giovedì 26 marzo 2015

Francesco ha già aperto il Sinodo



a cura di 
Luis Badilla - Alessandro Notarnicola*
Dal 10 dicembre scorso, con una prima e singolare catechesi introduttiva, in cui ha parlato come un "cronista/protagonista" raccontando il Sinodo straordinario sulla famiglia dell'ottobre 2014, papa Francesco nel corso delle udienze generali del mercoledì sta sviluppando il suo magistero sul tema, e sembra (almeno questa è la percezione di alcuni osservatori e analisti) che in qualche modo desideri non solo anticipare riflessioni su argomenti che dovrebbero essere centrali nella prossima XIV Assemblea generale ordinaria del Sinodo dei vescovi, ma anche di voler riscattare o recuperare tematiche che nell'incontro d'ottobre scorso non hanno avuto la dovuta rilevanza e che non sempre sono state abbastanza sviluppate nel documento conclusivo (Relatio Synodi), che inoltre è il testo base per la prossima Assemblea sinodale (Lineamenta - La vocazione e la missione della famiglia nella Chiesa e nel mondo contemporaneo).
Si tratta, infatti, di un documento piuttosto ampio e denso, e per tale ragione essendo al suo interno raccolte molte affermazioni generali di natura dottrinaria, i temi della vita familiare concreta, quotidiani e universali (la famiglia incarnata nella fatica del vivere di ogni giorno), scivolano nell'anonimato al punto di perdere immediatezza e vivacità.

Il legame tra Chiesa e famiglia è sacro ed inviolabile
Non sembra che una parte della stampa specializzata si sia accorta della rilevanza di questo ciclo di catechesi che, in qualche modo, si configura come un'ulteriore "guida" del papa non solo per leggere e focalizzare il lavoro realizzato sino ad oggi, ma soprattutto per tracciare linee-guida fino alla conclusione del Sinodo ordinario.
Nella catechesi di mercoledì 25 marzo, introdotta come una "sosta di preghiera" per l'Assemblea sinodale prossima, Francesco ha espresso osservazioni molto importanti.
In primo luogo, il Santo Padre ha ribadito che la Chiesa "s'impegna solennemente a prendersi cura della famiglia che ne nasce, come dono di Dio per la sua stessa vita, nella buona e nella cattiva sorte: il legame tra Chiesa e famiglia è sacro ed inviolabile. La Chiesa, come madre, non abbandona mai la famiglia, anche quando essa è avvilita, ferita e in tanti modi mortificata. Neppure quando cade nel peccato, oppure si allontana dalla Chiesa; sempre farà di tutto per cercare di curarla e di guarirla, di invitarla a conversione e di riconciliarla con il Signore".
Proseguendo la sue riflessioni il papa, nel voler rinnovare l'esortazione alla preghiera per il Sinodo dei Vescovi sulla famiglia, ha aggiunto: "Vorrei che questa preghiera, come tutto il cammino sinodale, sia animata dalla compassione del Buon Pastore per il suo gregge, specialmente per le persone e le famiglie che per diversi motivi sono «stanche e sfinite, come pecore che non hanno pastore» (Mt 9,36).
Così, sostenuta e animata dalla grazia di Dio, la Chiesa potrà essere ancora più impegnata, e ancora più unita, nella testimonianza della verità dell’amore di Dio e della sua misericordia per le famiglie del mondo, nessuna esclusa, sia dentro che fuori l’ovile".
I concetti del Papa sono chiarissimi: (a) tra Chiesa e famiglia non vi è nessuna separazione, (b) la Chiesa non abbandona mai la famiglia, (c) la Chiesa vuole essere strumento e testimonianza della dell’amore di Dio e della sua misericordia per tutte le famiglie del mondo, senza esclusioni, siano cattoliche o non.
No alle chiacchiere
Sempre mercoledì scorso Papa Francesco nella sua riflessione ha enfatizzato una frase importante. "Tutti - papa, cardinali, vescovi, sacerdoti, religiosi e religiose, fedeli laici - tutti siamo chiamati a pregare per il Sinodo", ha detto e poi ha aggiunto: "Di questo c’è bisogno, non di chiacchiere!"
E' legittimo interrogarsi dunque sul peso che assumono all'interno della cornice sinodale queste parole del santo padre.
Una possibile, e più che plausibile interpretazione - certamente non l'unica - potrebbe avere un certo rapporto con ciò che è accaduto nel Sinodo d'ottobre 2014 quando, per mesi, prima e durante l'assemblea sinodale, l'incontro episcopale sulla famiglia è stato, in pratica, ridotto da una buona parte della stampa alla questione dell unioni tra persone dello stesso sesso e dei divorziati risposati e alla comunione.
"Riduzione" alla quale hanno preso parte alcuni padri sinodali, probabilmente condizionati dal dibattito mediatico o perché convinti che quello fosse il metodo "migliore" per illustrare le proprie convinzioni.
Questa realtà non poche volte ha finito per dare l'impressione di un Sinodo dove si scontravano gruppi diversi e grandi "titani ecclesiali".
Papa Francesco, con eleganza e simpatia nell'udienza del 10 dicembre 2014 nel proporre una "cronaca personale ed inedita" del Sinodo, si è così espresso: "Durante il Sinodo i media hanno fatto il loro lavoro – c’era molta attesa, molta attenzione – e li ringraziamo perché lo hanno fatto anche con abbondanza. Tante notizie, tante! Questo è stato possibile grazie alla Sala Stampa, che ogni giorno ha fatto un briefing.
Ma spesso la visione dei media era un po’ nello stile delle cronache sportive, o politiche: si parlava spesso di due squadre, pro e contro, conservatori e progressisti, eccetera. Oggi vorrei raccontare quello che è stato il Sinodo".

Un passo indietro ...
Dal 17 dicembre 2014 sino al 18 marzo, il papa, in queste catechesi ha affrontato diverse questioni, in particolari ha riflettuto sui genitori, i figli, i fratelli e sorelle, i nonni e i bambini. Nel caso di alcuni di questi temi ha dedicato anche due catechesi di seguito. (1) E' più che scontato che Francesco nelle prossime settimane affronti nuovi argomenti e alcuni di rilevanza fondamentale e sui quali si è discusso molto.
Ad ogni modo, la lettura dei testi delle prime catechesi sulla famiglia ci porterebbe a ritenere che il papa stia portando avanti un grande sforzo pedagogico, catechetico, per illustrare ai fedeli le questioni nevralgiche e determinanti della complessa e articolata realtà della famiglia, basandosi in parte nel documento conclusivo dell'ottobre scorso, ma anche nel magistero pontificio.
Questo sforzo del pontefice riesce, spesso, a presentare i temi affrontati da un'ottica pastorale chiara nelle sottolineature dottrinali (senza astrazioni astruse e retoriche) e al medesimo tempo diretto e vivo, togliendo al dibattito i luoghi comuni, i toni polverosi e inquistori.
In altre parole, potremmo dire che in parallelo ai lavori sinodali il papa stia spiegando ai fedeli e ai pellegrini le tematiche sulle quali i "padri" hanno discusso e discuteranno il prossimo ottobre.
Abbiamo ascoltato qualcuno che in merito a queste catechesi ha parlato di "interventi da parroco, anni '50". Non male, anche se chi usa questa dicitura lo fa in modo critico.
E' pensabile che papa Francesco abbia voluto impostare il magistero di questo ciclo proprio come farebbe un semplice parroco di fronte ai suoi parrocchiani.
Perché no? Perché il Papa dovrebbe parlare con stili e contenuti incomprensibili per il semplice Popolo di Dio?
Chi ha detto che il Papa è più convincente e autorevole se non si fa capire?
Si sa che Francesco ci tiene ad essere ascoltato e dunque è naturale che scelga la comunicazione appropriata, nella scelta degli argomenti, dello stile e della narrazione pastorale.
Va detto anche che si può ritenere plausibile un altro proposito del santo padre: indicare alla gerarchia, in particolare ai padri sinodali che prenderanno parte all'Assemblea d'ottobre prossimo, un percorso preciso che non necessariamente è scontato: se lo scopo del Sinodo è la "vocazione e la missione della famiglia nella Chiesa e nel mondo", si parli, dunque sulla "famiglia" per centrare le questioni della sua vocazione e missione all'interno della comunità ecclesiale e nelle società odierne.
Si tratterebbe anche di un invito, di un'esortazione, a non lasciarsi condizionare dai molti "pseudo padri sinodali" che dall'esterno della Chiesa, e a volte dall'esterno del cattolicesimo, vorrebbe indicare al Sinodo cosa pensare, cosa fare e cosa decidere.
Francesco, insomma, ha già aperto il Sinodo d'ottobre e quanto sta insegnando nelle Udienze generali del mercoledì è parte del grande dibattito da lui chiesto - con parresia - a tutte le diocesi del mondo in preparazione dell'appuntamento che tra il 4 e il 25 ottobre 2015.

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