domenica 8 febbraio 2015

Humanae vitae e il realismo di papa Francesco

di Robert C. Mickens*

Tutto dipende da come viene interpretata l'Humanae vitae.
E' fondamentale per capire quello che davvero papa Francesco intendeva dire con la serie recente di affermazioni sull'avere figli.
In effetti è una linea che emerge dal papa stesso.


Vi ha fatto riferimento nell'intervista del marzo 2014 al più venduto quotidiano italiano, Il Corriere della sera. Il direttore chiedeva al papa se la Chiesa non dovesse rivedere l'insegnamento contenuto nell'enciclica di Paolo VI del 1968.
"Il suo confratello card. Martini riteneva che ormai fosse venuto il momento" - diceva provocatoriamente il direttore -.
Ed ecco la risposta del papa: "Tutto dipende da come viene interpretata l’Humanae vitae".

Questo sì che è interessante!
"Lo stesso Paolo VI, alla fine, raccomandava ai confessori molta misericordia, attenzione alle situazioni concrete", diceva papa Francesco e definiva il suo predecessore "profetico" per aver avuto "il coraggio di schierarsi contro la maggioranza, di difendere la disciplina morale, di esercitare un freno culturale, di opporsi al neo-malthusianesimo presente e futuro".
Francesco completava la risposta dicendo che non si tratta di cambiare l'insegnamento dell'enciclica "ma di far sì che la pastorale tenga conto delle situazioni e di ciò che per le persone è possibile fare".
L'intervista offre una chiave interpretativa per comprendere che cosa pensa esattamente il papa gesuita quando parla in particolare della questione del controllo delle nascite (fino alla visita pontificia nelle Filippine ne aveva parlato di rado).


C'è un'altra chiave interpretativa.
E' il principio che ha enunciato nelle sua esortazione apostolica Evangelii gaudium e che ha ripetuto in numerose occasioni: "la realtà è più importante dell'idea" (nn. 231-233).
Questi due strumenti sono fondamentali per comprendere come papa Francesco interpreti l'Humanae vitae.
Innanzitutto sia le parole dette nelle Filippine durante il volo di ritorno verso Roma sia quelle pronunciate all'udienza generale del mercoledì dopo il viaggio suggeriscono una cosa: il papa è realista.

La realtà è più importante di qualsiasi idea o ideale.
E Jorge Mario Bergoglio lo sa.
Si è lasciato coinvolgere nella quotidiana realtà della vita delle persone come probabilmente potrebbe fare ogni altro vescovo.
Egli sa che la maggior parte dei cattolici fa fatica ad accettare l'insegnamento dell'enciclica sui metodi artificiali per il controllo delle nascite e che molti semplicemente lo ignorano.

Sul piano personale - o piuttosto su quello della coppia - egli ritiene anche che l'enciclica abbia molto altro da dire e decisamente molto più importante del no alla pillola o al profilattico. Nell'interpretazione del papa, il messaggio dell'enciclica alle coppie cattoliche è che devono essere generose e responsabili. In sintesi, il suo messaggio è: "Non essere egoista! Non essere irresponsabile!"
Fa appello alle virtù più alte anche se le persone inciampano mentre si sforzano di viverle.

Francesco sa che nei fatti succede. E anche Paolo VI lo sapeva. Di qui l'appello ai sacerdoti a essere molto misericordiosi con le persone su questo punto.

Sia che siate d'accordo sia che non lo siate, il papa gesuita sembra non ritenga necessario modificare questo rigido insegnamento. Ritiene che la sfida più importante sia quella d'intercettare l'insegnamento centrale del documento.

In secondo luogo, Francesco vede l'insegnamento dell'Humanae vitae come una protezione sostanziale per i poveri. Secondo lui, il carattere davvero profetico di questo controverso testo (scritto mezzo secolo fa) sta nella sua lungimirante opposizione al neo-malthusianesimo, all'idea cioè che la crescita della popolazione debba essere controllata. E quali società stabiliscono obiettivi di controllo della popolazione più forti? Le società e i paesi poveri.

Il papa rifiuta le argomentazioni che dicono che riducendo la popolazione si riduce davvero la miseria, la fame e la povertà e che ciò sarebbe più rispettoso dell'ambiente. Ha ripetuto più e più volte il dato scientificamente verificato che c'è abbastanza cibo per tutti. Ha anche difeso molte volte una migliore distribuzione di beni e di ricchezze, assieme alla necessità di una migliore scolarizzazione.
Questa è una risposta al neo-malthusianesimo che egli considera una egoistica e irresponsabile risposta del mondo ricco verso i propri fratelli e sorelle poveri.
A suo avviso è semplicemente inaccettabile lo scandalo di una ristretta minoranza di persone che cresce vergognosamente ricca mentre la maggioranza vive in povertà.
Per papa Francesco i programmi di controllo della popolazione non sono altro che un tentativo di eliminare la povertà eliminando le persone.
Come sempre ha usato parole salaci e immagini colorite durante la sua visita nelle Filippine, tutte cose che fanno parte dei suoi sforzi per far sì che queste questioni così come molte altre siano capite.
Tuttavia ad alcuni dei suoi fan più fedeli dispiace che egli sia un po' troppo intemperante e spontaneo in questi momenti a ruota libera in cui fa queste affermazioni estemporanee.
E coloro che non sono per nulla in sintonia con questo pontificato lo accusano apertamente di seminare confusione.
Eppure le sue frasi sulle gravidanze, il numero di figli e persino la famosa allusione al "fare figli come conigli" vanno comprese nel loro più ampio e importante contesto.
A questo proposito è utile ricordare un'altra massima cara al papa: "Il tutto è
superiore alla parte".

*apparso su National catholic Reporter, 26.1.2015; nostra traduzione dall'inglese. R. Mickens è caporedattore della rivista Global Pulse.


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