sabato 3 gennaio 2015

La Chiesa non è monolitica

intervista a mons. Bruno Forte
a cura di Annachiara Valle*

Sarà un anno di partecipazione e riflessione quello che porterà la Chiesa a celebrare, dal 4 al 25 ottobre, il Sinodo ordinario dei vescovi sul tema "La vocazione e la missione della famiglia nella Chiesa e nel mondo contemporaneo". Dopo l’assise straordinaria dello scorso anno, la parola passa ancora alla base con la Relatio finale e un questionario di 46 domande consegnate alle Chiese locali per consultare, ancora una volta, il popolo di Dio.

«Il questionario», spiega monsignor Bruno Forte, arcivescovo di Chieti-Vasto e segretario speciale del Sinodo, «è un chiaro strumento che sollecita le risposte ed esprime il desiderio che ci sia una effettiva partecipazione, il più possibile ampia, di tutta la Chiesa a questo processo di maturazione delle scelte con cui annunciare il Vangelo della famiglia e testimoniare la misericordia di Dio nelle situazioni di famiglie ferite. Dunque è una chiara indicazione della volontà di offrire una proposta – ed è la Relatio finale del Sinodo – e di sollecitare una risposta, un contributo, una partecipazione.
È uno strumento di sinodalità che è stato fortemente voluto anche alla luce della straordinaria risposta che si è avuta al questionario preparatorio del Sinodo dello scorso anno».

Anche le catechesi che il papa Francesco sta tenendo il mercoledì, proprio sul tema della famiglia, fanno parte di questo cammino preparatorio?
«Credo proprio di sì. Quello che mi sembra sia molto significativo è che papa Francesco crede profondamente nella collegialità, la incoraggia. Nello stesso tempo è molto chiaro su qual è il suo ruolo e il suo servizio di vescovo di Roma. Lo dimostra il bellissimo discorso finale tenuto al Sinodo e lo dimostra anche il contributo che egli dà attraverso la catechesi che ha scelto di fare sulla famiglia.
Quindi abbiamo un successore di Pietro che, da una parte, incoraggiando la sinodalità e la collegialità promuove una Chiesa di persone, di battezzati adulti corresponsabili e, dall’altra, c’è una risposta, sollecitata da parte di tutta la Chiesa, che fa crescere il processo sinodale, mentre afferma chiaramente il ruolo di Pietro in questo processo».

Papa Francesco ha spiegato che il Sinodo non è un Parlamento, ma lo spazio in cui opera lo Spirito.
«Questo è molto bello perché dice chiaramente che non si tratta di fare scelte a maggioranza, ma di fare un cammino di maturazione dove certamente l’ultima parola, per volontà di Gesù stesso, spetta al segno dell’unità di tutta la Chiesa che è il ministero di Pietro, il Papa».

Ma ci sono forze che spingono in senso opposto, che fanno in qualche modo resistenza?
«Se non ci fossero non ci sarebbe una vera sinodalità. Credo che dovunque si incoraggia una libertà di espressione c’è varietà di accenti e di posizioni. Da questo a pensare che ci siano partiti o addirittura fazioni in lotta fra loro, ce ne corre. In realtà siamo tutti uomini di fede, noi vescovi vogliamo il più possibile crescere nella obbedienza alla volontà di Dio.
Questa è l’intenzione che accomuna tutti i padri sinodali, chiaramente con diversità di accenti. Ma una diversità di accenti che viene fuori all’insegna di una Chiesa viva, di una Chiesa dove, motivati tutti dal desiderio di amare il Signore e i fratelli, abbiamo visioni  diverse su come ciò si può esprimere.
Ma questo certamente non è contrario a un’autentica idea di collegialità e sinodalità.
La Chiesa non è monolitica, non è una sorta di esercito ordinato. La Chiesa è popolo di Dio dove c’è una varietà di carismi e ministeri e c’è una unità profonda, quella suscitata dallo Spirito Santo in ascolto della parola di Dio e nutrita dall’Eucaristia».

Nella Relatio e nel questionario sono entrati tutti i temi discussi lo scorso ottobre. Ad alcuni sarà dedicata una maggiore attenzione?
«Bisogna far riferimento alle finalità del Sinodo. La prima, è che il Sinodo vuole annunciare il Vangelo della famiglia. Questo è lo scopo prioritario. Annunciare il Vangelo in un mondo dove spesso c’è una frantumazione molto grande, una folla di solitudini incomunicabili.
Dall’altra parte si vuole trovare vie che possano aiutare le persone che vivono situazioni di famiglie ferite e manifestare a esse la misericordia. Questa finalità è certamente ugualmente importante, ma non si può ridurre il Sinodo alla domanda se ammettere o no i divorziati risposati all’Eucaristia. Questo è un aspetto conseguente a tutto il cammino che stiamo facendo e su cui abbiamo bisogno di riflettere con il contributo di tutti per trovare vie in cui esprimere al meglio, nella fedeltà alla verità e alla carità, la misericordia di Dio».

* da famigliacristiana.it - 30.12.2014

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