mercoledì 10 dicembre 2014

Lineamenta: una metadomanda e tre criteri generali


di Andrea Grillo

Una domanda precede le altre domande. Il miglior modo per non “tornare indietro” è stato quello di aprire i Lineamenta del Sinodo 2015 alla integrazione più radicale. La non autosufficienza della Chiesa istituzionale rispetto alla Chiesa vivente e alla società aperta non poteva essere detta meglio che con questa “domanda delle domande”. Una “metadomanda” apre il lavoro intersinodale ad una interrogazione più radicale più pudica. Eccone il testo:



“La descrizione della realtà della famiglia presente nella Relatio Synodi corrisponde a quanto si rileva nella Chiesa e nella società di oggi? Quali aspetti mancanti si possono integrare?”

Una domanda previa così formulata non chiude, ma apre. E’ quasi la carta di identità di una “chiesa in uscita”, anche nella sua espressione più alta. Così la chiesa non rinuncia ad uscire, anche quando è nella intimità della sua casa. Per evitare di tornare indietro, essa deve lasciare aperta la domanda delle domande. 



 La svolta pastorale del Sinodo e i tre criteri per le risposte  



 Ma non basta. La struttura di questi Lineamenta appare innovativa anche per un altro “dato”: non solo vi è una domanda “previa” che apre una discussione generale sulla coerenza tra risultati del Sinodo straordinario e realtà familiare, ma la struttura degli stessi Lineamenta si muove in questa stessa direzione. Essi infatti, dopo aver riproposto il testo integrale che chiudeva il Sinodo 2014, propongono non soltanto una serie di questioni che riguardano le tre parti del documento finale del primo Sinodo, ma anche una “ermeneutica” determinata e appassionata di questo documento.
Le domande, in altri termini, sono incastonate in una struttura di affermazioni vincolanti, che mirano ad orientare la lettura delle domande e la formulazione delle stesse risposte.
Si deve notare, in primo luogo, la lunga premessa che apre le domande sulla prima parte della Relatio e che, dopo aver richiamato con forza l’inserimento del Sinodo nella logica proposta dal testo di Evangelii Gaudium e dalle sue caratteristiche di primato delle “periferie esistenziali” e della “chiesa in uscita”, si indica, con molta forza, la prospettiva di una pastorale “non meramente applicativa della dottrina”. Eccone il testo:

“Le domande che si propongono di seguito, con riferimento espresso agli aspetti della prima parte della Relatio Synodi, intendono facilitare il dovuto realismo nella riflessione dei singoli episcopati, evitando che le loro risposte possano essere fornite secondo schemi e prospettive proprie di una pastorale meramente applicativa della dottrina, che non rispetterebbe le conclusioni dell’Assemblea sinodale straordinaria, e allontanerebbe la loro riflessione dal cammino ormai tracciato.”

Mi sembra che vi si possa leggere la fedeltà al progetto di continuità con il Vaticano II e con il suo approccio pastorale “alto” e “coraggioso”. Questo primo criterio potremmo chiamarlo “pastorale”: esso orienta il senso di tutto questo domandare e rispondere.


Cristologia, contesto e possibilità impensate


Di pari intensità appare la introduzione alla seconda parte delle questioni, che riguardano il “vangelo della famiglia” e che ruotano intorno allo sguardo rivolto a Cristo, che rende la Chiesa capace di grandi novità e di cose prima impensabili, proprio a causa della inesauribilità del mistero che contempla. Proprio l’orientamento a Cristo apre la Chiesa a possibilità impensate. Questo principio di rilettura della tradizione biblica e dogmatica potremmo chiamarlo “criterio cristologico”. Esso informa di sé tutte le domande formulate intorno alla II parte. Di esso fa parte la scelta di una “arte dell’ accompagnamento” come compimento della cura pastorale:

“i Padri hanno assunto positivamente la prospettiva indicata da papa Francesco, secondo la quale «senza sminuire il valore dell’idea le evangelico, bisogna accompagnare con misericordia e pazienza le possibili tappe di crescita delle persone che si vanno costruendo giorno per giorno» (Evangelii Gaudium, 44).”

Infine, un terzo criterio guida la lettura delle domande sulla terza parte. Inserito nella “svolta pastorale” già delineata nelle prime due parti, il terzo criterio – che potremmo chiamare “criterio contestuale” – richiama ogni Conferenza Episcopale a elaborare strategie di accompagnamento e di discernimento adeguate, in relazione ai temi fondamentali della pastorale familiare. Ogni singolo punto di tale pastorale viene riletto alla luce di queste acquisizioni di fondo, che non possono essere smentite: “È necessario far di tutto perché non si ricominci da zero, ma si assuma il cammino già fatto nel Sinodo Straordinario come punto di partenza”.



La qualità delle domande e i tempi delle risposte.

Bisogna segnalare, da ultimo, un duplice aspetto positivo di questi Lineamenta. Da un lato la formulazione della domande appare molto più stringente, pertinente e coerente rispetto al pur importante questionario precedente. Questo è già il frutto del lavoro sinodale, del dissodamento del terreno e della semina che già è avvenuta nel primo anno di lavoro.
Ma vi è anche un altro aspetto qualificante: i tempi per la risposta. Se le risposte dovranno pervenire entro il 15 aprile, ciò significa che la lunga parabola di 5 mesi – dal tempo di avvento al tempo pasquale – potrà ospitare un ricco confronto ecclesiale, a livello locale e universale. Anche questo tempo disteso e ospitale potrà favorire risposte ponderate, analisi profonde e contributi di qualità. 
E’ stata scritta una bella pagina. E’ piena di punti interrogativi. Era inevitabile. In questo anno di cammino la Chiesa potrà formulare una serie di risposte ponderate, fedeli e coraggiose. In questa speranza è tracciato il cammino da fare insieme, senza timore delle diversità.

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