giovedì 8 ottobre 2015

Dottrina e pastorale sono per l'uomo

a cura di Fabio Colagrande*


Al di là di quanto si legge su alcuni media, il clima che si sta vivendo al Sinodo è di grande fraternità: è quanto afferma il cardinale Francesco Coccopalmerio, presidente del Pontificio consiglio per i testi legislativi. Ascoltiamolo al microfono di Fabio Colagrande:R. – Direi che innanzitutto c’è molta fraternità, soprattutto nei circoli minori: adesso che ci si conosce meglio si parla molto liberamente – e questo è un grande valore perché il Papa ce l’ha richiamato fortemente – e valorizzando più facilmente le opinioni degli altri, anche se sono diverse dalle tue. Questa mi sembra una cosa molto buona. Poi, speriamo che le cose continuino con questa libertà e fraternità.

D. – Il Papa, nella santa Messa inaugurale, ha detto che una Chiesa con le porte chiuse tradirebbe se stessa: sentite anche l’impegno di essere uniti, alla vigilia del Giubileo della misericordia?

R. – Ma certamente! Guardi, questa dell’apertura delle porte, di cui è simbolo anche l’apertura della Porta santa nel Giubileo, è fondamentale per la Chiesa. Certamente, la Chiesa ha una dottrina che deve mantenere ferma, però se guarda direttamente alla dottrina e poi alla persona, può aver più difficoltà a capire la persona; se invece guarda direttamente alla persona e alle sue sofferenze, alle sue necessità concrete, poi trova nella dottrina una luce per venire incontro alla persona.
Ma guardando direttamente alla persona, alle sue sofferenze, alle sue necessità concrete, si trova quello stimolo che invece non si ha guardando più astrattamente solo e direttamente alla dottrina.

D. – Si può dire che è un Sinodo pastorale e non dottrinale? E’ giusta questa definizione?

R. – Io non contrapporrei “dottrinale” a “pastorale”, perché la dottrina è per la persona, per il bene della persona e la pastorale è il bene della persona. A volte, però, la dottrina deve tener conto della situazione della persona, o meglio: deve diventare luce per dare una risposta alle necessità concrete. Quindi, si potrebbe dire: contrapponiamo dottrina astratta a pastorale, ma non dottrina a pastorale. La dottrina deve servire, nel suo nucleo profondo, a illuminare e a risolvere i problemi concreti.

D. – In questo senso il santo Padre, con il motu proprio che riguardava lo snellimento del processo canonico matrimoniale, ha dato un’indicazione – secondo lei – al Sinodo?

R. – Sì. Ha dato una risposta a quello che il Sinodo aveva chiesto nella sua prima sessione: quella di rendere più veloci le procedure di investigazione sulla validità o non validità del matrimonio e quindi sulla dichiarazione di come il matrimonio si trova. Quindi ha dato una risposta a queste domande. Bisogna sempre tener conto che il procedimento per la dichiarazione di nullità matrimoniale è un procedimento “pro rei veritate”, cioè deve arrivare a vedere – quindi a dichiarare – se questo matrimonio è valido o non è valido.
Per cui, anche nella maggiore velocità, deve sempre però aver presente questa finalità: dichiarare se la realtà è questa o è un’altra. Questo è un postulato fondamentale. La velocità, però, non va a scapito della veridicità dell’indagine e della dichiarazione.

D. – Alcune cronache giornalistiche stanno raccontando il Sinodo come un luogo dove si scontrano fazioni diverse di vescovi, ci sono correnti in lite. Dal di dentro, lei come lo vive?

R. – Ci sono pareri diversi e questo è veramente un bene, perché se tutti la pensassimo nello stesso modo su realtà che evidentemente sono suscettibili di pensiero diverso, sarebbe una cosa molto povera, molto negativa; invece questi modi di pensare diversi sono una ricchezza.
Ed è una grande ricchezza quella di poter esprimere il proprio parere, anche se diverso da quello di altri fratelli, di altri padri sinodali, o anche diverso dalla maggioranza dei pareri degli altri confratelli o padri sinodali. Quindi, direi che sono due ricchezze: quella di avere pensieri diversi e quello di potere esprimere il proprio pensiero con libertà e con gioia.

D. – Si troverà una sintesi, affidandosi allo Spirito Santo?

R. – Certamente! Noi dobbiamo avere piena fiducia nello Spirito Santo e dobbiamo anche esprimerlo nella preghiera: cioè, non soltanto chiedere la luce ma anche dire allo Spirito Santo: “Noi siamo sicuri che Tu ci aiuterai a trovare un’intesa, una sintesi finale di comunione”. Proprio oggi nella Lettura del Vangelo si dice: “Il Padre darà certamente lo Spirito Santo a chi glielo chiederà" perché l’unico oggetto certo di preghiera, che certamente il Padre non può eludere, è quello della richiesta dello Spirito Santo. Quindi, chiederglielo in questi giorni, anche con una breve preghiera ripetitiva, credo che sia veramente molto importante.

* Trasmessa l'8 ottobre su Radio Vaticana.

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