venerdì 8 maggio 2015

Card. Müller: il rischio del Sinodo

Il card. G. Müller ha rilasciato il 29 aprile scorso un'intervista sui temi del Sinodo al settimanale La Vie, tradotta e pubblicata  il 2 maggio dal blog http://chiesaepostconcilio.blogspot.it/.


Nominato Prefetto della Congregazione per la dottrina della fede da papa Benedetto XVI il 2 luglio 2012, il card. Gerhard Ludwig Müller è stato creato cardinale da papa Francesco. Risponde alle domande La Vie, in particolare sui divorziati risposati. (...)
- Lei ha contribuito a un libro che prendeva in contro piede le tesi a favore dell'apertura ai divorziati risposati riguardo all'accesso ai sacramenti; il che ha alimentato l'impressione che ci fossero forti tensioni tra i cardinali durante il Sinodo.
"Il cardinale Kasper ha presentato una ipotesi per aiutare le persone a vivere un legame che, secondo la Chiesa, non è sacramentale. Siamo tutti unanimi sul fatto di voler aiutare i nostri fratelli e sorelle che si trovano in questa situazione. Ma come? La dottrina della Chiesa non è una teoria, si basa sulla fedeltà alla parola di Dio. Il matrimonio tra due persone battezzate è un sacramento efficace, realtà oggettiva. Sciogliere un matrimonio sacramentale con tutti i suoi attributi costitutivi di libertà, indissolubilità, fedeltà e fecondità è impossibile. Come prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, devo presentare la dottrina della Chiesa. La Chiesa non può cambiare la sacramentalità del matrimonio: si promette di esser fedeli fino alla morte".

- Ma uno degli obiettivi del Sinodo non è quello di trovare una soluzione al problema dei divorziati risposati, questione che ha occupato una gran parte del dibattito?
"Lo scopo principale del Sinodo non è discutere il problema dei divorziati risposati, ma riaffermare il matrimonio come fondamento della società civile e della comunità delle Chiese [in questa espressione c'è tutta la rinuncia della Chiesa attuale alla sua autorità centralizzata e universale (cattolica, appunto) sostituita dalla comunità delle Chiesa locali: un aspetto della collegialità], di rivitalizzare la sua dimensione fondamentale.

È grande il rischio di concentrarsi su questo problema particolare, dimenticando l'essenziale.
Ciò non significa dire quel che vorremmo, ognuno nella nostra situazione particolare. Se il Sinodo deve provocare un cambiamento, è quello di rafforzare il ruolo profetico della Chiesa. Scendere a compromessi sarebbe per noi più facile, ma il giusto rimedio sta in chi permette di vedere la situazione con verità e superare la circostanza che ha reso possibile l'incidente. Non è possibile adattare la dottrina della Chiesa ai nostri paesi secolarizzati, a meno che non si accetti un cristianesimo superficiale".

- Che cosa è un cristianesimo superficiale?
"In molti paesi europei, i cristiani sono battezzati non credenti e non praticanti. Non accettano la sostanza del cristianesimo, il cui effetto è quello di produrre un cambiamento di pensiero e di comportamento: una conversione. Io non giudico le persone dicendo questo, ma nei nostri paesi, basta guardare la percentuale di cristiani battezzati non cresimati o la moltiplicazione degli aborti per vedere che l'esistenza di un cristianesimo superficiale è una realtà".

- Si tira spesso in ballo la soluzione della Chiesa ortodossa, che permette una seconda unione non sacramentale, dopo un tempo di penitenza.
"Questa non è una soluzione ...".

Nessun commento:

Posta un commento