mercoledì 16 settembre 2015

Baldisseri: l'importanza della sinodalità

a cura di Stefania Falasca*

Il giorno 15 settembre - a cinquant'anni esatti dalla pubblicazione del motu proprio di Paolo VI che istituiva il Sinodo dei vescovi - è uscita su Avvenire un'interessante intervista di S. Falasca al card. Lorenzo Baldisseri, segretario generale dell'organismo. Il filo conduttore è la sinodalità intesa come stile ecclesiale e come stile di presa delle decisioni all'interno della Chiesa. Su questo decisivo argomento, ricordiamo anche il dossier pubblicato da Il Regno sul n. 7 con i testi di Wassilowsky e O'Malley provocatoriamente intitolato "La verità ai voti? Conciliarità e democrazia nella Chiesa" (M.E. G).

"L’istituzione del Sinodo è rivolta non già a produrre rivalità di potere, o difficoltà di ordinato ed efficace governo nell’interno della Chiesa, ma a una mutua propensione del papa e dell’episcopato a maggiore comunione ed organica collaborazione". Il cardinale Lorenzo Baldisseri, segretario generale del Sinodo dei vescovi spiega l’importanza del Sinodo sulla famiglia alla luce di Paolo VI e del concilio Vaticano II.

- Eminenza nei suoi interventi riguardo ai due sinodi sulla famiglia lei ha sempre anzitutto messo in rilievo il metodo del loro svolgimento. Perché in sostanza lo reputa così importante?
"Perché questo significa anzitutto attuare nello spirito e nella forma il concilio Vaticano II, secondo la mens dell’istituzione sinodale voluta da Paolo VI. L’importanza delle modalità di svolgimento non è perciò secondario al tema, in questo caso discusso, della famiglia".

- Nel corso della prossima assemblea sinodale ordinaria è prevista anche una particolare commemorazione dei cinquant’anni dalla fondazione dell’istituzione del Sinodo dei vescovi da parte di Paolo VI. Quando si svolgerà?
"Si svolgerà il 17 ottobre, proprio a metà del corso del Sinodo. Nell’aula Paolo VI sarà dedicata una intera mattinata alla commemorazione dell’evento e sarà aperta al pubblico. È prevista una grande partecipazione di istituzioni ecclesiali".

- Il programma è stato definito?
"Il cardinale di Vienna Christoph Schönborn farà una relazione sui cinquant’anni dell’attività sinodale. Seguiranno cinque interventi dai diversi continenti.
Non solo quindi si evidenzieranno le assemblee sinodali generali, ordinarie e straordinarie, ma anche le singole assemblee speciali dell’Africa, dell’Europa, dell’Asia, delle Americhe, dell’Oceania che saranno corredate da una rappresentazione visuale con i passaggi più importanti dei vari sinodi. È infine atteso un discorso ad hoc del Papa sull’importanza dello strumento sinodale per la Chiesa".


- Qual è l’importanza che Paolo VI aveva dato a questo strumento?
"Per Paolo VI il Sinodo ha come referenza la comunione ecclesiale: da essa scaturisce e a essa conduce, per cui l’istituzione del Sinodo dei vescovi va pensata in rapporto a questa reciproca comunicazione.
All’apertura della prima assemblea straordinaria egli disse che la collegialità essendo comunione è corresponsabilità e questa presuppone il dialogo tra i vescovi e il papa. Il Sinodo perciò ritrae in qualche maniera l’immagine del Concilio, ne riflette lo spirito e il metodo e ne impetra i carismi suoi propri di sapienza e carità".

- I sinodi attuali riflettono questo modo di vivere la comunione della Chiesa?
"Papa Francesco ha giustamente dato rilievo alla effettiva collegialità che si esprime attraverso il Sinodo ma ha fatto comprendere che si tratta di una modalità centrale nel cammino di tutta la Chiesa a tutti i livelli, non solo della gerarchia ma di tutto il popolo di Dio secondo quanto espresso dal Concilio. Egli ha voluto dare effettiva continuità a quanto intuito e attuato da Paolo VI".

- Quali sono gli aspetti che reputa positivi dei presenti lavori sinodali?
"Ciò che è interessante ed esprime, a mio avviso, la novità degli attuali sinodi è che è stato coinvolto il popolo di Dio in maniera diretta, non indiretta. Il lavoro che è stato fatto ed è confluito negli Instrumenta laboris è venuto dalla base, sia per il Sinodo straordinario che per quello ordinario prossimo.
Questo non era successo nei sinodi precedenti, dove i contributi giungevano in modo indiretto attraverso le conferenze episcopali. La Segreteria generale del Sinodo ha invece chiesto e ricevuto le risposte direttamente anche dai singoli fedeli e gruppi parrocchiali".

- Lei perciò ha visto realizzarsi la sinodalità in questi due anni…
"In questi due anni c’è stato uno sforzo molto grande da parte del papa nel far comprendere le prerogative che sono indispensabili per il cammino della Chiesa, per far comprendere che il camminare insieme con il popolo di Dio è la base dell’evangelizzazione. Ho visto una certa fatica da parte dei vescovi perché non si era abituati a mettere in evidenza questo aspetto essenziale. È un atteggiamento che deve formarsi. Ci auspichiamo quindi che la sinodalità rientri nella mentalità di noi che siamo nella Chiesa non solo come modus operandi".

- Quindi secondo lei si deve ancora assimilarne la vera sostanza?
"Il punto principale è comprendere che la parresia, il confronto non è conflitto. Non è mettersi in condizione di combattere l’avversario. Il confronto è mettersi sul piano del dialogo e confrontarsi nel rispetto con lealtà e umiltà.
Questi due punti il papa li ha voluti sottolineare nell’importante discorso pronunciato alla conclusione del Sinodo straordinario. Ed è fondamentale per crescere in questa direzione.
Lo spirito e la dinamica del Sinodo è quello di prendere parte a una riflessione collegiale, cum Petro et sub Petro, sulle diverse realtà che riguardano il vissuto degli uomini e delle donne nella famiglia, per poi analizzarle così come si presentano, verificare i passi da compiere attraverso l’umiltà dell’ascolto reciproco e alla luce del Vangelo e maturare poi proposte e soluzioni. Pertanto si lavora in comunione sulle svariate tematiche e le proposte prese in esame".

- Lavoro del quale il papa è il garante…
"Certo. Il Sinodo non è un parlamento, non è un luogo di confronto per il potere o per raggiungere degli obiettivi mondani, applicando criteri mondani di prospettiva. È il luogo dell’ascolto e delle decisioni prese cum et sub Petro, con l’assistenza dello Spirito Santo. È quanto affermava con chiarezza lo stesso Paolo VI nell’evidenziare i caratteri ritenuti essenziali e costitutivi dell’istituzione sorta dalla dottrina e dallo spirito del Concilio ecumenico: questa istituzione «è rivolta non già a produrre rivalità di potere, o difficoltà di ordinato ed efficace governo nell’interno della Chiesa, ma a una mutua propensione del papa e dell’episcopato a maggiore comunione ed organica collaborazione»".

- Lei ha detto che la risposta della base alle richieste della Segreteria generale sulle problematiche della famiglia è stata molto ampia. Questo costituirà un orientamento all’assemblea…
"In tutto il periodo intersinodale c’è stata un'importante, larga partecipazione non solo delle conferenze episcopali alla quale si uniscono gli approfondimenti di carattere teologico, simposi e conferenze. Il Pontificio consiglio sulla famiglia ha dato un buon contributo con la pubblicazione che raccoglie diverse riflessioni. E in primo luogo dobbiamo dire che il papa ha fatto un grande servizio con le sue catechesi del mercoledì sulla famiglia, iniziate a novembre dello scorso anno, e che hanno dato certamente un orientamento preciso".

- Secondo lei quale importanza assume la recente riforma dei processi di nullità matrimoniale nelle istanze che sono maturate durante il Sinodo straordinario e nel percorso che sta portando al nuovo Sinodo ordinario sulla famiglia?
"Penso che questa riforma metta in piena luce il riconoscimento della ecclesiologia del Vaticano II, del valore della sacramentalità dell’episcopato, del valore della sinodalità episcopale".

- E quale influenza potrà avere questa riforma sulla prossima assemblea sinodale?
"La riforma ha risolto alcuni punti che erano stati considerati dai padri sinodali e sui quali si era mostrata convergenza e volontà pressoché unanime in questa direzione da parte di tutti gli episcopati. Certamente ora si considereranno i cammini di fede di quelle situazioni che devono essere accompagnate in una pastorale d’integrazione".

- Lei pensa che si arriverà a deliberare soluzioni condivise per quanto riguarda il caso dei divorziati risposati?
"Il Sinodo non è deliberativo. Solo il papa o un concilio in comunione con il papa possono deliberare. Il compito del prossimo Sinodo è valutare con autentico discernimento le proposte che emergeranno per poi esprimere collegialmente delle indicazioni pastorali, delle proposte di soluzioni adeguate, nel rispetto della verità e nella carità, da consegnare al papa".

* Pubblicata su Avvenire 15.9.2015.

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