venerdì 26 giugno 2015

Il fiume e la sinfonia: una lettura dell'Instrumentum laboris

di Andrea Grillo*


La scelta è stata importante: mantenere la struttura dei Lineamenta, per predisporre uno “strumento di lavoro” più ricco e con aggiunte frutto del confronto ecclesiale. E non si possono non notare, fin dall’inizio, abbondanti parti “non in corsivo”, che recano novità non piccole.
Ma di “strumento di lavoro si tratta”, con tutti i suoi pregi e i suoi limiti.

Le due immagini migliori

L'affabulazione piena di immagini di papa Francesco è stata giustamente privilegiata per dare il “tono” al documento. In particolare vorrei mettere in rilievo due immagini:

- La famiglia come “sinfonia delle differenze” è un'immagine felice, calzante e tutt’altro che “facile”. Se non vuol cadere nella retorica di molte espressioni ecclesiali, dovrà essere un banco di prova di una lettura non clericale della famiglia. In altri termini, la “sinfonia delle differenze” sarà pienamente valorizzata se saprà coniugarsi con la “eguaglianza” e la “libertà” dei figli di Dio. Se saprà dire la comunione come “differenze riconciliate” e se non demonizzerà, nella differenza, la legittima domanda di uguaglianza.

- Il “grande fiume della misericordia”, che identifica la Chiesa, fotografa in modo immediato il compito primario di un annuncio di perdono che a fatica si può articolare con un assetto dottrinale e disciplinare superato. Il documento, che parla del “grande fiume” resta troppo spesso attaccato in modo troppo stretto a Familiaris Consortio 83-84, che presentano una disciplina delle “condizioni irregolari” ormai del tutto inadeguata ai tempi e alla cultura.

I punti deboli e quelli forti

In alcuni casi bisogna notare che gli “ampliamenti” proposti ai numeri dei Lineamenta appaiono poco chiarificatori o addirittura contraddittori. Un esempio balza immediatamente all’occhio: il n. 119 appare segnato da un paradossale effetto di straniamento dalla realtà.
Si inizia con il ricordare che la comunità ecclesiale deve camminare verso una maggiore integrazione delle “famiglie ferite”, ma poi si resta assolutamente immobili secondo le previsioni di Familiaris consortio n. 84, elevando il criterio dello “scandalo” a guida della soluzione. Questa è una caduta grave e ingiustificabile. Lo strumento di lavoro rischia di essere, da questo punto di vista, del tutto fuorviante.

Ben diverso, invece, è l’approccio per le prospettive di soluzione della posizione dei divorziati risposati. Vi si indica lo spazio per una rilettura onesta della realtà. Pur mantenendo un formale riferimento a 
Familiaris consortio n. 84 – che deve essere considerata dottrina acquisita, ma insufficiente e addirittura causa prossima dell’attuale imbarazzo ecclesiale – il testo del n. 123 si muove con maggiore libertà, predispone vie di approccio diverso e nuovo, anche se i “consigli di lettura” che chiudono il numero potrebbero indurre qualcuno a pensare che la questione, più che aperta, risulti già chiusa.

Lo strumento e il lavoro

Ci sono le premesse, simboliche e riflessive, per un lavoro serio ed efficace. Lo strumento avrà bisogno di integrazioni e di ripuliture. Così com’è non riesce a mostrare tutto il coraggio di cui il Sinodo avrà bisogno. Su alcuni punti è addirittura ripiegato all’indietro rispetto ai Lineamenta.
Ma la “sinfonia delle differenze” è più forte delle ideologie o delle paure. E il grande fiume della misericordia travolge i piccoli tentativi di rassicurarsi guardando solo all’indietro. Nel grande fiume, quando si dice “fermo restando”, si è già di qualche chilometro a valle. Volenti o nolenti.

* Commento apparso (26.6.2015) anche sul blog di Munera.

1 commento:

  1. Concordo con l'analisi e confido nelle stesse speranze di Andrea Grillo. Volevo aggiungere che al n. 86 è presente una stoccata, anche se non diretta, alla teoria del gender, contro cui compare addirittura una sorta di incitazione all’obiezione di coscienza indirizzata agli educatori cristiani: «Viene segnalata in alcuni Paesi la presenza di progetti formativi imposti dall’autorità pubblica che presentano contenuti in contrasto con la visione propriamente umana e cristiana: rispetto ad essi va affermato con decisione il diritto all’obiezione di coscienza da parte degli educatori». Non sto discutendo la posizione ecclesiale, ma il metodo di lotta, cioè l'obiezione di coscienza, che rischia di lasciar campo proprio a coloro che, senza andare troppo per il sottile, potrebbero impadronirsene senza bilanciamento alcuno.

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