martedì 20 ottobre 2015

Audizioni degli uditori - seconda parte

  Congregazioni generali del 15 e del 16 ottobre (Continuazione)
 
Il 16 ottobre scorso abbiamo pubblicato quindici testi delle testimonianze di uditori intervenuti nel corso dell’XI (15 ottobre – p.m.) e della XII (16 ottobre - a.m.) Congregazione generale del Sinodo sulla famiglia. Pubblichiamo ora le testimonianze di altri uditori, che hanno preso la parola nelle medesime Congregazioni.

Intervento della Famiglia Paloni (Italia) – 11ª Congregazione generale
Sig.ra Patrizia CALABRESE e Sig. Massimo PALONI, coppia impegnata nella pastorale missionaria della famiglia
Massimo:
Siamo Massimo e Patrizia Paloni, famiglia itinerante del Cammino Neocatecumenale, in missione in Olanda, abbiamo 12 figli. Vorremmo ringraziare di cuore il Santo Padre per averci invitato: questo ci permette di rendere gloria a Dio per le grandi opere che ha compiuto nella nostra vita. Egli ha permesso che ricevessimo la fede dai nostri genitori e ci sta aiutando a trasmetterla ai nostri figli, nostro compito fondamentale.
Abbiamo sperimentato, come afferma San Giovanni, che «i comandamenti del Signore non sono gravosi» (1Gv 5,3).
È stato Dio, infatti, che ha operato in noi, sostenendoci nella nostra debolezza e donandoci un cuore generoso, aperto ad accettare i figli che ci ha regalato, e provvedendo ogni giorno alla nostra vita: tutto questo gratuitamente e gradualmente attraverso un cammino d’iniziazione cristiana.
Il Cammino promuove nelle parrocchie un itinerario di formazione cattolica che porta le persone a raggiungere una statura di fede adulta, attraverso la riscoperta delle immense grazie del Battesimo. In tale Cammino, ispirato dalla Vergine Maria, viene gestato l’uomo nuovo, in modo che, nella misura in cui cresce il Battesimo, va perdendo forza il peccato originale che obbliga l’uomo a vivere per se stesso. Appare l’uomo celeste, capace di amare e di aprirsi alla vita e alla Chiesa.
Di fronte alla drammatica crisi della famiglia è urgente introdurre l’iniziazione cristiana, per giungere con gradualità a vivere la radicalità del Vangelo che attira i lontani alla Chiesa.
Patrizia:
Fin dai tempi del fidanzamento, la conoscenza del Magistero della Chiesa è stata per me una promessa che mi ha riempito di gioia, perché potevo aderire alla volontà di Dio scegliendo liberamente per la vita. Insieme a tantissime famiglie voglio esprimere la mia profonda gratitudine al beato Paolo VI per l’enciclica Humanae Vitae, con la quale la Chiesa come madre e maestra mi ha annunciato la verità sulla vita. Nonostante i combattimenti di ogni giorno, posso testimoniare che questa promessa si è realizzata nel matrimonio: una vera grazia. Non è stato un peso vivere la fedeltà coniugale e l’apertura alla vita accogliendo tutti i figli che Dio ci voleva dare e ho sperimentato che la paternità responsabile non è decidere il numero dei figli, quanto piuttosto essere consapevole della grandezza della vocazione di collaborare con Dio alla creazione di figli per l’eternità, figli che diano gloria a Dio. Oggi mi sento felice e realizzata come donna, sposa, madre.
La gratitudine per quanto ricevuto ci ha portato a lasciare Roma, e a partire per l’Olanda, dove da undici anni assieme ad altre famiglie in missione serviamo la Chiesa locale annunciando il Vangelo tra le «periferie esistenziali» dell’Europa a tante famiglie che non hanno avuto come noi la grazia di riceverlo.
Quotidianamente intorno a noi vediamo tanta sofferenza, separazioni, aborti, persone sole senza speranza. Il mondo sta aspettando la testimonianza della famiglia cristiana e siamo convinti che la salvezza dell’umanità passi per la famiglia cristiana. Se le famiglie saranno sostenute a riconoscere la verità dell’Humanae Vitae, risponderemo alla crisi della famiglia, perché come abbiamo sperimentato la comunità cristiana salva la famiglia e la famiglia salva la Chiesa! Grazie.
 
Intervento della Famiglia de Rezende (Brasile)
Sig.ra Ketty ABAROA DE REZENDE e Dott. Pedro Jussieu DE REZENDE, Docenti nell’Universidade Estadual de Campinas, impegnati nella pastorale sulle sfide famigliari
Dear Holy Father, Synod Fathers, Brothers and Sisters, and Davide, the Synod baby:
Pedro and I have been married for 35 years. We have 7 children and 5 grandchildren.
We have heard many here speak of joyful families, not as ideals, but as realities. And indeed, we are surrounded by such families: families where husband and wife are always working on improving their relationship, and falling in love anew, every day; families where children are full of joy mainly because they see their parents in love; families where smiling and good humor are the norm.
This joy permeates family life in simple everyday activities where values, virtues and the truths of faith are imperceptibly passed on, simply because everyone strives to live them.
As when the father helping his 6 year-old son do his Examination of Conscience at night, hears the boy say “Jesus, forgive Sarah for hitting me.” And the father explains: “No, son, you are supposed to ask forgiveness from the bad things you did.” and the boy adds: “Jesus, forgive me, because I hit her first.”
Or, like once happened:
A mother went to Confession and her 4 year-old daughter wanted to come along. As the mother came out of the Confessionary, the little girl knocked on the door and shouted: “Jesus, now it is my turn.”
These seeds of faith sprout in families and, through the grace of the sacrament of marriage, can achieve a state of joy despite all inherent suffering.
These families cannot help but witness to the world the beauty of marriage.
Such Christian families strive to regularly receive the sacraments, as well as ongoing spiritual formation from devoted priests, and evolve into Apostolic Families. Their apostolate amounts to the exercise of true, faithful and audacious friendship: a form of friendship that needs to be rediscovered as in Jn 15:15: “I have called you friends, because I have told you everything I have heard from my Father.
I met a family whose 8-year-old boy was so fascinated by the meaning of his first communion that he converted the entire family of his best friend.
In summary, we believe that this is one of our missions: to help other families experience the “Joy of Being a Christian Family.”
Thanks to persevering friendships from apostolic families, we have seen cohabiting couples decide to get married in the Church; a young infertile wife give up the idea of in-vitro fertilization; couples abandon contraception to adopt Natural Family Planning.
So, we need the support of saintly priests so that families can do what families do best: to be apostolic by opening their homes and sharing their faith with other families. Thank you.
 
Intervento della Famiglia Díaz Victoria (Colombia)
Sig.ra Isabel BOTÍA de DÍAZ e Sig. Humberto DÍAZ VICTORIA, Membri della Commissione Nazionale per la Famiglia della Conferenza Episcopale; Direttori Pastorali della Fondazione Hombres y Mujeres de futuro
Fortalecer la conciencia misionera universal.
Haber comprendido, desde los primeros años de matrimonio hace 35 años, lo que significa ser discípulo misionero de Jesús, y el compromiso de anunciar el Evangelio del amor dentro de nuestra familia, en nuestro ambiente y más allá de nuestras propias fronteras, fue un verdadero motor para entender la importancia de nuestro papel como familia en la sociedad y en la Iglesia. Este compromiso asumido con la gracia del Espíritu Santo, nos permitió como familia misionera transmitir a nuestros hijos la conciencia de servicio, que ha sido clave en la formación de sus propias familias.
Como esposos, hoy estamos dedicados de tiempo completo, a la formación de agentes de pastoral familiar que acompañan procesos de crecimiento y reconciliación familiar. Esta experiencia indica que las familias necesitan con urgencia, implementar procesos de acompañamiento y formación sistemática en el área bíblica, doctrinal y pastoral, que permitan a cada miembro de la familia por separado y también en conjunto, un crecimiento, en el compromiso de ser protagonistas en procesos de evangelización fundamentada en una conciencia misionera universal, como lo pide el mandato misionero en Mt 28,1 9-20.
Generar espacios específicos donde las mismas familias, en comunión con su sacerdote, respondan por la creación de escuelas de formación, implementen actividades que estrechen vínculos entre ellas, creen asociaciones, organicen itinerarios misioneros en la parroquia y en otros ambientes, será una respuesta muy eficaz para asumir nuestra propia misión evangelizadora.
Por otro lado hemos observado que requiere una urgente acción pastoral el gran número de matrimonios que están en crisis. En una encuesta que realizamos para identificar las causas de las malas relaciones en el matrimonio, las separaciones y divorcios resultó que entre otras varias circunstancias la mayor incidencia la tiene el maltrato emocional. Hemos detectado esta misma causa en las situaciones de conflicto, en parejas que acuden en busca de ayuda.
Consideramos fundamental que desde la preparación remota y próxima al matrimonio, se generen acciones pastorales que ofrezcan herramientas a los futuros esposos para que revisen su historia personal, sanen heridas, perdonen, se reconcilien consigo mismo y con las personas que les han ocasionado maltrato físico, emocional, psicológico y otros hechos que pudieron afectar el carácter y la autoestima. Es muy importante que se promuevan espacios para que conozcan modelos de familias bien constituidas que enriquezcan el referente que tengan al momento de formar su propio hogar, atender lo relacionado a la salud emocional, es de vital importancia tanto para la preparación al matrimonio como para las diferentes etapas de la vida familiar.
Esta atención igualmente aplica para quienes se están preparando y ejerciendo el sacerdocio y la vida consagrada.

Intervento della Sig.ra Agnes Offiong EROGUNAYE, Presidente Nazionale della Catholic Women Organization of Nigeria (Nigeria)
Holy Father, all protocols duly observed, I bring you greetings from the Catholic Women Organization of Nigeria.
Instrumentum laboris 30 precisely talks on the violence of women with little reference on the role of women which is my area of concern. As the national president of the Catholic Women Organization in Nigeria, leading well over 8 million Catholic women and having worked with men at the local, state and national level and on several platforms before my appointment as the national president, I am akin with matters affecting women in Nigeria and Africa at large. Time, however, will not permit me to go into details. But please be informed that every woman has the joyful and sad moments with different roles.
My experience, as a mother and speaking on behalf of any women in Africa particularly Nigeria, it is imperative to emphasize that the role of the woman as a mother in the family is irreplaceable and cannot be undermined. In fact, what defines our role as women is beyond the functional role of providing food on the table but embraces a total dedication to the wellbeing of the children and the spouse. We make sacrifices that are beyond comparison in the care of our children and families. Most African Women are noted for taking care of their families with or without the contributions of their spouses. The Boko Haram insurgency in Nigeria is a point out to the strength and role of a typical woman and mother who is determined to keep her families together in the face of helplessness and calamity. At this moment of distress, she works hard to see that her family survives. From my experience with women under this difficult moment, I can boldly say that, though the man is the head of the family, the woman is however the heart of the family, when the heart stops beating the family dies because the foundation is shaken and the stability destroyed. In Nigeria, Catholic women are not just homebuilders. They are a strong force to be reckoned with when it comes to spirituality and economy, growth in the Church.
Talking about tenderness, the Church in Nigeria is doing so much to alleviate the sufferings of families affected by Boko Haram insurgency. And on our part, as Catholic Women Organization, we share in the pains of our sisters by regular visits and providing them with relief materials as well as empowering them to begin life again. Setting up vocational centers to keep their children busy and organizing CWO at various rehabilitation camps so that they remain in the Church. In one of my visits to the northeast, I met a member I could not console. She lost her husband and eight children in one day when her home was attacked. This moment of grief explains the very nature of a woman’s role. A woman is resilient, courageous and yet very compassionate.
I want to express with gratitude the teachings of the church that continue to uphold and appreciate the role of the women in the family and the society. St. John Paul II in his Apostolic letter Mulieris dignitatem (1988) on the dignity and vocation of women emphasized on the motherhood of Mary, Mother of God, as model of our motherhood as women. I, therefore, propose the following:
1. reemphasizing through catechesis what the family is, its role and its importance;
2. careful support and encouragement to Catholic Women Organizations in Africa. Let us remember that in the mother’s maternal mission of childbearing is the secret of the mother’s salvation and sanctification of holy living. By her life of self-giving for the sake of the family, every mother shares the blessings of the power of the Cross. Indeed a Christian mother enjoys the powerful graces of the sacrament of marriage which helps her to be a good custodian of family values.
The Nigeria Catholic Women prays for the success of this Synod.
 
Intervento del Rev.do Garas Boulos GARAS BISHAY, Parroco della parrocchia Maria Vergine Regina della Pace, Sharm el Sheikh (Egitto)
Vorrei ringraziare innanzitutto Dio per la partecipazione a questo “evento di grazia” come l’ha definito il Santo Padre nella Sua omelia di apertura. Parlerei del numero 57 e 126 nell’Instrumentum laboris. E partendo dalla mia esperienza pastorale come parroco della Chiesa di Santa Maria della Pace a Sharm El Sheikh, Egitto, vorrei condividere una profonda preoccupazione e inquietudine relativa al fenomeno socio-culturale molto diffuso nelle zone turistiche, appunto come quella di Sharm El Sheikh, ossia: i matrimoni misti tra ragazze e donne cristiane, provenienti dalla Russia e dall’Europa, con ragazzi e uomini musulmani (la sharia islamica infatti permette solo agli uomini musulmani di sposare donne di altre religioni e mai viceversa). Certamente tale fenomeno, con lo spostamento demografico di massa e con il numero crescente di rifugiati e di migrati che tendono a stabilirsi in Europa, non tocca solo i Paesi a maggioranza islamica o le zone turistiche, ma inevitabilmente toccherà anche l’Occidente e perciò merita di essere studiato e affrontato seriamente. Si tratta di famiglie, di morali miste e di doppia appartenenza culturale e religiosa.
In questa sede vorrei citare un eccellente documento della Conferenza Episcopale Italiana del 1990 che sconsiglia saggiamente i matrimoni misti, soprattutto quelli contratti con i musulmani per la reale presenza di “profonde differenze”. Non bisogna poi dimenticare che il diritto islamico consente la poligamia e il Corano obbliga i padri all’educazione islamica dei figli. Vi è, insomma, “un’antropologia culturale e religiosa profondamente diversa” e che può facilmente suscitare gravi crisi nella coppia, sino a condurla a fratture irreparabili e a conseguenze che ricadono gravemente sui figli. In realtà, mi chiedo spesso meravigliato e addolorato, come mai sempre “la parte cristiana” rinunci molto facilmente all’appartenenza culturale e alla fede e alla sua identità, partecipando, senza saperlo e con mostruosa superficialità, alla realizzazione del piano islamico della “invasione demografica”. La domanda ora da porsi è: cosa può fare la Chiesa per aiutare queste famiglie e queste donne spesso ingannate ed abusate? E per aiutare i figli spesso disorientati e disturbati? Alla paterna cura di Vostra Santità e di quelli dei Padri Sinodali affido questa loro causa.

Intervento della Famiglia Gay Montalvo (Spagna)
Sig.ra María MONSERRAT ROSELL TORRUS DE GAY MONTALVO, Membro del gruppo di matrimoni della Parrocchia di San Francesco di Sales in Barcellona e Sig. Eugenio GAY MONTALVO, ex Magistrato del Tribunale Costituzionale di Spagna; ex Membro del Consiglio Pastorale Diocesano di Barcellona
Santo Padre, padres sinodales, hermanos todos en Cristo:
Queremos manifestaros cuan emocionados y reconocidos estamos a Vuestra convocatoria a asistir al presente Sínodo de los Obispos sobre la familia en calidad de auditores; así como a la invitación que nos hacéis a participar en esta Aula.
Debo decirles que somos de Barcelona y hace 44 años que estamos casados. Tenemos cuatro hijos y, de momento, nueve nietos.
Nos conocimos dos años antes de contraer matrimonio. Mi marido formaba parte, en aquel entonces, de la Federación de las Congregaciones Marianas Universitarias de los jesuitas. Y yo formaba parte del movimiento católico de los scouts de la parroquia de San Francisco de Sales, de la que entonces era una de sus responsables, colaborando también en su pastoral. Pronto los amigos de mi marido pasaron a ser mis amigos y viceversa.
Nos casamos en el Monasterio de Nuestra Señora de Montserrat, al que nuestras familias se sentían muy vinculadas, en una ceremonia sencilla, en la que solemnizamos nuestro compromiso sacramental, pidiendo a Nuestro Señor que nos ayudara en el camino que iniciamos y fortaleciera nuestro compromiso social, según las enseñanzas del Evangelio, en comunión con su Iglesia.
Inmediatamente nos integramos en equipos de matrimonios con los que compartir preocupaciones y anhelos. Empezamos a construir nuestro hogar, que tuvimos siempre abierto a todos; y empezaron a nacer nuestros hijos que llenaron de vida, primero con sus lloros y después con sus risas, la casa para más tarde alegrarla con sus juegos y travesuras.
Ahora, cuando algunos nietos pasan una o dos noches con nosotros revivimos con emoción aquellos momentos, sin ninguna nostalgia.
La “experiencia de la vida” y la sincera oración a Nuestro Señor, para que nos ayudara a vivirla y gozarla con los demás, nos llevó muy pronto a ver en la persona la maravillosa obra de Dios, que envió a su propio Hijo para que se hiciera hombre en la entrañable noche de Navidad, dándonos a conocer, así, la filiación divina de todos y cada uno de nosotros. ¡He aquí el valor de la familia! Por ello nada más sagrado en el género humano que la dignidad que nos iguala y nos urge a formar una sola familia.
Ha sido en ese empeño que nos hemos esforzado en la defensa de los derechos humanos y en el ejercicio de las obligaciones humanas. Así Montse, que ya desde muy joven, los domingos salía de casa a las seis y media de la mañana para atender a los enfermos del Cotolengo, ahora lo hace con las Hijas de la Caridad, que asisten a mujeres excluidas o en grave riesgo de exclusión, prestándoles asilo y asistencia para su reinserción social.
He dedicado mi vida profesional al derecho como abogado y al final de mi carrera como Magistrado y Vicepresidente del Tribunal Constitucional de mi país, compartiendo con nuestro compromiso… compartiéndolo, perdón, con compromiso y así tuve el privilegio en los años ochentas de coordinar y dirigir el grupo de juristas de Pax Romana, en la Comisión de Derechos Humanos de Naciones Unidas.
Participé, también, en varias misiones de derechos humanos. Ello supuso para mí un verdadero revulsivo. Pues conocí cárceles muy distintas de las que ya conocía; escuché a infinidad de víctimas de la violencia, así como a familiares de asesinados y desaparecidos. Siempre sentí que Jesús estaba muy cerca de ellos y que además era su único consuelo y su esperanza.
Como jurista tanto en el ejercicio de la abogacía como en el de la más alta magistratura de mi país, así como en la Academia he tenido presente que la dignidad de la persona es única, exclusiva e intransferible y que debe ser la base del Ordenamiento jurídico de los países y de la propia Comunidad internacional.
Hoy damos gracias a Dios por testimoniarlo. Pero también a Usted Santo Padre por iluminar con su palabra y su propio testimonio a la Santa Iglesia de Cristo.

Intervento della Sig.ra Maria HARRIES, Direttrice nazionale della pastorale familiare e della preparazione al matrimonio; Membro della Commissione Nazionale per gli abusi sui minori (Australia)
Your Holiness, Your Eminence, brothers and sisters,
I am Chair of Catholic Social Services in Australia where people do much of the pastoral work of the Church with families and individuals who are distressed, lost, broken or despairing. We acknowledge the sacredness of the family and we travel with its sadness and messiness. Daily we celebrate the apostolic value of the lives of families and in doing so we evangelize.
Dear Fathers, I beseech you, that with the gifts and with the witness to Christ’s word, you can discern the doctrinal as well as the pastoral to enable those we accompany in their agony and brokenness to feel less alienated from our Apostolic Church.
1. Culture. In Australia, our Aboriginal people are our most marginalised coming from many different language groups and family traditions. For most of them the idea of the family as it is represented by our Church teaching is alien. For some, the matrilineal system means that they have many mothers. The child is reared in a kinship group, not by a mom and dad. Women play a dynamic role in their kinship world and they expect them to be visible. In the one of… one of… in the words of one of the aboriginal leaders: “By not having women visible on the Altar and in the life of our Church, we are concealing our mothers, our sisters and our daughters from view”. In welcoming the Gospel they ask not to be re-colonised by our Church as they have been by our nation’s forebears. The challenge for our Church is to formally and institutionally incorporate cross cultural dialogue and adopt systems with Indigenous Australians that honour and do not violate their culture.
2. Accompaniment. I address you on behalf of all of those who have suffered at the hands of our beloved Church itself and must be accompanied in their suffering. I’ve worked for forty years with people who have experienced sexual abuse in the families at the hands of an adult – often a father. For twenty of these years this work has also involved dealing with the results of sexual abuse of children by Clergy and Religious. All sexual abuse is connected to the abuse of power. I sit on the Truth, Justice and Healing Council of the Australian Catholic Bishops’ Conference. The horrific evidence of abuse of children in families and institutions and our failure to respond adequately to this has left the Church in Australia and of course elsewhere in very deep pain. The primary agony is with the victims and their families. The other level of agony is with the Clergy, Religious, pastoral care workers, faithful families and those who are deserting the pews. In the words of Pope Francis, as we all pray for and “receive the grace of shame” we need local and collective ways of meeting all these victims and their families and each other in our garden of agony and to listen deeply, very deeply. From our failings and the accompanying pain, we have the opportunity to learn collectively and perhaps even doctrinally and to re-engage with and accompany the thousands of families who we have lost. In doing so, we will indeed enrich our very joyful Church.

Intervento della Rev.da Suora Maureen KELLEHER, Religiosa del Sacro Cuore di Maria, Membro dell'Unione Internazionale delle Superiore Generali (U.I.S.G.) (Stati Uniti d'America)
Holy Father, brothers and sisters, at Paragraph 72 we read “The Church must instill in families a sense of we in which no member is forgotten. Everyone ought to be encouraged to develop their skills and accomplish their personal plan of life in service of the Kingdom of God”.
I am grateful for the social encyclicals of the Church and her advocacy for peace, justice and particularly migrants and her option for the poor. I am grateful for my Catholic education, for the nuns who taught me: Franciscans, Ursulines, Sisters of the Sacred Heart of Mary. They challenged me to give a life of service for the building of the Kingdom of God. As a Sister of the Sacred Heart of Mary since 1960, I serve now these past 31 years as a lawyer working for justice and the immigration needs of the migrant farm workers in south rural Florida, United States.
I call on the Church, my family to live up to the challenge to instill in our family the church a sense of we, to encourage each person – male or female – to develop their skills to serve the Kingdom of God. I ask our Church leaders to recognize how many women who feel called to be in service of the Kingdom of God cannot find a place in our Church. Gifted though some may be, they cannot bring their talents to the tables of decision making and pastoral planning. They must go elsewhere to be of service in building the Kingdom of God. In 1974, at the Synod on Evangelization, one of our sisters, Sister Margaret Mary, was one of two nuns appointed from the Union of Superiors General. Today, 40 years later, we are three.
I love my law practice with immigrants and find a high percent of my clients suffer from domestic violence. I call on our Church to do a good preparation of priests so they might accompany these families and not tell the woman to go back home. We must look at the canon and adjust our pastoral presence to these victims so that we all might be in fact we.

Intervento della Sig.ra Brenda KIM NAYOUG, Impegnata nella pastorale della gioventù e delle giovani coppie sposate (Corea)
I’d like to mention about accompaniment in the Church. I realize the approaches of pastors in the church for the engaged and the married couples are not necessarily sufficient.
In Korea there are some programs for those who are about to be married, such as Cana Marriage Course, Engaged Encounter Weekend and also Choice Program. Especially, participation in the Cana Marriage Course is a prerequisite for the Sacrament of Matrimony. The engaged couple must meet with their pastors and submit their statement to be married. However, the program deals with so many things in it, it is hard for them to truly understand its content, such as beauty and challenges of marriage during the intensive session. At the moment, for me, I didn’t realize the church was accompanying me to the door of our marriage, but felt it was a kind of course to finish. But the truth is that many of the young generation, especially many couples in the initial years of marriage need to be welcomed, encouraged and invited by everyone in their society and the church. Even though the society does not really pay kind attention to them, the church including whole Christian community should show them specific ways to be a healthy family, because they line up at the starting point, they are easily getting involved and encouraged to pass on their faith to their children in the future.
I’d like to conclude with this commonly used idiom in Korea: Sampo generation. According to the definition of the term, it is a new term in South Korea referring to a generation that gives up three things: courtship, marriage and childbirth. Many of the young generation have given up those three things because of their social pressures and economical problems. There are so many young people who are suffering due to their unemployment, they unfortunately postpone their marriage, and forget that marriage is a calling given by God. Dear fathers, married life is a long journey. There might be lots of possibilities to get lost or to be wounded on their journey of life, therefore the church should open up and truly accompany us at the various stages of our married life not to give up but to find ourselves beauty of Christian family.

Intervento della Famiglia Marqus Odeesho (Iraq)
Sig.ra Suhaila Salim TOMA e Sig. Wisam MARQUS ODEESHO, impegnati nella pastorale della parrocchia caldea di S. Giorgio a Baghdad
Dear Bishops,
The Peace of Christ be with you.
It’s our great honour to stand here before you to represent the Fighting Iraqi Christian Family, aware that we are not worthy to receive such honour, because certainly there are hundreds of Iraqi Christian families who are considered as significant examples for us in testifying to the name of Christ, faith, patience and fortitude.
We are one of the Christian families who live in Baghdad since the sixties of the last century. We grew up and learnt in its schools and universities along with our brothers in humanity and homeland of other religions. We also participated in the defence of our country in time of adversity and presented hundreds of martyrs.
We were surprised of the fierce assault carried out by Daesh which targeted all Iraqi people and hit the Christian presence. Thus, in overnight, the Christians of Nineveh plain found themselves on the roadside; leaving their homes, jobs, memories, possessions, schools and, simply everything.
The new experience of (losing guarantees) was very harsh. Only the words of our Lord Jesus in the Gospel of Matthew 5:10 “Blessed are those who are persecuted because of righteousness, for theirs is the kingdom of heaven” condole us and relieve our wounds; thus we started to hear testimonies of some displaced families giving their experience, saying that “Despite the suffering and harshness of displacement, but getting closer to the church helped us a lot and we started to feel that our faith is getting strength and matures, we also started to share in spiritual activities”. While other displaced families from Qaraqosh and other cities of Nineveh plain gave testimony that “Today, through the catechesis of the New Catechumenal Way that helped us a lot; we started to know Christ more deeply and this comforts us for what we have lost in our cities”.
Today the challenges are still continued, through the events of kidnapping, bombing, robbery and terror. But in spite of this situation there are still many families who are committed to their land and church, giving testimony to their faith with realizing that this persecution will bring a lot of good for the Church of Christ as it did for the early church in spreading the good news.
Asking you to support us with your prayers and actions; finishing with a text of St. Peter’s First Letter:
Beloved, do not be surprised that a trial by fire is occurring among you, as if something strange were happening to you. But rejoice to the extent that you share in the sufferings of Christ, so that when his glory is revealed you may also rejoice exultantly. If you are insulted for the name of Christ, blessed are you, for the Spirit of glory and of God rests upon you” (4:12-14).

Intervento della Rev.da Suora Berta María PORRAS FALLAS, Responsabile della Pastorale Familiare delle Sorelle Terziarie Cappuccine della Sacra Famiglia, Membro dell'Unione Internazionale delle Superiore Generali (U.I.S.G.) (Costa Rica)
Gracias por la espera. Los Documentos eclesiales que anteceden esta Asamblea sinodal, nuestro carisma congregacional y esta invitación a participar en ella, me hacen sentir en un encuentro con las raíces: “Un carisma de Misericordia”.
Al profundizar los diferentes numerales del Instrumentum laboris viene a mí, el texto del buen samaritano y me detengo en esta parábola en la labor del posadero, en la función de la posada.
Reconociendo la presencia de hermanos, haciendo creíble la belleza del matrimonio y la familia, y como posaderos acogen a tantas otras, heridas y frágiles, miro este Sínodo como una verdadera posada.
Convertido el Sínodo en posada, sin duda el Buen Pastor nos está animando a llamar a las ovejas por su nombre. A ir delante de ellas. A no huir ante el lobo. A ir tras la herida. A alegrarnos de encontrarla y a cogerla sobre los hombros.
Percibo en Instrumentum laboris la urgencia de la formación. «Resuenan con claridad opciones pastorales valientes. », nos dice el 106.
¡Tremendo desafío! Y, ¡formación para qué? Para la realización vocacional. Desde una mirada penetrante a la realidad de la familia y concretamente de los jóvenes propongo atender los siguientes ejes prioritarios en un trípode formativo, ofreciéndolo a los adolescentes como un aporte para los centros educativos, de acogida o para la pastoral juvenil.
Esos ejes prioritarios serían:
Primero, amar en discernimiento, con los temas formación para el discernimiento y discernir mi misión.
Segundo eje, amar en pareja, hombre y mujer, con los temas hombre y mujer lo creó y el análisis de los desafíos actuales.
Tercer eje, amar en donación sexual. Temas: sexualidad humana como un bien, el amor conyugal y atreverse a amar.
Frente a esta misión nos animan hoy a todos los presentes las palabras de Luis Amigó y Ferrer: «Vosotros, mis amados hijos e hijas, a quienes Él ha constituido zagales de su rebaño, no os arredren los zarzales y emboscadas con que tratará de envolverlos el enemigo. » (OCLA 1831).
Deseo que al finalizar este Sinodo, resuenen en nosotros las palabras del Papa Benedicto XVI a los jóvenes, y transformados por el encuentro vuelvan a su país, como los Magos, «por otro camino» [Mt 2, 12].

Intervento della Famiglia Pulikowski (Polonia)

Sig.ra Jadwiga PULIKOWSKA e Sig. Jacek PULIKOWSKI, Consultori del Consiglio per la Pastorale della Famiglia dell'arcidiocesi di Poznań
Your Holiness, Synod Fathers, brothers and sisters, we come from the country of Saint John Paul II and Saint Faustina Kowalska, country in which the message of the Divine Mercy originated.
We are a happy family blessed by God with many gifts. The Lord gave us a lot of time to serve other families. We waited for our first child for almost twelve years. And now we have three children. This long period of waiting taught us that every child is a real gift from God. After the birth of our first daughter, I finished my academic work and for more than ten years I stayed at home with our children as a full-time mother. It was a beautiful time. Now that our grown-up children are leaving home we have more time for strengthening our marriage bond as well as for helping other marriages.
We are convinced that collaborative work for the families, a shared daily prayer and frequent Eucharist saved our marriage from all kinds of crises. We feel that we represent normal families, which believe in God and are part of the Catholic Church. The responsibility of families, like ours, is to defend those who suffer and die in the name of Christ and oppose those ideologies which try to destroy our marriages, families and children.
Therefore, we would like the Synod of Bishops to appreciate and encourage the following people and values:
- spouses who are faithful to each other and to God
- marriages raising many children
- responsible husbands
- mothers loving their children
- married couples who cannot have their own children but reject unethical methods of conception
- those who are left by their spouses but are still faithful to the sacramental wedding vows and live alone
- young people preparing for marriage and living in chastity
- all of those who did not start their own families but live alone and are faithful to the teaching of the Church.
We would like the Church to take even greater care of the marriages in crisis. We would also like our beloved Church to lean over the sinners with love and say to them, just like Jesus said, ‘Go your way, and from now on do not sin again’ (Jn 8:11). We strongly believe that the only true way to help sinners is to help them convert to God and not sin again. The return to the life in chastity and to the sacramental bond with God will help them recover complete happiness in this life and… in heaven. Amen.

Intervento della Famiglia Rojas (Colombia)
Sig.ra María Angélica ROJAS, impegnata nella pastorale famigliare e Sig. Luis Haydn ROJAS MARTÍNEZ, Direttore del Dipartimento di etica e umanità dell'Università La gran Colombia
Gracias Su Santidad por la invitación al Sínodo.
Somos María Angélica y Luis, casados hace 23 años. Tenemos dos hijos Adolescentes, provenimos de familias formadas en la fe y con bases Cristianas sólidas. Nos conocimos en el Movimiento de los Focolares, del cual hacemos parte. Trabajábamos con el grupo de jóvenes, en un barrio marginal de Bogotá, donde se jugaba con los niños, se enseñaba a leer a Adultos, se prestaba servicio médico y odontológico.
Nos casamos y la gracia del sacramento se ha manifestado. Nuestros temperamentos son bastante distintos, yo más calmado, María Angélica más acelerada. Sabíamos que el amor humano se acaba fácilmente, los años pasan y el encanto inicial va disminuyendo, por eso era importante fortalecernos con el amor de Dios que nos enseñaba como amar en las pequeñas cosas de cada día. Por ejemplo, no esperando siempre ser atendido, sino ayudando a lavar los platos o escuchando con atención cuando ella me quiere hablar. O también María Angélica viendo conmigo la carrera de Fórmula 1 que tanto me gusta o esperando con calma que yo me arregle para salir a alguna reunión.
Experimentamos que acercándonos a la Eucaristía y a la confesión y estando en esta disposición de amarnos el uno al otro, Jesús está presente en medio nuestro y así tenemos la luz para educar y corregir a nuestros hijos o la fortaleza para asumir las dificultades. Hace poco tuvimos una discusión fuerte y la unidad se rompió. Nos acostamos sin pedirnos perdón. Al día siguiente yo sentía que no podía comulgar así. Era un gran dolor. Llamé a Lucho y le pedí perdón por haberle contestado mal. Fue la posibilidad de un diálogo profundo entre nosotros, nos reconciliamos y les contamos a nuestros hijos el paso dado, pues ellos se habían dado cuenta de lo ocurrido. Fuimos a la misa y comulgamos juntos. La alegría era muy grande. Ciertamente somos frágiles, pero por eso queremos esforzarnos en recomenzar en el amor cada vez que nos equivocamos.
Recientemente, organizamos junto con los obispos y sacerdotes de algunas ciudades, también otras familias y jóvenes, la visita a algunas comunidades pobres, compartiendo nuestras experiencias y ofreciendo formación en familia. Algunas parejas, nos han confiado que quieren acercarse al sacramento del matrimonio. Algunos de nosotros asumen el cuidado de parejas de novios, dialogando, cenando juntos, compartiendo testimonios de una vida que en medio de las dificultades y alegrías conduce a la santidad en el matrimonio, porque Dios a esto nos llama.
Vemos día tras día que debido a esta cercanía, estos jóvenes toman con valentía la decisión de elegir a Dios como centro de la propia vida, de vivir contracorriente aspectos como la castidad en la relación de pareja, de vivir por los demás , dedicando tiempo y energías.
Experimentamos fuertemente que como es la familia, así será la sociedad. Sabemos que como familias estamos llamados a algo grande, pedimos cada día a la Sagrada Familia la gracia de permanecer fieles al amor para ser constructores de esta sociedad más humana y también más divina y que con el aporte de todos nosotros, la humanidad se vaya transformando realmente en una familia.

Intervento della Prof.ssa Lucetta SCARAFFIA, già Docente di Storia contemporanea presso l'Università degli Studi di Roma La Sapienza; Coordinatrice del mensile de L'Osservatore Romano "donne chiesa mondo" (Italia)
Santità, Padri sinodali, Sorelle e fratelli, c’è molta attesa — non solo tra i cattolici — per i risultati di questo Sinodo. La crisi della famiglia ormai si sta manifestando in tutto il mondo, se pure con modalità diverse, e trascina con sé tutta la società che non sa dove indirizzare le proprie energie: se infatti un ritorno al passato è impossibile, non è chiaro quale può essere il futuro per questa istituzione fondamentale. La Chiesa ha contribuito in modo determinante a definire e a disciplinare la famiglia; si trova quindi in una condizione privilegiata per proporre modelli di famiglia nuovi e adatti ai nostri tempi, fedeli alla vocazione cristiana. Per farlo, però, ha bisogno di ascoltare la realtà e i soggetti reali dalla famiglia, cioè gli uomini e le donne: uomini e donne veri ma specialmente donne che hanno vissuto e riflettuto sul grande cambiamento del ruolo femminile nell’ultimo secolo, una delle ragioni fondamentali della crisi della famiglia.

La Chiesa ha bisogno di ascoltare le donne, di ascoltare cosa ritengono di avere perso e cosa guadagnato nel grande cambiamento, di ascoltare quale famiglia vorrebbero oggi. Perché solo nell’ascolto reciproco si opera il vero discernimento. Le donne sono le grandi esperte di famiglia: se usciamo dalle teorie astratte, specialmente a loro ci si può rivolgere per capire cosa bisogna fare, come si possono porre le fondamenta per una nuova famiglia aperta al rispetto di tutti i suoi membri, non più fondata sullo sfruttamento della capacità di sacrificio della donna, ma che assicuri a tutti un alimento affettivo, solidale. Invece, sia nel testo che nei contributi, di donne, di noi, si parla pochissimo. Come se le madri, le figlie, le nonne, le mogli, cioè il cuore delle famiglie, non facessero parte della Chiesa, di quella Chiesa che comprende il mondo, che pensa, che decide. Come se si potesse continuare, perfino a proposito della famiglia, a far finta che le donne non esistono. Come se si potesse continuare a dimenticare lo sguardo nuovo, il rapporto inedito e rivoluzionario che Gesù ha avuto nei confronti delle donne.

Molto diverse sono le famiglie nel mondo, ma in tutte sono le donne a svolgere il ruolo più importante e decisivo per garantirne solidità e durata. E quando si parla di famiglie non si dovrebbe parlare sempre e solo di Matrimonio: sta crescendo il numero di famiglie composte da una madre sola e dai suoi figli. Sono le donne, infatti, a rimanere sempre accanto ai figli, anche se malati, se disabili, se frutto di violenza. Queste donne, queste madri quasi mai hanno seguito corsi di teologia, spesso non sono neppure sposate, ma danno un esempio mirabile di comportamento cristiano. Se voi Padri sinodali non rivolgete loro attenzione, se non le ascoltate, rischiate di farle sentire ancora più disgraziate perché la loro famiglia è così diversa da quella di cui parlate. Voi, infatti, troppo presto parlate di una famiglia astratta, una famiglia perfetta che però non esiste, una famiglia che non ha niente a che vedere con le famiglie vere che Gesù incontra o di cui parla. Una famiglia così perfetta che sembra quasi non aver bisogno della sua misericordia né della sua parola: “Non sono venuto per i sani ma per i malati, non per i giusti ma per i peccatori”.

Intervento del Dott. Edgar Humberto TEJADA ZEBALLOS, Medico Specialista in Bioetica e Biogiuridica; Membro della Commissione Episcopale della Famiglia della Conferenza Episcopale Peruviana (Perù)
Santo Padre, Emmencias, Excelencias, Hermanas, Hermanos:
Vengo de Lima. Lima Perú. Estoy casado con Mayela hace 49 años. Ella no ha podido venir al Sínodo. Tenemos 4 hijas y 7 nietos. Colaboro con la Conferencia Episcopal del Perú, en la comisión de Familia y Vida, desde 1995, como bioeticista.
Quisiera referirme a los numerales 140 y 141 del Instrumentum laboris mencionados ayer por mi maestro en la Pontificia Academia pro Vida, Su Eminencia el Cardenal Elio Sgreccia.
La civilización actual, Santo Padre, sabemos todos que presenta muchos desafios que afectan a la familia: individualismo, hedonismo, relativismo, mercantilismo, consumismo, y muchos otros.
Por un lado, hay matrimonios que quieren evitar tener hijos a cualquier costo, acudiendo al uso de anticonceptivos hormonales, que todos sabemos que son abortivos, que tienen efectos abortivos, acudiendo a esterilizaciones y aún al aborto. (Humanae vitae número 17 y Evangelium vitae número 16).
Por otro lado, hay parejas que creen que el tener un hijo es un derecho, sin tener presente que los hijos son un don de Dios, y acuden así a medidas que además de ser un atentado contra la moral, cuestan la vida de inocentes, tales como la fecundación in vitro, en cuyos procedimientos muchos embriones son eliminados, son quemados, son congelados o se comercializan. Acuden también a los vientres de alquiler y a otras medidas eh… denegadas de moral, trayendo como consecuencia un gran número de embriones sacrificados sin misericordia o usados en experimentos, o congelados.
Santo Padre, creo que en el documento de trabajo, en los numerales 140 y 141 se podrían mencionar claramente estas amenazas a la vida y a la familia, y asi poder tal vez hacer llegar estos conocimientos a muchos cristianos que quizás por ignorancia cometen estas inmoralidades.

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