martedì 13 ottobre 2015

Il card. Mueller e “quel pasticciaccio brutto…”

di Andrea Grillo*

Una dichiarazione del card. Mueller (su Il Corriere della sera di oggi, 13 ottobre 2015, “C’è chi vuole seminare liti”) merita una riflessione. Appare come un giudizio articolato sul “caso” di ieri e esprime un parere allarmato sulla gravità dell’incidente e sulle dinamiche negative che intendeva scatenare nella Assemblea sinodale.

Tuttavia, quando il card. prefetto passa, brevemente, a considerazioni sulla “materia” in discussione, si lascia scappare due affermazioni sulle quali occorre soffermarsi, per una necessaria valutazione critica. Ascoltiamo anzitutto la dichiarazione, con le dovute sottolineature evidenziate in grassetto:

«Una lettera privata che appartiene al Papa! Com' è possibile che sia stata pubblicata?». Il cardinale Gerhard Ludwig Müller, prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, sta in piedi davanti al portone di ferro a cuspidi del Sant' Uffizio, un metro e novanta abbondanti di indignazione, più ancora che irritazione. A San Pietro è il crepuscolo, i padri sinodali sfilano nella penombra.
- Eminenza, l'ha firmata anche lei?
«Guardi, io non dico se ho firmato o no. Lo scandalo è che si renda pubblica una missiva privata del Pontefice. Questo è un nuovo Vatileaks: gli atti privati del Papa sono proprietà privata del Papa e di nessun altro. Nessuno può pubblicarla, non so come sia potuto accadere. È chi lo ha fatto a doversi giustificare».

- Perché è stata fatta uscire?
«L'intenzione di chi ha voluto questa pubblicazione è seminare liti, creare tensioni. Mi pare chiaro». Francesco, in aula, aveva chiesto ai padri di «non cedere» ad una «ermeneutica cospirativa». «Io penso parlasse di chi sostiene che nella Curia romana ci sia una opposizione contro il papa. Quelli che dicono e scrivono che ci sono i lupi, che Francesco è circondato da lupi. È una espressione offensiva e criminale. Io non sono un lupo contro il papa. Conosco chi è il papa e ciò che significa il primato mille volte più di chi dice queste cose. Come prefetto della Congregazione, sono il primo collaboratore del santo padre, non solo io ma tutti coloro che ne fanno parte. E non lascio che si metta in dubbio la mia obbedienza e il mio servire ilPapa e la Chiesa».

- Ma quale sarebbe, in questo caso, la cospirazione?
«Dire: noi siamo amici del Papa e quelli là sono i nemici! Questa è l' ermeneutica cospirativa. Non conosco nessuno, qui, che sia contro il Papa».

- Non è un mistero che nel Sinodo ci siano state obiezioni al metodo, il timore che l'esito fosse prefigurato...
«Da sempre il Sinodo discute di come migliorare le procedure, tutti hanno la libertà di dire la loro opinione su questo: il regolamento è umano, non una legge divina!».

- I «circoli minori» aiutano l' approfondimento?
«Direi di sì. Ognuno ha la libertà di esprimersi più diffusamente. In aula c' erano solo tre minuti per ogni intervento e una sintesi di tutti gli aspetti non si può fare».

- Tensioni?
«C'era tensione tra la dottrina e l' approccio pastorale, ma è il compito del Sinodo vedere questi due aspetti insieme. Ogni vescovo cattolico, nella sua persona, è maestro della fede e anche pastore del gregge».

- Ma come si conciliano dottrina e misericordia?
«L' ortodossia deve realizzarsi nella pastorale, ma non c' è una pastorale sana senza dottrina: che è l' insegnamento di Gesù, non una dottrina accademica di teologi. Non è possibile che tutto sia rappresentato come un confronto tra quelli che dicono "siamo più liberali" e trovano l' applauso della gente, e quelli che invece devono difendere la dottrina rivelata da Gesù e sono i cattivi, i "conservatori"!».

- E allora?
«Crediamo in un solo Dio, non può esserci contrasto. Non è che ce ne sia uno del Decalogo e l' altro della misericordia. E il Vangelo esige anche la conversione della nostra vita. La porta è stretta».

- Come si fa, ad esempio, con i divorziati e risposati?
«Le persone soffrono perché i loro matrimoni sono rotti, non perché non possano fare la comunione. Per noi il centro dell'eucaristia è la consacrazione, ogni cristiano ha il dovere di venire a messa ma non di fare la comunione. Concentrarsi solo su un punto non risolve niente».

- E le situazioni concrete?
«Si può discutere sulle condizioni dei singoli casi ma un regolamento generale non è possibile. Il matrimonio è un sacramento e la Chiesa non ha autorità su un sacramento».

- Come finirà?
«Penso si arriverà a una buona sintesi».

La occasione della intervista è, evidentemente, la fantomatica lettera di protesta, i cui firmatari non corrispondono e il cui testo è stato messo in discussione. Ma, in questo polverone, che Mueller fotografa con giustificata preoccupazione, emergono due “tesi” – rispettivamente sulla eucaristia e sul matrimonio – che non aiutano ad arrivare ad una “buona sintesi”. Se non chiariamo queste idee – e per farlo occorre esercitare il pensiero teologico e il confronto ecclesiale – lasceremo spazio a chi vuole solo dividere perché nulla accada.


La prima “tesi” riguarda la eucaristia. Bisogna dire che la affermazione deve essere contestualizzata nel discorso del cardinale, che ha le sue giustificazioni. Egli dice, infatti:

«Le persone soffrono perché i loro matrimoni sono rotti, non perché non possano fare la comunione. Per noi il centro dell'eucaristia è la consacrazione, ogni cristiano ha il dovere di venire a messa ma non di fare la comunione. Concentrarsi solo su un punto non risolve niente»

Buon senso consiglia di non sovrapporre semplicisticamente “fallimento matrimoniale” e “mancato accesso alla comunione”. Ma bisogna anche fare attenzione a non trascurare che, in una condizione di sofferenza forte, questo “divieto” non venga a gravare ulteriormente sulle persone.
A ogni modo, per risolvere la questione, non è affatto utile affiancare ad una disciplina matrimoniale meritevole di revisione una concezione superata e inadeguata di eucaristia. Sono almeno 100 anni – da Pio X in poi – che la “assistenza alla messa” come precetto non corrisponde più al “dovere” del cristiano cattolico.

E il cardinale sembra offrire come soluzione quello che è un problema forse ancora più grave: la separazione tra sacramento e sacrificio non può essere una soluzione per chi vive la separazione matrimoniale. Una separazione non cura l’altra. Per di più, che “per noi” il centro della eucaristia sia la consacrazione – contrapposta alla comunione in una inattesa ripresa di spirito antiluterano – mi sembra francamente una soluzione peggiore del male. E’ vero: concentrarsi solo su un punto non risolve niente. Tirare fuori dall’armadio la “consacrazione” contro la “comunione” per consolare i divorziati risposati è una mossa azzardata, senza prospettive, puramente autoreferenziale e priva di efficacia alcuna.

La seconda “tesi” riguarda il matrimonio e suona così:

«Si può discutere sulle condizioni dei singoli casi ma un regolamento generale non è possibile. Il matrimonio è un sacramento e la Chiesa non ha autorità su un sacramento».

Questa affermazione, così secca, mi pare che confonda, nel matrimonio, ciò su cui la Chiesa non ha potere e ciò che invece dipende precisamente dalla autorità della Chiesa. Proprio perché è un “sacramento”, il matrimonio ha una “sostanza dottrinale” che sfugge al potere della Chiesa. Ma in quanto ha una “disciplina”, tale disciplina può e deve essere oggetto di precisazione, riformulazione, adattamento, restrizione o ampliamento, secondo i tempi e le contingenze.
Anche nei sacramenti, infatti, “altra è la sostanza dell’antica dottrina del depositum fidei, e altra è la formulazione del suo rivestimento”.
La Chiesa ha avuto e continua ad avere autorità sulla disciplina del sacramento. Negarlo sarebbe solo un modo per far coincidere la disciplina con la dottrina, il che renderebbe un pessimo servizio alla verità di fede e alla testimonianza ecclesiale.

Il card. Mueller ha pienamente ragione nell’augurarsi una “buona sintesi finale”. Ma per arrivarci occorrerà rivedere ognuna delle due tesi che, per transennam, egli ha inteso avanzare nella sua intervista. Sono “tesi infondate” come queste che rischiano di confondere il Sinodo e di “seminare liti”, forse ancor più della rivelazione di notizie riservate.

* Pubblicato il 13 ottobre 2015 nel blog: Come se non

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