domenica 14 dicembre 2014

Il Sinodo non ha ridiscusso la dottrina

intervista a mons. Bruno Forte
A cura di Fabio Colagrande*

Continua a suscitare riflessioni l’ultima udienza generale, in cui il papa ha voluto raccontare in prima persona come è andato il Sinodo sulla famiglia, al di là delle descrizioni dei media che – ha detto – hanno talvolta parlato “nello stile delle cronache sportive o politiche”, immaginando “due squadre, pro e contro, conservatori e progressisti”.
Il pontefice ha iniziato un nuovo ciclo di catechesi sul tema della famiglia in vista del Sinodo dell’ottobre 2015. Fabio Colagrande ha sentito a questo proposito l'arcivescovo di Chieti-Vasto, mons. Bruno Forte, confermato segretario speciale anche per il prossimo Sinodo.

R. – Ciò che stiamo vivendo come Chiesa, sotto la guida del Successore di Pietro, non è un cammino di maggioranza-minoranza da definire, ma è un più profondo comune ascolto di quello che lo Spirito dice alla Chiesa e il cui discernimento ultimo spetta, appunto, ai pastori e al Successore di Pietro che è il punto di riferimento dell’unità di tutta la Chiesa. Dunque, non si tratta di operare per far prevalere l’una o l’altra posizione; si tratta di essere tutti in ascolto dell’azione di Dio, discernendo qual è il bene maggiore per la Chiesa, per l’umanità, in modo speciale per la famiglia che è questa cellula vitale tanto della Chiesa quanto dell’umanità.

E’, in altre parole, una visione profondamente teologica e spirituale del cammino che va fatto e che dunque si distanzia da ogni lettura che voglia ridurre questo cammino ad una concezione – potremmo dire – soltanto “mondana” di parti più o meno in tensione tra loro, più o meno capaci di prevalere le une sulle altre.

D. – Il Papa ha precisato: “Nessun intervento al Sinodo ha messo in discussione le verità fondamentali del Sacramento del matrimonio”. C’erano dei timori, in questo senso? Perché il papa ha dovuto fare questa precisazione?

R. – Guardi, se i timori c’erano, non erano certo da parte dei pastori, perché il Sinodo è fatto da vescovi di tutto il mondo intorno al papa, e certamente i vescovi hanno chiara la dottrina della Chiesa, la fede che abbiamo riguardo al Sacramento del matrimonio, la sua indissolubilità, la necessità della sua apertura alla procreazione. Dunque i problemi potevano venire piuttosto dall’esterno, dalla riduzione mediatica di questo dibattito e dal voler dunque vedere che anche i fondamentali potessero essere messi in discussione, cosa che naturalmente al Sinodo non è stata assolutamente presente.

D. – Nessuno ha litigato, ma certo, i Padri sinodali hanno parlato forte: questo è anche la prova della libertà che c’è nella Chiesa, ha detto Papa Francesco. Lei ce lo conferma: nessuno ha litigato?

R. – Totalmente. Io confermo anzitutto il fatto che grazie anche all’invito di Papa Francesco a parlare con grande libertà, egli ha esplicitamente detto: “Non c’è nulla di cui qualcuno debba pensare: ‘Di questo non si può parlare’”. Grazie a questo invito, c’è stato un dibattito molto vivo, con accenti diversi, e questo è un bene, perché dice che la Chiesa è viva e che i pastori sono accanto alle problematiche dei fedeli e anche alle varietà delle situazioni che sono nella comunione cattolica.
Ma tutto, però, proteso alla ricerca di un più profondo consenso che non fosse frutto di un equilibrio tra le parti ma di un – come dicevo – più profondo ascolto dello spirito e dell’obbedienza a lui dovuta da tutti noi, naturalmente sotto la guida e con l’aiuto e il discernimento del vescovo di Roma.

D. – Il Papa ha anche ribadito: “I documenti ufficiali del Sinodo dell’ottobre scorso sono il messaggio finale, la relazione finale e il discorso finale” che lo stesso Pontefice ha pronunciato. Una precisazione, questa, importante …

R. – La precisazione è importante perché da una parte si valorizza l’apporto di tutto il cammino sinodale, quindi la Relatio diventa la base fondamentale dei Lineamenta. Dall’altra, l’importantissimo discorso conclusivo di Papa Francesco, che ha anche messo bene in luce il ruolo del Vescovo di Roma, la sua responsabilità, che è decisiva nella vita e nella comunione della Chiesa, e naturalmente poi ci sono le domande che come Consiglio del Sinodo sono state preparate, onde facilitare la recezione, onde stimolare anche le risposte da parte di tutte le Chiese del mondo. E grazie a queste risposte sarà poi elaborato l’Instrumentum laboris del Sinodo dell’ottobre 2015. Dunque è un cammino in corso, un “work in progress”, come mi piace dire, nel quale tutti siamo coinvolti. E il desiderio di Papa Francesco, che crede profondamente nel valore della collegialità, è che tutti effettivamente portino il loro contributo a compiere il discernimento necessario per il bene della Chiesa e di tutta la famiglia umana.

D. – Un articolo su “Avvenire”, giorni fa, notava come domenica scorsa in due diverse interviste a due quotidiani – uno argentino e uno tedesco – Papa Francesco e il papa emerito si siano pronunciati sulla discussa questione che riguarda i divorziati risposati, il Sacramento dell’Eucaristia, eccetera … come entrambi abbiano parlato di una necessità di maggiore integrazione nella Chiesa: “Aprire di più le porte”, ha detto Papa Francesco. Questo è stato sicuramente un argomento importante al Sinodo dell’ottobre scorso e lo sarà al prossimo …

R. – E’ anche un tema molto caro a Papa Benedetto. Chi volesse contrapporre i magisteri dei due Papi, in realtà non li conosce in profondità, perché i temi sollevati al Sinodo erano temi che Papa Benedetto aveva più volte trattato – addirittura già da cardinale – e aveva dichiarato quanto fosse necessario trovare delle vie di maggiore accoglienza e integrazione per persone in situazioni difficili, come appunto quelle dei divorziati risposati, nella Chiesa.

Su questa linea si muove anche papa Francesco ed è suo desiderio che quello sguardo di misericordia, che Dio posa certamente sulle persone che si trovano in situazioni di famiglie ferite, persone separate, divorziate, divorziate e risposate, questo sguardo di misericordia possa anche trovare espressione nello stile di approccio della Chiesa a queste situazioni e nella disciplina che naturalmente deve regolare questo approccio.

D. – Infine, nell’intervista a “La Nación”, Papa Francesco ha precisato: “Al Sinodo, nessuno ha parlato mai di matrimonio omosessuale”. Ha dovuto fare chiarezza anche su questa questione …

R. – Su questa questione bastava – per chi non ha pregiudizi – leggere il testo della Relatio finale. Papa Francesco ha detto semplicemente la verità, e cioè che il Sinodo si è occupato della questione degli omosessuali unicamente in quanto ci sono famiglie che hanno figli che sono in questa situazione e, naturalmente, parlando della famiglia, anche questo è un tema importante. E il Sinodo ha richiamato soprattutto l’esigenza di vivere il rispetto per la dignità della persona e quindi anche, ovviamente, della persona omosessuale, e anche il discernimento e l’attenzione perché questo rispetto e questo atteggiamento di accoglienza e di misericordia si traduca nella vita pastorale della Chiesa.


*http://it.radiovaticana.va/

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