sabato 6 dicembre 2014

Anche la misericordia è logica

di Flavia Marcacci
Durante il dibattito sinodale il passo evangelico sull’adultera che incontra Gesù è stato citato più e più volte. Da un lato a giustificare la tesi della necessità della misericordia; dall’altro a giustificare la tesi della necessità “del non peccare più”. La riflessione di Flavia Marcacci* analizza il testo dal punto di vista della logica e dimostra come modi di ragionare diversi e complementari possono coesistere. A patto di un controllo rigoroso delle conseguenze che determinano.

Tra i tanti giochi logici di Smullyan (R.M. Smullyan, Qual è il titolo di questo libro?, Zanichelli, Bologna 2008) ce n’è uno che ho riletto da poco: un uomo ha commesso un crimine punibile con la morte e deve fare un’affermazione. Se l’affermazione è vera, sarà annegato; se è falsa, sarà impiccato. Per confondere i suoi carnefici il condannato risponde, ovviamente: “Io sarò impiccato”.

L. Cranach il Vecchio (1472 - 1553), “Cristo
e la donna colta in adulterio”,1532
Museum of Fine Arts, Budapest
Nel Vangelo c’è una situazione che richiama vagamente questa, quando Gesù si trova a porre una domanda per scagionare un condannato. La soluzione non rimane priva di soluzione e sul piano dell’antinomia come nel caso di Smullyan, che imprigiona i carnefici dentro una contraddizione. La soluzione di Gesù si apre a una logica più raffinata che costringe a comprendere in maniera più profonda sia il senso delle leggi antiche che il modo nuovo di interpretarle, almeno da un punto di vista logico.
E' il passo del Vangelo di Giovanni, capitolo 8 (1-11) che narra dell'incontro tra Gesù e un'adultera e che si conclude con la celebre frase: "Neanch'io ti condanno; va' e d'ora in poi non peccare più".

Vediamo di esaminare questo testo isolando alcuni passaggi chiave del ragionamento e esplicitando gli impliciti.


Premessa della scena:
[i lapidatori desumono dalla legge di Mosè] Chi ha peccato, va lapidato+
[per attuare la legge] Chi non ha commesso peccato, sia lapidatore.

Perché queste due premesse non siano contraddittorie, occorre assumere che lapidare non è peccato. D’altra parte però gli uomini presenti alla lapidazione dichiarano di voler seguire la legge di Mosè. E secondo questa legge lapidare dovrebbe essere peccato, perché porta a uccidere e far violenza, quindi cade sotto il quinto comandamento.
Quindi Gesù può esporre la contraddizione, dichiararla in maniera esplicita.

Premessa della scena:
[dalla legge] Chi ha commesso adulterio, va lapidato
+
[Gesù] Solo chi non ha commesso qualsiasi forma di peccato, sia lapidatore

A questo punto, tutto l’episodio si gioca sui seguenti passaggi.

Premessa della scena: [i lapidatori desumono dalla legge di Mosè] Chi ha peccato, va lapidato
+
[per attuare la legge] Chi non ha commesso peccato, sia lapidatore
Ma
Lapidare è peccato, perché può portare all’uccisione del lapidato
Quindi
I lapidatori per attuare la legge [sesto comandamento], violano la legge [quinto comandamento]

In una battuta, “Chi non ha commesso peccato scagli la prima pietra”, Gesù fa intuire la conclusione contraddittoria in cui i lapidatori stavano cadendo.
Essi usavano le leggi come premesse non esplicite: ma le usavano in modo sbagliato. Oltretutto per punire qualcuno che aveva commesso un peccato contro il sesto comandamento, ne compivano uno contro il quinto, come se non sapessero che i comandamenti sono in ordine di gravità, dal più grave al meno grave.
Se fossi una moralista mi verrebbe un simpatico dubbio: quando i lapidatori se ne vanno e lo lasciano solo, lo avranno fatto perché colti in un fallo logico o per onestà di coscienza? Fortunatamente non sono una moralista e posso tralasciare la risposta.
Ma Gesù va ancora più a fondo perché vuole rinnovare la legge, non applicarla in senso stretto o abolirla. La forza di Gesù sta nell’ottenere la contraddizione di un comportamento quando si passa dal particolare all’universale.
Si vede in questa situazione l’immensa misericordia di Gesù, per cui nessun peccato particolare non può essere rimesso. E si vede anche la fermezza di Gesù, che non minimizza il particolare peccato dell’adultera né discolpa l’adulterio, poiché piuttosto lo inserisce nella classe universale di tutti i peccati: e su questo passaggio dal particolare all’universale può esporre la contraddizione vecchia e nuova dei lapidatori.
La contraddizione vecchia, se si fosse fermato alla legge di Mosè. Ma anche la contraddizione nuova, perché Gesù è in grado di reinterpretare la legge.
Dopo che tutti se ne sono andati e l’adultera si rende conto che nessuno si è fermato a lanciare pietre, allora Gesù le dice: “Nemmeno io ti condanno”.
Gesù intende dire che lui è restato perché, pur essendo in assoluto l’unico che poteva rimanere a lapidarla in quanto non peccatore, non vuole condannarla. L’eccezionalità del caso dice la misericordia di Gesù, oltre che la sua divinità. Proprio per questo può pretendere dall’adultera di non cadere nuovamente in uno dei particolari peccati: non peccare più, fai in modo che i tuoi comportamenti cambino e (per dirla con la logica) si iscrivano in una classe di appartenenza che non sia quella dei peccati.

Da un punto di vista logico Gesù sembra comprendere la distinzione tra piano semantico e piano sintattico del discorso (quando richiama il significato di legge, implicito al ragionamento) e soprattutto sembra comprendere la necessità di usare bene le generalizzazioni.
L’adultera era un caso singolare, l’adulterio un peccato particolare, il non peccare un’indicazione universale.
In logica (e forse nella vita!) collegare queste tre quantificazioni, dopo che da Aristotele in poi divennero chiare, non è stato per niente semplice. Gesù, con estrema agilità, riesce nell’impresa, come fosse il logico più raffinato di ogni tempo.

*Docente di Storia del pensiero scientifico alla Pontificia università lateranense e di Logica presso l'Istituto teologico di Assisi.

2 commenti:

  1. ma quanto è brava questa Marcacci!
    Per fortuna me ne sono accorto per tempo, quando era sulla ventina e ho avuto il privilegio di affidarle una più che impegnativa tesi di laurea (che sta qui: https://www.academia.edu/7249880/Talete_di_Mileto_tra_filosofia_e_scienza).
    Il ragionamento che viene qui impostato ha il raro potere di aprire orizzonti impensati e non stravaganti, e in secondo luogo di non intimidire il lettore colto di sorpresa. NON E' POCO!
    Avanti tutta, Flavia. Analizza qualcos'altro alla stessa maniera!

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    1. Grazie mille, vedo solo ora il commento! In realtà sto lavorando con un collega che si occupa di esegesi per dare maggiori fondamenti alla parte strettamente esegetica. La parte logica va invece semplicemente ampliata. Lavori in corso... Grazie mille dell'incoraggiamento!

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