giovedì 11 dicembre 2014

Il nuovo questionario nel segno chiaro dell'apertura

di Stefano Ceccanti*

Il nuovo questionario per il prossimo Sinodo ordinario sulla famiglia, a differenza dal precedente, quello per lo scorso Sinodo straordinario, dimostra con tutta evidenza di non partire da zero, di fare tesoro del primo tempo del percorso.
Cosa si è accumulato nel primo passaggio sinodale? Anzitutto la selezione dei temi prioritari da discutere e poi l’approccio complessivamente positivo e non apocalittico al tema: dove le situazioni sono problematiche, imperfette, si preferisce rimarcare soprattutto gli elementi comunque positivi che comunque vi sono e gli spunti possibili per progredire senza colpevolizzare le persone. Ne è un modello la domanda 20: «Come aiutare a capire che nessuno è escluso dalla misericordia di Dio e come esprimere questa verità nell’azione pastorale della Chiesa verso le famiglie, in particolare quelle ferite e fragili?».
Ovviamente erano attese al varco soprattutto le domande relative alle questioni su cui le posizioni di erano più polarizzate, ossia i casi di possibili riammissione alla Comunione di alcune tipologie di divorziati risposati e la questione dell’accoglienza delle persone omosessuali.
Sulla prima questione la domanda chiave è la 38, che tende ad andare nel senso dell’apertura: «La pastorale sacramentale nei riguardi dei divorziati risposati necessita di un ulteriore approfondimento, valutando anche la prassi ortodossa e tenendo presente “la distinzione tra situazione oggettiva di peccato e circostanze attenuanti” (n. 52). Quali le prospettive in cui muoversi? Quali i passi possibili? Quali suggerimenti per ovviare a forme di impedimenti non dovute o non necessarie?».
Ovviamente l’apertura non può arrivare a capovolgere la norma attuale per tutti perché essa è connessa all’indissolubilità del vincolo, ma il grado e l’ampiezza delle possibili deroghe tenendo conto delle circostanze attenuanti.
Ora i critici conservatori, almeno quelli più radicali, in sostanza negavano in radice queste aperture ritenendole non disponibili perché tutte connesse all’indissolubilità. Qui invece la domanda è formulata dando per scontato che il Sinodo possa fare proposte impegnative al papa. La discussione è sul quanto e sul come, non più in alcun modo sul se.
Sulla seconda questione la domanda decisiva è la 40, anch’essa nel segno dell’apertura perché esordisce sul rifiuto della discriminazione e quindi sull’accoglienza delle persone: «Come la comunità cristiana rivolge la sua attenzione pastorale alle famiglie che hanno al loro interno persone con tendenza omosessuale? Evitando ogni ingiusta discriminazione, in che modo prendersi cura delle persone in tali situazioni alla luce del Vangelo? Come proporre loro le esigenze della volontà di Dio sulla loro situazione?». L’apertura è ovviamente parziale perché l’oggetto del Sinodo è il tema della famiglia (chiaramente distinta dalle unioni civili) e le persone omosessuali vi rientrano appunto se e in quanto componenti di una famiglia.
Il Sinodo aveva invece un po’ eluso la questione, ampiamente trattata invece nelle risposte al vecchio questionario, sullo scarto enorme venutosi a creare tra dottrina e prassi in materia di procreazione responsabile: il tema dell’approfondimento delle parti più problematiche dell’Humanae Vitae sollecitato invano, fino alla fine, dal cardinale Martini. Anche qui il questionario va nel senso dell’apertura perché chiede il dialogo con le scienze e le tecnologie biomediche: «Quali i passi più significativi che sono stati fatti per annunziare e promuovere efficacemente la apertura alla vita e la bellezza e la dignità umana del diventare madre o padre, alla luce ad esempio della Humanae Vitae del Beato Paolo VI? Come promuovere il dialogo con le scienze e le tecnologie biomediche in maniera che venga rispettata l’ecologia umana del generare?».
Insomma le discussioni sono state tutt’altro che inutili, anche sui punti in cui al passato Sinodo le maggioranze richieste non erano state pienamente conseguite. Il Conclave ha aperto le porte a un’innovazione dal basso che per molti versi era già matura, ma che ora, proprio per potersi esprimere liberamente con strumenti come questi, può sfociare in proposte meditate e realistiche.

* da www.europaquotidiano.it

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