamo il secondo capoverso di LG 8, Haec ...unica Christi Ecclesia ... in hoc mundo ut societas constituta et ordinata, subsistit in Ecclesia Catholica, a successore Petri et Episcopis in eius communione gubernata" (Questa ...unica Chiesa di Cristo..., in questo mondo costituita e organizzata come società, sussiste nella Chiesa cattolica, governata dal successore di Pietro e dai vescovi in comunione con lui").

Analogamente possiamo dire: la piena realtà del matrimonio sacramentale, che è strettamente congiunta al mistero della Chiesa (cf. Ef 5, 21-33), si realizza nel matrimonio validamente contratto in forma ecclesiastica con i suoi tre beni: proles - fides - sacramentum. Il matrimonio sacramentale rappresenta l'amore e la fedeltà di Cristo alla sua Chiesa. In essa il matrimonio si realizza come ecclesiola.

“Lumen Gentium 8" aggiunge però subito una frase che rappresenta il fondamento sia del Decreto sull'Ecumenismo (Unitatis Redintegratio) che della Dichiarazione sulle diverse religioni (Nostra Aetate): "Ancorché [cioè al 'subsistit in …'] al di fuori del suo organismo si trovino parecchi elementi di santificazione e di verità, che, appartenendo propriamente per dono di Dio alla Chiesa di Cristo, spingono verso l'unità cattolica.

Con questa frase famosa, il Concilio non nega le mancanze che si trovano nelle altre chiese, comunità ecclesiali o religioni. Ma mette prima in risalto gli elementi positivi che anche in esse si riscontrano, quei "parecchi elementi di santificazione e di verità" appunto, che "spingono verso l'unità cattolica"

Non abbiamo qui, nell'analogia fra Chiesa e matrimonio, una chiave ermeneutica per denominare positivamente quei "parecchi elementi di santificazione e di verità" che si trovano anche nelle forme imperfette di matrimoni e famiglie, per considerarli con rispetto?

Nomino per esempio solo le “unioni di fatto", la convivenza di non sposati, I "matrimoni senza certificato di nozze", come vengono chiamati. Sempre più persone, giovani o meno giovani, convivono semplicemente senza sposarsi civilmente,né tantomeno in chiesa. In queste "unioni dì fatto" si convive spesso
con fedeltà ed amore. Il matrimonio qui non è pienamente realizzato, eppure ci sono "elementi di santificazione e di verità".

Ovviamente non basta fermarsi qui. Questi elementi spingono, essendo "dono di Dio alla Chiesa di Cristo", "verso l'unità cattolica". Con questa "chiave ermeneutica" mi auguro che si riescano a percepire, a valutare quelle tante situazioni irregolari di matrimoni e famiglie, che nella loro molteplicità oggi rappresentano la maggioranza, prima di tutto nei loro elementi positivi, che si riesca a vedere in essi quei "semina verbi" che alludono alla "forma piena del matrimonio sacramentale" e che ad essa spingono.

Non sarebbe questo uno dei compiti più importanti di questo Sinodo, quello dì far brillare non solo la bellezza della forma piena dell'unione matrimoniale "quae subsistit in Ecclesia Catholica" bensì anche di infondere coraggio e speranza ai molti che vivono in forme imperfette di matrimonio e di famiglia?

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