lunedì 30 marzo 2015

Che cos'è anticattolico?

di Andrea Grillo*

La notizia
Su Vatican insider è stata riportata la seguente dichiarazione, trascritta da interviste pubblicate su una rivista francese.
Müller: «È anticattolico delegare la dottrina agli episcopati».
Delegare decisioni dottrinali o disciplinari in materia di famiglia o matrimonio alle conferenze episcopali nazionali “è un’idea assolutamente anticattolica che non rispetta la cattolicità della Chiesa”, secondo il cardinale Gerhard Ludwig 
Müller, prefetto della congregazione per la Dottrina della fede.
In un’intervista al settimanale francese Famille chretienne, il porporato tedesco afferma che “le conferenze episcopali hanno una autorità su alcuni temi, ma non costituiscono un magistero accanto al magistero, senza il papa e senza la comunione con tutti i vescovi”.
In risposta a una affermazione del cardinale presidente della conferenza episcopale tedesca Reinhard Marx, che aveva rivendicato che il suo episcopato non è “una filiale di Roma”, Müller afferma che “questo tipo di atteggiamento rischia di risvegliare una certa polarizzazione tra le Chiese locali e la Chiesa universale, superata con i concili Vaticano I e Vaticano II”.
Il rischio, per 
Müller, è “applicare alla Chiesa categorie politiche, invece che utilizzare la vera ecclesiologia cattolica”. La Curia romana “non è l’amministrazione di Bruxelles”, “non siamo una quasi-amministrazione né una super-amministrazione al di sopra delle Chiese locali, di cui i vescovi sarebbero i delegati”.
E’ bene commentare questa notizia in modo assolutamente classico.

Videtur quod
- Sembra che sia contrario all'essenza stessa della fede cattolica concepire un episcopato che si differenzia da quanto stabilito e definito dalla curia romana

- Sembra inoltre che in ogni ambito della dottrina esista solo un principio e non più principi. Se pertanto uno solo è il principio e il Signore, uno solo deve essere il principio e l’esercizio della autorità dottrinale.

- Se è cattolico riferire la massima autorità al papa, anticattolico è contrastare il papa nella sua autorità, affidando anche solo porzioni di autorità ad altri vescovi, diversi dal vescovo di Roma

Sed contra
- Se cattolico è quanto stabilito dal papa, non può essere anticattolico quanto affermato dal papa.
- Non ogni diversità è negazione. Ad esempio, l’uomo nero non è contro l’uomo bianco, ma è una diversa possibilità dell’essere uomo. Una diversità nella dottrina cattolica non necessariamente deve essere definita anticattolica.

Respondeo dicendum
Rispondo dicendo che cattolico si dice in due modi diversi. Da una parte, in senso generale, significa “universale”; dall’altra, in senso particolare, indica una forma specifica di comprensione della Chiesa cristiana. Dunque, altro è affermare che una proposizione nega la universalità nel primo senso e altro è affermare che sia anti-cattolica nel secondo senso.

Nel primo senso sembra che possa essere anticattolico tutto ciò che smentisce la universalità. Ad esempio si potrebbe dire che sono anticattoliche le lingue vernacole e che solo il latino è veramente universale. Ma si deve riconoscere invece che veramente universale è solo ciò che può essere compreso da sempre, ovunque e da tutti. Questo sembra essere garantito oggi solo dalle diverse lingue e non da una lingua non più in uso.

Nel secondo senso, sembra che cattolico possa essere solo ciò che è uniforme e concorde con l’uso romano della disciplina e della dottrina. Ma si deve riconoscere che cattolico si dice anche di ciò che legittimamente è e deve essere diverso. La medesima famiglia o il medesimo prete ricevono diverse interpretazioni in Africa, in America e in Europa. Cattolico non è una uniformità senza differenze, ma una comunione riconciliata di differenze.

Pertanto non è anticattolico né ciò che garantisce la universalità per traduzione, né ciò che garantisce il ruolo delle differenze nella comunione.

Ad primum
Non è contrario alla definizione di cattolico una differenza di dottrina all’interno del corpo ecclesiale. Le logiche della natura e quelle della cultura influenzano profondamente la dottrina e la disciplina. Le quali possono e debbono ospitare differenze per non smentire la logica del mistero incarnato. Non sembra dunque anticattolico che si prevedano competenze dottrinali riferite a livelli della Chiesa gerarchica diversi dal centro romano. D’altra parte, le conferenze episcopali, che rispondono ad una tradizione nazionale, sono il frutto di un mondo diverso sia dall’impero romano o carolingio, sia dalla stato assoluto. Onorare la storia, che muta, non significa confondere ecclesiologia con politica, ma dare alla ecclesiologia la possibilità di “stare al mondo”.

Ad secundum
Come diceva s. Alfonso, ogni principio deve essere a governo della comprensione di ogni fattispecie. Ma quale principio si applichi a ogni singola fattispecie deve essere stabilito di volta in volta, e non una volta per tutte. Per questo si deve riconoscere che in taluni ambiti dottrinali, una riserva d'autorità attribuita alle gerarchie periferiche non solo non contrasta con la universalità, ma è richiesto dalla universalità stessa.

Ad tertium
Sembra che altra cosa sia il vescovo di Roma e altra cosa la curia romana. Da un lato è evidente che il vescovo di Roma può stabilire, in forza della sua autorità, una legittima articolazione della autorità dottrinale a livello locale. Da un altro lato, il prefetto di una congregazione presiede un organo collegiale e non è dotato, in quanto tale, di una autorità ex se.
Così sembra più anticattolico che un prefetto si arroghi i poteri di un papa, piuttosto che un papa eserciti il suo potere legittimo, anche quando innova la tradizione. Non dovrebbe sorprendere un papa che si spoglia di poteri, delegandoli a confratelli vescovi, mentre dovrebbe sorprendere un prefetto che desideri non servire il papa, ma essere servito dal papa.

*http://muneraonline.eu/come-se-non 30.3.2015.

2 commenti:

  1. annamo bbene!4 aprile 2015 17:25

    Ma quanto semo bbravi a riggirà la frittata!

    Dunque sarebbe meno cattolico chi, indipendentemente dal ruolo gerarchico, davanti a una proposta potenzialmente eversiva, sente il dovere di non infischiarsene, prendendo pubblicamente posizione per una ferma difesa dell'unità e dell'integrità della dottrina.

    Che un Papa lo percepisca o meno, una Chiesa Cattolica già rinunciataria all'unicità della sua lingua, non può liberarsi anche della sua univocità, senza fuggire dalla gravosa responsabilità di annunciare quell'unica verità che, eterna, resta indifferente allo spazio e al tempo di questo mondo.

    Il cattolicesimo "accogliente" che piace, somiglia troppo all'egoistico tramonto d'amore dei separati in casa; quello che ha già fruttato, per limitarci all'Europa, ieri la deriva devastante della nuova catechesi partita dall'Olanda e dal Belgio, e ora la dirompente dichiarazione dell'episcopato tedesco di ritenersi libero da ogni obbligo di fedeltà canonica.

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    1. Come sempre chi si dimostra anticattolico è il sig. Andrea Grillo, che sostiene Papa Francesco SOLO travisando il suo insegnamento, non dicendo una parola quando Papa Francesco parla su famiglia, gender ecc, ma estrapolando solo quanto fa comodo alle sue (di Grillo) antocattoliche tesi.

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