giovedì 23 aprile 2015

Risposta della Conferenza episcopale tedesca

La vocazione e la missione della famiglia nella Chiesa e nel mondo contemporaneo


Nella seduta del 26-27 gennaio 2015 del suo Consiglio Permanente e nell'Assemblea Plenaria primaverile tenutasi a Hildesheim il 23-26 febbraio 2015 la Conferenza Episcopale Tedesca si è occupata in modo esauriente dei Lineamenta della XIV Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo Episcopale (4-25 ottobre 2015).
Sia la Relatio che le domande sono state pubblicate sulle pagine internet delle diocesi, per dare ai fedeli e alle parrocchie la possibilità di esprimersi dentro la propria diocesi.
Anche il Comitato Centrale dei Cattolici Tedeschi (ZdK), la Conferenza dei Superiori degli Ordini Tedeschi (DOK) e il Convegno delle Facoltà di Teologia Cattolica sono stati pregati di esprimere la propria opinione.

Il fatto che il popolo di Dio sia stato consultato anche per la preparazione del Sinodo Episcopale Ordinario del 2015 è stato recepito molto positivamente nelle diocesi e nelle associazioni. I fedeli sono riconoscenti di essere stati interpellati e vedono in questo fatto un’intensificazione del dialogo all’interno della Chiesa.

Tuttavia, in molte risposte vengono criticate le formulazioni delle domande, contrassegnate dall’uso di termini teologici, da ridondanze e da espressioni lontane dalla vita reale: molti fedeli non riescono a riconoscervi le esperienze che hanno fatto nel matrimonio e nella famiglia. Per questo motivo spesso non è stato possibile rispondere a tutte le domande e nel complesso la partecipazione dei fedeli è stata minore di quella relativa al questionario per la preparazione del Sinodo Episcopale Straordinario dell'anno scorso.

Tuttavia occorre tener conto, oltre che della scarsità del tempo a disposizione, anche del fatto che le nuove domande non vogliono descrivere l'attuale situazione del matrimonio e della famiglia ci si occupa, bensì maturare nuove risposte pastorali.
La ripetizione del questionario ha risvegliato in molti fedeli grandi attese dal Sinodo dei Vescovi, da cui sperano un ulteriore sviluppo della dottrina della Chiesa e della sua pastorale del matrimonio e della famiglia.
Nella loro consultazione i vescovi hanno tenuto conto anche delle opinioni dei responsabili diocesani della pastorale del matrimonio e della famiglia, dei centri di educazione familiare e in diverse diocesi anche dei voti delle commissioni di consulenza diocesana (consiglio dei sacerdoti, consiglio pastorale diocesano, consiglio religioso).
Inoltre, da quando è stato dato l'annuncio del Sinodo Episcopale, nella stampa cattolica e nelle riviste di teologia vengono intensamente discussi i problemi della pastorale matrimoniale e familiare. 

Terminata la consultazione del popolo di Dio la Conferenza Episcopale Tedesca formula nelle pagine seguenti le sue risposte, che trattano alcuni temi fondamentali in modo particolare.
In questo si lascia guidare dalla “svolta pastorale che il Sinodo Straordinario ha iniziato a delineare, radicandosi nel Vaticano II e nel magistero di Papa Francesco” (Lineamenta, pag. 26), e sostiene espressamente una “pastorale capace di riconoscere l'opera libera del Signore anche fuori dai nostri schemi consueti e di assumere senza impaccio, quella condizione di ‘ospedale da campo’ che tanto giova all'annuncio della misericordia di Dio” (Lineamenta, pag. 21).

La domanda introduttiva concernente tutte le parti della Relatio Synodi Contrariamente alla richiesta formulata all'inizio del questionario, partendo dal concetto delle “periferie esistenziali” per sviluppare la dottrina del matrimonio e della famiglia, nella Relatio Synodi e nelle formulazioni del questionario si considera ancora troppo un'immagine ideale della famiglia, che non tiene conto delle realtà esistenti nella società tedesca.
Si deplora ad esempio il fatto che a molte persone questa idealizzazione del matrimonio e della famiglia non sia di giovamento, ma che al contrario contribuisca a far sì che molti rinuncino a contrarre un matrimonio sacramentale.
Di conseguenza molti fedeli desiderano passi più concreti, che superino la “grande discrepanza nella vita quotidiana tra la realtà della vita vissuta dalle famiglie nelle nostre parrocchie e associazioni e l'insegnamento della Chiesa”, discrepanza già descritta prima del Sinodo Straordinario dei Vescovi (2014). Viene anche criticato e lamentato il fatto che nella realtà di una società sempre più multireligiosa e multiculturale, in cui aumenta anche il numero di persone prive di riferimenti religiosi, lo sguardo della Chiesa sia troppo concentrato sull'ambiente cattolico, come pure la mancanza di un linguaggio veramente rispettoso per forme di rapporto che non corrispondono né all'ideale della Chiesa né si orientano in ogni caso al matrimonio e alla famiglia.
Da diversi anni aumenta il numero dei matrimoni contratti tra un partner cattolico e uno senza confessione, che spesso ha una posizione distante dalla fede. Qui si pone la difficile domanda di come la Chiesa possa supportare il coniuge cattolico nel suo sforzo di vivere la fede e di trasmetterla ai figli senza indebolire la convivenza e il rapporto d'amore.
Viene inoltre constatato e deprecato il fatto che non venga tematizzata la vita di persone di orientamento omosessuale, quando l'omosessualità viene vissuta in una convivenza e – rispetto al questionario spedito prima del Sinodo Straordinario – che venga evitato anche il problema dei metodi anticoncezionali, che a sua volta viene indicato come una delle cause principali della discrepanza con l'insegnamento della Chiesa.

Le risposte delle associazioni rammentano inoltre la grande importanza del matrimonio e della famiglia per l’umana convivenza nella società, tema che nella Relatio Synodi non viene trattato a sufficienza. Ci si augura che il Sinodo Ordinario dei Vescovi dedichi maggiore attenzione a questi temi, oltre che al sicuramente necessario, incoraggiamento delle famiglie cristiane.

I parte L'ascolto: il contesto e le sfide sulla famiglia
Il contesto socio-culturale. Sulle domande da 1 a 6
In Germania, per quanto riguarda i singoli servizi, la pastorale ha a disposizione numerosi strumenti analitici e diagnostici basati su scienze sociali e umane: essi spaziano da analisi demografiche a indagini demoscopiche, studi ambientali e psicologici, oltre a studi di valutazione sociologica su singoli servizi pastorali. Come hanno dimostrato le risposte del questionario di preparazione alla III Assemblea Generale Straordinaria del Sinodo dei Vescovi del 2014, la situazione socioculturale in cui si trova attualmente la pastorale familiare della Chiesa è contrassegnata da un conflitto chiaramente percepibile.
In molti settori della società si riscontra da una parte un desiderio di rapporti riusciti e concetti come convivenza, genitorialità e famiglia sono tenuti in grande considerazione mentre dall’altra parte si può osservare che negli anni scorsi il numero dei matrimoni civili e religiosi è fortemente diminuito, che il numero dei divorzi civili rimane fermo a un livello elevato e che molti aspetti della dottrina della Chiesa relativi a sessualità, convivenza e matrimonio vengono compresi a mala pena anche da cattolici praticanti e che non vengono neppure praticati.

Anche nella società civile si nota una simile situazione conflittuale dentro il matrimonio e la famiglia. Se da una parte concetti come convivenza, matrimonio e famiglia godono di un apprezzamento che talvolta sembra eccessivo, dall’altra parte il mondo economico e lavorativo esercita una forte tendenza alla marginalizzazione della vita familiare, cui vengono lasciati solo ritagli di tempo e le cui difficoltà devono essere affrontate solo privatamente. In questo conflitto tra grandi attese riposte nella vita di famiglia da una parte e sfavorevoli condizioni quando dall’altra si può constatare che i giovani incontrano forti ostacoli ad affrontare il matrimonio e la famiglia. Ciò si rispetta anche nella situazione demografica. La Germania registra uno dei tassi di natalità più bassi del mondo. Questa divergenza ci sprona a ritornare ad annunciare di nuovo il Vangelo della famiglia e a tener conto in questo contesto delle esperienze e delle convinzioni etiche delle famiglie e delle guide spirituali. È anche importante che le guide spirituali controllino con occhio critico la propria predicazione e pratica pastorale, lasciando da parte ogni atteggiamento di superiorità e trovando un linguaggio sensibile e semplice che aiuti le persone, soprattutto quelle che si trovano in situazioni difficili.

II parte: Lo sguardo su Cristo: il Vangelo della famiglia
Lo sguardo su Cristo e la pedagogia divina nella storia della salvezza
Sulle domande da 7 a 10
Una predicazione del Vangelo della famiglia “con rinnovata freschezza ed entusiasmo” (Relatio Synodi, n. 4) parte da un'attenta conoscenza della persona nella sua situazione individuale. La realtà della sua vita, le sue gioie e difficoltà, ma anche i suoi valori e i suoi desideri devono essere accolti con un atteggiamento benevolo. Nella nostra società la famiglia è considerata di per sé uno dei valori più alti.
E c'è anche un denominatore comune, un consenso che lega tra di loro i valori vissuti nel matrimonio e nella famiglia: amore, fedeltà, fiducia, l'aiuto reciproco e il sostegno, anche nei periodi di lunga malattia e di bisogno - sicurezza e affidabilità, la stima e l'atteggiamento benevolo sono sempre elencati come valori centrali del matrimonio e della famiglia.
Quasi tutti i giovani desiderano in futuro avere figli e vivere in una famiglia stabile. Esprimono infatti il desiderio di essere fedeli per tutta la vita, di vivere un amore senza condizioni, un'amicizia vera e un legame personale.
I desideri e i valori delle persone sono ostacolati da svariate esperienze di pericolo e debolezza, come pure dai timori e dalle paure ad esse legate, che una predicazione del Vangelo deve prendere sul serio.
Una pastorale religiosa e una catechesi matrimoniale saranno bene accolte se, partendo dalla situazione esistenziale delle coppie e delle famiglie, dai loro desideri e dalle rispettive quotidiane difficoltà, riusciranno ad offrire loro aiuto e sostegno.
In questo senso offrono un buon esempio i programmi concepiti per migliorare la comunicazione della coppia “EPL – Ein partnerschaftliches Lernprogramm” e “KEK – konstruktive Ehe und Komunikation”, che insegnano la comunicazione costruttiva nel matrimonio.
La pastorale del matrimonio e della famiglia può iniziare già molto prima del matrimonio come pastorale della coppia, per accompagnare il processo di maturazione e anche contribuire a chiarire se un'amicizia e una convivenza possono sfociare nel matrimonio.
Si dovrebbe vedere come una guida che accompagna le persone nel loro percorso attraverso le diverse fasi della vita, offrendo un'interpretazione religiosa, ma dando anche forza e sostegno se desiderano confrontare la loro vita con il messaggio di Gesù.
Le scene bibliche e le immagini e di un Dio che ama l'uomo, del pastore, di un padre amorevole e misericordioso, che prova un affetto incondizionato per gli uomini indipendentemente dai loro meriti, libera le coppie da ogni eccessivo ideale di perfezione, sia per quanto riguarda il loro rapporto che nei confronti del partner. Questa misericordia divina nel matrimonio si può vivere come una benedizione. I coniugi possono ad esempio provare a confessarsi reciprocamente i propri errori, a perdonarsi l'un l'altro, e quindi crescere misurandosi con le proprie debolezze e con quelle dell'altro.
Un'importanza fondamentale nell'ambito della catechesi del matrimonio assume l'esempio di coppie di coniugi: si tratta innanzitutto di portare la propria vita come esempio. Il cammino comune degli sposi attraverso alti e bassi e il reciproco rapporto dei membri della famiglia improntato al rispetto possono essere spesso molto influenti e persuasivi, ad esempio quando si cerca risposta alla domanda che cosa mantenga e renda forti i rapporti per la durata di tutta la vita. Su questo punto possono essere molto convincenti soprattutto le coppie anziane sposate già da molti anni che vivono nella comunità.
Ma oltre ad offrire la testimonianza della propria vita i coniugi dovrebbero essere spinti a raccontare le proprie esperienze. Compito della pastorale è quindi quello di aiutare coppie di coniugi a parlare per raccontare le proprie esperienze e testimoniare l’esperienza della pienezza della vita nel matrimonio e nella famiglia.
Per sviluppare ulteriormente la pastorale del matrimonio religioso e della famiglia esiste la proposta di qualificare sempre più coppie di coniugi come protagonisti e moltiplicatori nella pastorale familiare, cosicché a lungo termine non solo singoli individui ma anche coniugi potranno assumere la responsabilità della guida pastorale e della catechesi di coniugi e famiglie. Per il reciproco accompagnamento, aiuto, ispirazione e sostegno di coniugi e famiglie si raccomanda di creare e potenziare reti.
Un utile strumento si sono dimostrati idonei gruppi di famiglie o di persone del vicinato, ad esempio a livello parrocchiale, che però difficilmente raggiungonole giovani coppie.

Sulla domanda n. 11
Dovranno essere riscoperti e approfonditi il significato del Sacramento del matrimonio e la sua importanza per la vita quotidiana nella pastorale matrimoniale e familiare. A questo proposito è fondamentale l’esperienza, innata nell’essere umano, della vita matrimoniale e dei rapporti d’amore come forma più intima e intensa di un’unione interpersonale.
I coniugi vivono il loro rapporto matrimoniale come il legame più prezioso e importante della loro vita, anche e soprattutto quando le crisi e i conflitti del matrimonio non vengono evitati, bensì vissuti con consapevolezza e superati.
Il rapporto matrimoniale viene vissuto come un dono che non ci si può “fare” da soli. Contemporaneamente i coniugi vedono che la riuscita del loro matrimonio non è certa, bensì a potenziale rischio.
Confidare nella benedizione e nella guida di Dio può dare serenità, credere alla sua presenza nel matrimonio e alla sua fedeltà può donare speranza e fiducia. L’esperienza che la convivenza e il rapporto d'amore sono fatti contemporaneamente di alti e bassi, di armonia e conflitti e che solo qui vi trovano tutta la loro intensità e pienezza, rende sensibili al messaggio della Rivelazione, dato che nel matrimonio si manifesta in particolar modo anche il rapporto tra Dio e l’uomo: il matrimonio cristiano è quindi un luogo di vero incontro con Gesù Cristo.
Da questo esempio le coppie possono imparare che l’amore cristiano comporta anche rinuncia e sacrificio. L`amore coniugale esige una scelta quotidiana e un permanente approfondimento del rapporto. I coniugi possono accorgersi che il Sacramento del matrimonio è una fonte di forza per la quotidiana scelta d’amore e una sfida a proseguire il cammino.
Il significato del Sacramento del matrimonio si rivela solo nella fede. La catechesi del matrimonio deve essere sempre inglobata in una generale catechesi cristiana che rende più intenso il rapporto con Gesù Cristo e con Dio, Padre amoroso e misericordioso.

La famiglia nel piano di salvezza di Dio
Sulla domanda n. 12
Vedi la domanda n. 11 di cui sopra.

Sulle domande n. 13-14
Il Sacramento del matrimonio è strettamente legato alla sacramentalità della Chiesa, della cui comunità fa parte. Nella comunità religiosa la famiglia dovrà essere in futuro sempre più percepita come una Chiesa in piccolo e soggetto di evangelizzazione. Essendo la più piccola forma della Communio religiosa, la famiglia può diventare il luogo dell'annuncio della parola di Dio, del servizio al prossimo e della celebrazione della fede.
Le coppie e le famiglie cristiane hanno la responsabilità di trasmettere la fede ai propri figli e nipoti. Contemporaneamente esse sono importanti fonti di vita e di forza nelle comunità e portano la presenza della Chiesa nella società. Proprio nella diaspora le famiglie cristiane diventano testimoni di fede vissuta e sono viste come il luogo in cui si può fare conoscenza della Chiesa.
Decisiva per l'efficacia della funzione missionaria e evangelizzante della famiglia è la testimonianza della vita dei coniugi e dei genitori, e ciò avviene in modo molto naturale nella quotidianità.
Occorre comunicare alle famiglie che esse esercitano un servizio missionario anche solo attraverso il loro modo di vivere. Quando i genitori consolano i propri figli, quando le diverse generazioni si occupano l'una dell'altra, le famiglie frequentano la Messa e nel corso dell'anno liturgico coltivano rituali cristiani nell'ambiente domestico, attestano reciprocamente la loro fede e attraverso il loro amore fanno conoscere Gesù Cristo come amore di Dio diventato uomo.
La vita nel matrimonio e nella famiglia è un atto di responsabilità verso il mondo. Per questo motivo le famiglie cristiane sono di per sé missionarie. Il matrimonio stesso ha una funzione di testimone, infatti rappresenta il legame di Cristo con la sua Chiesa (cfr. Efesini 5, 35).
Quando si riesce a percepire la testimonianza di vita delle famiglie cristiane si parlerà automaticamente di fede. In Germania il concetto di famiglia vista come “Chiesa domestica” non è molto forte. Il Sinodo dovrebbe perciò proseguire nella riflessione teologica del concetto di “Chiesa domestica” nel senso di Lumen gentium 11.
È necessaria una pastorale che vede nelle famiglie importanti risorse della fede vissuta, che irradia nelle comunità e nel rispettivo ambiente sociale. Naturalmente le famiglie non devono essere lasciate sole e hanno bisogno di sostegno affinché non si sentano inadeguate per questo ruolo. Dato che una gran parte dei fedeli che vive nelle parrocchie sono coppie di coniugi, bisogna sostenere le famiglie e soprattutto la pastorale del matrimonio.
Nella catechesi parrocchiale dovrebbe essere maggiormente tematizzata la questione in che misura la fede sia importante non solo per il singolo, bensì anche per la riuscita di rapporti di coppia, matrimoni e famiglie. Nel complesso il matrimonio dovrebbe essere più presente come tema nelle parrocchie, ad esempio nelle prediche, nei testi delle orazioni e nelle preghiere dei fedeli, ma anche in speciali funzioni religiose, ad esempio per coppie che festeggiano un anniversario di nozze, in benedizioni di coniugi e famiglie, come ormai in molte località è d'uso nel giorno di San Valentino, o attraverso la speciale celebrazione di giornate di festa di coniugi santi. Non per ultimo anche la percezione della Chiesa come istituzione ha influenza sulle famiglie e sulla società. Proprio nel settore socio-economico, ad esempio, il comportamento della Chiesa come datore di lavoro, il suo atteggiamento missionario e a misura di famiglia sono il banco di prova della credibilità del suo messaggio.

La famiglia nei documenti della Chiesa
Sulle domande 15-16
Persone chiamate a vivere nel matrimonio e nella famiglia devono essere incoraggiate a riconoscere e seguire la propria vocazione. In questo contesto sarebbe necessario sottoporre a una riflessione autocritica la dottrina e la guida spirituale per controllare che sia stata superata la sottovalutazione della vita matrimoniale rispetto alla vita nel celibato risalente ai secoli passati e che queste idee non esercitino ancora una forte influenza.
Poiché la vita matrimoniale è una forma particolare dell'imitazione di Cristo essa ha bisogno anche del sostegno, dello stimolo e dell’approfondimento di una spiritualità matrimoniale e familiare specifica, che aiuti i coniugi ad adempiere la loro missione nella Chiesa e nel mondo attingendo alla fonte della grazia del Sacramento del matrimonio. Occorre innanzitutto percepire con attenzione quanta spiritualità venga già vissuta nel matrimonio e nella famiglia. Deve essere destata e approfondita la consapevolezza che anche il servizio diaconico nella famiglia (aiuto e sostegno reciproco, educazione dei figli, presenza e premura l’uno per l’altro, assistenza di famigliari anziani, ammalati o disabili, ecc.….) nasconde una profonda dimensione spirituale: Gesù Cristo ha infatti dichiarato che il servizio a favore del prossimo è il principale luogo d’incontro cono lui (cfr. Mt 25).
Interpretare l’amore tra i coniugi e quello tra genitori e figli come copia dell’amore di Dio verso gli uomini potrebbe essere una possibilità per le famiglie di scoprire e approfondire la propria, già presente, spiritualità. Nella nostra società secolare non è semplice vivere la fede nella quotidianità. Inoltre normali rituali con cui la fede entra nella vita quotidiana sono resi più difficili dalle condizioni quadro dettate dalla politica sociale: infatti spesso non si riesce più a consumare pasti in comune ed è raro vivere momenti di comunità familiare.
Le famiglie hanno bisogno di stimoli e aiuti per poter organizzare la loro quotidianità domestica all’insegna della religione: provare diversi modi di vivere in comunità, leggere la parola di Dio, avere momenti di preghiera e celebrare funzioni religiose in forma adeguata.
Molti aiuti sono messi a disposizione da istituti cattolici e centri di educazione familiare, che offrono ad esempio esercizi spirituali, pellegrinaggi, fine settimana spirituali o altre manifestazioni speciali per famiglie. Utili spunti per una spiritualità praticata nella famiglia offre anche la collana di pubblicazioni “Hot Spots des Lebens – spiritualità nella famiglia”, edita dalla Arbeitsgemeinschaft für katholische Familienbildung (AKF).

L’indissolubilità del matrimonio e la gioia della convivenza
Sulle domande 17-19
Vedi le sopraccitate domande 7-10.
Verità e bellezza della famiglia e misericordia verso le famiglie ferite e deboli Sulle domande 20-22 In linea di massima nella pastorale si dovrebbe agire con un atteggiamento rispettoso anche nei confronti di coloro il cui modo di vivere non corrisponde o non corrisponde ancora agli insegnamenti del Vangelo. Occorre sviluppare una pastorale che sottolinei soprattutto il carattere di una situazione di cammino nel matrimonio e nella famiglia.
Bisogna valutare se si può applicare la legge della gradualità o la dottrina della Chiesa antica del “logoi spermatikoi” sul rapporto tra il matrimonio sacramentale e gli altri modi di vivere.
Per la pastorale destinata a coloro che convivono in un matrimonio civile o senza certificato e per credenti omosessuali rimandiamo ai capitolo relativi alle domande 32-39.

III parte: Il confronto: prospettive pastorali
Annunciare il Vangelo della famiglia oggi nei vari contesti
Sulle domande 23-27
In ogni momento, e viste le condizioni esterne, la pastorale della Chiesa rivendica il diritto di tener conto del proprium del messaggio cristiano: la buona novella di Gesù Cristo del nascente regno di Dio che è già tra gli uomini, testimoniato in modo definitivo e ineguagliabile con la Sua morte e Resurrezione dai morti. La Chiesa deve annunciare questo Vangelo come un messaggio di salvezza. La pastorale ha il compito di incoraggiare gli uomini a vedersi come collaboratori alla costruzione del regno di Dio, a lavorare attivamente e con sempre rinnovato coraggio per attingere alle fonti della comunità dei fedeli, a conoscere concretamente nella loro quotidianità il dono della salvezza e della libertà e a trasmettere questa esperienza. In questo generale contesto si trova anche la pastorale del matrimonio e della famiglia.
Nella moderna società tedesca la sfera privata delle convivenze, del matrimonio e della famiglia è molto importante, per alcuni aspetti la sua importanza è perfino aumentata. Anche e soprattutto in queste situazioni esistenziali i fedeli sono invitati e incoraggiati a collaborare alla costruzione del regno di Dio. In primo luogo ciò significa cercare sempre il bene degli altri attingendo alle fonti della fede, prendersi cura delle persone che ci sono state affidate e realizzare insieme a loro una parte della “famiglia di Dio” dentro l'emancipata complessità dei rapporti postmoderni.
Con questa forza si può riuscire a non chiudersi nel narcisismo e nell'egocentrismo ma a superare sempre il proprio egoismo grazie a un atteggiamento benevolo verso gli altri essere umani. La pastorale del matrimonio e della famiglia deve ribadire sempre questo invito ed essere a disposizione per sostenerlo. Ciò può riuscire solo in una comunicazione aperta e “alla pari”, che sia contemporaneamente sincera e invitante. Nel complesso la pastorale matrimoniale e familiare ha bisogno di un orientamento fondamentale basato sulla stima, che partendo dai desideri delle persone esamina dapprima quali passi esse abbiano già intrapreso sul cammino verso una vita consapevole e responsabile nell’amore e nella fedeltà, e dia quindi possibilità di orientamento e sostegno radicate nel Vangelo.
Ciò vale anche per famiglie monoparentali, coppie di fatto, famiglie allargate e matrimoni in crisi: in particolare la pastorale deve tenere in considerazione che una comunicazione aperta, senza pregiudizi e non moraleggiante è necessaria anche nei confronti di coloro che si considerano cristiani e cattolici, ma in materia di matrimonio e famiglia non vivono, o non possono vivere, in pieno accordo con l’insegnamento della Chiesa.
Si tratta di permettere, con affetto e sensibilità, che ogni individuo percorra il suo cammino individuale (anche nella ricerca di Dio) e che venga seguito con consigli, ma senza atteggiamenti paternalistici. Come testimoniano all’unanimità le risposte pervenute i cattolici delle diocesi tedesche chiedono, in parte con insistenza, alla pastorale della loro Chiesa questo modo di avvicinarsi alle persone, ispirato dl messaggio positivo del Vangelo. Si spera in particolare che i rappresentanti della Chiesa adottino una comunicazione che punti più sull'atteggiamento invitante e meno sulla definizione di chiari confini.
Solo una piccola minoranza chiede con insistenza che si traccino dei confini da mantenere senza compromessi, perché teme che vada perduta la chiarezza della dottrina. In realtà una comunicazione che sia aperta, che non moralizzi, giudichi e controlli, non è sinonimo di abbandono dei principi.
In un primo momento si può pensare che l'individualizzazione dei modi di vivere, da cui è caratterizzata l' epoca moderna, sia innanzitutto legata alla problematica del relativismo e alla crescente pluralizzazione. In questa individualizzazione le persone vedono in primo luogo la possibilità di progettare la propria vita secondo le proprie idee e i propri desideri più di quanto fosse stato possibile nei tempi passati. Naturalmente ciò porta spesso anche a situazioni difficili o troppo impegnative.
Tanto più importanti sono corsi che aiutino a orientarsi e a trovare un nuovo indirizzo. In questi sviluppi la Chiesa si trova di fronte alla sfida di chiarire il rapporto tra norme oggettive sostenute dalla comunità dei fedeli e dal magistero della Chiesa da una parte e le convinzioni soggettive della coscienza dei fedeli dall'altra. Ma non si deve relativizzare l'importanza e il potere di orientamento della dottrina della Chiesa, né deve essere oscurato o addirittura eluso il significato della coscienza individuale quale ultima soggettiva istanza di decisione del singolo. In questo conflitto è decisamente necessario richiamare, ma anche rendere comprensibile, la dottrina della Chiesa nel senso di una responsabile educazione della coscienza. Il magistero si trova qui di fronte al compito di riesaminare sempre con sincerità e autocritica se la dottrina sia davvero comunicabile agli uomini in tutti i suoi aspetti e sotto ogni prospettiva. Su questo punto, come già nel questionario spedito prima del Sinodo Straordinario del 2014, le risposte pervenute dalle diocesi ribadiscono nuovamente il fatto che su molti temi di etica sessuale l'insegnamento della Chiesa non viene (più) né compreso né accettato. Dall'altra parte viene contemporaneamente sottolineato che alcuni aspetti centrali della dottrina della Chiesa riguardanti il matrimonio e la famiglia sono tuttora molto importanti. A questo proposito viene esplicitamente segnalato il fatto che gran parte della popolazione accetta la monogamia, ha un'alta stima del matrimonio come comunità d'amore, riconosce la fedeltà come valore nel rapporto e il legame esistente tra matrimonio e desiderio di avere figli.
Infine anche questo è vero: i cattolici praticanti sono uniti nel rifiuto dell'aborto. Dal momento che qui la pastorale si trova inevitabilmente in un conflitto e in questo conflitto deve assolvere il suo compito, deve sempre ricollegarsi al suo mandato originario: invitare i fedeli a leggere la propria vita alla luce della fede, orientare ad essa le proprie azioni e muoversi insieme come popolo di Dio in pellegrinaggio. Per quanto riguarda la pastorale del matrimonio e della famiglia in Germania si può notare che, sotto questo aspetto, da un lato molto è già stato fatto, che molte persone, iniziative e istituzioni sono al lavoro, ma che d'altra parte resta ancora molto da fare, molte cose non hanno ancora raggiunto il grado di efficacia che si potrebbe raggiungere.
Proprio nella formazione del personale che si occupa della pastorale, e specialmente dei sacerdoti, dovrebbe essere incentivata la sensibilità per la vita familiare. Periodi di praticantato in attività legate alla famiglia sono a questo proposito un metodo che promette bene. Un confronto rispettoso con le realtà della vita permette ai candidati sacerdoti di imparare dalle famiglie e di crescere con loro.

Accompagnare i promessi sposi nel cammino
di preparazione al matrimonio e i primi anni della vita matrimoniale
Sulle domande 28-31
In Germania la Chiesa è impegnata a diversi livelli e in molteplici modi nella pastorale della preparazione al matrimonio, dell'accompagnamento al matrimonio, dell'incoraggiamento alla trasmissione della vita, del sostegno alle famiglie e del miglioramento di competenze genitoriali, spesso però più in modo puntuale che distribuito su tutto il territorio. E si può affermare con chiarezza che laddove le istituzioni religiose offrono servizi a persone che hanno una relazione sentimentale, o vivono nel matrimonio o hanno problemi familiari esse sono apprezzate quando questi sono servizi palesemente seri e professionalmente qualificati, che hanno lo scopo di aiutare le persone nella loro situazione sentimentale, matrimoniale e familiare e offrono loro orientamento per raggiungere gli obiettivi di cui sopra.
In questo senso godono di stima la consulenza matrimoniale, familiare e esistenziale, che in molte diocesi tedesche ha raggiunto un livello professionale, e i corsi di educazione KESS, offerti in molte località (“Cooperativi, incoraggianti, sociali e orientati alla situazione”) dalla Arbeitsgemeinschaft Katholische Familienbildung (AKF) (Associazione per l'educazione familiare cattolica), come pure numerose altre offerte dell'educazione familiare cattolica e della pastorale familiare.
Ciononostante l'attuale situazione del matrimonio e della famiglia richiede un nuovo inizio per un impegno pastorale più concertato in questi settori. Proprio nei corsi di preparazione al matrimonio e nell'accompagnamento di giovani coppie di coniugi si nota che da una parte ci sono corsi e seminari in cui il numero dei partecipanti diminuisce, ma dall'altra parte che ci sono coppie interessate che non trovano offerte appropriate.
Ma è un vero problema se le coppie che si preparano al matrimonio e si rivolgono a enti religiosi non vi trovano alcun aiuto utile e nessuna risposta alle loro domande sulla fede.
Nelle diocesi tedesche la preparazione al matrimonio, ma anche i corsi di accompagnamento del matrimonio, meritano nel complesso maggiore attenzione. Considerando le risposte pervenute dalle diocesi si può concludere che esistono diversi elementi e modelli attuali di una pastorale matrimoniale e familiare al passo coi tempi e che bisogna vagliare a quali condizioni possano essere utilizzati di più e su un'area più estesa.
È importante comunicare le possibilità e i metodi della pastorale matrimoniale e familiare così come la disponibilità di imparare gli uni dagli altri nelle diocesi, in associazioni e movimenti. Possono essere utili allo sviluppo della pastorale de matrimonio e della famiglia le conoscenze scientifiche sul potenziale di sviluppo e i rischi dei rapporti di coppia così come delle relazioni tra genitori e figli.
A questo proposito in futuro sarà sempre più importante che le diocesi tedesche agiscano in pieno reciproco accordo, giacché non ha senso che ogni diocesi sviluppi in proprio progetti e organizzi corsi di aggiornamento e di specializzazione per il personale pastorale.
Ma è altrettanto evidente che le diocesi devono avvertire la propria responsabilità e che non ci può essere un solo modello per i corsi di preparazione al matrimonio e l’accompagnamento di coppie e famiglie. In una società caratterizzata dalla enorme pluralità dei modi di vivere i metodi, l’approccio e le offerte della pastorale del matrimonio e della famiglia devono offrire una certa molteplicità per la soluzione di un problema centrale comune. Una pastorale che per sviluppare e promuovere le risorse umane parte dalla luce della fede, nonostante la sua presenza, nei periodi di crisi esistenziale terrà sempre in considerazione anche l’aspetto del sostegno preventivo delle competenze individuali.
Questa è una cosa naturale nella pastorale del matrimonio e della famiglia. Corsi di promozione della comunicazione della coppia, la disponibilità ad impegnarsi nel rapporto (“Commitment”), così come la consulenza individuale di coniugi e famiglie sono più produttivi se vengono impiegati in funzione preventiva e di sostegno del rapporto piuttosto che quando agiscono come forza d'intervento in caso di crisi. Proprio nella consulenza matrimoniale, familiare ed esistenziale cattolica viene spesso sottolineato che consulenze, se richieste per tempo, possono spesso avere molta efficacia nel sostenere il matrimonio e il rapporto. Lo stesso si può dire anche del training di comunicazione e commitment: entrambi possono contribuire a migliorare sensibilmente la qualità del rapporto. Per quanto riguarda l’accompagnamento di giovani famiglie attraverso i primi anni di matrimonio si nota la crescente importanza degli asili infantili per bambini fino all’età scolare: ca. 9200 di questi sono gestiti in Germania dalla Chiesa cattolica. Ciò vale specialmente laddove sorgono con impegno centri familiari e vi si inseriscono anche programmi di assistenza, formazione e consulenza per genitori. Qui vi si possono insediare servizi cosiddetti a bassa soglia, che possono cioè essere utilizzati anche da famiglie di basso livello culturale. A questo proposito segnaliamo anche i centri di educazione familiare che offrono soprattutto corsi di questo tipo.

La pastorale per coloro che convivono in un matrimonio civile
o senza certificato di matrimonio
Sulle domande 32-34
Prima del matrimonio civile o religioso la maggior parte delle coppie convive già da molti anni e vede la celebrazione del matrimonio come una nuova, indubbiamente importante, tappa della vita comune. Spesso ci si sposa perché si vogliono avere dei bambini. Ci sono però anche molte coppie cattoliche che si sposano solo con matrimonio civile, mentre molte non possono sposarsi in Chiesa, ad esempio perché un partner è divorziato civilmente. Perciò il problema di un'adeguata pastorale nei confronti di questi modelli di vita si riflette nelle risposte. Una pastorale che in questi legami vede solo un peccato e che di conseguenza esorta a cambiare vita è controproducente e si trova già in contraddizione con le esperienze positive che queste coppie fanno in questo tipo di convivenze.
Anche in rapporti senza certificato di matrimonio e in matrimoni civili vengono vissuti valori come amore, fedeltà, responsabilità reciproca e verso i figli, affidabilità e disponibilità alla riconciliazione, tutti valori che dal punto di vista cristiano meritano riconoscimento. Proprio i giovani hanno bisogno di una pastorale che sostenga e accompagni con apprezzamento i loro svariati tentativi di stringere rapporti e di viverli.
Le positive esperienze sentimentali e il desiderio di molte coppie di avere un legame duraturo e affidabile possono essere la base su cui si potrebbe spiegare il valore aggiunto del matrimonio sacramentale. A questo scopo ci vuole una teologia del matrimonio che riprenda le esperienze e i desideri delle persone e una pastorale che tenga in grande considerazione le esperienze delle persone nei rapporti sentimentali e riesca a risvegliare un desiderio di spiritualità.
Il Sacramento del matrimonio deve essere annunciato innanzitutto come un dono che arricchisce e fortifica la vita matrimoniale e familiare piuttosto che come un ideale da realizzare. Per questo motivo non si può rinunciare all'esempio e alla testimonianza di coniugi cristiani.
Bisogna sviluppare una pastorale che sottolinei innanzitutto che, a proposito di matrimonio e famiglia, essere cristiano vuol dire essere in cammino. Una tale pastorale richiede una valutazione differenziata dei diversi modelli di vita e non per ultimo un'evoluzione della morale sessuale della Chiesa nel quadro della teologia dell'amore.
In questo processo devono essere considerate più di prima la capacità del singolo di vivere responsabilmente la sua vita nell'imitazione di Cristo e la sua coscienza personale. Di fronte ad una situazione sociale in cui l'aspetto istituzionale del rapporto di coppia viene spesso trascurato, bisogna riflettere sul giudizio della Chiesa sul matrimonio civile, in cui i partner assumono responsabilità in modo giuridicamente vincolante l'uno per l'altro e per i loro figli. Bisogna quindi studiare con maggiore attenzione il fenomeno del “matrimonio civile” nella teologia, nel diritto ecclesiastico e anche nella pastorale.

Curare le famiglie ferite (separati, divorziati non risposati,
divorziati risposati, famiglie monoparentali)
Sulla domanda n. 35
Anziani, ammalati e disabili dipendono in modo particolare dal sostegno della famiglia. Nella convivenza di disabili con persone sane, di ammalati e sani, giovani e anziani tutti i membri della famiglia possono provare amore, riconoscimento, coraggio e gioia di vivere. Un compito sempre più importante della pastorale familiare sarà quello di aiutare le famiglie in modo che riescano ad assumersi le proprie responsabilità.
Infatti spesso le famiglie si sentono impegnate oltre le proprie forze nell'assistenza pluriennale di persone ammalate o disabili. Hanno perciò bisogno sia di un sostegno economico che di un aiuto psicosociale e spirituale da parte di altre famiglie e della comunità. Bisogna quindi rafforzare anche nell'opinione pubblica la consapevolezza dell'importanza di stabili strutture familiari per persone in fasi difficili e in crisi esistenziali.
In tempi in cui i rapporti sociali diventano sempre più deboli, non si può sopravvalutare troppo l'importanza dei legami delle strutture familiari. È importante arginare l'influenza della “logica del mercato” sulle famiglie e sulla politica familiare. Numerose risposte richiamano l'attenzione sulle sfide economiche, sociali e pedagogiche che le famiglie monoparentali devono affrontare.
Spesso esse necessitano di un maggiore sostegno pratico e spirituale da parte della comunità e dovrebbero essere naturalmente integrate nella vita parrocchiale. Anche in un paese così ricco come la Germania una parte delle famiglie è minacciata dalla povertà. Ciò vale specialmente per famiglie monoparentali, famiglie numerose e famiglie di migranti, ma anche per famiglie in cui i genitori sono disoccupati da molto tempo.

Sulla domanda n. 36
E' indiscutibile il fatto che le Chiese particolari si trovano d'accordo “cum Petro et sub Petro” sulla dottrina relativa al matrimonio e alla famiglia. Una parte delle risposte, rimandando a differenze sociali e culturali, approverebbe accordi regionali sulle direttive pastorali al livello delle Chiese particolari. Si potrebbe anche partire da processi di dialogo diocesani sul tema matrimonio e famiglia i cui risultati verrebbero poi discussi con altre Chiese particolari. Si presuppone la capacità di dialogo di tutti gli interessati.

Sulle domande 37-38
La domanda relativa alla pastorale per cattolici divorziati e risposati è stata risposta da tutti e per lo più anche molto dettagliatamente. Essa preoccupa molti fedeli anche oltre la cerchia di coloro che hanno alle spalle un matrimonio naufragato. Indubbiamente questa rimane una posizione chiave per la credibilità della Chiesa.
L’attesa che il Sinodo dei Vescovi apra nuove strade in questo punto è molto elevata tra i fedeli. A questo proposito salta agli occhi che il popolo di Dio non esprime un invito indifferenziato ad avere misericordia, ma che argomenta con distinzioni teologiche. Il fallimento di un matrimonio è un processo doloroso, accompagnato da sensi di colpa. I fedeli si aspettano che la Chiesa accompagni con sostegno e comprensione persone il cui matrimonio è fallito e non che le spinga ai margini della comunità.
Dovrebbero piuttosto essere incoraggiate a collaborare attivamente nella comunità (cfr. a. Familiaris consortio, n. 84). Da questa prospettiva viene anche dibattuta la questione della possibilità dell'ammissione al sacramento della riconciliazione e alla comunione sacramentale di cattolici divorziati e risposati.
I sacramenti vengono considerati innanzitutto un mezzo di salvezza: in essi Cristo viene in aiuto alle persone deboli e colpevoli. Per la gran parte dei cattolici l'esclusione dai sacramenti, soprattutto se è permanente, come nel caso dei divorziati risposati, è in contraddizione con la loro convinzione che Dio perdoni ogni peccato, dia la possibilità di cambiare direzione e consenta un nuovo inizio. Quanto all'ammissione ai sacramenti la maggior parte dei fedeli si aspetta soluzioni strutturali invece che eccezioni pastorali compiute di nascosto.
Questa non sarebbe un'ammissione indifferenziata ai sacramenti, sarebbe bensì vincolata a dei criteri.
Solo pochi fedeli rifiutano per principio l'ammissione alla Comunione di divorziati risposati perché temono che così potrebbe venir indebolita la testimonianza della Chiesa sull'indissolubilità del matrimonio.
La grande maggioranza dei fedeli non condivide questo timore. Per questo motivo incontra molta approvazione la delibera del Consiglio Permanente della Conferenza Episcopale Tedesca del 24 giugno 2014 sulle “Vie teologicamente sostenibili e pastoralmente adeguate per l’accompagnamento dei divorziati risposati”, aggiunte in allegato.
Nella loro delibera i vescovi tedeschi propongono di ammettere al Sacramento della riconciliazione e alla Comunione i fedeli divorziati e risposati se è definitivamente fallita la vita comune nel matrimonio canonicamente valido, se i doveri risultanti dal primo matrimonio sono chiaramente definiti, se si pentono del fallimento del primo matrimonio e con tutte le loro forze si impegnano a vivere il secondo matrimonio nella fede e a educare i figli nella fede.
È stata avanzata anche la proposta di riconsiderare il fallimento del matrimonio sotto il profilo del diritto canonico, della dogmatica e della pastorale creando delle forme liturgiche in cui trovano espressione davanti a Dio il dolore sulla separazione e le recriminazioni su ferite o umiliazioni, ma anche la speranza di un nuovo inizio.
Dal punto di vista della teologia sacramentale bisogna chiarire il rapporto tra fede e Sacramento del matrimonio. Diverse diocesi e associazioni ritengono che sia saggio riflettere sulla prassi delle chiese ortodosse, non per adottarla, bensì per aprire vie analoghe nella Chiesa cattolica. A questo proposito bisognerebbe fornire un'interpretazione teologica.
In questo contesto si consiglia di riflettere sulla benedizione di un secondo matrimonio (civile), che però si dovrebbe chiaramente distinguere dal matrimonio religioso. Sono sicuramente benvenute delle facilitazioni nei processi di annullamento del matrimonio e una riduzione dei costi (innanzitutto per le perizie).
Alcuni esperti propongono di rinunciare al generale trattamento di una seconda istanza, dato che di regola questa conferma il giudizio della prima istanza, e di far emettere il verdetto della prima istanza da un collegio invece che da un singolo giudice. Si potrebbe anche riflettere se non richiedano un controllo le presunzioni legali nel diritto matrimoniale. Tuttavia un'agevolazione del processo non costituisce una generale soluzione del problema. Se paragonato con l'elevato numero di persone interessate quello di coloro che battono la strada di tale procedimento è molto modesto e probabilmente aumenterebbe di poco anche se questo processo venisse semplificato. Non si dovrebbe perciò dare troppa importanza a queste misure.

Sulla domanda 39
Nell'oltre 40 % dei matrimoni in cui uno dei partner è cattolico l'altro appartiene ad un'altra confessione cristiana, in genere a quella evangelica. Cresce inoltre il numero dei matrimoni tra un partner cattolico ed uno senza confessione. Per questo motivo la domanda sull'accompagnamento pastorale è molto trattata nelle risposte. I fedeli si aspettano che anche la vita matrimoniale e familiare di partner di diversa confessione sia aiutata dalla Chiesa (secondo il can. 1128 CIC) e che il coniuge non cattolico venga invitato a partecipare alla vita della comunità, anche se l'organizzazione della vita religiosa nella famiglia deve essere lasciata ai due partner.
Un ampio spazio nelle risposte occupa la domanda su una possibile ammissione del coniuge non cattolico, specialmente se evangelico, alla comunione sacramentale. L'esclusione dalla comunione del partner di un'altra confessione viene considerata un ostacolo, in particolare per l'educazione cristiana dei figli. Dal punto di vista teologico si sottolinea che l'esortazione apostolica Familiaris consortio (1981) esprime chiaramente l'apprezzamento dei matrimoni misti, mettendo in rilievo il significato dell'Eucarestia come “fonte del matrimonio cristiano” (n. 57).
Per quanto riguarda il sostegno del matrimonio sacramentale e tenendo conto dell'educazione religiosa dei figli, ci si deve perciò chiedere come il coniuge non cattolico possa partecipare alla vita della comunità e a quali condizioni possa essere ammesso anche alla Comunione. Non hanno forse i matrimoni misti, tenuti insieme dalla doppio vincolo del battesimo e del matrimonio, un grande bisogno spirituale che nel caso singolo permetterebbe l'ammissione all'Eucarestia del partner non cattolico (cfr. can. 844 § 4 CIC; enciclica Ut unum sint del 1995, n. 46, enciclica Ecclesia de eucharistia de 2003, n. 45 e 46)? 

L'attenzione pastorale verso le persone
con orientamento omosessuale
Sulla domanda n. 40
In Germania le convivenze omosessuali hanno uno status diverso da quello del matrimonio (“unioni civili”). Il loro riconoscimento si basa su un largo consenso sociale che viene sostenuto anche dalla maggioranza dei cattolici, come hanno dimostrato tra l'altro anche le risposte al primo questionario per la preparazione del Sinodo Straordinario.
I fedeli si aspettano che ogni persona, indipendentemente dal suo orientamento sessuale, venga accettata dalla Chiesa come dalla società e che nelle parrocchie venga creato un clima di stima nei confronti di ogni persona. Quasi tutte le risposte concordano con il giudizio provato dalle scienze umane (medicina, psicologia) che l'orientamento sessuale è una disposizione immutabile e non scelta dal singolo.
Per questo motivo irrita il discorso delle “tendenze omosessuali” citate nel questionario e viene percepito come discriminante. Solo singoli interpellati rifiutano in linea di principio rapporti omosessuali perché gravemente peccaminosi.
La maggioranza si aspetta dalla Chiesa una valutazione più differenziata basata sulla teologia morale, che tenga conto delle esperienze pastorali e delle conoscenze scientifiche. Quasi tutti i cattolici accettano rapporti omosessuali se i partner vivono valori come amore, fedeltà, responsabilità reciproca e affidabilità, senza per questo mettere le convivenze omosessuali sullo stesso piano del matrimonio. Si tratta di accettarle pur affermandone contemporaneamente la diversità.
Alcune posizioni si pronunciano anche a favore di una benedizione di queste convivenze, differente rispetto al matrimonio. Una pastorale che accetta persone omosessuali esige una maturazione della morale sessuale religiosa, che tenga conto delle più avanzate conoscenze scientifiche, antropologiche, esegetiche e teologiche.

La trasmissione della vita e la sfida della denatalità
Sulle domande 41-44
Da molti anni in Germania il calo delle nascite è un tema che è spesso all'ordine del giorno. Il centro del problema è il fatto che i giovani desiderano formare una famiglia e avere dei figli molto più di quanto negli anni successivi riescano a realizzare questo desiderio. I motivi di questa discrepanza sono numerosi e vanno dal problema del trovare il coniuge giusto, ai lunghi tempi necessari prima di raggiungere l'indipendenza economica fino alla rassegnazione di fronte ad un esagerato desiderio di ideale genitorialità.
In questa situazione non serve fare appello tramite un'esortazione morale alla responsabilità di trasmettere la vita. Il desiderio di avere un figlio è una questione personalissima tra due persone che si vogliono bene. Questa decisione non può essere presa né dallo Stato e neppure dalla Chiesa. Anche accenni alle gravi conseguenze del cambiamento demografico non influenzano la reale vita dei singoli individui.
È invece necessario riprendere e potenziare il desiderio dei giovani di avere una famiglia propria e dei figli propri e impegnarsi innanzitutto a ridurre le difficoltà della politica sociale che ostacolano un tale progetto di vita. In Germania, grazie alle numerose iniziative e istituzioni a sostegno delle famiglie che lavorano nella Chiesa, ma anche all'impegno politico a favore della famiglia di associazioni cattoliche, quali innanzitutto il Familienbund der Katholiken (FdK), i cattolici contribuiscono a creare un clima di maggiore attenzione verso i bambini e le famiglie.
La Conferenza Episcopale Tedesca si impegna incessantemente e con fermezza nella politica e nella società a favore della tutela della vita, ad esempio attraverso dichiarazioni e prese di posizione o tramite la Settimana per la vita, che si celebra una volta all'anno. Per quanto - 17 - riguarda il rifiuto dell'aborto in Germania esiste anche una grande concordanza tra cattolici praticanti. A livello puramente pratico in molte diocesi, oltre alla consulenza per gestanti, messa a disposizione da istituzioni e associazioni cattoliche specializzate, specialmente dalla Caritas e dal Sozialdienst Katholischer Frauen (SkF, assistenza sociale delle donne cattoliche), diverse altre iniziative e fondazioni offrono aiuto a gestanti in difficoltà.

La sfida dell'educazione e il ruolo della famiglia nell'evangelizzazione
Sulle domande 45-46
Vedi anche alle domande 28-34.
Nel suo ruolo di istituzione che aiuta le famiglie nel loro compito educativo, la Chiesa cattolica in Germania gode di molta stima. Gruppi di bambini nella prima infanzia, asili infantili, scuole, istituti professionali e istituti universitari di pedagogia, centri di educazione familiare, corsi di educazione, lettere ai genitori, aiuti vari e molto altro sono da ritenere elementi di un'importante campo di attività della Chiesa.
L'insegnamento della religione, la catechesi familiare nella preparazione alla Prima Comunione e numerose possibilità di insegnamento della religione aiutano le famiglie a trasmettere la fede. Però questo sostegno deve avvenire in forme adeguate ai tempi e all'età. Progetti che si sono rivelati utili in passato non sono illimitatamente validi in futuro.
È chiaramente percepibile il desiderio delle famiglie di dare orientamento ai figli quando affrontano la vita, spesso però è accompagnato da una insicurezza su come questo desiderio possa essere realizzato.

1 commento:

  1. Grazie a "il Regno" per la pubblicazione e alla Conferenza Episcopale Tedesca per l'elaborazione.

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