domenica 18 ottobre 2015

La traduzione della seconda relazione dei gruppi di lingua inglese

L'Osservatore romano ha pubblicato una sua traduzione dei testi delle relazioni dei circoli minori di lingua spagnola riunitisi dal 12 al 13 ottobre per esaminare la seconda parte dell’Instrumentum laboris, dedicata al tema «In discernimento della vocazione familiare».

Prioritaria la chiarezza
Inglese A
In Gesù, il compimento della rivelazione di Dio, la famiglia scopre la sua chiamata nell’ambito della chiamata universale alla santità. Per i discepoli di Gesù, qualsiasi vocazione chiama il singolo e la comunità in due dimensioni diverse e complementari. Noi siamo chiamati alla comunione e siamo chiamati alla missione. Lo vediamo nella chiamata dei dodici apostoli. Essi sono stati chiamati a essere amici di Gesù e mandati a predicare. Lo stesso vale per quei discepoli che sono chiamati alla vita familiare. Il nostro gruppo ha riflettuto su questo dono e vocazione, e sulla preghiera e il discernimento come mezzi per incoraggiarlo.

Sebbene il significato della parola “vocazione” sia chiaro quando riferito al sacerdozio, è invece necessario fare maggiore chiarezza riguardo a questo concetto quando parliamo dell’espressione “vocazione alla vita coniugale”. Dobbiamo riconoscere che anche la famiglia ha una vocazione.

Visto attraverso la lente della sacra famiglia di Nazareth, il testo potrebbe beneficiare di un più abbondante uso delle Sacre scritture, in particolare Luca, capitoli 1 e 2, così come di esempi tratti dal Vecchio testamento. Tante coppie del Vecchio testamento, come quelle nel libro di Tobia, rispondono meravigliosamente alla vocazione al matrimonio e alla vita familiare.

La visione della Chiesa riguardo alla vocazione della famiglia coglie la bellezza dell’amore oblativo di Dio. Notevole attenzione è stata data alla possibilità di impostare la pedagogia divina su una solida base teologica, che scaturisce dall’effusione di amore della Trinità. Al cuore della famiglia vi è l’atto originale della creazione, la redenzione attraverso Gesù Cristo e l’orientamento alla vita eterna.

La priorità dell’ascolto della parola di Dio e la sequela di Gesù dischiudono la buona novella alle famiglie, e conducono a una vita di gioia e a una sempre più profonda conversione dall’egoismo e dal peccato.

L’identità battesimale di ogni cristiano matura in seno alla famiglia, che è spesso il primo e più importante soggetto di evangelizzazione, nel quale si discerne la vocazione a un particolare stato di vita. In questo anno della vita consacrata, desideriamo ringraziare particolarmente gli uomini e le donne di vita religiosa e le loro famiglie.

Il documento finale trarrebbe beneficio da un’analisi delle “buone pratiche”, che potrebbero mostrare alle famiglie come vivere a pieno e in modo più fruttuoso la loro vocazione. Al centro di tali “buone pratiche” vi è la ricezione della parola di Dio nella famiglia. Ci riferiamo in particolare agli enormi passi fatti dalla Chiesa negli ultimi cinquanta anni, nei quali lo studio e la riflessione sulla Sacra scrittura sono stati integrati nelle vite delle famiglie. Mentre molto rimane da fare, questi progressi dovrebbero essere riconosciute. Queste “buone pratiche” dovrebbero anche applicarsi a un’adeguata catechesi, alla preghiera e all’adorazione, inclusa la preghiera all’interno di ogni famiglia. Tale esortazione potrebbe saggiamente ed esplicitamente incoraggiare la pratica di preghiere e riti paraliturgici in seno alla famiglia stessa.

Abbiamo inoltre discusso le questioni inerenti la metodologia. In passato, il Santo Padre spesso ha utilizzato i testi finali approvati dal sinodo come base per una esortazione apostolica e noi abbiamo parlato della fecondità di tale approccio. Tuttavia, ci rendiamo conto dei limiti di un testo che sarà approvato a conclusione di questo sinodo. Sebbene sia stato fatto il possibile per utilizzare un linguaggio semplice e persuasivo, la preoccupazione principale è stata la chiarezza di spiegazioni ben fondate riguardo all’insegnamento della Chiesa su matrimonio e famiglia.

Con gli occhi fissi su Gesù, rendiamo grazie per la vocazione alla vita familiare, una vocazione alla comunione con lui e con il gli altri, e una chiamata alla missione nel mondo.

Pedagogia divina
Inglese B
Il gruppo ha assunto un approccio innovativo nell’esame della parte ii. Riconosciamo la centralità di questa parte rispetto all’intera riflessione del sinodo. Oltre a prendere in esame l’Instrumentum laboris paragrafo per paragrafo, il gruppo per prima cosa ha cercato di individuare alcune dei temi basilari della sapienza della Chiesa sul matrimonio e la famiglia, ai quali riteniamo si debba dare preminenza nel documento finale. Una rinnovata e più approfondita riflessione sulla teologia del matrimonio dovrebbe essere uno dei frutti del sinodo.

Questi temi includono: la divina pedagogia, la parola di Dio nella famiglia, indissolubilità e fedeltà, la famiglia e la Chiesa, misericordia e fallimento. Il gruppo ha proposto modi individuali ad alcuni dei paragrafi, ma ha in primo luogo tentato di riordinare la successione dei paragrafi per ristabilire una sequenza naturale ai paragrafi della Relatio synodi.

Il gruppo caldeggia vivamente che l’intera parte ii sia introdotta da una riflessione più dettagliata riguardo la famiglia e la pedagogia divina. Una tale riflessione andrebbe a costituire un nuovo paragrafo 37.

La riflessione dovrebbe illustrare il modo in cui la pedagogia divina circa il matrimonio e la famiglia ha accompagnato l’intera storia della salvezza e continua fino ai giorni nostri. Proponiamo che il paragrafo inizi dalla Genesi, che già fornisce una definizione del matrimonio come unione unica tra un uomo e una donna, tanto totale e intima che per causa sua un uomo deve lasciare il proprio padre e la propria madre per potersi unire alla propria moglie. Questo resoconto della creazione del matrimonio evidenzia inoltre tre delle fondamentali caratteristiche del matrimonio quale era all’origine: monogamia, stabilità e uguaglianza dei sessi.

Tuttavia, l’ingresso del peccato nella storia degli uomini portò con sé la sovversione di queste caratteristiche fondamentali. La poligamia, il divorzio e la sottomissione della moglie al marito divennero non solo un luogo comune, ma furono persino istituzionalizzati in settori della società ebraica. Per mezzo dei profeti, Dio invocò costantemente un cambiamento rispetto a tale situazione di peccato e il ripristino dell’originaria dignità del matrimonio, che doveva realizzarsi con la venuta di Cristo. Il profeta Osea riconobbe nell’unione tra marito e moglie un paradigma adeguato a illustrare l’amore di Dio per il proprio popolo. Il Cantico dei cantici offre una riflessione unica circa l’amore umano inteso come dialogo tra due amanti che si elogiano a vicenda, si desiderano a vicenda e gioiscono della propria intimità sessuale.

Ma la pedagogia divina nella storia della salvezza, per quanto concerne il matrimonio e la famiglia, è giunta al culmine con l’ingresso del Figlio di Dio nella storia degli uomini, dal momento che Gesù Cristo nacque in una famiglia umana. Si riteneva inopportuno a quei tempi che un rabbino parlasse con una donna, eppure Gesù osò parlare con una donna, che era una samaritana (scomunicata e nota come peccatrice), il che costituiva scandalo ancora maggiore. A una donna portata al suo cospetto prima che venisse lapidata per aver commesso adulterio, disse: «Non ti condanno. Va’ e non peccare più» Si sporcò le mani col lavoro, ma non impugnando pietre da scagliare ad altri.

Il gruppo consegna questo testo rielaborato nella consapevolezza che è esteso e nuovo, e potrà non sembrare in linea con la metodologia del sinodo. Perché lo facciamo? È solo attraverso la riflessione sulla pedagogia divina che comprenderemo come il nostro ministero rispecchi la pazienza e la misericordia di Dio. Il piano divino continua a svolgersi nel nostro tempo. È la pedagogia divina a dare tono e contenuto all’insegnamento della Chiesa. È la pedagogia divina che oggi rinnova la chiamata costante delle famiglie alla conversione, alla guarigione e alla misericordia, mentre esse si sforzano di realizzare la vocazione data da Dio.

Il gruppo si è prefissato, pertanto, di applicare tale pedagogia nella ricerca di un linguaggio che fosse accessibile agli uomini e alle donne del nostro tempo. Proponiamo, accanto al termine «indissolubilità», l’impiego di un linguaggio meno legalistico, e che mostri in modo migliore il mistero dell’amore di Dio nel parlare del matrimonio in termini di grazia, benedizione e alleanza d’amore di una vita intera.

Abbiamo ricordato la testimonianza di coppie che vivono un matrimonio pienamente cristiano come alleanza d’amore di una vita intera, così che la sua durata fino alla morte è un segno della fedeltà di Dio al suo popolo. Invero si può dire che Dio riconosce l’immagine di sé nella fedeltà tra sposi e conferma con le sue benedizioni questo frutto della sua grazia.

Il senso più profondo dell’indissolubilità del matrimonio è dunque l’affermazione e la difesa di queste bellissime qualità positive che sostengono il matrimonio e la vita famigliare, soprattutto in momenti di turbolenza e conflitto. La Chiesa, pertanto, guarda alle coppie sposate come cuore dell’intera famiglia, ed esse, a loro volta, guardano a Gesù, e soprattutto alla fedeltà del suo amore nell’ora oscura della croce.

L’accento sulla pedagogia divina si focalizzerebbe anche sulla centralità della parola di Dio nella teologia del matrimonio, nella cura pastorale della famiglia e nella religiosità familiare. La comunità dei cristiani accoglie la parola di Dio specialmente quando essa è proclamata nella liturgia domenicale. Pertanto, ogni coppia e famiglia dovrebbe ricercare l’obbiettivo di adorare insieme fedelmente alla messa domenicale.

Le coppie sposate e le famiglie si trovano inoltre al cospetto della parola di Dio nella serie di devozioni e celebrazioni che sono parte della nostra tradizione cattolica. Tale religiosità include l’accostarsi insieme al sacramento della riconciliazione, la preghiera e le letture comuni delle Scritture e altre forme di incontro con la parola di Dio nel catechismo e nella preghiera. È stato evidenziato che le scuole cattoliche sono un prolungamento della catechesi parrocchiale e familiare. Il sinodo dovrebbe incoraggiare le famiglie a rivolgersi a quelle scuole, che sono insostituibili nell’esaltare e approfondire l’educazione religiosa che ha inizio nella famiglia.

Abbiamo tutti bisogno della misericordia di Dio. In molte società si riscontra oggigiorno un senso di autosufficienza, in virtù della quale le persone sembrano non percepire il bisogno che hanno di misericordia, né sembrano essere consapevoli della propria condizione di peccatori. Talora ciò si deve a una inadeguata catechesi sul peccato, che non riconosce il peccato come una ferita nel nostro rapporto con Dio e con gli altri; una ferita che può essere guarita solo attraverso il potere salvifico della misericordia divina.

D’altro canto vi può essere la tendenza per parte nostra di porre limiti umani alla misericordia di Dio.

Il gruppo sente il forte bisogno di una più profonda riflessione sul rapporto tra misericordia e giustizia, particolarmente come esso è presentato nella Misericordiae vultus.

Nel procedere alle riflessioni riguardo alle difficili situazioni da esaminarsi nella parte III, dovremmo sempre ricordare che Dio non viene mai meno alla propria misericordia. È nella misericordia che si rivela il vero volto di Dio. La misericordia di Dio si estende a tutti noi, particolarmente a coloro che soffrono, ai deboli e a coloro che falliscono. «Come potrei abbandonarti, Èfraim, come consegnarti a altri, Israele? [...] Il mio cuore si commuove dentro di me, il mio intimo freme di compassione. (Osea 11, 8-9). Come sottolinea Papa Francesco nella Misericordiae vultus, l’ira di Dio dura un solo istante, ma la sua misericordia dura per sempre.

Perché i giovani non si sposano
Inglese C
Dopo i lavori della prima settimana, abbiamo deciso di adottare un approccio diverso alla parte II dell’Instrumenum laboris e l’abbiamo analizzato in modo più rapido rispetto alla parte I. Nel momento in cui abbiamo avuto chiaro il senso del nostro compito, è maturato il nostro modus procedendi, e questo è incoraggiante nel momento in cui cominciamo a lavorare sulla lunga e complessa parte iii.
Esporrò ora gli argomenti della parte ii che sono stati al centro della discussione di gruppo.

Il bisogno di pronunciare sentite parole di apprezzamento e incoraggiamento alle coppie che, nella grazia di Dio, stanno vivendo il loro matrimonio cristiano come vocazione genuina, dal momento che esso è un servizio unico alla Chiesa e al mondo.

Il bisogno di sviluppare, per le coppie e le famiglie, programmi di catechesi che siano in armonia con le diverse culture, di rivederli periodicamente e di adattare a esse gli annuari nazionali di catechesi, ove applicabile.

Il bisogno di sviluppare delle risorse nell’area vitale della preghiera familiare, intesa in senso formale e meno formale, sia dal punto di vista liturgico sia devozionale. Queste risorse dovrebbero, di nuovo, tenere conto delle differenze culturali.

Il bisogno di esplorare ulteriormente la possibilità che coppie civilmente sposate o conviventi inizino un cammino verso il matrimonio sacramentale, e che siano incoraggiate e accompagnate durante questo cammino.

Il bisogno di presentare l’indissolubilità del matrimonio come un dono di Dio, piuttosto che un fardello, e di trovare una maniera più positiva di parlarne, in modo tale che le persone possano apprezzare appieno il dono. Questo si collega alla più ampia questione del linguaggio, dal momento che il sinodo mira a formare un linguaggio che, nelle parole dell’Instrumentum laboris, sia “simbolico”, “esperienziale”, “significativo”, “chiaro”, “accattivante”, “aperto”, “gioioso”, “ottimista” e “pieno di speranza”.

Si sente il bisogno di attingere più profondamente e riccamente alle Scritture, non solo citando testi biblici, ma presentando la Bibbia come matrice della vita matrimoniale e familiare cristiana. Come sancito del concilio Vaticano ii, la Bibbia è una risorsa primaria per dare forma a un nuovo linguaggio da utilizzare per parlare del matrimonio e della famiglia, e l’esortazione apostolica Verbum Domini potrebbe essere una risorsa per suggerimenti pratici.

Quando si parla di gioia del matrimonio e della vita famigliare, si sente il bisogno di parlare anche della vita di sacrificio e persino della sofferenza che essa implica, così da inserire la gioia all’interno del contesto che le è proprio del mistero pasquale.

Il bisogno di comprendere meglio come la Chiesa, attraverso i secoli, è arrivata a una più profonda conoscenza e a una presentazione più sicura dell’insegnamento su matrimonio e famiglia, che affonda le sue radici in Cristo stesso. Ma mentre l’insegnamento è stato costante, la sua articolazione e la pratica basata su tale articolazione non lo sono state.

Il bisogno di capire le sfumature del perché i giovani di oggi decidono di non sposarsi o di posticipare il matrimonio, spesso a lungo. L’Instrumentum laboris ci mostra che la paura è il motivo dominante. Ma è anche vero che i giovani non comprendono il senso del matrimonio o lo vedono come una questione puramente personale o privata, per cui considerano la cerimonia pubblica irrilevante. Sono anche influenzati in vari modi da una cultura delle possibilità che ha timore di dover chiudere delle porte, e quindi preferiscono provare una relazione prima di impegnarsi in maniera definitiva. Ma vi sono in gioco anche dei forti condizionamenti economici. Dobbiamo guardarci da una lettura troppo semplicistica di un fenomeno così complesso.

Una cosa che il sinodo potrebbe pensare di produrre è una lista di iniziative pratiche o di strategie per sostenere le famiglie e aiutare quelle in difficoltà. Ciò rappresenterebbe qualcosa di concreto e sarebbe in sintonia con il carattere essenzialmente pratico di questo secondo sinodo sul matrimonio e sulla famiglia.

Su molti di questi punti c’è stato un generale consenso, su altri un accordo amplissimo se non unanime, e su qualche punto un notevole disaccordo.

Una grande spunto di riflessione e una sfida alle nostre discussioni continuano a essere le diverse modulazioni del matrimonio e della famiglia delle varie culture rappresentate in questo gruppo. Ci sono senz’altro dei punti di convergenza, derivanti dal nostro senso comune del piano di Dio insito nella creazione e che raggiunge la sua pienezza in Cristo crocifisso e risorto, come proclamato dalla Chiesa. Ma le diverse maniere in cui il mistero si incarna nelle varie parti del mondo rende difficile bilanciare il particolare e l’universale. Questo è il compito cruciale di questo Sinodo.

L’importanza delle donne
Inglese D

I membri del gruppo inglese d hanno revisionato la sezione ii molto più velocemente della sezione I. Il materiale era più semplice ed è stato più semplice lavorare insieme, fare commenti e proporre modi.

A proposito della famiglia e della pedagogia divina, i membri del gruppo hanno ritenuto che le riflessioni del testo a proposito della lettura delle Scritture dovrebbero avere maggiore rilevanza. Hanno sottolineato che mentre si ascolta la parola di Dio, è necessario incontrarsi nel contesto della Chiesa, della tradizione sacra e dell’insegnamento dei vescovi. Già coesistono modi diversi di leggere le Scritture nelle tante culture del nostro gruppo anglofono. Di alcuni di essi si dovrebbe dare testimonianza nel testo. Molti dei membri del gruppo sono a favore della lectio divina, anche all’interno di un contesto di fedi diverse.


Altri ritengono che il processo della lectio divina sia troppo complesso per le persone di oggi. Alcuni vescovi sentono la necessità di meglio comprendere la relazione tra la novità del sacramento cristiano del matrimonio oggi e la struttura naturale del matrimonio concepita nel piano di Dio sin dall’inizio. Il matrimonio naturale dei nostri antenati aveva il suo ordine di grazia.

L’Instrumentum laboris non offre alcuna definizione di matrimonio. Si tratta di una grave mancanza che provoca ambiguità in tutto il testo. La maggior parte dei vescovi è d’accordo sul fatto che sarebbe opportuno integrare una definizione di matrimonio dal concilio Vaticano II, Gaudium et spes 48. (L’intima comunità di vita e d’amore coniugale, fondata dal Creatore e strutturata con leggi proprie, è stabilita dall’alleanza dei coniugi, vale a dire dall’irrevocabile consenso personale. E così, è dall’atto umano col quale i coniugi mutuamente si danno e si ricevono, che nasce, anche davanti alla società, l’istituzione del matrimonio, che ha stabilità per ordinamento divino.


In vista del bene dei coniugi, della prole e anche della società, questo legame sacro non dipende dall’arbitrio dell’uomo. Perché è Dio stesso l’autore del matrimonio, dotato di molteplici valori e fini: tutto ciò è di somma importanza per la continuità del genere umano, il progresso personale e la sorte eterna di ciascuno dei membri della famiglia, per la dignità, la stabilità, la pace e la prosperità della stessa famiglia e di tutta la società umana. Per la sua stessa natura l’istituto del matrimonio e l’amore coniugale sono ordinati alla procreazione e alla educazione della prole e in queste trovano il loro coronamento. E così l’uomo e la donna, che per l’alleanza coniugale «non sono più due, ma una sola carne» (Mt 19,6), prestandosi un mutuo aiuto e servizio con l’intima unione delle persone e delle attività, esperimentano il senso della propria unità e sempre più pienamente la conseguono. Questa intima unione, in quanto mutua donazione di due persone, come pure il bene dei figli, esigono la piena fedeltà dei coniugi e ne reclamano l’indissolubile unità. [GS 48])

Nel suo insieme, il testo offre un ottimo punto di vista sul matrimonio. Tuttavia, la dottrina cattolica si dilunga sul matrimonio con troppi paragrafi; è necessario essere più concisi e convincenti. Un membro del gruppo ha fatto presente che il senso delle Scritture desunto dal testo potrebbe essere migliorato integrandovi gli studi e le ricerche più recenti. Egli ha espresso perplessità sul fatto che molti di noi leggevano in modo troppo fondamentalista le Scritture e riterrebbe più proficuo altre interpretazioni delle stesse. Altri non sono stati d’accordo con la proposta e hanno ritenuto che la comprensione delle Scritture nel testo era adeguata.

Alcuni hanno detto che il testo avrebbe bisogno di inquadrare il concetto di “indissolubilità” in modo più positivo, piuttosto che trattarlo come un fardello. Altri hanno scorto un pericolo nel riferirsi all’insegnamento cattolico semplicemente come un “ideale” da perseguire e onorare, ma non praticamente nella vita quotidiana. Costoro hanno descritto questo come un approccio che implica che soltanto i “puri” possano vivere il Vangelo, ma non le persone comuni. Altri ancora hanno sottolineato che noi dovremmo parlare sempre di virtù, non solo di valori. Essi non sono la stessa cosa.

Nel materiale sulla famiglia e sul piano salvifico di Dio, il testo manca di riferimenti al libro di Tobia e al Cantico dei cantici, fondamentali per una presentazione del matrimonio tratta dalle Scritture. I vescovi si sono mostrati preoccupati riguardo al fatto che il documento sembri presentare il divorzio mosaico come una delle tappe del piano di Dio, sebbene consapevoli del fatto che il divorzio non è mai stato parte della volontà di Dio per l’umanità, bensì una conseguenza del peccato originale.

Gran parte dei passaggi del documento che generano confusione sono stati chiariti grazie a una migliore traduzione del testo italiano. Molti vescovi si sono soffermati sulla nozione di “semi della Parola” o “semi del Logos” nel mondo che ci circonda. Nella tradizione della Chiesa, tale riflessione — che risale a Giustino martire — si è sempre concentrata su questioni culturali più che sulla vita delle persone. Il testo tende a considerare le relazioni irregolari come se anch’esse contenessero i “semi della Parola”. Alcuni vescovi hanno ritenuto la cosa inappropriata e fuorviante.

Sono sorte discussioni sul significato dei matrimoni combinati, ove tale pratica sia ancora in voga. Questo tipo di matrimonio è stato visto, talvolta, come privo del consenso di coloro che si sposano. Ma di solito tale pratica implica un coinvolgimento dell’intera famiglia nel processo del matrimonio e della vita familiare. In molte culture si ritiene che “le famiglie si sposino l’una con l’altra”, non soltanto i singoli individui che si scambiano le promesse nuziali. Secondo alcuni vescovi si tratta di un concetto di grande ricchezza. Dovrebbe essere apprezzato di più.

Parecchi vescovi hanno messo in discussione l’utilizzo dell’espressione “il vangelo della famiglia”. Che cosa significa? Il testo non offre risposte. L’espressione è tratta dalla lettera di san Giovanni Paolo II alle famiglie, 1994, numero 23.

A proposito del n. 48 del testo, gran parte della discussione è stata dedicata alle varie forme di testimonianza che le famiglie possono dare nel vivere la loro comunione come chiesa domestica. Oltre a quelle esposte nel documento, sono state avanzate anche le seguenti proposte:

La testimonianza della santità nella preghiera.

La testimonianza del non essere autoreferenziali.

La testimonianza dell’essere sensibili alle questioni ambientali.

La testimonianza del vivere semplicemente insieme nella carità e nella condivisione la vita di ogni giorno.

Secondo i vescovi queste azioni dovrebbero essere viste come il frutto del battesimo e della cresima.

Alcuni membri del nostro gruppo hanno parlato della necessità per il testo di elencare delle devozioni che al tempo stesso accrescano ed esprimano la vita di famiglia e la spiritualità. Il rosario ha rappresentato un punto centrale della discussione; insieme a esso l’importanza della lettura delle Scritture da parte dei genitori ai figli, e dei fratelli fra di loro. I vescovi hanno sottolineato il valore della partecipazione delle famiglie all’Eucarestia domenicale e ad altre celebrazioni liturgiche, e sono rimasti sorpresi del fatto che il testo non si soffermi più dettagliatamente su questo argomento. Alcuni hanno suggerito di enunciare le varie pratiche di pietà popolare come forme di espressione concreta di devozione famigliare.

Vari vescovi hanno rimarcato l’importanza delle donne nella vita della Chiesa e la necessità di considerare con maggiore attenzione l’eventualità di conferire loro dei congrui ruoli di guida. Secondo alcuni il documento dovrebbe essere più attento al problema delle donne abusate dai mariti o all’interno delle famiglie, e che a causa di ciò portano un fardello più pesante. Una persona ritiene che la famiglia esemplare possa risultare un modello talvolta difficile da seguire per chi vive in situazioni di sofferenza. La famiglia esemplare in questi casi li intimidisce anziché aiutarli a scorgere una possibilità per loro stessi di vivere in quel modo.

I vescovi hanno evidenziato che il testo dovrebbe presentare le ragioni canoniche per la separazione dei coniugi e per la richiesta di annullamento. Dobbiamo essere realistici riguardo ai problemi coniugali invece di limitarci semplicemente a incoraggiare le persone a restare insieme. Anche qui la violenza sulle donne è stata un argomento chiave della discussione.

Uno dei vescovi ha fatto presente che i preti non sono preparati per fare i consulenti matrimoniali. Se si presentano come tali, rischiano conseguenze legali per la loro Chiesa di appartenenza. I preti dovrebbero allontanarsi dalle consulenze matrimoniali e concentrarsi su una ben definita guida spirituale.

Sulla questione del perché i giovani abbiano paura di sposarsi, molti vescovi hanno osservato che i giovani temono di fallire in qualsiasi campo della loro vita. Il ministero della gioventù nelle parrocchie e nelle diocesi dovrebbe aiutare le giovani coppie a comprendere il valore del matrimonio. Dobbiamo concentrarci sull’esortazione di Papa Giovanni Paolo ii a non avere paura e anche a essere consapevoli che, nel Vangelo, Gesù si è preso cura di una giovane coppia sposata alla cui festa di nozze il vino stava per terminare. Il Signore si prenderà sempre cura delle giovani coppie che credono in lui.

Il gruppo d ha approvato questo rapporto all’unanimità. Il nostro gruppo è caratterizzato da una grande diversità e da molte differenti prospettive: 29 persone, di cui 21 vescovi, provenienti da 20 paesi diversi. I vescovi hanno proposto varie modifiche al testo che porteranno avanti nei vari modi.

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