giovedì 10 settembre 2015

Parabola di fedeltà e di perdono tra i due Sinodi


WikiChiesa di Guido Mocellin (7.8.2015)

Era solo un po' di stanchezza per il viaggio: sono bastate poche ore di riposo e la minaccia di sostituirlo (è ancora in garanzia), e il mio robot ha ripreso alacremente la sua normale attività di "primo assistente" nel monitoraggio di siti e blog attenti all'attualità ecclesiale. Le notizie in cui, purtroppo, violenza e religione sono associate si confermano quelle più presenti in questi giorni, anche perché le guerre non vanno in ferie.


Ma quelle che riferiscono dell'attività di papa Francesco le seguono, sebbene a una certa distanza, grazie alla ripresa delle udienze generali e a un tema che da vent'anni è l'eccellente paradigma delle tendenze dell'informazione religiosa: quello del rapporto tra i divorziati risposati e la comunità di fede. Il discorso del Papa stavolta fa centro sul concetto di «scomunica», naturalmente in senso lato, ribadendo uno dei motivi che lo hanno indotto a convocare i due Sinodi sulla famiglia.

Ho trovato un prezioso complemento non solo a quel discorso, ma all'intera riflessione sul matrimonio cristiano nella breve parabola che Luigi Accattoli ha postato, diverse ore prima che il Papa parlasse, sul suo blog.


La riporto nella sintesi dello stesso Accattoli: «In un paese del Meridione che è più giù di Eboli, una donna riaccoglie dopo vent'anni il marito fuggiasco e motiva il suo perdono dicendo alle amiche che lo riprende con sé perché è "lo sposo di Dio", cioè l'uomo che aveva sposato davanti a Dio».

I primi commentatori colgono la ricchezza del post, e pur tentati dall'utilizzarlo pro domo sua nel dibattito sinodale ben evidenziano tanto le principali risonanze evangeliche (il figliol prodigo, lo "scandalo"...) della storia, quanto il contesto sociale e culturale di disparità tra l'uomo e la donna.

Anch'io mi lascio tentare, e dico che la parabola è bella ai miei occhi perché la fedeltà della sposa al suo sposo fedifrago e al sacramento che li ha uniti passa attraverso un perdono.

Nessun commento:

Posta un commento