venerdì 16 ottobre 2015

La teologia tedesca (in italiano)

Grazie a L'Osservatore romano, è ora in italiano il testo del gruppo linguistico tedesco sulla II parte dell'Instrumentum laboris. Esso era stato segnalato per la sua profondità teologica anche dal card. Nichols nel briefing di mercoledì 14 ottobre (ndr).

Tra carità e verità
Abbiamo discusso nei dettagli i concetti di carità e verità, pietà e giustizia, che vengono via via visti in opposizione, e le loro reciproche relazioni teologiche. In Dio essi non sono in opposizione l’uno all’altro: poiché Dio è amore, in Dio giustizia e pietà coincidono. La pietà divina è una fondamentale verità rivelata che non è opposta a nessun’altra verità rivelata. Essa ci consente piuttosto di comprenderne la radice più profonda, dato che ci dice perché Dio si è spogliato di sé in suo Figlio e perché Gesù Cristo per mezzo della sua parola e dei suoi sacramenti è durevolmente presente nella sua Chiesa per la nostra salvezza. La pietà divina ci fa dunque capire il motivo e lo scopo dell’intera opera di salvezza. La giustizia divina è la sua pietà, con la quale egli rende giusti anche noi.

Abbiamo riflettuto anche su quali conseguenze che questo intreccio può avere per il nostro accompagnamento a matrimoni e famiglie. Esso esclude un’ermeneutica deduttiva unilaterale che riduca situazioni concrete sotto un principio generale. Secondo l’insegnamento di Tommaso d’Aquino e anche del concilio di Trento, è necessaria l’applicazione con prudenza e saggezza dei principi fondamentali alle singole, spesso complesse, situazioni reali. Ciò non riguarda le eccezioni, in cui la parola di Dio non debba valere, bensì la domanda di una giusta e ragionevole applicazione con prudenza e saggezza delle parole di Gesù, ad esempio di quelle sull’indissolubilità del matrimonio.


Tommaso d’Aquino ha espresso con chiarezza la necessità di un’applicazione concretizzante, per esempio dove dice: «Compito della prudenza non è soltanto la considerazione della ragione, ma anche l’applicazione di essa all’opera, che è il fine della ragione pratica" (STh ii-ii-47,3: ad prudentiam pertinet non solum consideratio rationis, sed etiam applicatio ad opus, quae est finis practicae rationis).

Un altro aspetto della nostra discussione è stato la graduale conduzione dell’uomo al sacramento del matrimonio, a cui si fa riferimento spesso, in particolare nel capitolo 3 della seconda parte, iniziando dalle relazioni non vincolanti fino al matrimonio canonicamente valido e sacramentale, passando da coppie conviventi o sposate solo civilmente. Accompagnare con una cura delle anime adeguata queste persone, che si trovano su diversi livelli, è un impegnativo compito pastorale, ma anche una gioia.

Abbiamo compreso anche che, in molte discussioni e nella maniera in cui veniamo percepiti, il nostro modo di pensare è troppo statico e troppo poco biografico e storico. Il magistero della Chiesa sul matrimonio si è sviluppato e approfondito nel corso della storia. Inizialmente lo scopo era quello di umanizzare il matrimonio, che si è poi concentrato nella convinzione della monogamia. Alla luce della fede cristiana, la dignità personale degli sposi è stata riconosciuta più profondamente e nel rapporto tra uomo e donna si percepisce che essi sono fatti a immagine di Dio. In un passo successivo, la canonicità del matrimonio è stata approfondita ed esso viene visto come Chiesa domestica. Infine, la Chiesa è divenuta esplicitamente consapevole della sacralità del matrimonio. Questo cammino storico di approfondimento si delinea oggi anche nelle biografie di molte persone.


Esse sono inizialmente toccate dalla dimensione umana del matrimonio, si lasciano convincere dalla visione cristiana del matrimonio nell’ambiente vitale della Chiesa e trovano così la strada verso la celebrazione del matrimonio sacramentale. Così come l’evoluzione storica della dottrina della Chiesa ha richiesto tempo, così la pastorale ecclesiastica deve oggi lasciare alle persone un tempo di maturazione sul loro cammino verso il matrimonio sacramentale e non agire in base al principio del «tutto o niente».

In questo contesto deve essere ulteriormente sviluppata l’idea di un «processo che avanza gradualmente» (FC 9), che Giovanni Paolo II aveva già stabilito nella Familiaris consortio: «La sollecitudine pastorale della Chiesa non si limiterà soltanto alle famiglie cristiane più vicine, ma, allargando i propri orizzonti sulla misura del Cuore di Cristo, si mostrerà ancor più viva per l’insieme delle famiglie in genere, e per quelle, in particolare, che si trovano in situazioni difficili o irregolari» (FC 65)

La Chiesa si trova inevitabilmente in una situazione conflittuale tra la necessaria chiarezza del magistero sul matrimonio e sulla famiglia da una parte e i compiti pastorali concreti dall’altra, che impongono di accompagnare e convincere anche coloro che nella loro condotta di vita corrispondono solo in parte agli insegnamenti della Chiesa. Il nostro compito è intraprendere con essi un cammino verso la pienezza di vita nel matrimonio e nella famiglia, come annunciato dal Vangelo per la famiglia.

In ciò, è necessaria una cura delle anime orientata alle persone, che includa alla stessa maniera sia la normatività del magistero che la personalità dell’individuo, tenendone in considerazione la capacità di coscienza e rafforzandone la responsabilità. «L’uomo ha in realtà una legge scritta da Dio dentro al cuore; obbedire è la dignità stessa dell’uomo, e secondo questa egli sarà giudicato. La coscienza è il nucleo più segreto e il sacrario dell’uomo, dove egli è solo con Dio, la cui voce risuona nell’intimità» (GS 16).

Per la redazione finale del testo chiediamo di considerare ancora due aspetti: si eviti di creare l’impressione che la Sacra scrittura venga usata solo come fonte di citazioni dogmatiche, giuridiche o convinzioni etiche. La legge della Nuova alleanza è opera dello Spirito Santo nel cuore dei fedeli (cf. Catechismo della Chiesa cattolica n. 1965-1966). La parola scritta deve essere integrata nella parola vivente, che nello Spirito Santo abita nel cuore degli uomini. Ciò conferisce alla sacra Scrittura un’ampia forza spirituale.

Infine, abbiamo incontrato difficoltà riguardo al concetto di matrimonio naturale. Nella storia dell’umanità il matrimonio naturale si è sempre informato anche alla cultura. Il concetto di matrimonio naturale potrebbe implicare che esista una forma di vita naturale dell’uomo senza influenze culturali. Per questo proponiamo la formulazione: «Il matrimonio fondato nella Creazione».

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