venerdì 2 ottobre 2015

Le eccezioni sono nel Vangelo

a cura di Paolo Rodari*


CITTÀ DEL VATICANO. Presidente emerito del Pontificio consiglio per la promozione dell'unità dei cristiani, il cardinale Walter Kasper è stato il primo, durante il Concistoro straordinario del febbraio 2014, ad aprire alla comunione per i divorziati risposati. Ieri, a margine della presentazione del suo ultimo libro Testimone della misericordia (Garzanti), scritto con Raffaele Luise, torna sull'argomento a pochi giorni dall'apertura del Sinodo sulla famiglia.- Eminenza, alcune personalità della Chiesa hanno contestato le sue aperture, come risponde?
"Non voglio ora entrare in queste controversie. Siamo al Sinodo per discutere e confrontarci. I problemi della famiglia ci sono e sono tanti. Personalmente ritengo che prendere una parola del Vangelo per difendere una propria tesi è una sorta di fondamentalismo, un nuovo fondamentalismo che si fa con una parola. Che non si può sciogliere il matrimonio è cosa chiara e assodata, eppure ci sono passi biblici che menzionano una qualche "eccezione" alla parola del Signore sull'indissolubilità del matrimonio, e cioè nel caso di pornèia (il capitolo 19 di Matteo) e nel caso di separazione a motivo della fede (la prima lettera ai Corinzi, capitolo sette). Tali testi indicano che i cristiani in situazioni difficili hanno conosciuto già nel tempo apostolico un'applicazione flessibile della parola di Gesù".

- C'è chi sostiene che concedere l'eucaristia ai divorziati risposati è "tradire il Vangelo".
"Ognuno vuole conservare il Vangelo, questa è la base comune di tutti ma qui si tratta di come applicare lo stesso Vangelo alle situazioni concrete. Nessuno di noi dice che esiste una soluzione generalizzata, si devono guardare le situazioni complesse e particolari.

Questo è anche quello che diceva Giovanni Paolo II, e cioè che bisogna discernere le situazioni caso per caso. Fra l'altro l'eucaristia non è per i perfetti.
Quando celebriamo la messa preghiamo "per la remissione dei peccati". L'eucaristia è per i peccatori. Gesù stesso condannava il peccato ma giustificava i peccatori. Il fine della misericordia è la salvezza delle anime, occorre non dimenticarlo mai. La misericordia arriva fino ad amare il proprio nemico. Gesù è morto in croce per la misericordia".

- Corrisponde a verità la visione di un Sinodo diviso fra progressisti e conservatori?
"La misericordia è il primo attributo di Dio e per questo Francesco è senz'altro un conservatore, ma questa contrapposizione tra oppositori del papa e progressisti dall'altra parte non ha alcun senso. Il Sinodo segue l'eterna novità del Vangelo che è la misericordia. C'è oggi un vuoto di misericordia e di tenerezza. È questo vuoto che il Papa chiede di colmare".

- Arrivare al Sinodo con delle tesi precostituite non può chiudere da subito ogni discussione?
"Il Sinodo è convocato per discutere e confrontarsi sulle sfide della famiglia. Le dispute sono necessarie perché senza di esse non si crea nulla. Ci sono tanti problemi di cui parlare. Occorre adattare la dottrina alle situazioni particolari. Incarnare la dottrina è il Vangelo".

- Nel suo libro spiega che la genialità di Francesco è stata quella di aver capito l'immenso bisogno di misericordia dell'uomo.
"Per Francesco la misericordia deve costituire il nuovo volto della Chiesa "ospedale da campo" nel panorama tragico della modernità. Francesco ha cambiato radicalmente l'immagine del papa, portandola in mezzo alla gente, e così il popolo si stringe attorno a lui".

- Il Papa vuole correggere la visione di Dio veterotestamentaria per cui Egli è geloso, cattivo e pericoloso come sosteneva Nietzsche?
"Francesco non smette di ricordare che Dio è amore, che concede sempre una nuova possibilità, che vuole fortemente la libertà e la felicità dell'uomo. Il sogno di Francesco è una Chiesa che abbraccia la terra senza catturarla, e una fede autentica che include sempre il profondo desiderio di cambiare il mondo".

* Pubblicato da Repubblica 1.10.2015.

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