sabato 18 aprile 2015

Le risposte di Noi siamo Chiesa

Dopo le risposte della rivista Matrimonio, pubblichiamo quelle del gruppo italiano di Noi siamo Chiesa (www.noisiamochiesa.org).

Una consultazione carente
Dopo lo scorso Sinodo si sono avviate altre consultazioni nella base del popolo cristiano per il prossimo Sinodo ordinario di ottobre. Esse hanno più tempo a disposizione di quelle precedenti e hanno alle spalle i documenti sinodali e tutto il dibattito prima e dopo.

I Sinodi precedenti sono stati pressoché inutili, con dibattiti tutti interni al mondo ecclesiastico. Ora però le cose stanno cambiando. Le attuali quarantasei domande riguardano tematiche che ci sono ormai consuete. Sempre positivo ci sembra questo metodo di porre problemi da discutere, di cercare di guardare la realtà che è spesso lontana dalle predicatorie litanie tradizionali sulla famiglia del nostro mondo ecclesiastico.
Questo metodo però, almeno nel nostro paese, non è ben gestito. Il momento della riflessione sulle questioni proposte si ferma alle parrocchie e agli incontri di base, dove questi si fanno e sul numero e le caratteristiche dei quali non riusciamo ad avere informazioni generalizzabili. Poi tutto si incanala in un percorso gerarchico, a filtri successivi, verso le diocesi e poi verso la Conferenza Episcopale. Nulla viene comunicato sulle caratteristiche e sui contenuti di questa consultazione che dovrebbe essersi già conclusa. L’unica informazione vera, nel Consiglio Episcopale Permanente di marzo, riguarda “l’importanza dell’alleanza tra sacerdoti e sposi; per cui i candidati al ministero ordinato facciano esperienza reale di pastorale familiare”.
Continua quindi la tradizione di nessuna trasparenza che i nostri vescovi ritengono utile affinché lo Spirito Santo possa manifestarsi senza occhi od orecchie indiscrete che lo ascoltino. Per fortuna, a quanto sappiamo, nella gran parte degli altri paesi, non è così ed una nuova riflessione sul messaggio autentico dell’Evangelo sulla famiglia si sta facendo strada nella Chiesa universale.

Le opinioni di Noi Siamo Chiesa
Tutto ciò premesso, Noi Siamo Chiesa (NSC), anche in questa occasione, vuole dare il suo contributo, cercando di mettersi in sintonia con le gioie e con le sofferenze di oggi nel nostro paese su queste problematiche. Le opinioni di NSC, frutto di una lunga riflessione collettiva e di incontri, convegni e libri, toccano tutto l’arco delle questioni aperte e sono contenute nelle risposte al primo questionario inviate alla segreteria del Sinodo il 28 dicembre 2013 e contestualmente diffuse online (www.noisiamochiesa.org/?p=3035), in un documento del 3 ottobre 2014 alla vigilia del Sinodo (www.noisiamochiesa.org/?p=3576) e poi in due testi, durante la prima settimana del Sinodo (www.noisiamochiesa.org/?p=3582 ) e alle conclusioni (www.noisiamochiesa.org/?p=3593).

L’insufficiente rappresentatività del Sinodo
Il nostro ulteriore contributo parte da un’attenta lettura della prolissa Relatio Synodi, del dibattito sinodale - per quanto conosciuto - e delle domande proposte ora dalla segreteria del Sinodo. La comprensione dell’iter sinodale ci induce anzitutto a ripetere quanto detto da tempo sulla composizione dell’assemblea e sui suoi limiti strutturali nel rappresentare la voce del Popolo di Dio, in particolare su argomenti così interni al vissuto quotidiano dei credenti, ai loro sentimenti, ai loro rapporti interpersonali e famigliari. Ci vorrebbe una maggiore presenza di donne, di coppie e di altri soggetti coinvolti sull’universo delle questioni in discussione che fosse significativa e selezionata non solo e non tanto in base a titoli ecclesiastici.
E’ pure un grave vuoto quello di esperti di umanità famigliare, di teologi/ghe e di rappresentanti di movimenti delle varie aree di esperienza e di sofferenza esistenti nell’universo cattolico. Un’assemblea di uomini celibi e anziani non si presenta, in partenza, come la più capace di capire al meglio le questioni in discussione. Il Movimento Internazionale Noi Siamo Chiesa aveva esplicitamente proposto al Segretario del Sinodo nello scorso aprile quindici nomi (di cui 12 donne) perché fossero ammessi a pieno titolo all’assemblea sinodale . Non è arrivata alcuna risposta.
Da più parti sono state fatte proposte analoghe. Nello scorso gennaio 15 associazioni e movimenti USA hanno inviato alla segreteria del Sinodo un Appello molto esplicito in questa direzione. Questa insufficiente rappresentatività del Sinodo sarà, almeno in parte, ridotta nella sessione ordinaria del prossimo ottobre?

Tre questioni passate sotto silenzio
Proprio in ragione di queste nostre riserve sul Sinodo così come è ora, ci sentiamo autorizzati a proporre per la discussione alcuni punti sui quali la riflessione e la ricerca ci sembrano siano stati carenti o assenti nella sessione straordinaria dello scorso ottobre. Speriamo che un supplemento di attenzione sia dedicato nel prossimo Sinodo a queste questioni. Ne elenchiamo tre di diverso tipo:

1) L’attenzione alle situazioni economiche e sociali che condizionano la famiglia (lavoro, casa, emigrazione….) è stata insufficiente (se ne accenna solo ai punti 6 e 38 della Relatio). Esse mettono in difficoltà la tenuta della convivenza famigliare e della coppia. Nonostante tante volontà positive di intervento diretto la Chiesa deve parlare di più di ciò e anche additare le responsabilità individuali e politiche. Non deve rifiutarsi a doverose autocritiche nel nostro paese dove non esiste una vera politica famigliare, nonostante la presenza determinante da decenni al governo nazionale e ai governi locali di cattolici dichiarati.

2) Le dinamiche famigliari riguardano la coppia - di essa molto si è parlato - ma anche il rapporto educativo tra genitori e figli e poi quello tra figli e genitori (“onora il padre e la madre”) così come tra fratelli e sorelle ed altri parenti. Situazioni di autoritarismo e, per un altro verso, di lassismo e di disimpegno dai propri doveri sono ancora troppo frequenti La condizione della donna, la sua piena dignità e il suo ruolo sono sempre su un piano scivoloso e inclinato dove ogni miglioramento è sempre a rischio di arretramento e violenze, esplicite o indirette, nei suoi confronti sono sempre all’ordine del giorno. E’ necessario definire un’etica della convivenza famigliare in cui gli affetti, i conflitti e le solidarietà abbiano come riferimento l’Evangelo. Chi ha pratica della pastorale quotidiana nelle nostre comunità cristiane sa quanta sia la rilevanza di queste situazioni. Il Sinodo di tutto ciò si è ben poco occupato. Tutto resterà come prima?

3) Una maggiore riflessione è necessaria su come la famiglia emerge dalla predicazione di Gesù e anche sulla stessa famiglia di Gesù come presentata negli Evangeli. La famiglia e il matrimonio non sono al centro dell’Evangelo e, in ogni caso, il messaggio sulla famiglia che vi è contenuto non è interpretabile solo da chi vi vede principi e forme immutabili. Un’altra questione ignorata dal Sinodo riguarda lo straordinario evolversi nella storia del magistero della Chiesa sulle questioni della famiglia. A partire dall’accettazione del matrimonio stipulato secondo le norme civili vigenti fino al sacramento del matrimonio, alla sua forma e a tante altre situazioni. Si dovrebbe, dopo una accurata disamina storiografica, avere perlomeno più prudenza nell’esprimere opinioni ultimative su “verità di fede” contenute nel Vangelo che impedirebbero qualsiasi modifica della dottrina e della pastorale. Perché nel passato queste “verità” erano abbastanza diverse? Ci sembra invece opportuno che il Sinodo apra a sperimentazioni che permettano maggiore elasticità nella pastorale per tenere conto delle culture locali, avendo molta attenzione allo spirito del messaggio evangelico e molto meno a forme che da esso si pretende di dedurre.

Divorziati, Humanae Vitae e omosessuali: non si può rimanere fermi
Contemporaneamente confermiamo i nostri punti di vista sulle questioni più dibattute che sono contenuti nei nostri documenti precedenti:

--- rimanendo acquisito ovviamente l’appello ideale alla indissolubilità del matrimonio, ci sembra che, per quanto riguarda i divorziati risposati, la strada da percorrere, senza indugi o mediazioni pasticciate, sia quella legata all’attuazione del canone 8 del Concilio di Nicea (primo concilio ecumenico) di tornare alla prassi dei primi secoli, che è ancora seguita dalle Chiese ortodosse. Essa è quella di ammettere all’Eucaristia, dopo un percorso penitenziale qualora ce ne siano le condizioni, le coppie divorziate e risposate civilmente, ammettendo le loro nuove nozze in Chiesa.
Le dichiarazioni di nullità siano esplicitamente limitate a situazioni evidenti (per esempio costrizione della volontà, frequente soprattutto in alcune situazioni locali) senza ipocrite sentenze o procedure lunghe e costose. Comunque il Sinodo dica che, per ogni divorziato risposato, debba valere il criterio della libertà di coscienza nel caso egli desideri ricevere l’Eucaristia, senza che ciò significhi alcuna censura, diretta o indiretta, da parte della comunità cristiana di cui fa parte.

--- nella Relatio Synodi e nelle 46 domande di questa seconda consultazione, senza che ci sia stata- a quanto ci risulta- una vera discussione, si dà per acquisita la Humanae Vitae “di cui va riscoperto il messaggio…nella valutazione morale dei metodi di regolazione delle nascite”(n.58). Ciò è stupefacente. Si dovrebbe invece prendere atto della decadenza di questo magistero per assenza di receptio , fin dall’inizio, da parte del Popolo di Dio. L’insistere a ricordare la Humanae Vitae , per una errata volontà di affermare a ogni costo l’inerranza e la continuità del magistero, fa perdere credibilità ai nuovi contenuti che il Sinodo potrebbe proporre. Se i vescovi non se la sentono ancora, dopo 46 anni, di riconoscere esplicitamente l’errore contenuto in questa enciclica, almeno passi la linea del silenzio consistente nel non parlarne più a Roma e nelle chiese locali. Tutti capirebbero e ci sarà poi l’occasione per ripercorrere questa vicenda in un futuro neanche troppo lontano.

--- il passo indietro tra la Relatio post disceptationem e la conclusiva Relatio Synodi sulla questione delle persone omosessuali è stata evidente e deludente. La domanda n.40, di poche righe, esprime la volontà di accantonare, in modo troppo comodo, questioni di grande importanza di cui peraltro si è molto discusso. Ormai si è diffusa una opinione interna alla Chiesa che pensa e dice altro. Infatti si è preso consapevolezza, come conseguenza di una conoscenza più approfondita della sessualità, che l’omosessualità è una variante prevista dalla natura, la quale non è né statica né univoca. Le persone omosessuali sono fratelli e sorelle che possono stabilire rapporti di coppia che la comunità cristiana deve riconoscere e accettare. La cultura del nascondimento di queste situazioni o della discriminazione, ancora diffusa, nei confronti delle coppie omo non è evangelica. Il Sinodo prenda atto della riflessione e della pratica degli omosessuali che sono cristiani e che vivono, anche nella loro condizione di coppia, la vita di fede.

Il clima di apertura del pontificato di Francesco dovrebbe portare il prossimo Sinodo, integrato nel modo che auspichiamo, a non avere paura di dare risposte nuove ed evangeliche nella dottrina e nella pastorale. Con l’aiuto dello Spirito Santo il Popolo di Dio potrà essere protagonista di una ripresa dello spirito del Concilio per la riforma della Chiesa su questioni centrali per la vita cristiana.

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