martedì 27 ottobre 2015

Il Sinodo spiegato ai miei figli

di Maria Elisabetta Gandolfi

In questi ultimi giorni i miei figli mi hanno vista più spesso al PC per seguire gli streaming delle conferenze stampa che fisicamente "presente" o più spesso sentita su whatsapp mentre ero in treno o a Roma. Di tanto in tanto provavo a fare qualche resoconto e domenica scorsa uno di loro mi ha chiesto a bruciapelo: perché questo Sinodo era tanto importante? Tre settimane per dire che cosa?
Raccolgo la sfida, tentando di non "cadere nella facile ripetizione di ciò che è indiscutibile o già detto", o di usare "un linguaggio arcaico o semplicemente non comprensibile" (dal discorso conclusivo di papa Francesco da cui traggo i virgolettati). In 9 punti.


1) La Chiesa di papa Francesco ama gli uomini e le donne d'oggi, con i loro pregi (la loro ricerca di libertà e credibilità) e con i loro difetti (l'individualismo e la mancanza di progettualità in cui spesso si arenano le relazioni tra le persone); e così anche le famiglie. Nella Chiesa ci sono però anche i nostalgici, coloro cioè che volgono lo sguardo al passato, immaginandolo come un paradiso perduto e pensando di spingere le lancette dell'orologio indietro a suon di battaglie e di slogan.

2) Il Sinodo non si è scandalizzato sul fatto che c'era disaccordo ma ha lavorato intensamente per arrivare a una convergenza, un'arte che occorre saper esercitare con pazienza (e saggezza): il che significa da un lato che è meglio un buon accordo generale che una sconfitta su alcuni aspetti specifici; e dall'altro che occorre tempo. Ma oggi siamo tutti un po' insofferenti.

3) Costruire il consenso significa far incontrare le persone prima delle loro idee e far sì che ciascuno ci metta la faccia: a questo hanno mirato i lavori di gruppo durati tre lunghe settimane. L'ascolto delle ragioni dell'altro - se in buona fede - fa compiere sempre un passo avanti da cui non si arretra. Le lettere (legittime) girate dentro il Sinodo e sulla stampa un po' meno. I tentativi "cospirativi" per nulla. Questo significa vivere la sinodalità cui pensava Paolo VI dopo il concilio Vaticano II.

4) Perciò è apprezzabile il lavoro del Sinodo anche laddove non ha detto una sorta di sì alla eucaristia per tutti come se fosse un diritto da rivendicare a suon di maggioranze (che forse qualche padre sinodale pensava di poter governare) ma ha messo in chiaro che "il primo dovere della Chiesa non è quello di distribuire condanne e anatemi, ma di proclamare la misericordia di Dio". Il papa durante l'anno della misericordia chiarirà meglio come; ma già sin d'ora ha ribadito in lungo e in largo che non si può "giudicare con superiorità e superficialità i casi difficili e le famiglie ferite".

5) Mi sarei aspettata una parola di più sull'omosessualità, ma il coming out di mons. Charamsa ha chiuso la discussione. Avrei visto bene il tema inserito in quello ben più ampio della sessualità che in teoria non fa problema ma nei fatti crea ancora molti imbarazzi nella vita e nel sentire della Chiesa (il mondo, intanto, è altrove). Il tema - filosofico - della differenza necessita d'essere meglio compreso.

6) Il Sinodo non ha detto molto sul tema del "gender" (se non limitandosi a un condivisibile rifiuto di tutto ciò che è ideologico) ma è scivolato su una questione di "genere", quando ha deciso di non dare il voto alle tre 3 superiore religiose, elette al pari dei colleghi uomini. Una decisione clericale che ci si poteva risparmiare.

7) E' stata ribadita l'importanza delle Chiese locali. Esse sono governate non solo dal principio per il quale dove una cosa può essere decisa dal livello inferiore, il maggiore cede il passo; ma anche dall'altro per il quale esse sono Chiesa al pari di quella "di Roma". Al Sinodo si è visto che "quanto sembra normale per un vescovo di un continente, può risultare strano, quasi come uno scandalo, per il vescovo di un altro continente; ciò che viene considerato violazione di un diritto in una società, può essere precetto ovvio e intangibile in un’altra; ciò che per alcuni è libertà di coscienza, per altri può essere solo confusione. In realtà, le culture sono molto diverse tra loro e ogni principio generale ha bisogno di essere inculturato, se vuole essere osservato e applicato". Il Vangelo cioè non si applica con formulette astratte, ma trasformando "pacificamente e gradualmente le varie culture".

8) I laici - cioè tutti i battezzati - vengono ancora una volta incoraggiati a portare la propria testimonianza. E' vero che nella Chiesa non hanno una loro "rappresentanza" (le associazioni e i movimenti sono una forma ma non completa) e il Sinodo è fatto "di vescovi" (cosa che si potrebbe anche discutere). Ma il lievito messo nella pasta non aspetta il comando del cuoco per agire.

9) Ultimo. Il consenso si costruisce anche sui testi. Con l'interpretazione e la rivisitazione di idee espresse tramite parole. E' faticoso leggere, confrontare, cercare le fonti e le fonti delle fonti. Nell'ubriacatura delle tante parole spese attorno al Sinodo occorre fare lo sforzo di leggere, leggere e ancora leggere. Tra l'altro il documento finale di questa assemblea è uno tra i meglio riusciti di questo genere di assemblea.

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