giovedì 22 ottobre 2015

Inutili pressioni

di Gianfranco Brunelli*


All'inizio, durante e, ora, alla fine. Il Sinodo dei vescovi che si va chiudendo è stato oggetto di formidabili e inedite pressioni mediatiche. Non era mai accaduto in questi termini. Le pressioni sul sinodo sono naturalmente pressioni sul papa.

Proprio per l' importanza di questo sinodo, che va oltre il suo stesso tema e riguarda la figura e la forma della Chiesa nei prossimi tempi.


Il metodo sinodale (o conciliare) è la prima riforma della chiesa attuata da papa Francesco. Alcune pressioni sono state generate dall' interno, da parte di ambienti curiali ostili al papa, altre occasionate dall' esterne. Prima il caso Charamsa (il monsignore polacco che ha reso nota la propria condizione di convivenza omosessuale in atto da tempo) alla vigilia del sinodo, secondo i tempi studiati dal suo editore; poi la lettera critica nei confronti della riforma dei lavori sinodali, rivolta al papa da oltre una decina di padri sinodali, alcuni dei quali poi si sono dissociati; infine la clamorosa e a quanto pare falsa notizia di un tumore al cervello che avrebbe colpito il papa. Quest' ultima notizia è davvero di enorme impatto e lascerà traccia di sé.

Il direttore della Sala stampa vaticana, p. Lombardi, ha dapprima qualificato la notizia come «gravemente irresponsabile», aggiungendo in un intervento successivo che «la pubblicazione avvenuta è un grave atto di irresponsabilità… assolutamente ingiustificabile e inqualificabile». Per L' Osservatore romano si tratta di una vicenda che ha complessivamente un «intento manipolatorio».

Insomma: fango. Nonostante le pressioni, i contrasti, le interferenze interne-esterne, il sinodo sta andando nella direzione che voleva il papa. Alla fine, le interferenze hanno delegittimato le resistenze puramente ideologiche. E la maggioranza dei vescovi ha reagito con fastidio a questi tentativi. Il metodo di lavoro, che ha visto un maggiore investimento sui tempi di discussione nei circoli linguistici (circuli minores), piuttosto che negli interventi assembleari (spesso di pura autorappresentazione), ha costretto i padri sinodali a confrontarsi tra loro direttamente, per intere giornate.

Il testo finale registrerà, secondo il metodo applicato dai tedeschi nei lavori dei circoli minori, i diversi livelli di consenso sulle varie materie e probabilmente verrà votato a larga maggioranza, lasciando (di fatto chiedendo) al papa di intervenire con un documento pastorale nell'anno del Giubileo della misericordia. È la strada aperta per la reinterpretazione dei testi precedenti del magistero, compresa l'Humanae vitae di Paolo VI, non sui temi di fondo ma sulle questioni controverse: come la contraccezione, la comunione ai divorziati risposati, l' omofobia, i rapporti prematrimoniali.

Il gruppo dei sinodali di lingua tedesca ha anche fornito anche un buon supporto teologico alla discussione, di fronte a una maggiore povertà in questo senso sperimentata dall'assemblea precedente. Cinquant'anni dopo il concilio Vaticano II, che avviò la prima auto-attuazione della Chiesa in quanto Chiesa mondiale, inaugurando un influsso di comunicazione reciproco tra tutte le sue parti e le sue componenti, papa Francesco riprendendo il tema del primato della pastorale, riprende e attua lo stile del Vaticano II, che non aveva né semplicemente il carattere della dottrina dogmatica sempre valida, né quello della disposizione canonica, bensì quello di una direttiva pastorale.

Papa Francesco ha di fronte a sé la difficoltà e il compito di fondare teologicamente quell'appello pastorale. Si tratta di un mandato risultato incompiuto nel Concilio Vaticano II, accantonato nel postconcilio e che oggi risulta impellente. «Questo compito - ricordava il più grande teologo cattolico del XX secolo, il gesuita Karl Rahner -, la cui soluzione non è ancora stata trovata, (…) comporterà un ritorno alla sostanza fondamentale ultima del messaggio cristiano, per poi formulare a partire di qui, in modo nuovo e con una creatività disinvolta, la totalità della fede cristiana in corrispondenza con le diverse situazioni storiche».

Penso che non basti un po' di fango o qualche malattia, magari cinicamente inventata, per fermare questo processo che va oltre lo stesso papa Francesco.

*Articolo pubblicato da Il Sole24ore il 22.10.2015

1 commento:

  1. Intervento lineare ed equilibrato. Totalmente condivisibile.

    RispondiElimina