sabato 10 ottobre 2015

La prima relazione dei 13 Circuli minores - italiano

L'Osservatore romano, nell'edizione datata 11 ottobre, ha presentato una sua traduzione in italiano delle relazioni dei 13 Circuli minores sull'Instrumentum laboris.
In dialogo col mondo 
Francese A
Il primo scambio di opinioni riguardo all’introduzione e alla prima parte dell’Instrumentum laboris ci ha permesso d’individuare alcuni temi comuni, senza tuttavia ignorare i diversi approcci a tali temi.
Siamo d’altronde lieti che l’introduzione metta in evidenza la bellezza e la profonda sacramentalità del matrimonio. Ricordiamo il bisogno di suscitare il piacere di questo tipo di vita; abbiamo ascoltato il racconto di situazioni dolorose, dei problemi della vita familiare; desideriamo parlare anche delle sfide e del dono di Dio che aiuta ad affrontarle.
Alcuni hanno fatto notare che la prima parte considera la vita familiare nel suo insieme e non solo il matrimonio: è un punto di vista più aperto.
Altri invece hanno preferito tornare sugli interrogativi posti dal matrimonio nella vita del mondo contemporaneo. Inoltre uno dei partecipanti, approvato dagli altri, ha sottolineato che non è giusto che il sinodo ruoti solo attorno ai problemi e alle crisi che attraversano le famiglie in Occidente.
Forse possiamo accordarci su alcuni punti che andrebbero approfonditi e sviluppati nel corso delle nostre osservazioni e dei modi con cui contribuire al testo dell’Instrumentum laboris.
Da un lato, dobbiamo partire da quello che le famiglie vivono oggi e che costituisce la base per l’annuncio del Vangelo: dobbiamo poter discernere dei semina verbi nelle esperienze attuali delle famiglie. Le difficoltà, i problemi e le sofferenze ci sono ovunque, ma in ogni parte del mondo ci sono anche famiglie che vivono felicemente il loro radicamento in Cristo e nella fede.
Il nostro testo deve adottare un tono aperto, che favorisca il dialogo con i nostri contemporanei.
Dall’altro lato, vogliamo che il testo adotti il punto di vista della vita delle famiglie, senza limitarsi a quella delle coppie o al matrimonio, anche se sarà essenziale trattarla. Sarà indubbiamente fecondo reinserire la vocazione e la missione della famiglia, alla luce del Vangelo, in quelle di tutta l’umanità perché diventi fraterna. Divenire un fratello o una sorella di ogni uomo è certamente l’esperienza più universale. Di fatto si osserva con dolore che alcune persone trovano faticosamente il proprio posto nella famiglia di origine, nella comunità umana e cristiana. Ma ognuno può ed è chiamato a diventare fratello o sorella di coloro che sono uomini e donne insieme a lui/lei. La vita delle famiglie prepara a ciò. La vita della Chiesa invita a ciò.
Nell’affrontare il lavoro, capitolo per capitolo, numero dopo numero, ci siamo resi conto che la materia è vasta. Sappiamo bene che il tema della famiglia non si riassume in uno o due questioni che agitano l’opinione pubblica, che le poste in gioco sono tante e tutto ciò che l’Instrumentum laboris contiene meriterebbe un’attenzione costante da parte nostra.
Siamo però lieti di constatare che ci sono lunghi tempi dedicati allo scambio di opinioni su tutta la materia nel proprio gruppo linguistico, per giungere a uno scambio approfondito, ma siamo anche consapevoli che i prossimi quindici giorni non basteranno a svolgere tutto il programma!
Comunque sia, alcuni con più esperienza hanno espresso una certa preoccupazione per il fatto che non tutti i modi che proporremo, redigeremo e adotteremo dopo lunghi dibattiti saranno presi in considerazione. C’è chi non si fa illusioni sul futuro delle proprie proposte e si prepara generosamente ad abbandonarle, almeno in parte. Ogni gruppo vorrebbe però indubbiamente che ciò non accadesse ai suoi modi, formulati con tanta attenzione, e ai suoi dibattiti, che hanno richiesto non solo molta energia, ma anche grande sacrificio a chi li ha scritti tenendo conto al meglio dell’opinione di tutti.
Vogliamo soprattutto dire che siamo colpiti dall’incontro tra culture diverse che può avvenire tra una ventina di persone che pure parlano la stessa lingua. Le situazioni dell’Africa francofona, del Medio e del Vicino oriente, della Francia, della stessa Svizzera, e del Canada, sono diverse. Le parole della lingua francese non hanno sempre lo stesso significato sulle due sponde dell’Atlantico e del Mediterraneo.
Ma soprattutto i contesti storici e culturali non sono gli stessi. Non si può pertanto dire che il numero dei matrimoni (e dei battesimi del resto) stia diminuendo. Non si può parlare nello stesso modo della presenza della Chiesa nelle nostre diverse società. Le possibilità di condividere la fede nei nostri Paesi non sono uguali, la testimonianza pubblica che si può rendere non è agevole ovunque. E non è per le stesse ragioni che è difficile: la libertà di farlo nei paesi “liberali” non significa che venga realmente riconosciuta e può condurre ad atteggiamenti contraddittori. Alcuni scelgono una posizione di forte identità, mentre altri si dedicano a un dialogo paziente e non sempre compreso. In altri paesi la pressione religiosa o culturale che viene esercitata sui cristiani non significa che questi tacciono, ma che da secoli devono aprirsi un cammino doloroso.
Tutto ciò lo sappiamo, in linea di principio. Ma in un dibattito che concerne gli aspetti concreti e molteplici della vita familiare sentiamo di fare un’esperienza unica di cattolicità, esperienza che non è mai definitivamente acquisita. È un dono di Dio che ci fa attraverso questa esperienza di Chiesa, ma noi dobbiamo accoglierlo, viverlo con fedeltà e approfondirlo in verità. Dobbiamo trovare il tempo per ascoltarci gli uni gli altri, per andare a fondo nelle nostre riflessioni condivise; cerchiamo veramente di spiegare gli uni agli altri perché proponiamo un’idea, in virtù di quale esperienza ci esprimiamo. Procediamo con cautela; è un’interessante sfida di accoglienza e di ascolto reciproci quella che ci è stata lanciata.
Le conseguenze delle migrazioni in Medio oriente 
Francese b 
Questa relazione sarà divisa in due parti: l’esperienza vissuta e alcuni punti salienti.
L’esperienza vissuta: abbiamo iniziato la nostra riflessione sull’Instrumentum laboris con ciò che ci unisce, come «Chiesa che cammina insieme per leggere la realtà con gli occhi della fede e con il cuore di Dio», riprendendo, Santo Padre, le parole che lei ci ha detto lunedì mattina, ma anche con ciò che ci differenzia: diversità delle nostre origini nazionali — le nazionalità rappresentate sono quasi tante quante i partecipanti — diversità dei nostri percorsi personali e diversità delle responsabilità affidate attualmente agli uni e agli altri. Ascoltandoci con attenzione, benevolenza e pazienza, possiamo apprendere gli uni dagli altri. I vari numeri e capitoli di questa prima parte hanno chiaramente suscitato reazioni, considerazioni, riflessioni che hanno portato a modi da sottoporre al giudizio di tutti; abbiamo lavorato molto a partire dal testo e sul testo: abbiamo elaborato 19 modi. In certi momenti abbiamo addirittura dovuto lottare contro la tentazione di riscrivere il testo, ma questa tentazione è naturale per un gruppo di persone che legge un testo di cui conosce l’importanza per la Chiesa e per il mondo. Abbiamo appreso molto: abbiamo imparato a lavorare meglio insieme, sessione dopo sessione, abbiamo imparato a conoscerci, abbiamo imparato a leggere e a comprendere il testo in modo diverso attraverso quello che ci siamo detti gli uni gli altri.
Durante il primo incontro del circulus, su richiesta del nostro moderatore, il cardinale Sarah, abbiamo condiviso ciò che avevamo dentro all’inizio di questo sinodo. Mi permetto di riassumerlo in tre punti.
La necessaria considerazione della diversità dei contesti socio-culturali e delle situazioni pastorali: questo richiede una distinzione tra ciò che è di ordine universale e ciò che è di ordine particolare, una parola e delle risposte alle situazioni particolari affrontate. A tale riguardo, è stato proposto — senza che ciò venisse discusso da tutti — che le conferenze episcopali possano disporre di un certo potere per permettere ai loro pastori di essere dei “buoni samaritani” nel loro servizio ecclesiale.
Sono state espresse molte aspettative rispetto al sinodo: che il sinodo, consapevole che i nostri contemporanei si aspettano molto da noi, possa ispirare tutti e che tutti possano comprendere la fiducia della Chiesa nei loro confronti e nei confronti della famiglia; che dia punti di riferimento che siano cammini per aiutarci e accompagnarci gli uni gli altri e che permetta alla famiglia di vivere la sua vocazione e la sua missione secondo il piano di Dio e l’insegnamento della Chiesa; che sappia esprimere il suo sostegno alle famiglie del Vicino e del Medio oriente, spesso disperse e tentate dall’emigrazione; che ci sia anche uno sguardo positivo sulla famiglia di oggi, un “luogo” dove non va tutto male e che resta una “scuola di umanità”; che, individuando le cause profonde delle turbolenze che la famiglia sta attraversando, permetta agli uni e agli altri di riprendere il cammino con la forza della speranza, aiutando la famiglia a vivere come famiglia.
Si è accennato ad alcuni cammini possibili, senza però dibatterli: l’esame attento delle cause degli sconvolgimenti che interessano la famiglia e, attraverso di essa, la società: quando la famiglia soffre, la società soffre; il bisogno di una riflessione radicata in Cristo per far sì che impariamo da Lui, per guardare con il suo sguardo, per avere i suoi sentimenti; un intervento magisteriale volto a dare maggiore coerenza a un insieme di testi di ordine teologico e canonico che sembrano più contrapposti che articolati e, nel farlo, semplificarne l’espressione.
Alcuni punti salienti nel testo: ci è sembrato importante cominciare «l’ascolto delle sfide sulla famiglia» ricordando che «la famiglia è il pilastro irrinunciabile e insostituibile della vita sociale», che è «il fondamento della società» (Gaudium et spes, n. 52) e che ciò obbliga in un certo senso la Chiesa, «esperta in umanità», ad affrontare la questione della famiglia oggi nella vocazione e nella missione che le sono proprie. La “teoria del gender” è stata oggetto di un ampio dibattito nel nostro gruppo e, in particolare, è stato sottolineato il suo carattere “ideologico” quando viene diffusa, anzi imposta, da alcune organizzazioni internazionali.

Un altro punto importante è stato ricordare che i responsabili del bene comune, e in primo luogo le autorità pubbliche e i responsabili politici, non possono sottrarsi alle loro responsabilità rispetto a questo bene fondamentale che è la famiglia, che va sostenuta e incoraggiata attraverso politiche familiari, sociali ed educative, rivolte in primo luogo alle famiglie più bisognose. Abbiamo sottolineato che molte famiglie — specialmente in certe società — accolgono con favore le persone anziane, considerate una “benedizione”. Abbiamo apprezzato molto il modo in cui l’Instrumentum laboris insiste sulla dignità delle donne, sul loro ruolo e sulle loro responsabilità. Ci sembra che questa giusta insistenza porti anche a considerare come talvolta vengano dimenticate «la vocazione e la missione» proprie degli uomini nella famiglia in quanto coniugi e padri. Sono state molte le sfide che hanno richiesto tutta la nostra attenzione, soprattutto la sfida dell’handicap, la sfida economica e più in particolare quella delle migrazioni. Abbiamo quindi deciso di considerare le famiglie appartenenti alle Chiese orientali cattoliche sui iuris e ci è sembrato importante sottolineare che l’emigrazione sta avendo conseguenze pesanti sulla presenza cristiana in Medio oriente.

Le sorprese di Dio
Francese C
Il metodo classico del vedere-giudicare-agire adottato lo scorso anno dagli autori della relatio synodi e interinato dai padri sinodali si adatta bene al nostro tema: ci permette di organizzare una materia abbondante in modo logico e produttivo. Ma non basta essere attenti al tema della nostra riflessione, vale a dire la famiglia nel nostro contesto moderno, e in particolare la famiglia cristiana, cattolica. Dobbiamo anche ricordarci chi siamo noi che affrontiamo questa riflessione.
Siamo innanzitutto dei membri di una famiglia. Abbiamo genitori, fratelli e sorelle, cognati e cognate, cugini e cugine, nipoti. Le famiglie di cui parliamo non ci sono estranee, fanno parte della nostra vita, vivono in noi. Ciò deve apparire nel nostro linguaggio, nel tono del nostro testo, nella nostra preoccupazione e compassione per le famiglie della terra. È pericoloso parlare della “famiglia” in astratto, come di una realtà esterna a noi. Dobbiamo sforzarci a parlare “delle famiglie”, delle “nostre famiglie” nella loro realtà concreta e individuale. In particolare, occorre favorire la solidarietà internazionale tra tutte le famiglie cristiane a favore di quelle che oggi conoscono la persecuzione, la guerra e la precarietà.
Siamo anche uomini di fede. Il nostro sguardo è trasformato dalla buona novella che ha toccato la nostra vita, dal Figlio di Dio che si è incarnato per noi, che è morto per noi, che vive in noi. Questa fede deve formare il nostro sguardo e informare la nostra riflessione. Non pretendiamo di essere psicologi, né sociologi, né economi, anche se alcuni di noi hanno un’accurata formazione in questi campi. Parliamo prima di tutto come uomini di fede e ciò si deve vedere fin dalla prima parte analitica del nostro testo.
Infine, siamo pastori. La nostra preoccupazione è che la missione che Cristo ha affidato alla sua Chiesa, la missione che è la Chiesa, si realizzi sempre più nel nostro mondo odierno. Tutto lo sforzo sinodale deve tendere verso questo fine. Tutto il testo che elaboriamo deve essere motivato da questa preoccupazione fondamentale. In particolare, vogliamo aiutare le nostre famiglie a rispondere a due domande. Quella della vocazione: “Famiglia, chi sei?” e quella della missione: “Famiglia, che cosa fai?”. Tutto il resto, per quanto interessante, è secondario. Il nostro testo dovrebbe essere epurato secondo questo criterio. Soprattutto ricordiamoci che la pastorale familiare non è solo l’azione dell’istituzione ecclesiale a favore delle famiglie, ma è anche l’azione della Chiesa che si realizza nella famiglia e attraverso la famiglia. È questa la vera novità della pastorale familiare che siamo chiamati a sviluppare in questa assemblea sinodale.
Il nostro testo finale deve “dare cuore” alle nostre famiglie, mostrare la fiducia che riponiamo in esse, suscitare la loro fiducia in noi. Dovrebbe evitare che alcune persone si sentano “escluse” dalla nostra sollecitudine, perché tutte le famiglie partecipano alla missione della Chiesa!

Ricordiamoci che le famiglie nella Bibbia sono spesso disfunzionali; eppure la parola di Dio si è compiuta in loro e attraverso di loro. Dio può compiere la stessa meraviglia ancora oggi.
La nostra analisi deve essere lucida, perché vogliamo che la nostra pastorale sia radicata nella realtà. In particolare, dobbiamo riconoscere che l’antropologia implicita della nostra cultura moderna è lontana dalla visione cristiana. Il suo insistere sull’individuo, dotato di una libertà senza limiti, spesso legata al relativismo morale, contrasta con la nostra convinzione che la persona umana è fatta per essere in relazione, a immagine di Dio-Trinità. La famiglia è più che un’unità di base sociale; è la matrice della persona umana in divenire. Occorre fare tutto il possibile per incoraggiare le relazioni umane e le comunità.
La nostra analisi ci guadagnerebbe a sottolineare gli impulsi veramente umani e umanizzanti che sottendono bene tratti della cultura contemporanea, che sono stati però deviati o traviati dal peccato (nella Bibbia “peccare” vuol dire “mancare il bersaglio”). Così per l’individualismo dilagante riconosciamo che deriva da una nobile ricerca dell’autenticità (Dio non vuole forse che ognuno di noi diventi pienamente autentico, Dio non ha forse per ognuno una vocazione particolare?). Ma questa ricerca, dimenticando la natura profondamente relazionale dell’umano, dimenticando l’orizzonte trascendente che circoscrive il suo mondo, cade in un individualismo che conduce a una solitudine esacerbata e dolorosa. È in questo mondo che ha sete di vere relazioni che la famiglia può dimostrarsi una buona novella.
Teniamo a sottolineare due aspetti di questa nuova cultura che ci preoccupano profondamente. Uno è l’emergere di ciò che sembra essere una nuova ideologia che viene spesso chiamata ideologia del gender. Le diverse teorie del gender sono state sviluppate in sociologia e in filosofia, cercando di analizzare alcuni fenomeni umani e sociali che possono arricchire la nostra comprensione del mondo. Ma quando queste teorie diventano assoluti, tendono a produrre un modo di pensare unico che vuole spazzare via tutto ciò che ha davanti a sé. Cercando di imporre un punto di vista che nega la relazione tra l’identità sessuale e l’essere sessuato quale noi siamo nel nostro corpo, dissolve la famiglia, la genitorialità, l’amore umano in ciò che ha di più nobile e di più umanizzante.
L’altro aspetto che ci preoccupa profondamente è lo sviluppo di tecnologie bioetiche che permettono di scomporre e ricomporre il vivente stesso. Anche in questo caso celebriamo il genio umano che permette di comprendere la struttura fisica e biologica del nostro mondo fino ai minimi dettagli, ma le nostre capacità di manipolazione superano la nostra saggezza. La clonazione, gli uteri in affitto, la manipolazione genetica fino alle cellule geminali, tutto ciò rischia di creare un mondo in cui non potremo neanche più dire che cos’è un essere umano. Davanti a queste due realtà dobbiamo essere tutti vigili e impegnarci. Ci tenevamo a dirlo.
Ritorniamo al nostro testo. Chiediamo alla commissione di redazione di preparare una nuova introduzione d’insieme per il documento finale, che non sarà più uno strumento di lavoro. Essa deve delineare velocemente la metodologia del “vedere-giudicare-agire” seguita nel testo. Deve spiegare il legame tra il sinodo sulla nuova evangelizzazione, la Evangelii gaudium e questo sinodo sulla famiglia.
Una parola sul metodo che seguiamo. Abbiamo apprezzato gli interventi più corti e più mirati come grande assemblea. Apprezziamo anche il tempo dedicato ai piccoli gruppi. Incoraggiamo l’equipe coordinatrice ad assicurare un interscambio attivo tra questi piccoli gruppi, il grande gruppo e il comitato di redazione: è la sfida della sinodalità e della comunione.
Il nostro scambio è arricchito dalla grande diversità culturale e rituale del nostro gruppo, che ci fa prendere coscienza della necessità di preservare una sana sussidiarietà nella Chiesa che riconosca l’importante contributo delle conferenze episcopali nazionali.
Infine, confidiamo nello Spirito Santo. È nello scambio dei punti di vista e nel confronto che farà sgorgare la luce, rivelandoci le “sorprese di Dio” di cui Papa Francesco ama tanto parlarci. Sì, confidiamo nello Spirito.

Più globalità meno eurocentrismo 
Inglese A
In Gesù Cristo, il Verbo che si è fatto carne, troviamo la fonte di speranza per la famiglia nel mondo contemporaneo. Pertanto, la fiducia in lui deve essere la prima e l’ultima parola del sinodo. È con gli occhi fissi su Gesù che iniziamo.
Il messaggio del sinodo deve annunciare la buona novella di Gesù Cristo in modo chiaro e attraente.

Pertanto raccomandiamo le parole di Papa Francesco, che durante la veglia del sabato per l’Incontro mondiale delle famiglie, ha impegnato le famiglie con l’invito: «Tanto era l’amore [di Dio] che ha incominciato a camminare con l’umanità, ha incominciato a camminare con il suo popolo, finché giunse il momento maturo e diede il segno più grande del suo amore: il suo Figlio. E suo Figlio dove lo ha mandato? In un palazzo? In una città? A fare un’impresa? L’ha mandato in una famiglia. Dio è entrato nel mondo in una famiglia. E ha potuto farlo perché quella famiglia era una famiglia che aveva il cuore aperto all’amore»!
Abbiamo discusso di una metodologia adeguata, che deve fare riferimento alla Sacra scrittura e alla tradizione in tutto questo documento mentre leggiamo i segni dei nostri tempi alla luce del Vangelo.
Una grande preoccupazione riguarda la descrizione eccessivamente cupa dello scenario contemporaneo. Occorre dedicare maggiore attenzione alla riflessione teologica sui fedeli, coppie sposate e famiglie amorevoli, che molto spesso in modo eroico, vivono una testimonianza autentica della grazia della famiglia. 

Espandendo le parole per spiegare la «buona novella riguardante la famiglia», abbiamo cercato di parlare meno di “crisi” e più di “luci e ombre”.
Abbiamo parlato della vitalità di tante famiglie, che danno testimonianza della bellezza della loro vita familiare e ispirano altri nel loro impegno verso la vita familiare. Ma abbiamo parlato altresì delle molte illusioni nel mondo contemporaneo, che purtroppo portano a un isolamento radicale. Quindi abbiamo parlato anche delle lotte e delle sfide, che fanno parte delle ombre. 
Quanto è importante riconoscere e offrire sostegno a queste famiglie e la forza della loro testimonianza vissuta.
Un’altra preoccupazione è stata l’atteggiamento mentale euro-centrico od occidentale, come viene definito attualmente. Piuttosto, siamo chiamati a un tono culturale che sia globale e aperto alla ricchezza e alle esperienze concrete delle famiglie attuali, in diverse nazioni e continenti.
Una grande attenzione è stata dedicata alla famiglia che migra, ricordando la particolare generosità delle comunità di fede e dei governi nell’accogliere i doni di queste famiglie.
Abbiamo inoltre sottolineato l’attenzione dedicata alle persone con disabilità e con esigenze speciali e alle loro famiglie. Particolare rilievo è stato dato alla cura con cui sono stati presentati sia i doni sia le lotte. La ricchezza di questo capitolo potrebbe servire come utile paradigma per affrontare altri temi nel presente documento.
Una particolare menzione va anche al ruolo della politica pubblica per promuovere la vita familiare in un modo che renda veramente onore al diritto naturale delle famiglie di prendere decisioni in una maniera che promuova il bene comune.
In sintesi, mentre le sfide sono fin troppo ovvie, dobbiamo mettere in risalto anche i punti di forza e i semi di rinnovamento già presenti, affinché le famiglie possano essere agenti attivi della buona novella di Gesù.
Consapevoli che la grazia di Cristo verrà ripresa nelle parti di questo documento che sono dedicate alla vocazione e alla missione della famiglia, esortiamo i delegati sinodali ad annunciare la speranza offerta con Gesù quale prima e ultima parola di questo sinodo. In Cristo è riposta la nostra fiducia.

Quanto costa crescere i figli
Inglese A
Il circolo ha riconosciuto che il fine della prima parte non fosse solo quello di ripetere l’analisi del sinodo dello scorso anno. Si è però ritenuto che l’analisi delle difficoltà che la famiglia deve affrontare sia troppo negativa.
Guardiamo a ciò che è emerso nella riflessione della Chiesa durante lo scorso anno e a ciò che abbiamo vissuto nelle nostre Chiese locali. Abbiamo cercato di guardare alla luce della fede al modo in cui milioni di famiglie cercano, giorno dopo giorno, di realizzare quello che Papa Francesco ha definito «il sogno di Dio per la sua amata creazione».
Ogni giorno vediamo famiglie che cercano di fare del sogno di Dio il proprio sogno; di cercare la felicità condividendo il loro amorevole cammino e vedendo il loro amore realizzato nei figli che partoriscono e guidando i figli, specialmente i figli adolescenti, nel mistero dell’amore sponsale.
Il circolo ha sottolineato che la famiglia nel senso più ampio è la modalità più comune attraverso cui gli uomini e le donne vengono accompagnati attraverso ogni fase della vita. L’amore e il sostegno dato e ricevuto in tante famiglie nel pellegrinaggio della vita è un’espressione dell’amore che Dio nutre per il suo popolo pellegrino.
Malgrado le sfide che la famiglia deve affrontare in tutte le culture, le famiglie, con l’aiuto della grazia divina, trovano dentro di loro la forza di realizzare la loro vocazione di amare, di rafforzare i vincoli sociali e di prendersi cura della società più in generale, specialmente di chi è più vulnerabile. Il circolo ritiene che il sinodo debba esprimere forte apprezzamento a tali famiglie.
Il ruolo della prima parte è di ascoltare e osservare la situazione effettiva delle famiglie. Il circolo minore ha però ritenuto con forza che per il cristiano una tale analisi dovrebbe essere sempre svolta attraverso gli occhi della fede e non rimanere una semplice analisi sociologica. Un numero maggiore di riferimenti scritturali aiuterebbe a comprendere la natura del sogno di Dio che le famiglie sono chiamate a fare proprio e a comprendere che nelle difficoltà della vita esse possono riporre la loro fiducia in un Dio che non delude e non abbandona nessuno.
È stato osservato che accanto alle sfide socio-culturali dinanzi alle quali si trovano le famiglie dovremmo anche riconoscere apertamente l’inadeguatezza del sostegno pastorale che le famiglie ricevono dalla Chiesa nel loro percorso di fede.
L’analisi della situazione della famiglia dovrebbe riconoscere come, con l’aiuto della grazia, le famiglie che sono ben lungi dall’essere perfette, vivendo in un mondo imperfetto, di fatto realizzano la loro vocazione, anche se possono fallire lungo il cammino. All’interno del circolo minore abbiamo condiviso una riflessione, ognuno sull’esperienza della propria famiglia. Ciò che è emerso è stato ben lontano dallo stereotipo della “famiglia ideale”, ma un collage di famiglie diverse per quanto riguarda le origini sociali, etniche e religiose. Tra molte difficoltà, le nostre famiglie ci hanno fatto il dono dell’amore e il dono della fede; nelle nostre famiglie abbiamo scoperto il senso di autostima e di dedizione. Molte delle nostre famiglie sono di confessione o religione mista, ma in tutte abbiamo appreso la capacità di pregare e di riflettere su come la famiglia sia centrale per la trasmissione della fede in una moltitudine di situazioni.
Un’analisi basata sulla luce della fede è molto lontana da un’analisi che evita di affrontare la realtà. Semmai, una tale analisi può concentrarsi sulle questioni di emarginazione, che sfuggono facilmente dalla mentalità della cultura dominante in molte nostre società. Un’analisi basata sulla luce della fede può portare a un discernimento più profondo di come le famiglie soffrono l’emarginazione e forme di povertà che vanno oltre la povertà economica, per includere quella sociale, culturale e spirituale. Tale discernimento dovrebbe aiutarci a identificare nel mondo attuale gruppi che si trovano in una situazione simile a quella di Gesù e i suoi genitori, per i quali «non c’era posto nella locanda».
È stato osservato che tra i gruppi che sperimentano questa esclusione non bisogna ignorare le famiglie discriminate o emarginate per la loro fede in Gesù Cristo.
Il linguaggio della Scrittura può essere più vicino alle realtà e all’esperienza quotidiana delle famiglie e diventare un ponte tra la fede e la vita. Il circolo minore ha ritenuto che il linguaggio del documento finale dovrebbe essere più semplice, accessibile alle famiglie, mostrando anche che i padri sinodali hanno ascoltato e sentito il contributo e i commenti da loro fatti al processo sinodale.
La situazione nelle quali le famiglie cercano di vivere le loro vocazioni sono varie. Sarebbe impossibile inglobare tutte queste situazioni in un singolo documento. Ogni Chiesa locale dovrebbe cercare di identificare le situazioni particolari dell’emarginazione della famiglia nella loro società.
La politica sociale dovrebbe tener conto in modo prioritario dei suoi effetti sulle famiglie. Una buona politica sociale dovrebbe iniziare con l’indicare dove stanno le periferie sociali di ogni comunità piuttosto che da una semplice analisi economica. Un tale discernimento della realtà dell’emarginazione dovrebbe essere una caratteristica dominante anche della cura pastorale che la Chiesa offre alle famiglie.
Problemi sociali come alloggi inadeguati, disoccupazione, migrazione, abuso di droghe, il costo per crescere i figli hanno tutti la famiglia come vittima principale.
Guardando alle sfide che devono affrontare gruppi particolari, il circolo ha proposto che vengano largamente riscritti i paragrafi 17-30 con il titolo «La famiglia nel pellegrinaggio della vita».
I giovani vivono in una cultura in cui viene data troppa importanza al sesso. Devono essere educati a una cultura di altruismo, che è la base del dono di sé dell’amore coniugale.
I giovani devono sviluppare la capacità di vivere in armonia con le emozioni e i sentimenti e di cercare affetti maturi, relazioni mature con gli altri. Ciò può essere un antidoto all’egoismo e all’isolamento, che spesso porta i giovani a una mancanza di significato nella vita e perfino alla disperazione, all’autolesionismo e al suicidio.
La generosità e la speranza sono alla base di una cultura della vita. La vita nel grembo viene minacciata dalla diffusa pratica dell’aborto e dall’infanticidio. La cultura della vita deve abbracciare anche gli anziani e le persone con particolari esigenze, che molto spesso ricevono sostegno solo dalla famiglia in senso esteso. Molte famiglie testimoniano la nuova visione della vita che si ha quando uno dei membri ha queste esigenze particolari.
L’esperienza nell’ambito del nostro circolo è stata quella di pastori che condividono la ferma convinzione che il futuro della Chiesa e della società passa per la famiglia. È stato sottolineato che i politici e le politiche possono tentare di cambiare le strutture, ma la politica da sola non cambia i cuori.
L’umanizzazione della società e il nostro futuro dipenderanno da come noi, come comunità, realizzeremo il sogno di Dio per la sua amata creazione. Possiamo solo rendere grazie a Dio per le nostre famiglie cristiane che, attraverso il loro amore e il loro altruismo, per quanto imperfette, aprono il loro cuore all’amore salvifico del Dio rivelato in Gesù Cristo.
Abbiamo un grande debito nei confronti di queste famiglie, che in modi infiniti sostengono e pongono sfide al nostro ministero pastorale.

Famiglia o famiglie?
Inglese C
La Chiesa cattolica presenta una meravigliosa interazione tra diversità e unità. In tal senso, il nostro cammino in questa settimana è stato profondamente cattolico, profondamente ecclesiale. Abbiamo parlato in modi diversi delle nostre differenti esperienze relative al matrimonio e alla famiglia; tuttavia, è emerso un senso profondo del perché sono importanti. Il senso di diversità ci ha portati a domandare se sarebbe meglio affrontare l’una o l’altra analisi o argomento a livello locale o regionale piuttosto che a quello globale. In buona parte del nostro dibattito c’è stata la tendenza a decentralizzare; tuttavia, paradossalmente questo non ha minato il nostro senso di unità nel lavoro.
Abbiamo dedicato molto tempo a discutere l’ordine dell’Instrumentum laboris, che inizia con un’analisi della situazione attuale delle famiglie per procedere poi alla riflessione sulla vocazione e la missione della famiglia. È stato osservato che la struttura del documento di lavoro andava nella direzione del “vedi-giudica-agisci”, che ci è sembrata buona, poiché — almeno in teoria — ci permetteva di restare in contatto con la famiglia così come è nella realtà piuttosto che con la famiglia come vorremmo che fosse. Parlando della “famiglia” eravamo consapevoli del pericolo di cedere a un senso della famiglia idealizzato, lontano e astratto, che può avere una propria bellezza e coerenza interna, ma che può finire con l’abitare un mondo alquanto inanimato invece del mondo reale delle famiglie in tutta la loro varietà e complessità.
Ciò ha portato a sua volta a una considerazione più ampia del coinvolgimento del Vangelo e della cultura, della Chiesa e della storia. La Chiesa non abita un mondo fuori dal tempo, come ha riconosciuto il concilio Vaticano ii, «il concilio della storia». Né abita un mondo al di fuori delle culture umane; la Chiesa modella le culture e le culture modellano la Chiesa. Esaminando il matrimonio e la famiglia ora e adesso, eravamo consapevoli della necessità di affrontare i fatti della storia e le realtà delle culture, sia con gli occhi della fede sia con il cuore di Dio. È questo ciò che ha significato per noi leggere i segni dei tempi.
Nel corso di questa settimana abbiamo avuto qualche incertezza circa il compito che ci si presentava mentre esaminavamo l’Instrumentum laboris, cadendo talvolta nella trappola del riscrivere o in discussioni più semantiche che sostanziali. A volte siamo andati avanti molto lentamente, domandandoci come avremmo potuto analizzare l’intero documento, paragrafo dopo paragrafo, prima della fine del sinodo. Se con questa nuova forma del sinodo il compito stesso era poco chiaro, lo è stato anche il nostro metodo di lavoro. Abbiamo dovuto forgiare il metodo nel corso della settimana, e questo ha messo alla prova l’ingegnosità e il senso tattico del moderatore, per non parlare della pazienza dei membri del circolo. A volte il nostro lavoro è sembrato più confuso che metodico; tuttavia speriamo che ci potrà essere una messa a fuoco, se non una chiarezza perfetta, man mano che il sinodo procederà e saremo più sicuri riguardo sia il compito sia il metodo.
Abbiamo dedicato molto tempo a discutere il linguaggio, in un modo che va oltre i sofismi semantici. Per esempio, abbiamo dibattuto a lungo su ciò che intendevamo con “famiglia”, che è fondamentale per questo sinodo. Alcuni hanno ritenuto che sarebbe più sensato parlare di “famiglie”, visti i molti tipi diversi di famiglie che vediamo oggi. Altri hanno preferito pensare in modo specifico alla “famiglia cattolica”, ma non c’è stato un consenso unanime su ciò che poteva significare. Anche qui ci sono molti tipi diversi di famiglie cattoliche. 

Alla fine, ci siamo accordati su una definizione molto generale della “famiglia” come forma unica di comunità umana che si basa sul matrimonio tra un uomo e una donna e da esso scaturisce, collegando ciò a un senso del disegno di Dio così come testimoniato dalla Scrittura.
Abbiamo esaminato anche alcune espressioni che sono diventate comuni nei documenti della Chiesa, tra le quali «il Vangelo della famiglia» e «la Chiesa domestica». Erano formulazioni vive e illuminanti quando sono apparse per la prima volta, ma nel frattempo sono diventate dei cliché, il cui significato è meno chiaro di quanto si è soliti pensare. Abbiamo ritenuto che potrebbe essere una buona cosa se le si mettesse da parte e se potessimo scegliere di utilizzare un linguaggio più accessibile a quanti non conoscono il nostro modo di parlare abituale.

In generale, e specialmente parlando di matrimonio e di famiglia, si è ritenuto di dover stare attenti a usare una sorta di linguaggio ecclesiastico, del quale quasi non ci rendiamo conto. L’Instrumentum laboris ne contiene parecchio, e sarebbe bene se il documento conclusivo andasse in una direzione diversa e più attuale. Come il Vaticano ii, questo sinodo deve essere un evento linguistico, che sia più che cosmetico. Dobbiamo parlare di matrimonio e famiglia in modi nuovi, il che ha implicazioni a grande e a piccolo livello, come anche a livello locale e universale.
Parte della novità, secondo noi, deve essere una lettura meno negativa della storia, della cultura e della situazione della famiglia attuale. È vero, in questo momento della storia e nelle diverse culture del mondo sono all’opera forze negative; ma è solo una parte della storia. Se fosse la storia tutta intera, la Chiesa non potrebbe fare altro che condannare. Ci sono anche forze che sono positive, addirittura luminose, e queste devono essere identificate, poiché potrebbero essere benissimo i segni di Dio nella storia.

È altrettanto vero che il matrimonio e la famiglia subiscono nuovi tipi di pressione, ma anche questo è solo parte della storia. Tanti giovani continuano a volersi sposare, e ci sono ancora famiglie straordinarie, molte delle quali cristiane, talvolta in modo eroico. Guardare alle cose e parlarne con positività non significa concedersi una sorta di negazione. Piuttosto, significa guardare con l’occhio di Dio, quel Dio che ancora guarda a tutto ciò che ha creato e che ancora lo considera buono.
Affrontare le molte questioni delle quali abbiamo discusso richiederà più della prima settimana e persino delle tre settimane del sinodo. Davanti a noi si prospetta un cammino più lungo, proprio come un cammino precedente ci ha condotti a questo punto, e non solo a partire dalla fine del 2013, quando Papa Francesco ha annunciato il cammino dei due sinodi, ma dal concilio Vaticano ii e da tutto ciò che ha condotto a esso. C’è voluta pazienza per il lavoro che abbiamo svolto in questa prima settimana del sinodo, e ce ne vorrà ancora di più per seguire il cammino che abbiamo davanti. Tuttavia, come ci ha ricordato il santo padre in Evangelii gaudium, «il tempo è superiore allo spazio». La pazienza che non si preoccupa del processo imperfetto e che è pronta a servire Dio scioglierà i nodi, anche quelli che abbiamo fatto nei primi giorni del sinodo.
Pastori non giudici 
Inglese D
Noi partecipanti al circolo minore d siamo grati a papa Francesco per aver convocato questo sinodo e ci sentiamo onorati di far parte del processo. Desideriamo esprimere la nostra gratitudine anche per il duro lavoro rappresentato dall’Instrumentum laboris. Suggeriamo che il documento inizi proprio come iniziamo ogni celebrazione della messa, con una sorta di Confiteor, ponendo noi stessi in mezzo ai fallimenti dei membri della Chiesa piuttosto che giudicarli dall’esterno. Dobbiamo riconoscere i nostri errori come pastori e chiedere perdono, specialmente per quelli che hanno minato la vita familiare.
Sono state fatte due osservazioni generali. Primo, mentre molti elementi dell’Instrumentum laboris sono lodevoli, abbiamo ritenuto che buona parte del testo sia viziata o inadeguata, specialmente nella sua teologia, nella chiarezza, nella fiducia nella potenza della grazia, nel suo uso della Scrittura e nella sua tendenza a vedere il mondo attraverso occhi in prevalenza occidentali. Secondo, ci siamo sentiti limitati nella nostra capacità di rispondere per il fatto di non sapere esattamente chi è il pubblico a cui va il presente documento. In altre parole, stiamo scrivendo al santo padre, alle famiglie della Chiesa o al mondo?
La maggior parte del gruppo ha ritenuto che l’Instrumentum laboris dovrebbe iniziare con la speranza piuttosto che con i fallimenti, poiché molte persone già vivono con successo la buona novella evangelica sul matrimonio. Il nostro gruppo ha espresso la preoccupazione che i lettori non faranno altro che ignorare il documento se inizia con una litania di cose negative e di problemi sociali piuttosto che con una visione biblica della gioia e con la fiducia nella Parola di Dio riguardo alla famiglia. L’immensa nube di sfide che pervade la prima parte del testo crea, in modo non intenzionale, un senso di disperazione pastorale.
Diversi membri del gruppo hanno ritenuto che la seconda parte dovrebbe precedere la prima parte. Altri hanno appoggiato l’attuale disposizione del testo. Una preoccupazione condivisa è stata che la maggior parte delle persone non leggerà un documento fitto o lungo. Ciò rende il capitolo iniziale dell’Instrumentum laboris di fondamentale importanza; deve ispirare oltre che informare. Inoltre — ricordando il lavoro di Aparecida — i membri hanno sottolineato che il testo dovrebbe essere incentrato su Gesù, attraverso il quale descriviamo e interpretiamo la situazione attuale del mondo. Dobbiamo sempre partire da Gesù.
Se il matrimonio è una vocazione — cosa che noi pensiamo — non possiamo promuovere le vocazioni parlando prima dei loro problemi.
Poiché la Trinità è la fonte della realtà, e poiché tutte le comunità hanno origine nella comunità della Trinità, alcuni hanno ritenuto che la Trinità dovrebbe essere il punto di partenza del documento.
I membri hanno osservato che nelle sue lettere san Paolo ha spesso scritto un prologo di lode alle persone i cui peccati avrebbe poi criticato. Era lo stile comune delle sue epistole, ed era efficace.
Il nostro gruppo ha ritenuto che nel testo mancassero una serie di elementi: una riflessione seria sull’ideologia del gender, una maggiore riflessione sulla cura pastorale per i diversamente abili, il ruolo dei padri e degli uomini come anche il ruolo delle donne, e un’analisi più profonda della natura distruttiva della pornografia e di altri usi sbagliati della tecnologia elettronica.
I membri hanno criticato molti paragrafi della prima parte. Alcuni hanno ritenuto la presentazione caotica, senza logica inerente. Le frasi sono sembrate come buttate insieme senza alcun collegamento organico tra loro.
Alcuni hanno ritenuto che il testo fosse efficace perché la famiglia attuale, di fatto, deve affrontare problemi seri. È per questo che siamo qui al sinodo: per affrontare questi problemi; e le persone che soffrono vogliono che la loro realtà venga toccata da ciò che diciamo. Pertanto, è importante parlare in un modo che attiri l’attenzione della gente.
Altri ancora hanno ritenuto che al testo mancasse qualcosa che potesse attirare la gente. Se il documento è destinato al pubblico in generale, hanno ritenuto che si dovessero includere anche racconti di vita familiare, o la vita dei santi insieme a illustrazioni, per rendere il materiale più coinvolgente. Hanno sottolineato la necessità di rivedere il linguaggio del documento e di assicurare che sia attraente sia per gli uomini sia per le donne, senza escludere nessuno.
I membri si sono preoccupati del fatto che la traduzione inglese possa non essere fedele al testo ufficiale italiano. Altri si sono lamentati che molte delle dichiarazioni del documento sono troppo generali e non abbastanza specifiche. Altri ancora hanno ritenuto che il testo avesse molte generalizzazioni inaccurate, che fosse verboso e ripetitivo.
I membri hanno detto che alcuni dei capitoli sembravano limitati nella loro portata ed eccessivamente ispirati dalle preoccupazioni dell’Europa occidentale e del Nord America piuttosto che una presentazione autentica della situazione globale. Alcuni membri hanno ritenuto che espressioni come «nazioni in via di sviluppo» e «Paesi sviluppati» fossero sdegnosi e inadeguati per un documento della Chiesa. Altri hanno ritenuto il linguaggio del testo troppo cauto e politicamente corretto, e che per questo il contenuto fosse poco chiaro e talvolta incoerente. In alcuni paragrafi sono state dette cose straordinariamente importanti, ma sono state affrontate troppo brevemente e in maniera poco sviluppata. Sembravano semplicemente raccolte ed elencate piuttosto che presentate in modo logico.
In generale, i membri hanno ritenuto che Papa Francesco e la gente della Chiesa meriti un testo migliore, un testo in cui le idee non si disperdano nella confusione. Il nostro gruppo suggerisce che il testo venga girato a un solo editor affinché venga reso più chiaro e rifinito. Il materiale attuale è ovviamente opera di un comitato. Per questo, manca di bellezza, chiarezza e forza.
Infine, i membri hanno sentito con forza che anche nelle situazioni difficili dobbiamo sottolineare il fatto che molte famiglie cristiane fanno da contro-testimoni alle tendenze negative nel mondo attraverso il modo in cui vivono fedelmente la visione cattolica del matrimonio e della famiglia. Queste famiglie devono essere riconosciute, onorate e incoraggiate dal documento.

Pertanto, la prima parte del testo dell’Instrumentum laboris, che riguarda l’“osservare” i fatti, dovrebbe sottolineare gli aspetti buoni oltre a quelli cattivi e a quelli tragici. La santità eroica non è un ideale raro e non è meramente “possibile”, bensì comune e vissuto con forza in buona parte del mondo.

Con le vittime della tratta e delle migrazioni
Italiano A
Il circolo Italicus a è formato da padri provenienti da diversi Paesi dell’Europa (Est e Ovest), due dall’America latina e uno dell’Africa. Insieme al delegato fraterno, hanno arricchito il dialogo due coppie di sposi intervenute, l’una in qualità di esperti, l’altra di uditori.
L’unità tematica tra questa e la precedente assemblea sinodale è soprattutto la novità metodologica relativa alla procedura, con l’accresciuta valorizzazione della discussione nei circoli minori. Questo ha provocato una comprensibile difficoltà di partenza, progressivamente superata, quando la riflessione si addentrava nei contenuti dei testi.
Anche rispetto alla metodologia sostanziale che sembra aver guidato la stesura dell’Instrumentum laboris, non sono mancate iniziali obiezioni, espressione di diverse e legittime sensibilità tra i padri. L’ostacolo che una tale situazione poteva rappresentare è stato ugualmente superato dalla volontà, ben presto resa esplicita, di sforzarsi per offrire il più possibile una testimonianza di unità sui contenuti di questa parte, atteso che le proposte che emergevano dall’una e dall’altra sensibilità sono apparse più complementari che contrapposte.
A tale desiderio di testimoniare l’unità nel discernimento dei membri del circolo si aggiunge, in questo caso, la testimonianza di unità con il cammino sinodale percorso nell’assemblea straordinaria dello scorso anno, e alla quale ci ha sollecitati in modo esplicito il Santo Padre. Poiché tale cammino è espresso nei numeri dell’Instrumentum laboris che riprendono la precedente Relatio synodi, le proposte formulate in relazione a essi sono state caratterizzate dal desiderio di arricchirle o completarle, ma anche di evitare per quanto possibile di introdurre modifiche con contenuti di segno opposto.
Importante giovamento alla riflessione unitaria è derivato dal desiderio di manifestare la volontà di compierla nel solco dell’unità cum Petro et sub Petro, che ha indotto ad avvalersi per una buona parte dei contributi al testo, delle omelie di Papa Francesco, delle sue catechesi sulla famiglia nelle udienze generali, e di altri testi del suo magistero. Scelta che si pone in continuità con la perenne dottrina della Chiesa, di cui è sembrato importante far menzione anche in questa parte, soprattutto dei testi di Gadium et spes, valorizzando la ricorrenza del cinquantesimo anniversario del concilio.
Vale la pena sottolineare che, l’unità sostanziale tra le preoccupazioni proprie di ciascuna delle due sensibilità metodologiche, rispetto al discernimento che si doveva compiere sui numeri di questa prima parte, è stata facilitata dalla percezione, presto condivisa, di tre tipi di esigenze di portata generale.
La necessità di mantenere lo stile di approccio alle sfide che rappresenta la realtà familiare nel contesto attuale, partendo sempre dai dati positivi, affermando la speranza che ci muove, nonché la presenza del Signore, rassicurante anche in questa ora, senza con ciò ignorare o addolcire la gravità degli elementi negativi.
L’esigenza di far espressa menzione della portata radicale che possiedono alcuni di tali fattori negativi rispetto all’essenza stessa della realtà familiare.
Lo sforzo per formulare il Vangelo della famiglia, che feconda le varie culture, in termini di proposta anche culturale, che si offre a tutti. Tale sforzo appare indispensabile in un momento in cui è in atto (sulla tematica) un cambiamento epocale.
I padri del circolo si sono sforzati molto seriamente per compiere un discernimento in grado di produrre formulazioni il più condivise possibile. Di ciò è prova il fatto che la maggior parte dei modi, dopo lunghe discussioni in certi casi, è stata votata all’unanimità.
Vengono ora indicati sinteticamente gli aspetti più specifici che sono stati oggetto di speciale discernimento nel circolo, sull’introduzione e su ciascuno dei quattro capitoli della prima parte.
Introduzione: una buona parte dei padri, nell’analizzare il testo dell’introduzione al documento, ha segnalato l’esigenza di utilizzare formule che lascino fuori dubbio sin dall’inizio che l’unico modello di famiglia che corrisponde alla dottrina della Chiesa è quello fondato sul matrimonio tra uomo e donna. L’indicazione è stata accolta prontamente avvalendosi dell’omelia di Papa Francesco nella messa di apertura di questa assemblea. L’introduzione è sembrata il luogo adatto nel quale riferirsi alla portata epocale del cambiamento in atto rispetto alla famiglia, e alla risposta con valenza anche culturale cui ci sentiamo chiamati come Chiesa.
Capitolo I: sul contesto antropologico e culturale è parso necessario riferirsi con maggiore abbondanza ai rischi dell’ideologia del gender, nonché alla sua incidenza negativa nei programmi educativi di molti Paesi. Anche rispetto alla sfida del secolarismo è sembrato necessario che ci sia un maggior sviluppo.
Capitolo II: i testi sul contesto socio-economico sono stati ritenuti sostanzialmente adeguati e completi, essendosi ridotti i contributi alla menzione espressa della sfida che rappresentano i figli dei genitori separati, e alla cultura dello scarto vincolata alla sfida ecologica.

Capitolo III: oltre al completamento di alcune situazioni meritevoli di menzione nel capitolo (come la tratta di persone, la cura pastorale delle famiglie che hanno vissuto le migrazioni...) è sembrato importante dividere alcune tematiche disomogenee nel n. 28, separando i temi dei bambini e delle donne, nonché includendo il tema della presenza-assenza dei padri.

Capitolo IV: nella formazione all’affettività si è ritenuto d’obbligo far menzione espressa dell’ideale della castità e del valore dell’oblatività.
Pari dignità tra donna e uomo
Italiano B
I padri facenti parte del Circolo Italico b hanno proceduto alla lettura dei singoli numeri della prima parte dell’Instrumentum laboris e alla loro considerazione con ampia e articolata discussione, addivenendo sempre a conclusioni ampiamente condivise.
Con una visione fondamentalmente positiva del testo si sono redatti i singoli “modi” sempre avendo a mente quel realismo pastorale che intendiamo perseguire. In generale si è rilevata la convinzione di asciugare un poco il testo, di evitare il più possibile frasi subordinate e rivederlo sotto l’aspetto stilistico.
Si parla ai primi numeri di cambiamento antropologico-culturale, ma ci si pone la domanda: cambiamento di chi? Certamente non dell’insegnamento di Cristo: il cambiamento è del mondo e si dovrebbe chiarire. Si preferirebbe parlare di «cambiamento culturale nell’attuale società» (nn. 6-7). Sembrerebbe inoltre conveniente dare un contenuto all’espressione «Vangelo della Famiglia» e, nel n. 6, spendere qualche parola circa il valore della persona.
I padri hanno rilevato l’importanza del fatto che il testo possa riportare maggiori citazioni bibliche (per incontrare la prima si deve arrivare al n. 39, p. 32) e qualche citazione patristica. In questo senso al n. 7 (p. 13), dove si parla della bontà del progetto creativo di Dio si potrebbe citare la Sacra scrittura e il testo di Clemente Alessandrino, laddove insegna che l’uomo diventa immagine di Dio cooperando alla creazione. Nel contesto della fragilità e forza della famiglia (n. 10) i Padri hanno espresso l’auspicio di un cenno alla “vocazione” della famiglia.
È opportuno ricordare che la pari dignità fra uomo e donna ha radici evangeliche. Si ricorda e si rilancia la realtà della donna e del suo ruolo all’insegna della reciprocità valorizzando l’uguaglianza e la differenza, evitando eccessi e unilateralità.
D’altro canto si sottolineano i limiti di un femminismo all’insegna della sola uguaglianza che schiaccia la figura della donna su quella dell’uomo e i limiti di quello all’insegna della sola differenza che tenta di allontanare le identità uomo-donna.
I padri hanno suggerito di considerare il rapporto tra welfare e azione compensativa della famiglia. Tuttavia si domandano efficaci interventi legislativi finalizzati al sostegno della famiglia e delle sue necessità.
Si è auspicato un cambiamento della prassi delle Organizzazioni internazionali che condizionano i loro aiuti per lo sviluppo dei Paesi più poveri alle politiche demografiche.
Anche grazie all’impulso della dottrina sociale della Chiesa e ultimamente dell’enciclica Laudato si’ si auspica una conversione della mentalità contemporanea attraverso la cultura di una “ecologia integrale”, verso un nuovo modo di pensare e di vivere (n. 16).
In riferimento all’ultima stagione della vita, i padri ritengono si debba esprimere un incoraggiamento a sostenere quelle realtà ecclesiali che si adoperano per stare accanto alle famiglie provate, affinché possano vivere tale momento di dolore alla luce della speranza cristiana (n. 20).
Il fenomeno migratorio odierno, che riguarda non poche popolazioni in varie parti del mondo, causato dalla guerra, dalla povertà o dal desiderio di una vita migliore, coinvolge sempre più profondamente le famiglie e interpella in modo particolare anche le Chiese. Pertanto l’accompagnamento dei migranti e dei rifugiati esige una pastorale specifica e collaborativa — tra Chiesa di provenienza e Chiesa di accoglienza — rivolta ai membri delle famiglie che emigrano, e a quelli che rimangono nei luoghi di origine. Il rispetto delle diverse culture e delle diverse fedi, da parte di chi emigra e di chi accoglie, costituisce una delle condizioni indispensabili per una integrazione che porti a una pacifica convivenza. È pure importante sottolineare non solo i diritti dei migranti, ma anche i loro doveri.
La famiglia, intesa come comunità educante, conduce a sostenere l’espressione poliforme dell’affettività preferendo la testimonianza all’insegnamento, camminando insieme, armonizzando i sentimenti secondo il proprio stato di vita nella prospettiva del pieno dono di sé.
La famiglia della Chiesa esprime pienamente l’espressione di comunità educante curando in particolar modo la preparazione dei diversi — per ministeri, carismi, competenze — operatori pastorali. Si segnala la delicatezza dell’educazione all’affettività nella formazione presbiterale.
È da sottolineare che, così come per Dio non esistono “lontani”, analogamente per la Chiesa. A fronte della condizione sofferta dalle coppie impossibilitate a generare figli si deve esprimere particolare cura pastorale di consolazione e di sostegno reindirizzando anche alla realizzazione di una generatività che non coincide necessariamente con la fecondità biologica, come per esempio l’adozione e l’affidamento.
I padri segnalano la necessità di denunciare lo sfruttamento: del lavoro minorile, dei bambini-soldato, del corpo della donna (prostituzione, utero in affitto, violenza fino al femminicidio e lo stupro come “arma di guerra”).
I nn. 31-33 esprimono una realtà che interpella corpo e spirito, progetto e sentimenti. Si avverte la necessità di ribadire che la Chiesa ha uno sguardo positivo sulla sessualità, espressione di tensione sinfonica tra eros e agape.
Si ritiene necessario, al riguardo della sfida bioetica (n. 34) di tenere conto del patrimonio filosofico-teologico cristiano che può indirizzare una comprensione più serena di una materia così delicata, favorendo la collaborazione di esperti.

Il filo rosso
Italiano C
Le sessioni del Circulus Italicus (c) hanno discusso con grande attenzione il testo della prima parte, nei suoi aspetti generali, nella sua architettura e nello sviluppo linguistico e contenutistico del documento. Il frutto dell’ampia analisi ha messo in luce tre aspetti di carattere generale.
La tessitura del testo è apparsa a molti fortemente connotata da una prospettiva occidentale (europea e nordamericana), soprattutto nella descrizione degli aspetti e delle sfide aperte dalla secolarizzazione e dall’individualismo che connota le società dei consumi. La presenza nel circolo di membri sinodali dell’Europa orientale, dell’America latina e di altri Paesi africani o del vicino Oriente ci ha ricordato anche altre prospettive, che devono essere integrate nel testo e che abbiamo tentato di esprimere in qualche emendamento.

Soprattutto è emersa la raccomandazione che nella revisione del documento si proceda con grande attenzione a facilitare il testo, a ripulirlo da un linguaggio troppo tecnico e ad arricchirlo con punti di vista diversi. Abbiamo favorito l’accoglienza dei modi che illustrano un ventaglio di situazioni che rendono la diagnosi, offerta nel testo, più rispondente alla varietà cattolica della Chiesa e alla ricchezza delle esperienze umane raccontate nel testo. Si è anche sottolineato che la diagnosi offerta nel documento privilegia le ombre e fatica a evidenziare i punti di forza positivi che emergono dal panorama tracciato. L’ampia fenomenologia di questa prima parte diventa veramente utile se riesce a indicare strade nuove per la famiglia.
Si è discusso molto, già a partire dal titolo del documento, sul “punto focale” dell’intenzione pastorale che muove questo Sinodo su «La vocazione e missione della famiglia nella Chiesa e nel mondo contemporaneo» e sulla sua traduzione nella architettura del documento. Iniziando la lettura dalla prima parte, molti hanno fatto osservare che nel testo dovrebbe apparire chiaramente che le tre parti devono essere lette in una profonda circolarità. Il metodo del “vedere, giudicare agire”, che sembra il filo rosso del testo, non va inteso e praticato intendendo le tre tappe come cronologicamente successive, ma in modo fortemente intrecciato, così che non si può “vedere” se non lasciandosi educare dallo sguardo di Gesù e dall’amore per le famiglie e per i popoli. L’annuncio evangelico sulla famiglia e che considera la famiglia come soggetto di evangelizzazione si colloca così al centro della cura della Chiesa (“giudicare”), e dovrà stimolare una prassi pastorale nuova e creativa (“agire”) per l’iniziazione delle giovani famiglie, per l’accompagnamento delle famiglie con figli adolescenti e giovani e per l’integrazione delle famiglie dal cuore ferito.

È emersa un’indicazione pressante per la stesura finale a raccordare con richiami e rimandi significativi la circolarità fra le tre parti. A questo proposito il nostro “circolo” propone un emendamento che anticipa il numero 10 (sulla “Forza e debolezza della famiglia oggi”) e lo riscrive totalmente come numero introduttivo alla prima parte (n. 6).
La terza osservazione generale riguarda la lunga sezione intitolata “Famiglia e inclusione” che colpisce talvolta per la sua eterogeneità di prospettive e di analisi e che ci ha occupati per quasi un giorno intero di dibattito. Il tema dell’inclusione è qui introdotto come un complesso di sfide che sono legate alla famiglia dove alcune situazioni (la terza età, la vedovanza, il fine vita, la disabilità, i migranti, i bambini, le donne ecc.) possono diventare motivo di esclusione, di marginalità, di separazione e di nuove povertà, altrettanto gravose come le povertà materiali.

Il nostro circolo suggerisce di mutare il titolo: “La famiglia: le sfide dell’inclusione”, togliendo dai successivi titoli la ripetizione delle molte “sfide” che sono attribuite alla trattazione dei diversi soggetti. Molti modi che il nostro circolo ha proposto intendono anche leggere in positivo queste sfide non solo per la famiglia perché diventi luogo di inclusione, superando il suo regime di vita appartata (vive in un “appartamento”), ma anche per la missione evangelizzatrice della Chiesa. E solo dal concorso virtuoso della famiglia, della comunità cristiana e delle altre realtà sociali che la sfida dell’inclusione può camminare, coinvolgendo tutte le facce di questo poliedro dai molti volti. 
L’obiettivo è di mostrare che la famiglia è il crocevia di molteplici integrazioni che cambiano la vita fraterna della chiesa e danno forza al tessuto sociale.

Il Circolo Italicus c propone infine una serie di emendamenti. Alcuni ritiene che siano importanti per arricchire il testo e mette a disposizione gli altri per il lavoro della Commissione centrale.
Cito i temi degli emendamenti di cui si è fornita la stesura di un testo nuovo o di parti di testo.
Forza e fragilità della famiglia oggi: questo numero è stato riscritto, anticipando il n. 10 che risultava la conclusione un po’ debole del primo capitolo. È stato trasformato in un incipit che introduce tutta la prima parte e la apre alle due successive. Il numero indica nella famiglia, realtà terrena e mistero di salvezza, la capacità che essa ha di incarnarsi nelle culture umane e di trasformarle. In ciò sta esattamente la forza della famiglia e insieme la sua debolezza. Accompagnare la famiglia nei grandi momenti di trasformazione della società è il modo con cui la Chiesa mette la famiglia al centro della sua azione evangelizzatrice. Tutta la prima parte del documento descrive il “grande campo” in cui seminare il seme buono perché fruttifichi.

Il cambiamento antropologico: il testo propone una integrazione del numero 7 e cerca di descrivere il cambiamento antropologico non solo nelle sue ombre, ma anche per le opportunità che esso tiene aperte per la vita della coppia e della famiglia, valorizzando le possibilità contenute in alcuni filoni dell’antropologia contemporanea.
Teoria del genere: il Circolo precisa le implicazioni del numero 8 sulle teorie del genere, mettendo più chiaramente in luce il loro carattere ideologico e offrendo alle famiglie un aiuto per riprendersi il loro originario diritto all’educazione dei figli nel dialogo responsabile con gli altri soggetti educativi.
Le nuove forme di povertà: l’emendamento arricchisce la lettura del quadro delle nuove povertà segnalando fenomeni di sfruttamento della prostituzione, selezione delle bambine prima della nascita, lavoro minorile e diffusione delle diverse forme di dipendenza.
I disabili e la comunità cristiana: il modo mette maggiormente a fuoco la cura della chiesa per le famiglie con disabili, promuovendo i cammini ecclesiali nella catechesi e nella liturgia per i portatori di handicap e un’accoglienza cordiale da parte delle comunità cristiane.
Nuovo ordine dei n. 31-33 del capitolo iv sul tema della rilevanza della vita affettiva: si propone di riordinare i numeri citati in questo modo: n. 31-33-32. 

Sono proposti anche tre emendamenti sostitutivi che riguardano il sostegno della Chiesa ai processi di maturazione affettiva (n. 31), l’educazione degli affetti nello sviluppo evolutivo (n. 33), e, infine, l’intervento dei diversi soggetti educativi nel cammino formativo (n.32).
Questi sono alcuni emendamenti che hanno cercato di dare consistenza alle tre osservazioni introduttive. Auguriamo buon lavoro alla Commissione.


Che cosa non abbiamo fatto?
Spagnolo A
Nella prima sessione, dopo la recita della terza, come era previsto, si è proceduto all’elezione del moderatore e del relatore. Per l’incarico del moderatore è stato scelto in seconda votazione con 19 voti il cardinale Oscar Andrés Rodríguez Maradiaga, salesiano, arcivescovo di Tegucigalpa (Honduras) e per l’incarico di relatore è stato eletto in terza votazione con 17 voti il cardinale José Luis Lacunza Maestrojuán, degli agostiniani recolletti, vescovo di David (Panama).

Una volta adempiute queste formalità, si è passati alla lettura dell’Instrumentum laboris, punto per punto, e ai successivi commenti. Ci siamo concentrati sui seguenti punti: evidenziare la bellezza dell’amore umano aperto alla vita. Illustrare meglio che cosa significa «scuola di umanità», in vista soprattutto degli interventi sulle famiglie in cui si verificano atti di violenza contro le donne, i bambini etc. Segnalare la sfida del rinnovamento della propria Chiesa. È ovvio che i «fattori esterni» ci condizionano e sono forti, ma come abbiamo risposto come Chiesa? Abbiamo fallito nella «formazione cristiana» e nell’«educazione della fede», e perciò le coppie giungono al matrimonio con molte lacune.
Dovremmo chiederci: che cosa non abbiamo fatto? Siamo anche noi colpevoli della situazione della famiglia poiché in molte occasioni abbiamo vissuto di rendita.

Non si insiste abbastanza sui nonni. Oggi l’età media della vita sta crescendo e i nonni dispongono del tempo e delle capacità per intervenire nella formazione dei nipoti. Occorrerebbe fare un appello a vivere con gioia il compimento di questa missione.

Scoprire ciò che la famiglia è veramente: il contesto è importante, ma ci deve portare a vedervi un’opportunità per continuare a crescere e a rafforzarci.
Nell’ambito secolare, quando la Chiesa parla della famiglia, si commenta che il pensiero della Chiesa è medievale, che non è in sintonia con il mondo attuale, che non percepisce la realtà. Forse questo ci mostra che la nostra riflessione sulla famiglia e sul matrimonio è stata monotematica, che ci siamo soffermati solo su alcuni aspetti, ci siamo attenuti alle norme, senza però affrontare la vera essenza della famiglia che, vista da un’ottica integrale, è un tesoro.
Come è nata la crisi? Senza dubbio ha avuto anche a che vedere con il tipo di catechesi che abbiamo offerto; occorre una preparazione più approfondita.
Nella prima parte manca qualcosa di essenziale: cerchiamo di risolvere i problemi senza sapere qual è la loro origine.

C’è bisogno di maggiore rinnovamento, non solo delle persone ma anche delle comunità, facendo attenzione al linguaggio e al modo di presentare la dottrina.
Ampliare ciò che ha a che vedere con il «cambiamento antropologico»: bisognerebbe mettere in evidenza come si occulta la presenza di Dio e, di conseguenza, anche dell’altro; si sospetta dell’istituzione e la si mette in discussione; manca un’analisi sull’influenza delle tecnologie che comportano solitudine, mancanza di comunicazione, individualismo. Occorre seminare nella cultura il Vangelo della famiglia, ma non sempre conosciamo la cultura.
Le coppie si sposano senza sapere a cosa vanno incontro, qual è la loro identità come matrimonio e come famiglia. E neanche molti sacerdoti lo sanno. Occorre sostenere questo processo per tutto l’iter di formazione.
Non si dice che cos’è la famiglia. E non è solo una questione di preparazione perché molti, senza preparazione, sono stati fedeli e felici e altri, con una grande preparazione, hanno finito col separarsi.
Si è prodotta una rottura dell’unità tra amore, sessualità e procreazione.
E non solo, ma è stata anche separata la dimensione educativa: si è infranta la relazione tra amore, sessualità, matrimonio, famiglia ed educazione dei figli.
A partire da tutto ciò, nelle sessioni successive, si è passati all’analisi e ai commenti, che sono stati poi sottoposti al discernimento del gruppo e, man mano che venivano approvati, sono stati formulati nei formati ufficiali.
In tal modo, al termine dell’analisi dei 36 punti contenuti nella prima parte sono stati approvati 54 modi che saranno consegnati in segreteria.

Più coincidenze che divergenze 
Spagnolo B
In un clima cordiale e fraterno, noi padri sinodali, con l’aiuto dei periti e l’accompagnamento degli uditori, abbiamo condiviso in spagnolo e in portoghese, con membri d’Europa, Africa e America latina, la tematica relativa alla prima parte: l’ascolto delle sfide che la famiglia deve affrontare. C’è stata grande partecipazione da parte di tutti i membri del gruppo.

La metodologia condivisa in questo sinodo e la grande libertà e fraternità con cui sono stati trattati i temi sono state viste in modo molto positivo. È stato ricordato che la maggior parte dei membri ha già partecipato al sinodo straordinario, il che ha facilitato il lavoro di gruppo.

Non c’è stato tempo per analizzare il capitolo 4. Sollecitiamo che si trovi il tempo per affrontarlo in seguito, perché contiene temi molto importanti.
Come osservazione generale nata durante lo scambio d’idee, si chiede di curare con maggiore impegno il linguaggio delle traduzioni che non sempre concordano con l’originale italiano e, a volte, contengono vocaboli estranei allo spagnolo o al portoghese.

Si è proceduto in primo luogo alla lettura a voce alta di ogni capitolo, per poi concentrarsi sulla sua analisi punto per punto. Dopo una breve pioggia d’idee e di punti di vista, il moderatore ha chiesto di presentare per iscritto tutti i modi proposti per poi dibatterli e votarli.

In generale sono state più le coincidenze che le divergenze, il che ha permesso di raggiungere consensi o l’unanimità. Le proposizioni o i modi presentati che non hanno raccolto l’unanimità dei consensi sono stati solitamente ritirati dai relatori.

Nella prima sessione di circoli minori, il 6 ottobre pomeriggio, ci sono stati 22 interventi tra padri sinodali e periti. Riportiamo le idee principali sulle quali c’è stato maggior consenso.
Occorre riaffermare la metodologia utilizzata nell’Istrumentum laboriscome quella adeguata, che quindi va conservata.

La sfida: collegare il sinodo straordinario a quello attuale, dargli continuità. Linguaggio di speranza, la Chiesa del sì.
Significato pastorale: occorre parlare della famiglia non in astratto, ma a partire dalle sue diverse realtà; i cambiamenti antropologici sono più profondi di quanto c’immaginiamo (biotecnologia, genere); è una sfida piena di speranze. Dobbiamo chiederci che cosa facciamo e che cosa dobbiamo fare e valutarci alla luce dello stile Francesco.

La famiglia come soggetto di tutta la pastorale. Necessità della formazione.
Non dobbiamo sentirci padroni ma servitori della famiglia, dobbiamo trasformare le leggi anti-famiglie in leggi morte.
Insufficiente iniziazione cristiana e frammentazione della pastorale. Realtà della diminuzione dei membri della Chiesa.
Bisogna segnalare le esperienze positive: movimenti, catecumenato domiciliare, famiglie formate e formatrici, sostenere programmi relativi alla famiglia e alla bioetica nelle università e nelle scuole.

Rapporto tra il vedere e l’agire. Il vedere dell’Instrumentum laboris ha una dimensione etico-teologica. Occorre partire dalla sguardo di Dio.
Realtà su cui c’è stato uno scambio d’idee: la fede è debole e quindi non può accogliere la sfida. Fragilità e immaturità, guarigione affettiva. Se si trascura Dio, se c’è indifferenza, non c’è capacità di illuminare gli altri. Le legislazioni nazionali e internazionali rispondono a uno stesso modello e pretendono d’imporsi. Occorre passare da una spiritualità individuale e una spiritualità di comunione, altrimenti non si superano i problemi legati alla famiglia. Bisogna vedere la famiglia come una sfida culturale (ideologia del genere, nuovo ordine mondiale, linguaggio ambiguo).

Nella seconda e nella terza sessione dei circoli minori, mercoledì 7, di mattina e di pomeriggio, si è proceduto innanzitutto alla lettura collettiva del primo capitolo, seguita da uno scambio generale d’idee. Dopo la pausa caffè, è stato letto il capitolo 2. Ci sono stati 50 interventi dei padri sinodali.
Sul numero 6 sono stati votati due modi, il primo con 21 voti a favore e 2 contrari e il secondo con 21 a favore, uno contrario e un’astensione.
Sul numero 7 un modo con 23 voti a favore e uno contro.
Sul numero 8 un modo con 24 voti a favore.
Sul numero 9 due modi, il primo con 23 voti a favore e un’astensione, il secondo con 24 voti a favore.
Sul numero 10 non c’è stata nessuna proposizione.
Sul numero 11 un modo con 22 voti a favore.
Sul numero 12 un modo con 24 voti a favore.
Sul numero 13 due modi, il primo con 21 voti a favore e il secondo con 18 voti a favore e 4 astensioni.
Sul numero 14 tre modi, uno con 23 voti a favore e un’astensione, gli altri due con 24 voti a favore ognuno.
Sul numero 15 tre modi, il primo con 11 voti a favore, 4 astensioni e 5 contrari, il secondo con 22 voti a favore e due astensioni, il terzo con 24 voti a favore.
Per la quarta sessione dell’8 ottobre, tenutasi di mattina, sono stati esaminati i modi relativi al numero 16, che erano stati lasciati in sospeso. Sono stati votati quattro modi. Due hanno ottenuto 23 voti a favore e un’astensione, gli altri due hanno raccolto l’unanimità dei consensi, con 24 voti.
Si è poi proceduto alla lettura del capitolo 3, con un giro di valutazioni generali. Ci sono stati 20 interventi dei padri sinodali.
Si è poi proceduto alla votazione dei modi formulati, su richiesta del moderatore, su proposte già scritte, il che ha facilitato il lavoro.
Sul cambiamento del titolo del capitolo c’è stato un modo con 24 voti a favore.
Sul numero 17 quattro modi, due con 23 voti a favore e un’astensione, e due con 24 voti a favore.
Sul numero 18 due modi con 24 voti a favore ciascuno.
Sul numero 19 quattro modi, due con 22 voti a favore e 2 astensioni, uno con 23 voti a favore e un’astensione e l’altro con 24 voti a favore.
Sul numero 20 quattro modi, due con 22 voti a favore e 2 astensioni, uno con 23 voti a favore e un’astensione, uno con 23 voti a favore e un’astensione e il quarto con 24 voti a favore.
La quinta sessione di circoli minori si è svolta nel pomeriggio dell’8 ottobre.
È proseguito l’esame dei modi del capitolo 3 ed è poi stata letta la relazione.
È stata approvata all’unanimità la proposta di dare un altro ordine ai punti del capitolo: la sfida delle migrazioni (24-27), il ruolo delle donne (30), la famiglia e i bambini (29), gli adolescenti e i giovani (29a), la sfida della terza età (17-18), la sfida della vedovanza (19) e l’ultima tappa della vita (20).
Sul punto 21 sono stati approvati due modi, uno con 23 voti a favore e un’astensione, un altro con 24 voti a favore,
Sul numero 22 tre modi, uno con 23 voti a favore e un’astensione, un altro con 24 voti a favore e un terzo con 22 voti a favore e 2 astensioni.
Sul numero 23 nulla.
Sul numero 24 tre modi, uno con 23 voti a favore e un’astensione, un altro con 23 voti a favore e un terzo con 22 voti a favore e un’astensione.
Sul numero 25 un modo con 23 voti a favore e un’astensione.
Sul numero 26 un modo con 21 voti a favore e 3 astensioni.
Sul numero 27 un modo con 22 voti a favore e un’astensione.
Sul numero 28 un modo con 23 voti a favore,
Sul numero 29 un modo con 23 voti a favore e un modo nuovo 29a con 23 voti a favore.
Sul numero 30 quattro modi, i primi due con 23 voti a favore, il terzo con 21 voti a favore e 2 astensioni e il quarto con 22 voti a favore e un’astensione.

Ma la molteplicità arricchisce
Tedesco
Nel circolo minore tedesco, moderato dal cardinale Christoph Schönborn, domenicano, abbiamo riflettuto e lavorato, in un clima molto aperto e buono, sulla prima parte dell’Instrumentum laboris. I diversi modi di vedere dei partecipanti sono stati un arricchimento, e di fatto sono stati percepiti come tali. Ritengo che il lavoro di questo gruppo abbia dimostrato ancora una volta che la molteplicità arricchisce.

Lo stile complessivo del testo ha ricevuto unanime approvazione. Siamo inoltre perfettamente d’accordo con l’ordine dato dall’Instrumentum laboris, vale a dire con la disposizione dei tre capitoli. Esso riprende la struttura dei documenti di sinodi e conferenze precedenti, che portano dall’osservazione al giudizio per poi sfociare nell’azione.

Abbiamo però anche aggiunto alcuni elementi che consideriamo importanti. Così proponiamo e chiediamo di aggiungere, all’inizio del primo capitolo, un paragrafo che descriva la bellezza del matrimonio e la missione del matrimonio e delle famiglie, riprendendo in tal modo quanto auspicato nelle osservazioni di Papa Francesco. Grati e sorpresi, scopriamo che il matrimonio è chiamato a partecipare alla potenza creatrice di Dio e alla sua opera di redenzione.

Il matrimonio non è soltanto un tema che riguarda la fede cattolica, ma si rivela, nel suo contenuto più profondo, come anelito fondamentale degli uomini. Si dimostra, ben al di là dei confini culturali e religiosi e di qualsiasi cambiamento sociale, straordinariamente costante. L’uomo desidera amare e donare amore. L’amore è il sì completo e incondizionato a un’altra persona, fine a se stesso, senza secondi intenti e senza riserve. È inoltre una caratteristica umana fondamentale il fatto che l’amore vuole sempre essere donato. Così il matrimonio si dispiega nell’amore per i figli e per gli altri familiari.

Dal matrimonio cresce quindi la famiglia, che si irradia nella società e nella Chiesa. Il matrimonio cristiano è in tal modo un frammento di Chiesa vissuta.
Proponiamo anche di ringraziare, in questa riflessione introduttiva, i coniugi e le famiglie per il grande servizio che svolgono gli uni per gli altri, per la nostra società e per la nostra Chiesa. Desideriamo ringraziare in particolare anche quanti sono rimasti insieme nelle difficoltà, diventando in tal modo un segno visibile della fedeltà di Dio.

In queste parole introduttive vorremmo menzionare anche perché noi, come vescovi, prendiamo posizione sul matrimonio e sulla famiglia: proveniamo da famiglie, viviamo come famiglia e partecipiamo alla vita della famiglia. Nella nostra responsabilità di pastori, noi vescovi ci prendiamo cura della vita dei matrimoni e delle famiglie. Vogliamo però anche ascoltare le loro situazioni di vita e le sfide che devono affrontare, accompagnandole e rafforzandole con lo sguardo amorevole del Vangelo.

In un’altra integrazione vorremmo per esempio riprendere il tema familiare della parentela. In particolare, i rapporti di parentela, con l’impronta data loro dalle diverse culture, ben al di là della famiglia nucleare, offrono molteplici possibilità di sostegno nell’educazione dei figli e di convivenza familiare.

Sono particolarmente importanti laddove a causa della migrazione, delle catastrofi e della fuga, ma anche degli effetti della mobilità lavorativa o in seguito a rapporti umani spezzati, la vita della famiglia nucleare è più difficile, condizionata o addirittura distrutta. Proprio in queste situazioni la vasta rete della parentela si dimostra un aiuto prezioso.
Questi due esempi intendono dimostrare che abbiamo accettato positivamente il testo che ci è stato proposto, ma che abbiamo anche cercato di svilupparlo ulteriormente e di integrarlo.

Vorrei presentare ancora una osservazione relativa alla percezione e alla valutazione delle diverse situazioni culturali. Un documento sinodale deve opportunamente riconoscere le diverse particolarità e differenze culturali. Soprattutto quando si tratta di elementi della realtà culturale attuale che sono ambivalenti o problematici dal punto di vista ecclesiastico. Qui un’analisi e una valutazione differenziata sono imprescindibili per contribuire a uno scambio ecclesiastico universale-interculturale obiettivo e sfumato.

Vorrei illustrarlo con un esempio: nel primo capitolo si parla spesso di individualismo. Come caratteristica fondamentale egoistica, esso rappresenta senza alcun dubbio un grande pericolo per la vita delle persone. Non deve però essere confuso con l’individualità dell’uomo. Ogni singola persona è stata creata da Dio in modo unico e straordinario e merita di essere rispettata e protetta nella sua dignità. Nel nostro testo si parla più volte di individualismo, ma si tiene poco conto dei segni dei tempi positivi, che risultano dal rispetto dell’individualità della persona. Se qui non avremo una percezione differenziata, giungeremo a valutazioni diverse della nostra società e di conseguenza anche a raccomandazioni pastorali differenti. Il nostro circolo chiede di non cedere troppo a una sopravvalutazione della percezione alquanto pessimistica della nostra società.

Infine: si pone un doppio problema di traduzione, ovvero quello della traduzione letterale dei testi italiani e quello della traduzione culturale dei contenuti.
La traduzione tedesca segue abbastanza fedelmente il testo italiano, cosa che però spesso rende il testo tedesco di difficile comprensione. Le ragioni di ciò sono le frasi spesso troppo lunghe, che in tedesco richiederebbero frasi più brevi. Anche lo stile involuto crea problemi. In generale occorrerebbe fare attenzione a usare frasi più brevi e a strutturare meglio i contenuti. Nel tradurre i testi definitivi, bisognerà premurarsi che lo stile sia buono, la lettura gradevole e lo stile chiaro. 
Le traduzioni non dovrebbero essere interlineari, bensì fedeli.

Nel redigere i testi occorre fare attenzione che le posizioni ecclesiastiche e teologiche non siano comprensibili solo all’interno, ma anche accessibili a un mondo laico. Per questo occorre pure una “traduzione culturale”, in certo qual modo un’inculturazione.

Da ciò consegue se, nella redazione del documento completo, a prevalere sarà un linguaggio negativamente delimitante e normativamente condannante (stile forense) o un linguaggio positivo, che spiega la posizione cristiana, portando così implicitamente il discorso su quali posizioni sono cristianamente incompatibili. A questo deve aggiungersi anche la disponibilità (cf. Gaudium et spes) a riprendere dalla società gli sviluppi positivi. Forse per lo stile complessivo abbiamo bisogno di una sorta di «ermeneutica dell’evangelizzazione», che contempli i diversi oggetti «alla luce del Vangelo».
Siamo lieti di proseguire la collaborazione fraterna e ringraziamo tutti per il grande impegno affinché il sinodo si svolga e si concluda in maniera concorde.

1 commento:

  1. Davvero interessante la lettura di questo lungo testo! E' estremamente evidente però che la discussione sulla famiglia avviene tra persone che non sono, per vocazione, coppia. Infatti in alcuni passaggi questa difficoltà è espressa, tanto da menzionare l'esperienza della propria famiglia d'origine. Altra cosa è vivere in coppia ed essere genitori!

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