mercoledì 15 aprile 2015

Misericordia non sentimentalismo

di mons. Mario Grech


Riprendiamo dall'edizione del 10.4.2015 de 
L'Osservatore Romano l’intervento che il vescovo di Gozo e presidente della Conferenza episcopale maltese ha tenuto in occasione di un recente convegno dedicato — in vista del Sinodo dei vescovi dell’ottobre prossimo — alle prospettive culturali e alle sfide pastorali riguardanti il matrimonio e la famiglia nei paesi europei.


È vocazione dei teologi, in comunione con il magistero, acquisire «un’intelligenza sempre più profonda della Parola di Dio contenuta nella Scrittura ispirata e trasmessa dalla tradizione viva della Chiesa» (Congregazione per la dottrina della fede, Donum veritatis, n. 6). Questa conferenza è un passo nella giusta direzione per fornire ai nostri fratelli la luce di quella verità che ci rende liberi e illumina la Chiesa perché predichi il Vangelo della gioia e della compassione.
Le vostre ricerche teologiche sono fondamentali per affrontare le sfide poste alla vita matrimoniale e alla famiglia, poiché ciò di cui la Chiesa avrà bisogno nel prossimo sinodo sarà fornire nuove risposte radicate nella Parola di Dio, fedeli alla tradizione della Chiesa e “creative”.

Serve a poco riunirsi per ripetere ciò che già si sa. Occorre una riflessione teologica profonda nella Chiesa, poiché questa, come afferma il concilio Vaticano II, favorisce la crescita della «comprensione, tanto delle cose quanto delle parole trasmesse» (Dei Verbum, n. 8).
Tuttavia, al fine di poter dare “risposte concrete” dobbiamo essere in contatto con l’esperienza concreta delle nostre famiglie. Considero dunque lodevole il punto di partenza della conferenza: l’“esperienza concreta” delle sfide poste al matrimonio e alla famiglia nel nostro continente. Dobbiamo guardare in maniera attenta e compassionevole alle situazioni nelle quali si trovano oggi le famiglie. Permettetemi di citare quanto ho già detto nell’ultimo Sinodo: «La “creatività”, sia nel linguaggio sia nell’atteggiamento pastorale verso le persone che si trovano in situazioni pastorali difficili, richiede più di una mera modifica esterna. Anzi, esige la ricerca costante di nuove risposte, insieme a nuovi approcci pastorali che possono essere tratti dagli insegnamenti dei Padri della Chiesa. È auspicabile che tali situazioni vengano analizzate attentamente, con “erudizione teologica” e “mentalità pastorale”, per ottenere soluzioni pastorali adeguate, costruite su riflessioni dottrinali approfondite».
Alcuni temono che questa esperienza sinodale possa scuotere le solide fondamenta dell’insegnamento della Chiesa sul matrimonio e sulla famiglia.

Da parte mia, ritengo che ciò di cui dovremmo aver paura è la nostra resistenza allo Spirito Santo che guida la Chiesa: una paura che dovrebbe essere sentita da tutti coloro che amano Cristo e la sua Chiesa, quel timor Domini che costituisce l’initium sapientiae.
Tutti noi dovremmo, dinanzi a Dio, fare un esame di coscienza, per restare sempre radicati nel Signore e far sì che le nostre riflessioni e proposte siano guidate da un amore sincero e autentico per lui e la sua Chiesa.
Riflettendo sul momento attuale nella storia della Chiesa, ho l’impressione che questa esperienza sinodale non riguardi solo il matrimonio e la famiglia, ma anche la Chiesa stessa e il modo in cui dobbiamo vivere la nostra chiamata a essere fratelli e sorelle in Cristo.

Questa carità fraterna ci aiuterà a vivere secondo l’assioma paolino maior est charitas: l’amore prevalga su ogni cosa (cf. 1Cor 13,13). Non temo una Chiesa che, come famiglia, s’interroga su come predicare il Vangelo nel mondo attuale. Temo invece una Chiesa che non riesce a proseguire il suo cammino sotto la guida dello Spirito Santo per giungere a una comprensione della verità sempre più piena. Dobbiamo andare avanti con coraggio e creatività.
Così, dovremmo tutti invocare sulla nostra Chiesa lo Spirito di verità, che è anche lo Spirito di amore e di comunione.

Mi rattrista incontrare sacerdoti e laici che hanno un amore e una dedizione profondi per il Signore e per la sua Chiesa e che mi dicono di sentirsi confusi e disorientati dalla riflessione e dal dibattito teologico che si stanno svolgendo sulle sfide pastorali riguardanti la famiglia.
Ammetto che talvolta tale disorientamento è dovuto alla visione di una Chiesa divisa in due poli opposti: i conservatori e i progressisti, che si accusano reciprocamente di sbagliare e di essere ingannevoli nelle loro asserzioni. Ricordando le tentazioni indicate da papa Francesco nel suo discorso al termine del sinodo dello scorso ottobre, che preoccupano sia i cosiddetti conservatori, sia i cosiddetti progressisti, dovremmo evitare di “classificarci” gli uni gli altri con etichette che dividono.
Dobbiamo invece cercare tutti di essere veramente fedeli a Cristo nostro Signore e alla sua Chiesa mentre procediamo sul nostro cammino nel mondo. In altre parole, ciò che vorrei sottolineare è che scendere a compromesso con le tendenze attuali e populiste è una cosa e andrebbe evitato, mentre essere fedeli allo Spirito Santo è tutt’altra cosa; è una cosa non solo lodevole, ma anche necessaria per compiere la nostra missione di proclamare il Vangelo all’intera umanità.
Come afferma il Papa: «La Chiesa dev’essere il luogo della misericordia gratuita, dove tutti possano sentirsi accolti, amati, perdonati e incoraggiati a vivere secondo la vita buona del Vangelo» (Evangelii gaudium, n. 114). È una Chiesa misericordiosa quella che rende possibile a tutti di sperimentare l’amore redentore di nostro Signore Gesù Cristo.

Alcuni potrebbero considerare questa enfasi sulla misericordia come un segno che la Chiesa sta diventando “sentimentale”, rendendo sfocata la sua visione di ciò che è vero e buono. Tuttavia, una Chiesa misericordiosa è quella che trasmette la verità il cui cuore è ferito dall’amore per gli uomini.
La misericordia non rende la Chiesa vulnerabile, bensì credibile, poiché è questa Chiesa “ferita per amore” che dà una testimonianza autentica del “Cuore ferito del suo Maestro Gesù Cristo”.
Papa Francesco, di nuovo, dice chiaramente: «Preferisco una Chiesa accidentata, ferita e sporca per essere uscita per le strade, piuttosto che una Chiesa malata per la chiusura e la comodità di aggrapparsi alle proprie sicurezze» (Evangelii gaudium, n. 49).
La vera misericordia, ben lungi dall’essere “lassista”, è ciò di cui l’umanità, e in particolare le nostre famiglie, hanno sete per incontrare il loro unico Signore e Salvatore.

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