domenica 18 ottobre 2015

La traduzione della seconda relazione dei gruppi di lingua spagnola

L'Osservatore romano ha pubblicato una sua traduzione dei testi delle relazioni dei circoli minori di lingua spagnola riunitisi dal 12 al 13 ottobre per esaminare la seconda parte dell’Instrumentum laboris, dedicata al tema «In discernimento della vocazione familiare».
Bellezza contagiosa
Spagnolo A
Il circulus hibericus A ha adottato la stessa metodologia delle riunioni precedenti, leggendo punto per punto la seconda parte e i riassunti dei contribuiti dei padri sinodali negli interventi delle congregazioni generali. Ogni membro ha fatto i commenti che riteneva opportuni e, quando necessario, ha richiesto l’elaborazione del modo corrispondente da presentare alla votazione in un’altra sessione.
Riportiamo di seguito i commenti più significativi.
Occorre una definizione di famiglia, come avviene nella Gaudium et spes (n. 52) e in altri documenti come la Familiaris consortio.
Forse il titolo dovrebbe essere al contrario: «La vocazione familiare e il suo discernimento» o «Il disegno di Dio e la famiglia».
La misericordia di Dio non si può condizionare, è sempre in anticipo. San Tommaso al riguardo dice che in Dio la misericordia è la massima virtù e il perdono è la più alta manifestazione del potere divino. Il perdono che Gesù ha ottenuto per noi sulla croce non ha avuto alcuna condizione.
Allo stesso modo bisogna intendere la misericordia in rapporto con l’amore (Gv 3, 16) poiché è la sua manifestazione; la Chiesa prolunga il dinamismo misericordioso dell’Incarnazione.
Si chiede di riposizionare il secondo paragrafo del numero 38, ai numeri 80-81, dove si parla della parola di Dio e la famiglia, citando testi della Sacra scrittura.
Sembra che ci sia un certo disordine nella disposizione dei titoli e si fa fatica a seguire la logica della relazione.
Occorre porre l’accento sulla gradualità e “processualità” per comprendere il processo con cui Dio comunica la grazia dell’Alleanza, che educa tenendo conto di ogni persona, progressivamente, in comunità, corregge, accompagna e perdona. Essendo pedagogia di Dio, la “processualità” si coglie anche nella tradizione (sant’Agostino, De cathequizandis rudibus) e nel testo di Aparecida (280, 281).
Ci sono espressioni in cui sembra che si assolutizzino il matrimonio e la famiglia, mentre Gesù li relativizza al regno di Dio.
Il piano divino è unico, bisognerebbe quindi parlare del matrimonio in sé, senza distinzioni.
Si parla degli incontri di Gesù con diverse persone in vari ambiti, ma bisognerebbe insistere su quelli che avvengono nell’ambito familiare: Lazzaro e la sua famiglia, Pietro e la famiglia... Nell’incontro con l’«adultera» Gesù ci dice chiaramente «chi è senza peccato lanci la prima pietra», Gesù apre sempre porte.
Teniamo presente l’analogia tra la famiglia e la Chiesa: come la Chiesa è sacramento di salvezza, così la famiglia cristiana deve essere un segno visibile e partecipativo della Chiesa.
Ci sono vari gradi di sacramentalità del matrimonio: naturale, Alleanza, cristiano.
La fedeltà di Dio si riversa nel sacramento del matrimonio, ma alla maniera umana: quidquid recipitur, ad modum recipientis recipitur. La fedeltà indissolubile è un ministero che include la fragilità.
La redenzione avviene nella povertà dell’uomo, tenendo conto della grazia, poiché i sacramenti non si realizzano nella forza degli uomini. Tuttavia il sacramento del matrimonio è l’unico in cui si esige l’attualizzazione dell’ambito escatologico.
Non abbiamo una teologia della famiglia ma del matrimonio, più vincolata all’ambito morale. Il magistero dovrebbe presentare il vangelo della famiglia in modo organico e integrato.
Nella famiglia il Vangelo diviene carne, mediante l’accoglienza, il perdono, l’incontro e, senza questa meditazione, il cristianesimo si riduce a pura retorica o ideologia.
La spiritualità propria del matrimonio è nella, e a partire dalla, vita quotidiana, non solo negli atti di devozione o liturgici, come spiega san Francesco di Sales nelle Lettere a Filotea, citato nella Christifideles laici.
Essendo l’eucaristia il centro e il culmine della vita cristiana, in assenza del presbitero bisogna potenziare le celebrazioni domenicali, attraverso le comunità ecclesiali di base, i catechisti, i delegati della Parola, le devozioni popolari.

La spiritualità matrimoniale nasce dalla presenza di Dio in mezzo ai coniugi.
I genitori sono i primi catechisti ed essendo la famiglia “Chiesa domestica”, la sua vocazione è di esercitare la ministerialità della Chiesa che è carismatica, ma anche liturgica e di solidarietà. Purtroppo i genitori hanno perso la capacità di trasmettere la fede, per cui si è giunti a comunità formali o che sviluppano una sola dimensione della vita cristiana.
La caratteristica più importante della famiglia è la “totalità”, mentre nel resto della vita si tratta solo di relazioni funzionali.
Seguendo la tesi dei semina Verbi, non si può non ammettere che ci sono valori positivi anche in altri tipi di famiglia.
Quando si parla dei giovani e il matrimonio, lo si fa sempre dalla prospettiva della paura, il che non è sufficiente; è una questione antropologica: i giovani vivono alla giornata, non rientra nel loro modo di pensare il “per sempre”, non si pongono il problema, è un modo diverso di vedere la vita. Forse potremmo parlare d’informalità: un pezzo di carta non fa il matrimonio e forse abbiamo circondato quest’ultimo di tante formalità che non trovano spazio nella mente dei giovani, i quali, molto spesso, identificano formalità con ipocrisia.
Inoltre dire che i giovani hanno paura o che non osano contraddice l’esperienza di tanti di loro che accettano il rischio del volontariato o si espongono per motivi politici o altre lotte.
Ci sono culture in cui certi aspetti condizionano i giovani di fronte al matrimonio, come la “dote”; senza dote non possono sposarsi ne anche civilmente.
Bisogna anche tener presente che l’esempio dei genitori e della famiglia contagia o incoraggia i figli; ai genitori spetta presentare la “bellezza del matrimonio e della famiglia”.
Oltre alla mancanza di una teologia della famiglia, di cui abbiamo già parlato prima, ci sembra anche che ci limitiamo a ripetere cose ovvie; mancano idee chiave e motivanti.
Alla fine del lavoro, il circolo ha approvato 54 modi.

Più attenzione ai figli
Spagnolo B
Si è constatato che la seconda parte contiene molti elementi positivi sul discernimento della vocazione familiare ma, in primo luogo si percepisce la mancanza di una sua connessione diretta con la prima parte, e in secondo luogo molti aspetti vengono trattati senza che tra di loro ci sia un nesso organico e logico.

Come riflessione di gruppo è stato proposto d’interrogarsi sul significato del lavoro sinodale. La dottrina è nota ma occorre tener conto delle esigenza della realtà e dei nuovi accenti della riflessione teologica per poter dare veramente un contributo significativo.

Si rispetta metodologicamente l’Istrumentum laboris, ma si vorrebbe che il documento finale potesse riordinare meglio i temi; ci sono infatti molte ripetizioni in diversi numeri che devono essere esaminate con maggiore attenzione per una migliore distribuzione dei paragrafi.

Riguardo al primo capitolo c’è stato un scambio d’idee sull’aspetto antropologico della famiglia, immagine della Trinità.
Sono stati tenuti presenti a adottati come modi alcuni interventi fatti nell’aula. Rispetto al secondo capitolo, famiglia e vita della Chiesa, si è insistito sulla dimensione missionaria della famiglia.

Il terzo capitolo, famiglia e cammino verso la sua pienezza, è stato affrontato arricchendolo con modi riguardanti i figli: si è notata una carenza per quel che riguarda la necessaria misericordia verso i figli che subiscono le conseguenze della violenza familiare, dell’abbandono, della separazione dei loro genitori; un’attenzione particolare è stata rivolta al tema della gioventù con i suoi valori positivi e le sue carenze in vista del matrimonio.

Si è proposto un riferimento più implicito a testi sia dell’Antico sia del Nuovo testamento (l’amore nuziale di Dio con il suo popolo) e anche al ricco magistero postconciliare sulla famiglia.

Ai membri del gruppo è sembrato che ci siano assenze significative o pochi riferimenti in questa seconda parte su temi come la castità e la verginità, la santità e la spiritualità della famiglia.

Bisogna ammettere anche le carenze di una pastorale organica e familiare che dovrebbe essere più incisiva, indicando i successi e le realizzazioni, ma anche le mancanze.

Siamo consapevoli delle complesse e diverse realtà esistenti nei nostri Paesi, per cui la chiarezza di questa seconda parte deve essere ampia per dare spazio a risposte adeguate ai diversi scenari.

Si è lavorato intensamente in un clima cordiale e fraterno; vengono sottoposti all’attenzione dell’assemblea plenaria 30 modi.

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