martedì 6 ottobre 2015

Matrimonio indissolubile e Chiesa solubile

di Massimo Faggioli

Il Sinodo dei vescovi del 2014 e 2015 va letto storicamente e teologicamente nella scia del Vaticano II: papa Francesco lo ha detto apertamente e vari leader sinodali (quelli che potremmo chiamare “riformisti”) vi fanno riferimento.

Come il Vaticano II, anche il Sinodo affronta oggi, sia pure indirettamente, una questione ecclesiologica, simile a quella al cuore del dibattito conciliare e in particolare sulla costituzione Gaudium et spes: la cattolica è una Chiesa aperta al mondo e ai segni dei tempi, capace di cambiare alcune discipline? Oppure è una Chiesa contro-culturale e capace d'annunciare il Vangelo perché indisponibile a un “aggiornamento” alla luce dei tempi moderni?

Ma tra le tante differenze tra la Chiesa dei primi anni Sessanta e quella di oggi vi è una concezione di unità della Chiesa molto diversa, ovvero una ecclesiologia pratica diversa. Nel corso del secondo postconcilio (che a mio parere inizia a metà del pontificato di Giovanni Paolo II e culmina con Benedetto XVI) sono emerse tendenze a un'ideologizzazione del cattolicesimo anche grazie alla sua inculturazione con la mentalità pseudo-calvinista e vagamente settaria del cristianesimo nordamericano.

Basta fare un giro per le riviste e i blog (ahimè frequentatissimi) del cattolicesimo anglofono per vedere che quanti sono i più fermi nel rigettare qualsiasi modifica nella prassi dell’accesso all’eucaristia per i divorziati risposati sono anche coloro che vedono nel solo atto di dibattere sulla questione un impulso eretico, che è permesso se non addirittura capeggiato da papa Francesco (alcuni cattolicissimi e notissimi blogger cattolici americani hanno apertamente accusato il papa di eresia, talvolta anche su riviste importanti come First Things).

Sono gli stessi che parlano di uno scisma come probabilmente inevitabile alla luce delle tendenze eretiche del cardinale Kasper e dei vescovi tedeschi in particolare. Una versione sofisticata di questa visione è quella del cardinale Erdö secondo cui non vi è gradualità tra bene e male. La versione rozza, purtroppo non così isolata negli ambienti conservatori americani e anglofoni, è quella secondo cui l’indissolubilità del matrimonio va difesa con la minaccia della solubilità della chiesa.

È una minaccia che suona molto più spaventosa in Europa che in America, in cui buona parte di questi conservatori e tradizionalisti sono approdati alla Chiesa cattolica provenendo da altre Chiese cristiane, in genere chiese della tradizione protestante. È innegabile che la mentalità settaria è entrata a far parte del corpo della Chiesa cattolica e ha un impatto diretto sul dibattito a livello episcopale, specialmente quando tocca una questione come il matrimonio cattolico che è tipica di una concezione di chiesa non settaria.

Come ha notato un amico e collega americano, alcuni ambienti dicono di prevedere uno scisma all’orizzonte. In realtà sperano che avvenga.

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